martedì 28 febbraio 2017

#RileggiamoConVoi - Febbraio 2017


Foto di ©ElenaGhioni
Cari Lettori,
la primavera è alle porte, ma questi ultimi giorni di febbraio ci stanno regalando freddo e pioggia: il tempo ideale per rifugiarsi in casa con un buon libro! 
Come ogni fine mese, eccoci con i consigli del "Rileggiamo con voi": questo mese siamo stati colpiti e vi consigliamo libri recenti, che hanno smosso qualcosa nelle nostre emozioni di lettori. Per saperne di più sul singolo libro, cliccate sul link sotto al titolo e scoprirete se fa davvero per voi.

Buona lettura
La redazione

*****

«Passato, respira respira, trapassato remoto»: riscoprire il passato per conquistare il presente.

La più amata
di Teresa Ciabatti
Mondadori, 2017

pp. 288
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Scrivo di mio padre e mia madre, ricostruisco la storia di famiglia per arrivare a me. Scrivo, ricordo, invento. (p. 215)
Cosa significa essere la figlia di uno dei personaggi più rilevanti in Toscana e in Italia, luminare della medicina, ma anche personaggio «calcolatore, vendicativo, amante del potere» (p. 28)? Senza dubbio, significa essere tra i pochi ad avere una piscina, a portersi permettere lusso e regali strabilianti; e appena si nomina Lorenzo Ciabatti, porte chiuse a doppia mandata che si aprono improvvisamente. Significa vedersi perdonare marachelle altrimenti punite, o conquistare ruoli che sarebbero andati ad altre ballerine («Rassegnati, mia piccola compagna di danza, il mondo è questo, gente che possiede cose, che possiede te», p. 105). Insomma, per dirlo con l'io narrante protagonista, 
come protetta da un mantello che rende invisibili, non ci sono conseguenze per me, sempre salva. (p. 104)

Il metodo danese per la felicità quotidiana - Hygge, di Meik Wiking

Hygge - La via danese alla felicità
di Meik Wiking
traduzione di Manuela Faimali 
Milano, Mondadori, 2017
pp. 288
17,90
La Hygge è legata a un'atmosfera e a un'esperienza, più che agli oggetti. È stare con le persone che amiamo. È la sensazione di stare a casa, di trovarci al sicuro, di essere protetti dal mondo e poter quindi abbassare la guardia. Magari semplicemente conversando sulle piccole o grandi cose della vita, godendoci una tazza di tè da soli.
Cos'è davvero la Hygge, e perché tutti ne parlano? Ultimamente si stanno moltiplicando le pubblicazioni legate a questa che sembra una vera e propria filosofia danese di vita, e molti editori stanno mettendo in commercio volumi che promettono di insegnarci a trovare la felicità seguendo i suoi dettami. L'ultima proposta, targata Mondadori, si fa notare innanzitutto per l'autorevolezza dell'autore del libro: Meik Wiking lavora per l'Happiness Research Institute di Copenaghen, un centro di ricerca che si occupa di analizzare la qualità della vita e il grado di benessere delle popolazioni. Riducendo ai minimi termini, potremmo dire che Wiking studia ciò che rende felici le persone. E lo fa da un punto di vista privilegiato poiché l'istituto si trova in Danimarca, nazione da anni sul podio dei paesi più felici al mondo, e quasi sempre con la medaglia d'oro al collo.
La ragione di tale primato, secondo Wiking, è certamente da ricercarsi nell'elevato tasso di benessere economico del paese, nell'alto grado di sviluppo del welfare, ma è soprattutto, secondo l'autore, nascosto nelle pieghe di questa suggestiva parola d'origine nordica: hygge.

lunedì 27 febbraio 2017

Una storia della musica al femminile

Guida alle Compositrici
dal Rinascimento ai giorni nostri
di Adriano Bassi

Odoya, 2016

pp. 384
€ 24

Stando ai libri di scuola il mondo delle arti (sia figurative che performative) è sempre stato piuttosto avaro con le donne, cui ha riservato un posto in secondo piano rispetto ai colleghi uomini in base al tacito - ed infondato - principio secondo il quale nella procreazione si esaurirebbero i loro compiti "creativi". Insomma agli uomini le opere d'arte, alle donne i figli. A questo non si è sottratta la musica, arte in cui pur essendoci sempre state numerose esecutrici al femminile (fin dalle antichissime etere-flautiste dei simposi greci) ben poche compositrici si sono distinte, lasciando la loro traccia nella storia della musica.

