martedì 23 gennaio 2018

Invito a vivere al 100%: l'esordio di Antonella Capalbi in tredici racconti

Storie di vita al 30%
di Antonella Capalbi
Leima, 2017

Illustrazioni di Federica Zancato


pp. 88
€ 14,00


"Cosa c’è di più stressante del convivere ogni giorno con la paura?"
Avete mai l’impressione di vivere al di sotto delle vostre ambizioni? Dei vostri desideri e gusti, delle vostre speranze? Vi capita di pensare «potrei fare di più, potrei essere altro, potrei essere con qualcun altro, potrei esserci io lì. Potrei, ma…». Mentre dentro di voi si agita qualcosa (un sogno nascosto nell’ombra) fuori non si muove nulla. Bloccati dalla paura, ci costringiamo in una situazione immobile, appena sufficiente quando non sgradevole, perdendo infinite possibilità.

lunedì 22 gennaio 2018

Un manifesto confuso sul futuro del passato, eppure da leggere: "Noi tutti" di Mario Capanna


Noi Tutti
di Mario Capanna
Garzanti, 2018

pp. 117
€ 16 (cartaceo)


Ecco perché la pratica della democrazia diretta costituisce il lascito forse maggiore, e più importante, del Sessantotto.
Nel 2018 si, per così dire, festeggiano i cinquant'anni del Sessantotto, quella stagione gravida di fatti e di eventi epocali che, ancora al giorno d'oggi, non finisce di influenzare la vita, non soltanto politica, e il nostro modo di pensare. E chi meglio di Mario Capanna, storico leader studentesco di quegli anni, può raccontare e spiegare l'eredità, non soltanto storica ma anche filosofica, di quella stagione? In Noi Tutti, uscito per Garzanti, Capanna fa giustappunto il tentativo di costruire un manifesto programmatico indirizzato soprattutto alle generazioni future che, finalmente, libere dalla "cattiva lettura" del Sessantotto e in grado di liberarsi dall'ordine capitalistico mondiale, potranno rendere l'umanità "più umana" e, in ultima analisi, il mondo migliore. Un grande compito che, certamente, Noi Tutti non soddisfa pienamente, ricco com'è di passaggi confusi, di ragionamenti troppo brevi e di una retorica che ogni tanto risulta poco apprezzabile. Ma tuttavia è un libro da leggere, anche e soprattutto per capire "il futuro del passato".

#CriticaNera - L'assassino non dimentica

Mai dimenticare
di Michel Bussi
edizioni e/o, 2017

Titolo originale: N'oublier jamais
Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca

pp. 452 
€ 16,50 



Ho scelto questo romanzo, come prima lettura del 2018, perché tra i libri letti l'anno scorso tra quelli che più mi avevano preso, dal punto di vista narrativo e del coinvolgimento emozionale, c'era sicuramente Ninfee nere di Michel Bussi (ne avevo fatto la recensione qui su Critica letteraria, www.criticaletteraria.org/2017/07/Bussi-Ninfee-Nere.html). Un romanzo che mi era piaciuto moltissimo per la geniale costruzione del racconto giallo, per l'ambientazione proposta e per il finale che mai potrò dimenticare. Avevo quindi grandi aspettative per l'ultimo romanzo di Bussi, autore molto amato Oltralpe, vincitore di numerosi premi e riconoscimenti, che, lodevolmente, la edizioni e/o si è incaricata di portare in Italia.

domenica 21 gennaio 2018

#CriticARTe – Quel genio di Alberto Savinio in mostra a New York


Achille piegò la fronte enorme, e i suoi lunghi occhi di capra piansero, piansero, piansero […] il silenzio della morte si stendeva per chilometri e chilometri intorno al dolore grande, immenso, incommensurabile di Achille innamorato. 
Le songe d’Achille, 1929. Olio su tela, 74 x 91.5 cm. 
Collezione privata, Brescia. 
(c) 2017 Artists Rights Society (ARS) / SIAE, Roma. 
Foto: Dario Lasagni
Con queste parole si conclude il racconto Achille innamorato di Alberto Savinio, all’interno dell’omonima raccolta. Nel testo di Savinio Achille piange e ama. E in un suo dipinto sogna (Le songe d’Achille, 1929): l’eroe omerico è semi disteso su una spiaggia, possiamo immaginare che guardi con languore al mare e a quelle strane forme colorate nel cielo davanti a lui. E già da questo particolare trattamento che Savinio riserva alla figura di Achille è possibile dedurre almeno due cose. La prima è che Savinio – profondo conoscitore della mitologia greca – amasse giocare col mito, dare agli eroi e alle eroine dell’antica Grecia un nuovo significato: Achille non è più il potente guerriero acheo, ma una nuova malinconica figura, con fianchi femminei, i piedi molto grandi e la testa molto piccola. E poi, già da questo esempio – uno tra i tanti possibili – è evidente come letteratura e arte siano estremamente intrecciate in Savinio, che era artista, scrittore, drammaturgo e musicista e per tutta la sua vita ha sempre considerato le arti che praticava in continuità e relazione l’una con l’altra.

sabato 20 gennaio 2018

#CritiCINEMA - Suburra - Quando le serie tv superano i film e (forse) i romanzi


Suburra - La serie
di Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi,
prodotta da Netflix
(tratta dal libro Suburra di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini)



È un dato di fatto che al giorno d'oggi le serie tv possiedano molto spesso una qualità di gran lunga superiore ai film al cinema, e Suburra - La serie, prequel dell'omonima pellicola di Stefano Sollima, a mio parere non fa eccezione a questa regola.

Prima serie italiana prodotta da Netflix, si compone di 10 episodi affidati a tre registi (Michele Placido, Andrea Molaioli e Giuseppe Capotondi) e prende le mosse dall'omonimo libro (Einaudi, 2013) scritto dal magistrato Giancarlo De Cataldo (già acclamato dalla critica per Romanzo criminale) e dal giornalista Carlo Bonini (autore, tra gli altri, di ACAB - All cops are bastard, Einaudi, 2009).

venerdì 19 gennaio 2018

Davvero non era possibile capire prima i "sintomi" della conversione?

Buio
di Patrick Bard
EDT, 2017

Traduzione di Claudine Turla

pp. 160
€ 15 (cartaceo)

A un certo punto Maëlle ha iniziato a cambiare.
Ma l'adolescenza, in fin dei conti, non è nient'altro che questo: un cambiamento. (p. 62)
Sono tanti, molti più di quanti possiamo immaginare, i ragazzi occidentali che incontrano gruppi islamici sui social network e, attraverso video, notizie, chat mettono in discussione e cambiano dapprima le loro idee, quindi la fede e le aspirazioni per il futuro. Fino a partire per abbracciare la causa islamica. Il caso di Maëlle è iniziato proprio così: nelle primissime pagine del romanzo facciamo la conoscenza di una sedicenne agli arresti domiciliari, incinta, in lutto per il marito perso da poco in Siria, ormai diffidente nei confronti della sua famiglia d'origine e della cultura occidentale. 

