Lasciati condurre dal profumo e ... arriverai a Grenouille


Il profumo
di Patrick Süskind
1992, Tea Due

259 pp.
€8,00

"Nel diciottesimo secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca non povera di geniali e scellerate figure. Qui sarà raccontata la sua storia. Si chiamava Jean-Baptiste Grenouille". 
In uno dei modi più classici degli attacchi narrativi prende avvio il romanzo, tra collocazioni temporali e spaziali che proiettano il lettore in quell'universo apparentemente lontanissimo. Con grande maestria, infatti, Süskind non manca di ritagliarsi ampie zone descrittive per dipingere la scena con ogni sorta di pennello. L'attenzione, tuttavia, non si concentra solo sugli aspetti macroscopici di una Parigi pre-rivoluzionaria, ma soprattutto sul microcosmo degli odori. Da qui, il titolo: "Il profumo" è appunto il filo conduttore della vicenda. Profumo che ossessiona il protagonista Grenouille, nato senza portare odori e, di conseguenza, privo di una propria identità olfattiva. Di contro, la natura s'è presa gioco di questa creatura, affidandole l'olfatto più eccelso dell'intero mondo. Non a caso, sfruttando questa qualità peculiare, Grenouille arriverà ad affermarsi come profumiere, scegliendo però di restare sempre nell'ombra nel ruolo di garzone per riuscire nella sua diabolica missione: costruire artificialmente il profumo umano migliore, che faccia innamorare chiunque l'odori. 
Attraverso varie peripezie ed esperimenti amorali, Grenouille arriverà addirittura ad uccidere ben venticinque vergini, le più belle della città di Grasse, dove s'era trasferito per continuare la sua carriera di profumiere. La giustizia, sulle tracce dell'assassino, sarà disposta a tutto, pur di trovare il colpevole e punirlo.Questi sono brevemente i tratti narrativi di maggior rilievo, ma è davvero impossibile e sconsigliabile cercare di riassumere l'opera di Süskind, meritevole di lettura anche solo per lo stile. 
L'autore, infatti, non teme la pesantezza di lunghe e fitte pagine senza dialogo - si pensi alle numerosissime inquadrature sugli odori o sulle operazioni del profumiere -, dal momento che tutto risulta realmente funzionale alla storia, almeno quanto gli scavi psicologici abbondanti. Da un lato, si potrebbe obiettare che i numerosi flashback su personaggi minori distolgano dal fulcro della narrazione. Narrazione che, invece, Süskind tiene strettamente tra le dita e, come attento burattinaio di storie, non rischia mai di lasciar sfuggire. Proprio per queste caratteristiche così insolite per un romanzo di un ventennio fa, la lettura risulta l'unica indispensabile chiave per approdare al mondo dissipato e così concreto che Süskind ha saputo riesumare.

"Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e la distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l'amore dall'odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini."
 Gloria M. Ghioni