In Guida alle Compositrici dal Rinascimento ai giorni nostri di Adriano Bassi possiamo riscoprire alcuni dei loro nomi e delle loro vicende personali, ingiustamente destinate all'oblio. Organizzato per voci in ordine cronologico, il libro ripercorre secoli di musica al femminile, fornendo un attento identikit di ogni compositrice corredato di dettagliatissime informazioni bibliografiche (divise tra opere, studi e registrazioni). La ricerca di Bassi non si ferma al passato ma comprende autrici tuttora viventi ed è questa, in realtà, la sezione più consistente del volume, a testimoniare che la lenta e graduale emancipazione delle donne in musica ha raggiunto la sua acme ai giorni nostri con un numero di compositrici distintesi pari (se non maggiore) a quello di tutti i secoli precedenti messi insieme. A ciascuna di loro viene dedicata un'intervista ed uno spazio in appendice con l'elenco dei rispettivi lavori.

Ora, nonostante il proposito lodevole, appena si esula dalla mera opera di compilazione il lavoro di Bassi risulta a mio parere farraginoso e poco scientifico, ricco di deludenti giudizi estetici e commenti pressapochisti. Le perplessità maggiori sono suscitate però proprio dalla sezione delle compositrici viventi. Manca il nome di Irma Ravinale, recentemente scomparsa e insignita nel 2010 del Premio del Presidente della Repubblica, come mancano anche tra le altre le italiane Silvia Colasanti e Lucia Ronchetti, la russa Sofija Asgatovna Gubajdulina, la finlandese Kaija Anneli Saariaho, le opere delle quali sono tra le più eseguite a livello mondiale. Tra l'altro i loro nomi si inferiscono dalle interviste delle colleghe ed una loro assenza nel volume - ammesso che, pur contattate da Bassi, non si siano prestate ad interviste ed invio di materiale - non è giustificabile. In questa sezione regna poi una gran confusione: non si riesce a capire bene in che ordine siano le voci (sicuramente né cronologico e né alfabetico) e tra di esse si riscontra una profonda disparità di spazi. Di conseguenza alcune compositrici riempiono decine di pagine con le loro biografie e le loro interviste, altre vengono relegate in pochi paragrafi. La stessa appendice è piuttosto disomogenea e non adotta una formattazione standard, limitandosi invece al copia e incolla dal materiale presumibilmente messo a disposizione dalle compositrici.

L'impressione generale è che pur avendo svolto una grande opera di ricerca, raccolta e selezione delle fonti (ed una tale quantità e qualità di testi citati non passa inosservata), Bassi abbia trascurato il labor limae e non abbia né organizzato né rielaborato al meglio il frutto delle sue ricerche, dotandolo di una veste che non ne esalta la peculiarità.

Data la mancanza di un compendio simile nella letteratura specialistica mi sarebbe piaciuto molto poter considerare questo testo come un utile complemento della storia della musica ufficiale, atto ad evidenziare la reale portata ed importanza delle donne compositrici; esso non rimane però che un ottimo studio pionieristico e divulgativo, buona base per ricerche future.

Adriano Morea

Un libro da vedere: "La scomparsa di me" di Gianluigi Ricuperati


La scomparsa di me
di Gianluigi Ricuperati
Feltrinelli Editore, febbraio 2017

Pp. 240
Edizione cartacea 16 €
Ebook 9,99 €


Sì. È curioso che l’ultima cosa che ho visto in carne e ossa siano state le mie mani, le ossa e la carne delle mie mani, che tentavano – inutilmente – di proteggere il mio naso dallo schianto contro la plastica del casco lanciato sull’incudine del marciapiede.