#PagineCritiche - Jean-Jacques Rousseau alla riscoperta dell'uomo

Discorso sulla disuguaglianza
di Jean-Jacques Rousseau
Editori Laterza, 2017

a cura di M. Garin

pp. 195
€ 12,00



A chi appartiene, questo profilo bizzarro le cui mani erigono confini? All’uomo, certo. Che sia lui, proprio lui? Dove lo splendore dell’intelletto cui dovrebbero sottendere le mani che ora annientano e recludono? Quest’uomo non possiede che una luce fievole: di tanto in tanto la depone, persino; la rilucenza lo acceca. Attacca la luce al chiodo. Non sarà investito da alcuna illuminazione, perpetuerà piuttosto la delizia del confinamento. Allora sarà lui, proprio lui, e non qualcun altro; insonne, lo angoscia la sostituzione dell’identità, nonostante Cartesio, nonostante la filosofia; disciplina prediletta, quella economica. Tale, la fisionomia attraverso cui Jean-Jacques Rousseau tratteggia «una delle questioni più interessanti che la filosofia possa proporre», quella dell’uomo, presentata da Laterza in un abito carta-da-zucchero cui la cornice annuncia Discorso sulla disuguaglianza (a cura di Maria Garin).

giovedì 18 gennaio 2018

#PagineCritiche - Di sguardo in sguardo: visioni e revisioni del rapporto uomo-paesaggio tra cinema, nuovi media e flânerie digitale

Filmare le arti.
Cinema, paesaggio e media digitali
A cura di Cristina Jandelli
Edizioni ETS, 2017

pp. 297
€ 22,00




L’immagine scelta per la copertina di Filmare le arti – raccolta degli atti dell’omonimo convegno internazionale di studi svoltosi presso il Dipartimento SAGAS dell’Università di Firenze il 25 e il 26 gennaio 2017 a cura di Cristina Jandelli – non potrebbe essere più appropriata. La bella fotografia aerea della Spiral Jetty, la celebre opera d’arte ambientale realizzata sul Grande Lago Salato nello stato americano dello Utah nel 1970 da Robert Smithson (che ne documentò anche il processo costruttivo), pare quasi la sintesi visiva del sottotitolo del volume, Cinema, paesaggio e media digitali. La bellezza perfettamente sinuosa del “molo a spirale”, divenuto iconico per la geometria monumentale delle sue forme artificiali, è immortalata in un momento del suo divenire, e proprio per questa ragione lo scatto si pone come pretesto per una riflessione più profonda su una serie concatenata di rapporti: da quello, antico e generalissimo, tra l’uomo e lo spazio – e dunque tra cultura e natura – a quello, più recente e specifico, tra l’osservazione del paesaggio e la sua registrazione attraverso i vecchi e nuovi media.

Quando un Paradiso in terra diventa l'Inferno: "Orient"

Orient
di Christopher Bollen
Bollati Boringhieri, 2018

Traduzione di D. Guglielmino

pp. 673
€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«Come può l'ispettore sospettare di me quando tutta questa gente aveva un movente?» (p. 504). 
Cosa potremmo mai leggere in un thriller di quasi 700 pagine? Una scelta coraggiosa, quella di Orient e ammetto che all'inizio ho avuto qualche timore, perché negli ultimi anni fatico a trovare libri di ampio respiro che mi appassionino. Stavolta la magia si è avverata, forse perché Christopher Bollen ha scritto ben più di un thriller ben calibrato, nel pieno di rispetto delle regole del genere: la sua è anche un'indagine sull'animo umano, che in dialoghi brillanti e azioni apparentemente in contrasto con quanto mostrato in pubblico conferma la differenza tra chi siamo e chi mostriamo di essere.
Ma andiamo con calma (e senza spoiler). L'azione è per la maggior parte ambientata a Orient, un ridente paesino del Long Island, a poche ore da New York: avete presente il classico luogo-rifugio, abbastanza vicino alla grande città ma sufficientemente lontano per avere proprie tradizioni? Ecco, anche senza sforzi di immaginazione, è facile pensare a tante case indipendenti, con i giardini curati e i proprietari di casa sorridenti, a chiacchierare con i vicini. Per anni la comunità di Orient è stata così: unita.
Tre sono gli eventi che mettono in crisi l'equilibrio apparentemente inattaccabile. Innanzitutto, si è diffusa da qualche anno la moda di comprare una casa a Orient per il fine-settimana: sono soprattutto artisti newyorchesi a cercare lì un rifugio dove fuggire dallo stress cittadino e creare in pace le proprie opere da migliaia di dollari. Per i nativi, che guardano male anche chi si è trasferito in città durante l'anno e ha conservato la vecchia casa per le ferie, questa tendenza è una minaccia vera e propria. Cosa diventerà Orient, se gruppi di estranei stravaganti arrivano con le loro feste, i laboratori artistici? 

mercoledì 17 gennaio 2018

"La crepa" di questi nostri stati uniti d'Europa

La crepa
di Carlos Spottorno e Guillermo Abril
add editore, 2017


171 pp.
€ 28,00


Cosa succede quando un giornalista e un fotografo decidono di visitare tre luoghi di confine fra quella zona geopolitica definita "Europa" – l'Europa con le sue tradizioni e le sue guerre, la sua identità così limpida, eppure territorio di scontri per secoli fino alla fine della seconda guerra mondiale e alla nascita del Patto atlantico; l'Europa cristiana e però anche laica, l'Europa delle libertà e dei regimi totalitari – e il resto del mondo?
Succede che un viaggio che doveva comprendere Melilla (una zolla spagnola in terra marocchina, blindata come un caveau), qualche fetta di confine fra Grecia, Bulgaria e Turchia, e l'immancabile Lampedusa diventa l'inizio di un'esplorazione dantesca fra gironi infernali ai limiti della civiltà occidentale; un percorso che si stende dai terreni quasi desertici del nord Africa fino alle distese infinite di ghiaccio intorno al circolo polare artico, là dove roccaforti dal sapore tardo medievale si minacciano, una in terra finlandese e l'altra in territorio russo, come se la guerra fredda non fosse mai terminata.

Non giovani, non carine, molto occupate: Zitellone vs Sex & the City (spoiler: vincono le prime)

La bruttina stagionata
di Carmen Covito
Bompiani, 2017 (1992)

pp. 272
€ 12

«Nella nostra società essere povera, brutta e per giunta intelligente condanna a percorsi cupi e disillusi a cui è meglio abituarsi quanto prima. Alla bellezza si perdona tutto, persino la volgarità. E l'intelligenza non sembra più una giusta compensazione delle cose, una sorta di riequilibrio che la natura offre ai figli meno privilegiati, ma solo un superfluo gingillo che aumenta il valore del gioiello. La bruttezza, invece, di per sé è sempre colpevole, e io ero già votata a quel tragico destino, reso ancora più doloroso se si pensa che non ero affatto stupida.»
(L'eleganza del riccio, Muriel Barbery)
In una società dominata dall'idea della bellezza femminile come valore di scambio, essere brutte, o peggio bruttine*, è una sorta di peccato mortale.
Che va scontato con dignità, pudore e la giusta dose di autocommiserazione (e gatti, per le intenditrici).
Perché se sei brutta, come ci tengono a ricordare le tue amiche belle, magari però sei intelligente. Sei simpatica. È davvero un peccato che tu non abbia nessuno. Ma guai a te se ti trovi un uomo. Perché che una brutta rimanga "a secco" è ormai un fatto culturale non solo accettato, ma anche quasi una questione di principio.

