Niente e così sia


Niente e così sia
di Oriana Fallaci
BUR, 1997

Prima edizione: Milano, Rizzoli, 1969

E pensai che in quel momento, nel resto del mondo, la polemica infuriava sui trapianti del cuore: la gente nel resto del mondo si chiedeva se fosse lecito togliere il cuore a un malato con dieci minuti di respiro per darlo a un altro malato cui restano dieci mesi di vita, qui invece nessuno si chiedeva se fosse lecito togliere l’ intera esistenza a un intero popolo di creature giovani, sane, col cuore a posto.

Nel titolo di Oriana Fallaci, “Niente e così sia”, è già implicita la violenta carica polemica della giornalista che ha attraversato il mondo fino a Dak To, villaggio ai confini della Cambogia col Vietnam, che ha assistito a fucilazioni, battaglie, bombardamenti per dare risposta alla domanda di una bambina: “La vita cos’ è?”. La vita… “ molto più del tempo che passa fra il momento in cui si nasce e il momento in cui si muore, su questo pianeta dove gli uomini fanno miracoli per salvare un moribondo e le creature sane le ammazzano a cento, mille, un milione per volta.

Il diario della Fallaci è il tragico reportage di una guerra senza fine in un Paese remoto e malato, in un mondo che si dibatte in contraddizioni insolubili: la ricerca scientifica ed il progresso di contro al sacrificio dei vietcong, dei soldati americani, dei civili immolati sull’ altare della Storia; il sogno dello sbarco sulla Luna… forse un diversivo, una via di fuga per non pensare a quanto ci resti da fare sulla Terra; la poesia che giunge fin nei campi minati come il credo disincantato di un condannato a morte che recita:

“[…] amico non dimenticar di combattere
perché pensi troppo all’ amore.
O non ci sarà più amore su questa terra.”

Una cronaca scabra, essenziale, sferzante nei confronti del perbenismo e dell’ etica di alcune società occidentali. Una testimonianza che non può lasciare indifferenti perché all’interno dell’ esperienza vissuta dall’ autrice è contenuta l a storia di migliaia tra soldati, politici, donne e bambini e giornalisti come lei… non personaggi ma persone realmente esistite ed alcune delle quali avrebbero preferito forse non nascere.
La Fallaci strappa all’ oblio anche il diario di un vietcong il cui contenuto viene tradotto e riportato integralmente per dare voce a chi è stato costretto ad una guerra di cui non capisce neanche le motivazioni. E tra le interviste, gli incontri e gli scontri sotto le bombe lanciate in volo dagli aeroplani in quel Vietnam che diventa un’ arena, una sfida all’ eroismo umano, il pensiero martellante è che “la Luna è un sogno per chi non ha sogni”, grigia e vuota, e la vita sulla Terra è il palcoscenico (come direbbe Macbeth) da attraversare nel giusto, “perché il giusto esiste, se non esiste bisogna farlo esistere, e allora l’ importante non è morire, è morire dalla parte giusta”.



Eposto Ultimo Eva Maria

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