È un libro da vedere prima che da leggere La scomparsa di me di Gianluigi Ricuperati, uscito per Feltrinelli Editore. Già perché Ricuperati è da sempre interessato al mondo delle arti, non per forza figurative, con una predilezione per quelle concettuali. Questa dichiarazione d'intenti, ribadita lo scorso venerdì 17 febbraio a Torino durante  un incontro con alcuni blogger e influencer letterari, è molto utile per comprendere, abbastanza pienamente, La scomparsa di me. Non un libro sperimentale infatti ma una storia che è tante storie: un uomo che, dopo aver perso la vita in un incidente in moto, si reincarna per 365 volte (qualcosa di meno, in realtà) in altrettante persone diverse. Detto così potrebbe suonare come una sorta di spin-off di Quantum Leap e non è detto che questo sia un male anzi. 


domenica 26 febbraio 2017

Alle origini de L'Allieva: "Sindrome da cuore in sospeso", di Alessia Gazzola

Sindrome da cuore in sospeso
di Alessia Gazzola
collana La piccola Gaja Scienza
Milano, Longanesi, 2012

pp. 144
cartaceo € 11,60
ebook € 8,99

Alice Allevi ha ventitré anni e non vuole fare il medico.

Questa dichiarazione, posta all'inizio del libro, mina fin da subito le nostre certezze. Arrivati a quello che è il terzo libro della serie, ci siamo ormai abituati a vedere Alice Allevi come specializzanda in medicina legale, ed ora, giunti al terzo volume scopriamo che in realtà non era questa la strada che la ragazza voleva intraprendere?
Vorrei trovare la forza di confessare, ora, subito, che non voglio fare il medico. Ho paura di aver speso malissimo gli ultimi anni della mia vita in studi che non fanno per me e vorrei poterlo dire ai miei, che invece ne sono sempre stati orgogliosi, ma sono talmente confusa che in realtà non saprei nemmeno individuare una carriera alternativa.
Quindi, Alice è in crisi: crede di aver sbagliato strada, che non sia questo il suo lavoro, ed un errore banale diventa ai suoi occhi la prova della sua incompetenza. Inoltre, cosa di non secondaria importanza, si è accorta di non riuscire a sopportare il dolore degli altri. Eppure quando noi l'abbiamo conosciuta, indossava il camice da specializzanda. Cos'è successo poi?

sabato 25 febbraio 2017

L'amore, il dolore e il vuoto: "Qualcosa" di Chiara Gamberale

Qualcosa
di Chiara Gamberale
Longanesi, 2017

€ 17
pp. 179



Avete presente cosa significa “sentire”? E se ce l’avete presente, forse, avete presente anche cosa significa sentire tanto, sentire tutto, sentire troppo…
Ecco, la protagonista di questo breve e atipico romanzo sente troppo, è Qualcosa di Troppo. Mangia troppo, dorme troppo, corre troppo, gioca troppo, vuole troppo, soffre troppo, è felice troppo. E tutti gli abitanti del regno di cui è principessa la evitano: i Bambini Abbastanza non possono sopportare tutto quel troppo, a loro sta bene accontentarsi di una partita a rubabandiera e scrivere su Smorfialibro tutto ciò che fanno e sentono. Invece Qualcosa di Troppo vive sempre una nuova sfida, e lo fa a modo suo, esagerando. Che sia correre a perdifiato per le foreste del regno o nascondersi in tutti gli angoli del castello, passa le sue giornate come se l’intero creato fosse, sotto sotto, un immenso parco giochi costruito appositamente per permettere a lei di non annoiarsi mai.

Finché un giorno… finché un giorno la sua mamma se ne va, e lascia nel cuore di Qualcosa di Troppo un vuoto, un buco troppo buco in un cuore troppo cuore.  

venerdì 24 febbraio 2017

"I difetti fondamentali": l'arte del racconto al suo meglio

I difetti fondamentali
di Luca Ricci

Rizzoli, 2017

€ 20 
pp. 344



Gli scrittori: figure complesse, spesso raccontate nella loro parte migliore. Ma cosa pensano veramente? E come si comportano fuori dai riflettori?
Ebbene, hanno dei difetti. Quattordici Difetti fondamentali, tanto più umani che letterari.
Nella sua ultima raccolta di racconti (edita da Rizzoli), Luca Ricci indaga proprio questa categoria professionale − se così si può definire – in chiave postmoderna, spogliandola dall’incarto. E lo fa proprio bene, guardando i suoi personaggi dall’interno, li lascia parlare come in confessione, si ficca nelle loro teste, di quei ‘tipi eccentrici’, e li porta al limite del grottesco.