(*Anche se, come fa notare la Aspesi nella sagace prefazione, oggi di donne "bruttine" nel senso in cui viene usata qui la parola, non ce ne sono più, per comodità lasciamo libera interpretazione.)

martedì 16 gennaio 2018

Cosa succede quando una coppia vive nell’abitudine della quotidianità?


Terapia d'amore
di Daniel Glattauer
Feltrinelli Editore, 2017

pp. 114
€ 13 (cartaceo)

€ 9,99 (ebook)



Joana e Valentin, dopo diciassette anni di matrimonio, decidono di affrontare una terapia di coppia e si accomodano nella stanza di un terapeuta dove «una naturalezza innaturale» fa da sfondo a tutto il romanzo.
«[…] Siedono ben distanti, tue sedie vuote a separarli. Nulla autorizza a credere che si conoscano o siano interessati a sapere qualcosa l'una dell'altro.». Nell’immagine iniziale troviamo la sintesi del romanzo: il vuoto e l’incomunicabilità che possono caratterizzare la vita a due dopo numerosi anni di matrimonio.
I protagonisti si rivolgono ad un terapeuta per affrontare i loro problemi. Si sono conosciuti sott’acqua, in un corso di sub, data la passione comune per le immersioni. L’inizio del loro amore è stato all’insegna di un abbandono all’altro in totale fiducia. Tuttavia, i figli, il lavoro, le piccole diatribe quotidiane, hanno corroso il loro amore assoluto.

Il troppo che a volte "stroppia": "Nulla (o forse qualcosa) da ridire"

Nulla da ridire 
di Marco Cubeddu, Christian Raimo, Carola Susani, Filippo Tuena, Antonella Cilento, Emiliano Ereddia
Corrimano edizioni, 2015

pp. 143
€ 17,00


Copertina accattivante, edizione gradevole, Nulla da ridire è un'opera che parte da una bellissima idea, ma presenta qualche inconveniente nella realizzazione. L'intento è ambizioso: sei scrittori prestano le loro voci (e le loro penne) per “ridire” grandi classici della letteratura. Come osserva Francesco Romeo, autore della prefazione, "le grandi opere racchiudono l'istigazione alla propria profanazione" (d’altronde, ci ricordava Italo Calvino, il classico è “un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”). È sempre suggestiva l’idea della riscrittura, che ricrea e plasma parole amate dando loro nuova vita. Così è con curiosità e grandi aspettative che ci addentriamo nel testo e ritroviamo tra le pagine alcuni vecchi amici: Stefan Zweig, Herman Melville, Anton Čechov, Aleksander Puškin, Giovanni Boccaccio e addirittura Omero, che a loro volta concedono alcuni dei loro passi più celebri alla manipolazione e rielaborazione degli epigoni. L’esito di tale procedura sono racconti che “non dicono niente di nuovo, ovvero non dicono alcunché una seconda volta, dicono invece qualcosa di nuovo”. Un sofisma linguistico che anticipa alcune delle problematiche insite nella realizzazione del volume, colpevole a tratti di pretese eccessive e non sempre sufficiente chiarezza.

lunedì 15 gennaio 2018

#CriticaNera - La serialità prima della tv: "La maledizione dei Dain" di Dashiell Hammett

La maledizione dei Dain
di Dashiell Hammett
Mondadori, 2010

Traduzione italiana di Sergio Altieri

pp. 231
€ 9,00

Il protagonista è lo stesso detective dell'Agenzia Continental presente in Raccolto rosso e in altri lavori di Hammett. Ciò che dà il via alla girandola di eventi è un furto di diamanti; gioielli di poco valore, in realtà, rubati però in una modalità strana che fa sospettare che sotto ci sia altro. Presto arriva il primo morto e la trama si infittisce terribilmente. Come nel suo esordio, anche in questo libro lo scrittore americano affastella azioni e svolte narrative in pochissimo spazio: i capitoli sei e sette, che potrebbero già chiudere le vicende, contengono una quantità di rivelazioni e colpi di scena (con un gusto quasi da feuilleton) che sarebbe bastata per un intero romanzo.
La seconda parte è incentrata su un nuovo incarico per il protagonista, collegato al primo: deve sorvegliare Gabrielle, la figlia dei due coniugi morti nella precedente sezione del libro. La ragazza, ancora scossa dagli eventi, si è rifugiata presso il Tempio del Santo Graal, a metà tra un centro di riabilitazione e una setta. Sarà vittima della maledizione dei Dain, ovvero del destino di sangue che la madre ha profetizzato per tutte le donne della famiglia? O il coinvolgimento in un nuovo delitto ha a che fare (letteralmente, come scopriremo) con l'aria che si respira al Tempio?
Tra scazzottate e ectoplasmi, il detective riuscirà comunque a mantenere la sua proverbiale calma e supererà ogni ostacolo.
Il problema della maledizione è che ha funzionato troppo bene, con troppa regolarità. È la prima con cui abbia mai avuto a che fare che funzioni così bene.

Storie che credi di conoscere: il Cassio Longino di Louis de Wohl

La lancia di Longino. La storia straordinaria di un uomo comune
di Louis de Wohl
BUR, 2016

pp. 472 
€ 13,00

Titolo originale: The Spear (1957)
Traduzione di Elisabetta Ciaccia Zaffaroni


Scritto sul finire degli anni ‘50 da un grande autore di romanzi storici, La lancia di Longino colpisce per la sua capacità di condurre il lettore molto lontano da dove l’inizio farebbe supporre. Pertanto, chi fosse ragionevolmente interessato a lasciarsi sorprendere dall’opera, non solo non dovrebbe leggere questa recensione, ma neppure la quarta di copertina, e forse neppure il titolo tradotto – come sempre troppo esplicativo rispetto alle intenzioni originali. 
Protagonista della storia sembra essere Cassio Longino, giovane legionario romano di belle speranze, appartenente a una dinastia illustre, figlio unico di un ex comandante dell’esercito che si era distinto nella guerra germanica ed era caro all’Imperatore. Innamoratosi della donna sbagliata e poco diplomatico nelle relazioni, Cassio inizia subito a scontrarsi con i meccanismi di potere di Roma, che finiscono per travolgere e stritolare la sua famiglia. Sarà la sua particolare abilità di tiro – quella lancia che ci aspettiamo dal frontespizio – a salvarlo da una situazione drammatica e a regalargli una nuova possibilità. Solo e disilluso, Cassio si imbarca per una provincia lontana, al seguito del nuovo procuratore, tale Ponzio Pilato.

domenica 14 gennaio 2018

Pillole d'autore: celui qui silence, Félix Fénéon e i romanzi in tre righe


Romanzi in tre righe
di Félix Fénéon
a cura di Matteo Codignola
Adelphi, 2009

pp. 58
€ 5,50


Probabilmente la figura di Fénéon ha davvero a che fare con il silenzio [...] è forse l'unico ad aver trovato, e proprio in queste cronache da una Lilliput moderna, l'equilibrio perfetto tra la parola e il suo contrario.
Postfazione di Matteo Codignola

