Pagine di insostenibile meraviglia


Titolo: L'insostenibile leggerezza dell'essere
Autore: Milan Kundera
Anno di pubblicazione: 1985
Casa editrice: Adelphi
Pagine: 328
Prezzo: 10,00 €

Partendo da una riflessione su Friedrich Nietzsche e la sua teoria dell'eterno ritorno (l’incipit del romanzo è un vero capolavoro che fonde filosofia e prosa lirica), in questo splendido romanzo del 1985 Milan Kundera crea una dimensione spazio-temporale incerta e ripetitiva. Il narratore ricorre spesso a flashback, sogni e viaggi nel passato con l’intimo approccio, tutto novecentesco, di una Virginia Woolf.

Eterno ritorno, dicevamo. Il narratore – un narratore “forte”, profondo conoscitore dell’animo umano e delicatissimo ritrattista – ci comunica più volte, nel corso del romanzo, quale sarà la fine della storia. Non rimane quindi al lettore neanche una briciola di suspense, di attesa; e neanche di catarsi, poiché l’eterno ritorno non è un cerchio, ma un’ellissi schiacciata dal peso dell’unicità della vita. Come nella Danza di Matisse, ciò che i personaggi - Tomáš, Tereza, Sabina, Franz – descrivono con la loro esistenza non è un cerchio, emblema della perfezione, ma un’ellissi di figure grette e trasfigurate, che paiono nude nella loro danza al cospetto dell'incedere del tempo. Tra Nietzsche e Kundera, difatti, c’è una differenza: per il filosofo tedesco l'eterno ritorno, in prospettiva superomistica, diventa nuova occasione per ribadire l'attaccamento dionisiaco alla terra. Kundera, invece, rimane "dalla parte dell'uomo", che inserito nell'infinita spirale dell'eterno ritorno non riesce a sperimentare altro che la propria limitatezza. "L'uomo,” ci dice Kundera, “vivendo una sola vita, non ha alcuna possibilità di verificare un'ipotesi mediante un esperimento, e perciò non saprà mai se avrebbe dovuto o no dare ascolto al proprio sentimento."

Ma non si tratta nemmeno di un tempo regolare, ma contorto e filato sulla scia dell'Odissea con la differenza che L'insostenibile leggerezza dell'essere è un testo pensato per una lettura raccolta, un tu-per-tu tra narratore e lettore: e del poema omerico, dunque, non riprende i toni forti e teatrali. E la danza, le parole, il pensiero sono tutte ordinate secondo musiche, ritmi, temi che si incrociano e si tessono insieme come in una sonata di Beethoven secondo variazioni non troppo rigide. In questa organizzazione schematica prendono vita le coppie antitetiche Tomàs/Tereza e Sabina/Franz, riassumibili nell’ormai arcinoto contrasto leggero/pesante.

Il rapporto di coppia che si realizza tra individualità antitetiche dà vita a una serie ricchissima di riflessioni. I personaggi sono dichiaratamente frutto dell'immaginazione (Kundera lo sottolinea più volte): non c'è alcuna pretesa di verosimiglianza, ma nonostante questo Tomáš, Tereza, Sabina, Franz sembrano vivere anche al di là del testo. Kundera ci parla del loro passato, ci spiega le loro ossessioni del presente con elementi della loro infanzia, del loro vissuto precedente. E' una grande costruzione illusoria volta alla creazione di figure tridimensionali, che indagano le contraddizioni di fondo della condizione umana, ma sono comunque circondati da un velo di 'letterarietà'. Personaggi letterari, dunque, con una psiche dilatabile all’infinito. Infatti, Kundera ci offre una analisi-psicanalisi dei nostri personaggi: i sogni di Tereza, infatti, sono incredibilmente freudiani, anche se si tratta sempre di un freudismo consapevole, a volte quasi didascalico.

Il finale del romanzo non fa che confermare ciò che Kundera ci aveva detto nell’incipit del romanzo, parlando di Nietzsche e dell’eterno ritorno. La morte di Karenin, la sua eutanasia, non è altro che l'eutanasia della leggerezza, di cui la cagna era diventata il smbolo. Con lei muore il desiderio, l'aspirazione ad una vita che si possa librare in volo. Fuori dal mondo, fuori dagli impegni, fuori dalle mondanità si è solamente aquiloni in balìa del vento.

Come ci ricorda il titolo questa situazione – una situazione metafisica, che si è dimostrata immutabile – è semplicemente insostenibile. Ed ecco il popolo ceco allo sbando alla ricerca del proprio volto in uno specchio sporco di sangue. La pesantezza, l'impegno politico se vogliamo intenderlo alla latina, restituisce un'identità perduta, un'ancora nelle correnti della guerra e dell'odio, in quei tempi difficili; e per quanto la gente vi si opponga con la forza delle braccia a frenare le onde e i venti è solo fatica sprecata, privi di un proprio peso si potrà solo ballare nudi (ossia privi di identità) in un quadro di Matisse: ecco, l'insostenibile leggerezza dell'essere.


Laura Ingallinella & Adriano Morea