Il punto di vista  è  quasi sempre quello del protagonista-narratore, in una prospettiva psicologica, che investe l’atteggiamento mentale. Luca Ricci coglie le necessità dei suoi personaggi, per cui lascia che si esprimano in libertà, nello loro pulsioni (anche quelle più sfacciate), nei sentimenti (persino quelli inediti), nelle manie e altro ancora. Tuttavia, non è uno sguardo asettico, il narratore coincide con il protagonista e il lettore gli entra in casa. Che sia l’Affittacamere o l’Adultero, l’Invidioso o lo Stregato, c’è un’ossessione di fondo che li accomuna, una sorta di redenzione artistica, che si attende in fila, con il narcisismo in mano.

"Il nido" di Tim Winton: l'involuzione della torre d'avorio

Il nido
di Tim Winton

Fazi Editore, 2017

Traduzione di Stefano Tumolini

Pp. 442
Cartaceo 19.50 €
E-Book     9.99 €



Dopo circa una cinquantina di pagine de Il nido di Tim Winton, uscito per Fazi Editore nella traduzione di Stefano Tumolini, il lettore medio potrebbe anche chiedersi se lo scrittore nato a Perth nel 1960 non abbia sbagliato il titolo. Già perché, e lo è ancora di più se il lettore è italiano (per i motivi che tra poco illustreremo), "Il nido" dà l'idea di un luogo magari un po' nascosto ed oscuro, ma in un certo qual modo caldo, accogliente e molto famigliare. Sicuramente, in merito alla parola "nido", per chi lo legge dall'Italia rilevante è il ricordo/rimando alla poetica di Giovanni Pascoli, forse il massimo cantore di tale specifica figura letteraria. Già perché il nido descritto da Tim Winton più che ad un qualcosa di accogliente e riparato ha le connotazioni di un tana di qualche sordida bestia: infatti il protagonista, Tom Keely, ex politico ed attivista ambientalista, si è, giustappunto, rintanato in un piccolo e squallido appartamento in cima al grattacielo Mirador di Fremantle, vivendo da solo, ormai al verde, con la reputazione distrutta ed isolato dal mondo. Già proprio alla stregua di una bestia feroce e magari pure ferita che si nasconde nella sua tana.

giovedì 23 febbraio 2017

#paginedigrazia: Ecce Cosima: l'autobiografia romanzata di Grazia Deledda

Cosima
di Grazia Deledda
a cura di Giovanna Cerina
Ilisso, 2005

pp. 143

cartaceo: 11, 00 euro
e-book: 4,90 euro


Dopo mesi di recensioni dedicate all’opera omnia di Grazia Deledda all’interno di una rubrica ambiziosa come #paginedigrazia, concepita appositamente in occasione del duplice anniversario deleddiano del 2016, scrivere di Cosima, ovvero dell’autobiografia romanzata dell’autrice Premio Nobel, si rivela forse il compito più complesso. In che modo commentare questo ultimissimo lavoro, ritrovato dagli eredi e pubblicato postumo, dapprima a puntate su «La Nuova Antologia» (dal 16 settembre al 16 ottobre 1936) e poi in volume autonomo dall’editore Treves (1937)? Non che la Deledda non abbia disseminato più e più volte indizi di vita vissuta tra le righe della sua vastissima produzione; al contrario. La stessa critica di matrice biografica si è anzi per sua natura e proprio per questo prodigata a rintracciare assonanze e consonanze tra verità e fantasia, tra realtà e invenzione. E tuttavia, nonostante ciò e nonostante l’artificio letterario su cui il tutto si regge, Cosima riesce a incutere sempre un certo rispettoso pudore, come se ancora ci chiedesse di essere letto più in confidenza, oltre la curiosità per il mero retroscena, alla scoperta di significati meno referenziali, più simbolici e sempre attuali.

«Se tu mi dici che è ora, ogni ferita diventa cicatrice. Lince, tu dici che sia ora?»