Nella mia mente di bambina, la cosa più difficile era scrivere "tanto". Più un tema, un racconto, un romanzo era lungo, più meritava la mia meraviglia e la mia stima. In letteratura, per me, le dimensioni contavano! Con il passare del tempo e con una crescita di coscienza e di preferenze in quanto lettrice, mi sono resa conto che, in verità, ciò che desta maggior stupore è riuscire a dire tutto scrivendo poco. Non è facile trovare autori con il dono delle sintesi precisa, quelli che in poche battute riescono a sviluppare fabula, intreccio, atmosfera, personaggi, epiloghi fulminanti. Così quando mi sono imbattuta nello scarno libello di Félix Fénéon Romanzi in tre righe non ho potuto resistere.

sabato 13 gennaio 2018

CritiCINEMA - "Mystic River": Un racconto forte che tocca il cuore e lascia il segno

Mystic River - La morte non dimentica
di Dennis Lehane (traduzione di Francesca Stignani)
Piemme, 2013 (I edizione 2001)

pp. 457
€ 12


Quando sentiamo parlare di Mystic River la memoria corre al bellissimo film uscito nel 2003 con la regia di Clint Eastwood e la straordinaria interpretazione di Kevin Bacon, Sean Penn e Tim Robbins, che ha fruttato agli ultimi due la vittoria del premio Oscar.

Da sempre, però, sono irresistibilmente attratta dai testi che hanno ispirato film e serie tv, perché mi piace leggerli per poi poter fare un confronto ragionato tra le opere. Questa volta è stato davvero arduo decidere a quale delle due accordare la mia preferenza, se alla pellicola di Eastwood o al libro dello scrittore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense Dennis Lehane.

La storia inizia nel 1975 nella periferia di Boston (città dove risiede l'autore e nella quale ama da sempre ambientare i suoi romanzi), zona East Buckingham, quartiere Flats, quando tre ragazzini, Jimmy, Sean e Dave, assistono al rapimento di quest'ultimo da parte di due uomini che si fingono poliziotti, ma che in realtà lo tengono in ostaggio per quattro giorni e gli infliggono indicibili torture. Da quello scantinato buio Dave riuscirà a scappare, ma qualcosa dentro di lui si romperà per sempre.

venerdì 12 gennaio 2018

PagineCritiche - La fuga: unica ribellione concessa alle donne nel Medioevo

Donne in fuga. Vite ribelli nel Medioevo
di Maria Serena Mazzi
Il Mulino, 2017

pp. 182
€ 14 (cartaceo)


Quale forma di ribellione è concessa alle donne nel Medioevo? Stando alle regole di comportamento, la ribellione non era neanche contemplata: la donna doveva essere remissiva e obbediente, pronta a passare dalla famiglia d'origine a quella del marito, dove si trovava a essere a disposizione dei desideri del consorte, sollecita e attenta nella cura dei figli, spesso chiusa in casa per non essere indotta in tentazione, devota alla Chiesa. Se non spose, le donne potevano dedicarsi alla preghiera nei conventi o appartenere alla parte più disagiata della società (prostitute, serve-schiave). In ogni caso, non c'era spazio per le emozioni, per la libera scelta o per l'autonomia decisionale: molte erano le donne costrette a sottostare a queste regole, ma non tutte ce l'hanno fatta. E la via per la ribellione l'hanno trovata, anche se con esiti diversissimi, come scopriamo leggendo il recente saggio di Maria Serena Mazzi, Donne in fuga (Il Mulino). 

Una vita sull'altopiano. Il romanzo della Grande Guerra sulle montagne di Asiago

La Contrada dei Tagliatori di Pietra
di Flavia Guzzo
Rigoni di Asiago, 2017

350 pp.

16,00 € cartaceo

5,99 € formato Kindle


Recensire il libro di un autore esordiente a volte non è semplice. Si rischia di essere condizionati dal fatto che si tratta pur sempre di un'opera prima, e, in fondo in fondo, rimangono dubbi sui possibili margini di miglioramento. Leggendo il bellissimo romanzo di Flavia Guzzo, invece, queste remore vengono spazzate via da una scrittura fortemente evocativa, da una capacità di racconto non comune in un autore esordiente (appunto!) e da una storia che avvince il lettore dalla prima all'ultima pagina. Una bella sorpresa, insomma. 
Il libro è ambientato su quell'Altopiano di Asiago, tanto amato e raccontato da Mario Rigoni Stern,  e abbraccia un arco di tempo che va dall'inizio del XX secolo fino al 4 novembre 1918. Un periodo, tutto sommato, non molto lungo, ma che cambia il volto del mondo. E delle vite che lo abitano. Un momento storico tragico, segnato dallo scoppio della Grande Guerra, che porta dalla serenità alla disperazione, da una quieta, pur se dura, vita di montagna alla perdita di tutto, pace, casa, felicità, vita in certi casi. Il mondo ne esce capovolto. E anche se la guerra è stata vinta dall'Italia, nulla più potrà tornare come prima. Anche qui, sull'altopiano. Perché, prima della vittoria, c'è stata Caporetto: paesi distrutti, case ridotte a macerie, famiglie smembrate e spedite, profughe, per tutta l'Italia. Una sorte amara che toccherà pure ai protagonisti del romanzo, Teresa e la sua famiglia, costretti di notte a lasciare la propria casa e i propri monti per essere spediti su treni bestiame in qualche località imprecisata del Sud Italia (che per la gente di Asiago allora era lontano e diverso quanto la luna). E qualcuno, su quelle sue belle montagne, non tornerà mai più. Una tragedia locale, questa dei profughi dell'altopiano di Asiago, di cui poco o nulla si ricorda e che comunque non è mai stata raccontata.

giovedì 11 gennaio 2018

#IlSalotto - La pigrizia del cuore: quattro chiacchiere con Rossella Tempesta


Un'immagine di Rossella Tempesta
Sono così tanti i libri che raccontano dei problemi delle donne, delle difficoltà cui ogni giorno vanno incontro, che pare strano che ci sia ancora qualcuno che desidera dire la sua con una nuova storia. 
Eppure quanti si approcceranno con La pigrizia del cuore (edizioni Spartaco, collana Dissensi, 2017) rimarranno piacevolmente stupiti dalla grazia e dalla sensibilità con i quali la poetessa Rossella Tempesta ha descritto la vita dell'avvocato Stella Di Mare, che affronta non solo tutte le complessità relative al dover crescere una figlia da sola, ma anche le ingiustizie di cui le donne sono vittime, sorretta da un'incrollabile forza d'animo e da una storia d'amore tra due personaggi del passato che fanno ben sperare anche per il suo futuro.
Dopo aver incontrato Rossella alla Fiera della piccola e media editoria, Più libri più liberi (qui il link della cronaca della giornata del 10 dicembre), ed aver scambiato quattro chiacchiere con lei, il nostro colloquio è proseguito con un'intervista per voi lettori di Critica letteraria.

Parlaci un po' di te e delle tue poesie.

La poesia è la mia vita. Sono stata e sono in primo luogo una lettrice appassionata e instancabile, e la poesia dei grandi del Novecento è stata il mio viatico. Dopo molti anni e moltissime letture è emersa la mia voce poetica, che contiene indubbiamente, come un nautilus, l'eco di tutta la poesia che ho letto e amato.

Lavorare con e sulla verità nell'esordio di Tiziana D'Oppido

Il narratore di verità
di Tiziana D'Oppido
LiberAria, 2017

334 pp.
€ 13,50



È sempre complicato recensire un esordiente, e il motivo principale è che spesso non ci sono metri di giudizio su cui far riferimento. È vero, solitamente chi esordisce con un romanzo ha già alle spalle una bella gavetta fatta di racconti pubblicati su riviste e antologie, ma per come la vedo io un conto sono i racconti sulle riviste, altro sono i romanzi pubblicati da una casa editrice: nel secondo caso abbiamo un impresario che, accollandosi le spese e gli oneri dell'iter editoriale, di fatto si fa garante dell'autore e in qualche modo ne diventa il padre spirituale (in questo caso la madre, visto che a capo di LiberAria c'è Giorgia Antonelli).
E dunque torniamo alla difficoltà di recensire l'esordiente, ossia chi per la prima volta ha trovato qualcuno disposto a investire su di lui/lei: non ci sono opere precedenti a fare da metro di giudizio e non ci sono altri critici con cui confrontarsi, se non quelli che hanno recensito già il testo d'esordio stesso. Se quanto detto vale per il lettore/recensore, non minore è la difficoltà per l'autore, il quale si trova per la prima volta a mettere e rimettere mano a un testo che passa per la fase della scrittura, poi dell'editing e della correzione di bozze e, infine, si trova coinvolto nel giro di presentazioni, interviste, recensioni (e soprattutto in quest'ultimo caso deve saper difendere le proprie posizioni senza uscire dal proprio ruolo, che è quello di colui o colei che ha scritto un romanzo).

mercoledì 10 gennaio 2018

"Nemico, amico, amante" di Alice Munro: la malattia, l'amore, il conforto umano

Nemico, amico, amante...
di Alice Munro
Einaudi, 2005

Traduzione di Susanna Basso
pp. 315

13 euro


Ma certe cose capitano. C’è gente che affonda, che nessuno aiuta in tempo. Che nessuno aiuta affatto. C’è gente che sprofonda nel buio. (p. 205)
Quante sfumature ha il dolore?
Cosa significa amare, se sei donna?
E cos’è, poi, l’amore?
Dubbi che assillano ognuna di noi almeno una volta nella vita sono gli interrogativi fondamentali dei nove racconti di Nemico, amico, amante… di Alice Munro, scrittrice canadese Premio Nobel per la Letteratura nel 2013.
Già recensita da Giulia Pretta (qui trovate il suo articolo), questa raccolta è arrivata nella mia libreria un po’ per caso, un po’ per scelta, in un particolare momento storico, quello della recente approvazione della legge sul Testamento Biologico, che mi ha offerto una chiave di lettura insolita.

Pasticcio d'autore: "Omero sconfitto. Ricerche sul mito di Troia dall'Antichità al Rinascimento" di Valentina Prosperi

Omero sconfitto.
Ricerche sul mito di Troia dall'Antichità al Rinascimento
di Valentina Prosperi
Edizioni di Storia e Letteratura, 2013


pp. 108
€ 16



Omero sconfitto. Ricerche sul mito di Troia dall'Antichità al Rinascimento di Valentina Prosperi uscito per i tipi di Edizioni di Storia e Letteratura è uno degli esempi migliori per confutare l'opinione secondo la quale i saggi, in special modo quelli di critica letteraria e, ancor di più, quelli inerenti al mondo classico, siano di difficile accesso per un pubblico di non addetti ai lavori. Tutto il contrario; questo Omero sconfitto può essere letto su più livelli: quello specialistico, ad esempio, alla ricerca di fonti magari poco note ma anche quello, diciamo così, di puro intrattenimento che, pur non essendo probabilmente il fine dell'autrice, si può provare molto facilmente leggendo queste pagine. E proprio su tale sentimento, di puro e squisito diletto letterario, andremo a trattare qui, soffermandoci sull'assoluto interesse che anche il lettore medio può (se non "deve" avere) nei confronti della tradizione e fruizione dei pomi omerici in Occidente. Già perché qui, anche se le fonti e gli autori sono numerosi, non si va a trattare qualcosa di oscuro o poco noto: qui si evoca il "peso massimo dell'antichità", ovvero Omero ma in un modo e in una formula del tutto innovativa. Infatti in questo volume si afferma come la tradizione dei poemi omerici in Occidente sia stata per lunga, se non esclusiva, misura una storia di tradimenti, tradimenti operati, loro malgrado, da due, questi sì, oscuri autori. Stiamo parlando di Ditti Cretese e Darete Frigio.

martedì 9 gennaio 2018

Parole, sogni, musica, interattività

San Francisco Rock
di Marcello Oliviero
Miraggi Edizioni, 2017

pp. 277
€ 16


Il romanzo d’esordio di Marcello Oliviero parte con un diario in prima persona. Jeff è un ragazzo di New York che lascia la Grande Mela per San Francisco. Insegue il sogno di fare musica. Poi, nel momento in cui la prima band prende corpo, il testimone passa a un narratore onnisciente. Jeff si moltiplica ed ecco che i ragazzi diventano quattro: Jeff, Ben, James, Phil. Dopo una recensione, non proprio in linea con le loro attese, del primo disco, i nostri annunciano di aver scoperto un inedito vinile degli anni Settanta. Autori sono, sarebbero, gli Sweet Nothing, una rock and roll band scomparsa nel nulla dopo la fine degli anni d’oro della beat generation. Aiutati da un mago del web, creano un fenomeno mediatico su cui l’industria musicale si getta a capofitto.
La storia ha dell’incredibile, con tutto quello che di positivo e di negativo questa parola può significare. Che poi, quando si scrive un romanzo il tutto si gioca attorno a un pendolo che oscilla tra verosimile e inverosimile. A un esordiente si può perdonare anche qualche ardita fluttuazione e si può giustificare un salto nel buio in nome dell’energia del rock e dei 20 anni.

Atlante delle sirene: tra arte, cinema, letteratura e folclore, Agnese Grieco ci fa da guida nel mondo delle creature che ci incantano da millenni

Atlante delle sirene. Viaggio sentimentale tra le creature che ci incantano da millenni
di Agnese Grieco
Il Saggiatore, 2017

pp. 343
€ 28


Sirene: creature ibride per antonomasia, sospese tra due mondi, quello aereo e quello terrestre. Oppure tra l'universo acquatico, misterioso, abissale, e quello piano, consequenziale, terreno, umano. A metà tra istintualità e razionalità, animalità e deità. In grado di uccidere o custodi di un misterioso sapere. In grado di uccidere in quanto custodi di un misterioso sapere. Cantanti, seduttrici, ondine, muse e ninfe, mostri, malefiche rusalki, bariste che si sporgono – querule e accattivanti – oltre il bancone-scogliera dell'Ormond Bar joyciano, sirens o mermaids, bionde hollywoodiane dall'azzurra coda di pesce o spaventose nure-onna giapponesi. Nel suo continuare a ripresentarsi in una quantità di forme, culture, epoche, letterature, nell'assidua conservazione dei tratti tipici e nella stratificazione simbolica assunta col mutare del tempo, dello spazio e della sensibilità, questa archetipica creatura ci incanta ormai da millenni, incarnando, di volta in volta,  paure, desideri, amore per il sapere o per l'arte, irrazionalità, ispirazione, ribellione sociale.