Il giro del miele
di Sandro Campani
Einaudi, 2017

pp. 242
€ 19,50 (cartaceo)
€ 9,99 (book)

Perché, Davide, non sei più il ragazzo che abbiamo amato? Sarebbe così comodo, per tutti quanti noi. (p. 201)
Paese dell'Appennino, probabilmente toscano, dalla parlata dei suoi abitanti. È di notte che il crepitio del fuoco si fa più intenso, bere si tramuta in un atto liberatorio, in grado di aprire le saracinesche dei ricordi. Una notte come questa, alla porta dell'anziano falegname Giampiero bussa un gigante, il giovane Davide, per anni una sorta di figlio putativo per Giampiero e la moglie Ida. Ciononostante, è da tanto che Davide non fa più loro visita: e dunque, perché proprio quella notte? Ha l'aria di voler parlare e un bicchiere di vino - facciamo una bottiglia - e un posto vicino al fuoco non si negano a nessuno. Ecco che i due, rappresentanti di due generazioni ben diverse, ma colpite ugualmente dalla crisi economica e, più in generale, dai colpi mancini della vita, aprono un viaggio nei loro ricordi. A vegliarli e a costringere loro a parlare, almeno simbolicamente, la presenza tanto fantasticata di una lince: in tanti in paese sostengono di averla vista; le prove non ci sono, ma questo animale si fa spesso nume tutelare di una ferinità istintiva e innegabile, che spinge (o almeno in passato ha spinto) ad agire entrambi i protagonisti.

mercoledì 22 febbraio 2017

"L'ombrello di Nietzsche": Una passeggiata tra cielo e terra

L'ombrello di Nietzsche
di Thomas Hürlimann

traduzione di Mariagiorgia Ulbar

Marcos y Marcos, 2017

pp. 64
€14 (cartaceo)


Quando immaginiamo i grandi pensatori del passato crediamo inconsciamente che le loro riflessioni, le loro opere siano da sempre lì, che l'umanità abbia potuto da sempre godere dei testi che riportano le loro idee rivoluzionarie. Però non ragioniamo mai sul fatto che quei concetti, quelle parole sono il frutto di un lungo cammino, di un percorso di pensiero durato anche diversi anni e poi finalmente sfociato nei principi che noi tutti conosciamo.

Oggi ci troviamo ad analizzare un'opera che ha per protagonista Friedrich Nietzsche, del quale molti avranno solo un vago ricordo, qualche reminiscenza dagli anni del liceo che conduce in una sua celebre affermazione ("Dio è morto"). Thomas Hürlimann ambienta L'ombrello di Nietzsche nell'agosto del 1881, quando il filosofo tedesco è a Sils-Maria, in Engadina; nel corso di una passeggiata vede il suo ombrello rosso volare, sospinto dal vento. Ora che non c'è più nulla a frapporsi tra l'uomo ed il cielo, tra l'essere umano e la violenza degli elementi, solo un gatto pare indicare il cammino da seguire, sotto una pioggia scrosciante che tutto lava. 

#CritiCINEMA - Quando la religione diventa un cult

Il peso di Dio. Il vangelo di Lenny Belardo
di Paolo Sorrentino
Einaudi, 2017

pp. 134
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Il passato è un luogo vasto e dentro c'è di tutto. Il presente no. Il presente è una feritoia dove c'è spazio per un solo paio di occhi. I miei. (p. 18)
The Young Pope è stata una delle serie televisive più discusse, ammirate e criticate degli ultimi anni. Andata in onda a partire dal 21 ottobre 2016 su Sky Atlantic, ha visto agire un sempre splendido Jude Law nelle vesti insolite di un papa giovane e bizzoso, salito al soglio pontificio quasi per un miracolo e fin da subito rivoluzionario. O reazionario, dipende dalla prospettiva. Non desidera mostrarsi ai fedeli, riporta tutto alla fase dogmatica della Chiesa e ribadisce l'infallibilità papale. Per quanto il segretario di Stato, Cardinal Voiello, faccia di tutto per far ragionare Sua Eminenza (anche in termini di economia del Vaticano e di pubblicità mediatica, non crediate), Lenny Belardo, anzi Papa Pio XIII, vuole gestire le cose a suo modo. Tutt'al più può consigliarlo Suor Mary, sua madre spirituale, che ha allevato Lenny quando era giusto in orfanotrofio, dopo l'abbandono dei genitori. 

martedì 21 febbraio 2017

Jamie Vardy - Dal nulla. La mia storia

Jamie Vardy-Dal nulla. La mia storia
di Jamie Vardy e Stuart James
traduzione di Stefano Chiapello
Bompiani overlook, 2016

pp. 264

cartaceo: € 17
e-book: € 9,99



A molti (compresa la sottoscritta) il nome Jamie Vardy non dirà granché, ma per gli appassionati di sport è semplicemente la prova che non si deve mai smettere di credere nei propri sogni.
Jamie Richard Vardy nasce a Sheffield nel 1987 ed inizia a giocare a calcio fin da bambino nelle giovanili della squadra della sua città, lo Sheffield Wednesday.
Vardy alterna il calcio al lavoro in una fabbrica di sostegni ortopedici e sogna di diventare come il suo mito: David Hirst.