lunedì 8 gennaio 2018

Un'ottima materia in una forma ridondante: giudizio sospeso per Maurizio Agnello

Soldatini ribelli
di Maurizio Agnello
Leima, 2017

pp. 372
€ 16,00



Esiste una regola assolutamente giusta, una procedura a prova di infiltrazioni? Può un sistema di elezioni aperto e libero essere la rovina della democrazia? 
Da queste ipotesi paradossali prende le mosse Soldatini ribelli, primo romanzo di Maurizio Agnello, edito da Leima (leggi anche la presentazione della casa editrice, a cura di Serena Alessi). Nella vita di tutti i giorni, Agnello è un pubblico ministero specializzato in contrasto al narcotraffico e criminalità organizzata. Il suo libro lo rispecchia in toto: per l'ambiente (la procura del capoluogo siciliano), per i temi (l'infiltrazione della 'ndrangheta in politica, i sotterfugi della mafia per coprire il traffico di droga) e lo stile.
L'aereo su cui viaggiava Enrico de Vita,  presidente del Senato, scompare improvvisamente dai radar. I giornalisti stentano a dare la notizia e nessuna procura sembra interessata all'indagine. Ma per il sostituto procuratore Fabio De Falco il mistero de Vita è un'occasione per far carriera: un caso da prima pagina, che gli darà la popolarità che ha sempre inseguito. Mentre Fabio si fa strada nella tortuosa burocrazia degli uffici giudiziari, guadagnando a fatica le poche informazioni disponibili, emerge il ritratto del presidente del Senato: un manager del petrolio cocainomane, improvvisamente diventato un politico ai massimi livelli grazie alla mediazione della 'ndragheta. Quanto più Fabio indaga, tanto più emerge il ruolo della mafia nella gestione della cosa pubblica, dal Parlamento ai giornali; e mentre il giallo de Vita si infittisce, una domanda ritorna prepotente: i cittadini sono pronti a conoscere la verità?

Alla scoperta delle isole Marchesi con Melville

Typee. Un'avventura nelle isole Marchesi
di Herman Melville
Alessandro Polidoro Editore, 2017

Traduzione di Bice Pareto Magliano
A cura di Antonio Esposito

pp. 290
€ 15 (cartaceo)

«Typee o Happar? Una morte spaventosa per mano di feroci cannibali, o un'accoglienza benigna per parte di una razza di più miti selvaggi? Quale di queste due alternative?».
Quali sensazioni può dare leggere un romanzo d'avventura che ci porta a esplorare terre sconosciute, oggi che con i satelliti abbiamo indagato tutta la terra? Chi ha provato a leggerli in questi anni, sa che il fascino di romanzi d'avventura come Robinson Crusoe o Giro del mondo in ottanta giorni  non è rimasto scalfito. Certo, li leggiamo con meno stupore dei contemporanei, ma ancora lo spirito di ventura dei protagonisti ci colpisce: è la nostra voglia di viaggiare, di scoprire, di misurarci con realtà nuove, con la natura stessa. 
È questo che proviamo anche leggendo Typee, una storia che Melville ha scritto prima del capolavoro Moby Dick, che risale circa al 1846, ovvero oltre un secolo dopo al succitato romanzo di Defoe. La vicenda, di per sé, è facilmente riassumibile: due marinai, stanchi delle condizioni di lavoro massacranti, decidono di tentare la sorte, fermandosi su una delle isole Marchesi, fuggendo dalla nave e inoltrandosi nella foresta lussureggiante ma colma di rischi. Ad esempio, sanno che potrebbero imbattersi in una delle due tribù di indigeni e che il loro destino sarà così segnato: i Typee sono infatti rinomati per le loro pratiche cannibaliche; gli Happar, al contrario, per benevolenza verso gli stranieri. 

domenica 7 gennaio 2018

#PagineCritiche: «Scoprendo Beatrix Potter»

Scoprendo beatrix potter
di Riccardo Mainetti
Roma, Flower-ed, 2017

pp. 83
€ 12,00 (cartaceo)


Probabilmente, a molti, parlando di Beatrix Potter, verrà immediatamente in mente il film diretto da Chris Noonan ed uscito nelle sale nel 2006: Miss Potter, in cui si raccontava la storia della scrittrice inglese, interpretata dalla bravissima Renée Zellweger, che per questa produzione smise i celebrerrimi panni della single incallita Bridget Jones per calarsi nelle vesti della nota autrice di racconti per bambini. Il film ripercorre le vicende biografiche della Potter, soffemandosi sia sulle traversie che ella dovette attraversare per affermarsi come autrice, sia sulla sfortunata relazione sentimentale che la legò al suo editore, Norman Warne.
Se l'interpretazione della Zellweger può aver impresso il suo volto nella memoria di coloro che hanno visto il film, l'interessante libro di Riccardo Mainetti arricchisce la fisionomia potteriana di notevoli e indispensabili informazioni.
Il libro, diviso in tre parti, si compone di una prima sezione in cui viene trattata la biografia dell'autrice, una seconda in cui ci si concentra sulle lettere e infine un'ultima parte in cui si parla dei diari e della scrittura in codice. Arriscono l'opera l'elenco delle opere di Beatrix Potter e un'approfondita bibliografia.
La ricostruzione delle vicende biografiche è particolarmente importante per la definizione della figura della Potter: oltre a conoscere dettagli particolarmente interessanti sulla sua discendenza - stando alle informazioni raccolte da Mainetti, secondo un articolo pubblicato sul Telegraph, sarebbe ravvisabile addirittura una parentela con l'attuale duchessa di Cambridge, Catherine Middleton - questo profilo ci mette a conoscenza di un dettaglio importante, fondamentale per il suo futuro lavoro di scrittrice.

sabato 6 gennaio 2018

Calcio, ebrei, leggi razziali. Tre storie riemerse dalle tragedie della storia

Presidenti
di Adam Smulevich
Giuntina, 2017

pp. 136
€ 12


Anche il calcio ha pagato il suo tributo alla follia del Novecento. Più che di secolo, bisognerebbe parlare di “vite brevi”, per rendere omaggio a singoli individui, in questo caso campioni sportivi osannati pochi anni prima e poi morti nell’oblio.
Matthias carta velina Sindelar era nato nell’impero austro-ungarico e vestiva la maglia della nazionale austriaca che era, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, il Wunderteam, la squadra delle meraviglie. All’epoca chi dettava legge era il calcio danubiano: Austria, per l’appunto, e Ungheria anche se ai mondiali del 1934 e del 1938 la spuntò proprio l’Italia. Il soprannome di carta velina era dovuto al suo fisico e alle sue movenze. Sindelar svolazzava in campo leggerissimo e sgusciante e dopo l’Anschluss si rifiutò di vestire la maglia della nazionale tedesca per la sua avversione al nazismo. Poco prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale fu trovato morto con la fidanzata, un’italiana di origine ebraica, in casa. Ufficialmente per avvelenamento da monossido di carbonio. “Caso chiuso” si direbbe nei film.
Árpád Weisz era ungherese di origine ebraica e aveva portato prima l’Ambrosiana nel 1930 e poi il Bologna nel 1936 e nel 1937 a vincere lo scudetto. Matteo Marani ha scritto, per l’appunto, “Dallo scudetto ad Auschwitz”, un titolo emblematico che ripercorre in una riga la terribile vicenda di quest’uomo, vittima delle leggi razziali fasciste e delle camere a gas. Dal libro di Marani in poi, si sono moltiplicate le iniziative commemorative e le targhe negli stadi dove si era consumata la splendida carriera di Weisz allenatore.

venerdì 5 gennaio 2018

Una vita intera a fermarsi "prima": "Fuori stagione" di Federico Fascetti

Fuori stagione
di Federico Fascetti
Las Vegas Edizioni, 2017

pp. 200
€ 14 (cartaceo)


«Avrei voluto chiamarti» aveva detto. «Chiederti come stavi... cosa pensavi.»
«I condizionali sono sempre stati il tuo problema.»
Sergio non si è mai dato la possibilità di sbagliare. Si è sempre fermato prima: prima di innamorarsi troppo, prima di accettare le sue responsabilità davanti alla gravidanza imprevista di Ilaria, prima di fare il padre di Giorgia. Si è acquattato vicino alla sua vita, per osservarla prendendone parte il meno possibile, per paura di essere inadeguato, di non farcela, di non essere all'altezza, di essere giudicato. Per paura, insomma. Ma adesso ha un'intera domenica con sua figlia undicenne ed è chiamato a fare davvero il padre, per aiutare sua figlia a superare un momento difficile: da giorni la ragazzina non parla più a scuola e si ostina a non rispondere agli insegnanti, senza mai dare una spiegazione. Certo, Giorgia non è tanto in confidenza con Sergio, sarebbe forse più normale se discutesse della sua decisione con il padre acquisito ma presentissimo, Gregorio, o con la madre. D'altra parte, anche Sergio ha una cosa da rivelare a sua figlia, ma non è certo di farcela. Per entrambi è una grande occasione: riusciranno a non sprecarla?

Margo Jefferson, "Negroland"



Negroland
di Margo Jefferson
66th and 2nd, 2017

traduzione dall’inglese di Sara Antonelli

pp. 256
€ 16,00

[...] trovo ancora che “Negro” sia una parola sbalorditiva, illustre e terrificante. Una parola che trovi sui manifesti con gli schiavi fuggiaschi e sugli editti con i diritti civili; nelle convenzioni sociali e negli sbruffoni all’angolo della strada. Una parola di una lingua tonale il cui significato varia in base alla collocazione e al contesto, e ai modi in cui la Storia curva, sbanda, avanza e ristagna.
Non solo un autobiografia, non solo un libro di memorie, Negroland è una testimonianza diretta sulle dinamiche sociali sviluppatesi all’interno della borghesia nera (anzi, “Negra”) dell’America negli anni dal secondo dopoguerra a oggi. Periodo cruciale nella storia degli Stati Uniti, che vede il graduale, travagliato passaggio dalla segregazione razziale alla concessione dei diritti civili (de iure ma non sempre de facto) alle componenti “non bianche” della società.
Margo Jefferson, critico teatrale per il New York Times e docente universitaria, in questo libro rievoca gli anni dell’infanzia e della gioventù, passate all’interno di una rassicurante famiglia agiata, a sua volta campione di quel mondo parallelo costituito dalla upper class afroamericana, quella “aristocrazia di colore” i cui valori e aspirazioni furono, sostanzialmente, l’assimilazione sociale e culturale alla borghesia bianca attraverso la mera riproposizione delle stesse ipocrisie e rigidità.

giovedì 4 gennaio 2018

#PagineCritiche - Eredità ingombranti: le scelte sofferte dei "figli dei nazisti"

I figli dei nazisti
di Tania Crasnianski
Bompiani, 2017


Titolo originale: Enfants de nazis
Traduzione di Francesco Peri

pp. 263 
€ 18,00



Il saggio di Tania Crasnianski fin dal titolo denuncia il suo intento, perseguito dall'autrice con determinazione e felice piglio narrativo. La questione posta è durissima: possono, e se sì in che misura, le colpe dei padri ricadere sui figli? Come si può portare, da innocente, il peso di una consapevolezza che ferisce e che è inestricabilmente legata al proprio sangue, alle proprie radici? Attraverso la storia di otto famiglie, le famiglie dei gerarchi che avevano affiancato Hitler nei momenti più sanguinosi del regime, la studiosa indaga la natura del male e delle sue conseguenze, invitando ad una riflessione che parte da una prospettiva non consueta. I figli diventano il pretesto per parlare dei padri, le storie degli uni intersecano quelle degli altri. Tutto inizia ben prima dell'ascesa del nazismo e prosegue molto dopo il suo declino: si parte da quando i padri erano figli a loro volta per cercare - senza mai voler giustificare - una spiegazione razionale alla loro deriva, alla scissione che avrebbe accompagnato la loro esistenza (da un lato feroci o indifferenti carnefici, dall'altra affettuosi uomini di casa, genitori attenti alle esigenze della prole). Si arriva al presente, poiché l'incidenza dell'appartenenza famigliare e il marchio d'infamia associato al cognome dei gerarchi non vengono meno col trascorrere delle generazioni, anche se cambia il modo in cui gli eredi riescono a fare i conti col passato. 

Dodici assurdi racconti

Opus metachronicum
di Sonia Caporossi
Corrimano Edizioni, maggio 2014

pp. 109
10

Ricordati i momenti trascorsi come se non dovessero mai finire, rimanda a mente come invece poi si coagulavano in attese insoddisfatte. A volte la successione di frazioni temporali come queste può risultare essere la vita di un uomo. Lo sai benissimo. Sei un malinconico, Curione. Deve venire un Seneca che tu odieresti. Sei uno che vive nel sottosuolo. Noi precursori a ritroso abbiamo salutato Dostoevskij che non saprebbe non ridere di te.
Sei una mia invenzione, Curione. Sei il personaggio di un giorno metacronico, che attraversa barriere di certezza per esplorare l'aspetto artistico di situazioni irrimediabilmente perdute nel passato. Sei il mio personaggio, che ora sta in piedi davanti a Cesare, ritto e tremante, il sesso un po' gonfio dall'emozione, consapevole di essere il punto di rottura dell'Evento e del Caso, il luogo di sublimazione dell'Atto e della Storia, il vortice di un'energheia che aspira alla catarsi assoluta.