Arabia svelata, ma non troppo. Ai confini di un pregiudizio

Arabia Svelata... e ritorno a casa
di Alessandro Agostini
autopubblicazione (2016)

pp. 263
 16,49 (cartaceo)
 7,99 (e-book)



Arabia Svelata...e ritorno a casa è un testo molto ambizioso nel progetto e con alcuni spunti davvero interessanti, ma che in generale mi ha lasciato qualche perplessità. Innanzitutto raccontare l'esperienza di docenza in un posto così particolare, con dei codici così rigidi e lontani dal mondo occidentale è sempre una sfida importante e meritevole. Avere la visione in prima persona di chi ha vissuto un contesto, e vuole trasmettere quello che ha visto, è un passo importante contro i tanti pregiudizi che concorrono ad alimentare paure verso cose che non conosciamo e soprattutto verso un concetto generico di cultura, che spesso tende ad etichettare la varietà di comportamenti e situazioni in cui l'uomo può trovarsi. Mettere, al contrario, l'uomo al centro è sempre il modo giusto per conoscerci e conoscersi.  

lunedì 20 febbraio 2017

#paginedigrazia: Novelle (volume sesto) - L'insegnamento più bello che ci lascia una grande scrittrice.

Novelle - volume sesto
di Grazia Deledda
prefazione a cura di Giovanna Cerina
Nuoro, Ilisso, 1996

pp. 278
cartaceo: € 11
e-book: € 4,90


Eccoci giunti all'ultimo libro di Novelle di Grazia Deledda; in particolare, il volume sesto comprende le raccolte Sole d'estate (1933) e Il cedro del Libano (1939). 
Di queste, la seconda uscì dopo la scomparsa dell'autrice.

La Deledda che emerge da queste storie è, oramai, una donna matura, conscia delle possibilità narrative che la lingua le mette a disposizione, e incredibilmente esperta nell'uso degli strumenti retorici sui quali lavora da una vita.

Iniziando dall'analisi della raccolta Sole d'estate, possiamo cominciare col dire come la stessa comprenda venticinque novelle, e prenda il titolo da quella chiamata col vocabolo greco Théros, il cui significato è, appunto "Sole d'estate".

"Le nostre anime di notte": il privilegio di incontrare Cathy Haruf

Il 12 febbraio NN editore e il Teatro Franco Parenti hanno reso omaggio a Kent Haruf con una serata di letture da Le nostre anime di notte, ultimo romanzo uscito il giorno successivo nelle librerie. 
Insieme a loro i lettori appassionati che lo hanno seguito nello straordinario viaggio della Trilogia della pianura, perdendosi e ritrovandosi tra le strade di Holt, un luogo dall'anima americana ma capace di cristallizzare lo spazio in un frammento di eterno. Ospite d'onore della serata è stata Cathy Haruf che ci ha regalato il proprio tempo, ma soprattutto i propri ricordi raccontando l'avventura letteraria e umana del marito. Abbiamo avuto l'onore di incontrarla prima che cominciassero le letture e di sfogliare in anteprima le pagine di Le nostre anime di notte. Insieme a lei siamo partiti per un viaggio che è cominciato proprio a Holt, quella cittadina che non esiste su nessuna carta geografica ma che prende così tanto delle piccole città d'America e del mondo. Una comunità formata da tante sotto comunità, ognuna dominata da regole feroci, prima tra tutte il pregiudizio che Kent conosceva molto bene e che ha provato sulla propria pelle. 

«Alla fine ci si porta dietro solo la felicità»: “Quando sarai più grande capirai”, di Virginie Grimaldi

Quando sarai più grande capirai
di Virginie Grimaldi
traduzione di Francesca Novajra
Milano, Mondadori, 2017

pp. 300
€ 19


 
Quella di Quando sarai più grande capirai è il racconto di una rinascita. È una di quelle storie che si soffermano sul punto di rottura dell'esistenza di una persona, quel momento in cui la facciata di una vita ordinaria e tranquilla si spezza per lasciare sul pavimento schegge acuminate.
Durante un sabato come tanti altri, la frenetica vita di Julia viene scossa dall'annuncio dell'improvvisa morte del padre, e lei, di professione psicologa, perciò addestrata a gestire il dolore altrui, crolla sotto il peso di una notizia tanto dolorosa. All'evento luttuoso si aggiungono poi la perdita dell'amatissima nonna e successivamente la condotta non proprio esemplare del fidanzato, il quale si scopre essere tutt'altro che il compagno perfetto con cui condividere il proprio cammino.
Delusa dalla vita, Julia sceglie di scappare lontano da Parigi, rispondendo ad un annuncio di lavoro che la porterà nei paesi baschi, più precisamente a Biarritz. Lì, ricoprendo l'incarico di psicologa di un centro anziani, si nasconde dal mondo intero fino a quando scoprirà che non si può scappare a lungo senza che quello che ti sei lasciata alle spalle ti venga presto a cercare. Marc, il fidanzato colpevole, la madre, sua sorella: tutti gli attori della sua vita torneranno pian piano per stanarla nel suo rifugio, perché si renda conto che si può fuggire da tutto ma non da sé stessi.

domenica 19 febbraio 2017

#CritiMusica | Commentare la musica di Franco Battiato: intervista a Paolo Jachia e Alice Pareyson

Dopo la recensione al libro Franco Battiato. La cura - 27 canzoni commentate, 1971-2015, edito lo scorso anno da Fabio D'Ambrosio, pubblichiamo l'intervista agli autori del volume, Paolo Jachia e Alice Pareyson, a cui va il nostro ringraziamento. Grazie anche all'editore per la collaborazione.

Il volume si presenta con l'intento di applicare gli strumenti dell'analisi letteraria, il commento e la parafrasi, alla canzone. Come nasce quest'idea e perché la scelta è ricaduta proprio su Franco Battiato?
Perché l’analisi letteraria permette di scoprire i mondi straordinari della canzone partendo dalla convinzione che la canzone è letteratura. L'idea dell'analisi letteraria applicata alla canzone è un progetto che Jachia, D’Ambrosio e Pareyson hanno particolarmente a cuore. Paolo Jachia è professore di semiotica delle arti e della letteratura ed è critico della canzone d’autore italiana, Alice Pareyson è studentessa a Lingue e Letterature Straniere e si interessa di letteratura inglese e russa e in particolare di avanguardie di inizio Novecento. Fabio D’Ambrosio è interessato ai nuovi linguaggi, vale a dire a sperimentazioni linguistiche e contenutistiche con finalità sociale e al loro ruolo nei fenomeni culturali di massa.

sabato 18 febbraio 2017

#CriticaNera - Di cosa parliamo quando parliamo di noir (2^ parte)

L'indagine continua... Foto di ©Nicola Campostori

 Prosegue il dialogo tra Alessio Piras e Nicola Campostori sul noir. Qui trovate la prima parte.


(NICOLA CAMPOSTORI)
Nelle tue riflessioni sul noir è centrale il concetto di disincanto, che ti serve anche a sgombrare il campo da alcune definizioni fuorvianti: mi dicevi ad esempio che una delle etichette che vanno più di moda, quella di noir mediterraneo (categoria nella quale potrebbe rientrare anche il tuo romanzo), secondo te “non sta in piedi”; nell'articolo
«Cronache del disincanto. Una comparazione tra Manuel Vázquez Montalbán e Bruno Morchio», scritto per la rivista Altre modernità, condividi infatti le riflessioni di Javier Sánchez Zapatero e Alex Martín Escribà, i quali affermano che:
[…] il criterio geografico è per sua natura limitante vista la pretesa totalizzante di questo tipo di narrazioni” e che sia perciò “più opportuno basare le comparazioni che portano alla definizione delle etichette e alla classificazione dei generi letterari su elementi strutturali e narrativi più solidi”. Anziché di noir mediterraneo bisognerebbe allora parlare di “cronaca del disincanto”, definizione che arriva ad includere “le narrazioni di un intero continente, l’Europa, che dalle coste del Mediterraneo a quelle del Mare del Nord è attraversato da una comune necessità di critica sociale e politica che metta in discussione lo status quo su cui si fondamenta l’attuale Unione Europea.
Vogliamo approfondire questa riflessione sulla definizione restrittiva di noir mediterraneo?