Opus metachronicum è una raccolta di dodici racconti. I protagonisti dei racconti sono stati presi in prestito dalla storia, dalla letteratura e dall'arte e sono stati reinventati da zero da parte dell'autrice Sonia Caporossi. Così ci imbattiamo in Vincent Van Gogh che ad una sua mostra di quadri si cava un occhio in mezzo al pubblico, in Prometeo che chiede perdono per quanto commesso, in Dorian Gray che scrive una lettera a Oscar Wilde, nel marito di Emma Bovary ossessionato dalla visione del sangue che compie una strage uccidendo moglie e figlia pur di continuare ad osservare il fluido rosso scorrere, in Pier Paolo Pasolini che incantato da un gatto, riflette sulla propria condizione e sulla vita e sulla morte, in Proust che accecato dall'amore per Albertine, la sevizia in tutti i modi sino ad arrivare a tagliarle le orecchie per poi lasciarla libera di andare via, in Stachanov che lavora in miniera, in Jack lo Squartatore che rinviene un corpo massacrato in un bosco e infine in Morfeo che si addormenta in treno.

mercoledì 3 gennaio 2018

Sinistra, politica, Berlusconi. Ecco il podio di Michele Serra

La sinistra e altre parole strane
di Michele Serra
Feltrinelli, 2017

pp. 87
€ 9


Michele Serra è penna di prestigio de “la Repubblica” da decenni. Tiene una rubrica quotidiana, “L’amaca”, dove regna libertà d’opinione. E migliaia di opinioni si sono susseguite in 25 anni. La leggo sempre volentieri, forse perché sono rimasto affezionato a quella creatura unica nel panorama editoriale che fu “Cuore”, foglio satirico diretto dal giornalista romano di nascita e milanese di adozione.
E proprio questi corsivi sono stati raccontati in un volume di recentissima pubblicazione, sempre per Feltrinelli: “Il grande libro delle amache”. Questo secondo libretto dedicato a “Sinistra e altre parole strane” rappresenta la postilla dell’altro. Ora, siccome il primo è particolarmente voluminoso, credo che non avrebbe rappresentato un dramma aggiungervi 90 pagine in più, circa. Invece, così è stato deciso, la scelta è caduta su un’ulteriore pubblicazione.
Un po’ la cosa mi ha lasciato interdetto ma oramai questo sembra l’effetto che la sinistra in generale provoca in me. Come e perché leggere allora una postilla? Innanzitutto per lo stile, parola che, giustamente, Serra giornalista mette in evidenza. È il tratto distintivo di chi per mestiere usa la parola. È il segnale del suo passaggio nel mondo delle idee perché «chi scrive si incammina» e non appena si mette un piede davanti all’altro «si diventa inconfondibili». Devo dare atto che Serra lo stile se lo è creato e a esso è rimasto sostanzialmente fedele. In una sorta di patto con il lettore che, nel caso del nostro, non viene violato. Chi legge le Amache non ne conosce a priori il contenuto ma sa come quel contenuto viene proposto.

#CriticaNera - Hard boiled, giallo e noir: "Raccolto rosso" di Dashiell Hammett

Raccolto rosso
di Dashiell Hammett
Mondadori, 2012

Traduzione italiana di Sergio Altieri

pp. 229
€ 9,00


Raccolto rosso è il primo romanzo di Dashiell Hammett. Lo stile, memorabile, è già quello che caratterizza l'autore americano. La voce narrante del protagonista ci porta nell'azione senza preamboli raccontando cosa gli è successo ma senza farci sapere né il suo nome né la sua professione. Una prosa spiazzante ma davvero efficace nell'esprimere quell'epica da strada che ha fatto la fortuna del genere.
Anche la trama non perde tempo. Non appena è arrivato a Personville, che tutti chiamano Poisonville, città del veleno, il protagonista scopre che l'uomo che doveva incontrare è stato ucciso. Si trattava di Donald Willsson, figlio dell'uomo più potente di quel centro urbano minerario, colui che tiene le redini di tutti gli affari e che per farlo non ha avuto remore a cercare il sostegno della malavita. Il figlio, subentrato nella conduzione dei giornali di famiglia, aveva iniziato una campagna moralizzatrice ignorando che la politica marcia che denunciava era legata a doppio filo al padre. Forse la sua uccisione è una vendetta dei pericolosi amici del magnate. O forse c'entra Dinah Brand, la femme fatale che ha conquistato tutti a Personville. Tutti quelli con un po' di soldi, almeno. La donna è in possesso di documenti scottanti che se diventassero di dominio pubblico creerebbero uno scandalo. Ma hanno tutti da perdere da questa storia, e allora chi può essere il colpevole?

martedì 2 gennaio 2018

Un libro spaziale

Se il sole muore
di Oriana Fallaci
Rizzoli, 2016

pp. 621
8,90

A mio padre che non vuole andare sulla Luna perché sulla Luna non ci sono fiori né pesci né uccelli.
A Teodoro Freeman che morì ucciso da un'oca mentre volava per andar sulla Luna.
Ai miei amici astronauti che vogliono andar sulla Luna perché il Sole potrebbe morire.

Se il sole muore è un saggio/diario in cui è riassunto un anno di lavoro di Oriana Fallaci in America tra ricerca e inchiesta intorno agli astronauti, alla Nasa e ai centri aerospaziali. Certosini approfondimenti che ci immergono nella realtà dello spazio in ogni sua forma. La scrittrice intervista ben otto astronauti indagando in ognuno di essi cosa li abbia spinti a scegliere tale mestiere nella vita, quali sensazioni li affliggano durante il volo, quali emozioni li accompagnino quando fanno le esercitazioni e come abbia reagito la famiglia. La curiosità di Oriana sconfina nel personale, chiede quali siano le reazioni delle mogli: infatti constata che gli astronauti sono tutti sposati, hanno in media trentacinque anni e alcuni sembrano molto più grandi della loro età. Hanno un'aura di eroi moderni, con un'intelligenza superiore alla media e una resistenza fisica adeguata agli sforzi richiesti nelle esercitazioni.

#PagineCritiche - Un "ago della bilancia" piuttosto... sbilanciato

La congiura. Potere e vendetta nella Firenze dei Medici
di Franco Cardini e Barbara Frale
Laterza, 2017

pp. 306
€ 20 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


Lorenzo De Medici? Un uomo del suo tempo: la sua scomparsa è da collocarsi proprio nel fantomatico 1492, tradizionalmente ricordato per la scoperta dell'America, nonché spartiacque tra Medioevo ed Età Moderna. Il signore di Firenze è così: abile come un uomo faber ipsius fortunae, secondo i dettami rinascimentali; però è legato a cerimonie e valori che molto hanno ancora di cavalleresco. Il celebre Medici si trova in equilibrio precario per mantenere il potere, benché la vulgata (da Guicciardini in poi) colleghi Lorenzo al soprannome di "ago della bilancia". Firenze non è facile da governare: mal tollera un potere che prende nome di tirannide o monarchia; vuole difendere la propria "libertà repubblicana" e pertanto tollera il potere mediceo grazie a sapienti e macchinosi conti di Lorenzo e della famiglia per restare al potere (e conquistarne sempre di più). Panem et circenses: era la soluzione adottata da Cosimo il Vecchio e da Piero, e in effetti anche Lorenzo sembra riproporre in pompa magna celebrazioni, sfide, giostre. La magnificenza di Firenze, anzitutto; quella dei Medici, poi, fintamente contenuta. 

lunedì 1 gennaio 2018

Buon anno!


Un enorme cin-cin da parte di tutta la redazione
per un 2018 colmo di grandi letture! 

Domani alle 8 arrivano online le prime recensioni dell'anno nuovo!