venerdì 17 febbraio 2017

Raccontare la mafia attraverso gli occhi di un bambino: lo splendido esordio di Marco Missiroli

Senza coda
di Marco Missiroli
Feltrinelli, 2017

€ 8,50 (cartaceo)
pp. 156


Pare un gioco da bambini, l'atto di staccare la coda alle lucertole e collezionarle in un barattolo ha qualcosa del trofeo di guerra. Crudele e sanguinoso. Ma le lucertole, poi, continuano a vivere. Invece gli uomini che Pietro guarda alla televisione, coperti dal telo bianco e immersi nel loro stesso sangue, non fanno parte di un gioco. C'è qualcosa sotto, che il bambino non riesce ad afferrare, come invece fa nei suoi consueti giochi all'aria aperta. D'altra parte, sono tante le cose che Pietro non capisce: ad esempio, perché sua madre di tanto in tanto abbia lividi sul corpo, insieme a una tristezza che si fa sempre più contagiosa. Almeno finché Pietro non esce, chiacchiera con l'anziano giardiniere, gioca con il suo amichetto Luigi e dimentica, per qualche tempo, ciò che avviene entro le mura domestiche. Però il suo stomaco ricorda tutto, e si chiude drammaticamente quando il cibo nel piatto ha qualcosa che mantiene inalterata la forma dell'animale. Suo padre, invece, non sembra neanche notarlo, mentre mangia rumorosamente il contenuto del piatto e incita - obbliga? - Pietro a imitarlo. Perché il bambino vorrebbe compiacere il genitore, lo vorrebbe davvero, ma ci sono tante cose che la sua tenera età non riesce a spiegare; eppure l'istinto lo avverte di stare vigile... 

Un diario privato per leggere la vita pubblica: "La complicità del perdono" di Luigi Mazzella

La complicità del perdono
di Luigi Mazzella
Marsilio, 2016

pp. 410
€ 28,00 (cartaceo)



Gertrude è un nome pesante, almeno per chi è consapevole delle reminiscenze letterarie che si porta dietro. Shakespeare, ovviamente, ma anche Manzoni, fino ad arrivare a Gertrude Stein. Una carrellata di personaggi, storicamente esistiti o frutto della fervida immaginazione di scrittori e poeti, che in un modo o nell'altro hanno ribaltato i canoni tradizionali della femminilità. Gertrude Cristianiani, come ci informa già nelle prime righe del suo diario, porta questo nome "come un fardello". Non è facile infatti reggere il confronto con gli esempi di cui si è detto sopra, a maggior ragione quando si ha la vivida percezione che il proprio ruolo di figlia, (ex) moglie e madre necessita di essere messo a fuoco.

giovedì 16 febbraio 2017

#paginedigrazia - Grazia Deledda e il Corriere della Sera: «sulla carta millimetrata del Novecento non collima mai»

Grazia Deledda e il Corriere della Sera. Elzeviri e lettere a Luigi Albertini e ad altri protagonisti della Terza Pagina
di Giambernardo Piroddi
Edes, 2016

pp. 446
28€



In questo lungo viaggio che ha portato noi collaboratrici di Critica Letteraria alla (ri)scoperta dei capolavori deleddiani, da quelli più celebri ai meno conosciuti, e che abbiamo saggiamente chiamato #paginedigrazia, ho avuto l’occasione di avvicinarmi a testi di natura ibrida e complessa, che racchiudono le diverse anime del Premio Nobel nuorese: Grazia autrice, giornalista, Grazia madre e moglie, Grazia intellettuale e, sopra a tutto, Grazia scrittrice nel senso più ampio del termine.
Uno di questi testi, il più ibrido e complesso, se dobbiamo dirla tutta, è Grazia Deledda e il Corriere della Sera. Elzeviri e lettere a Luigi Albertini e ad altri protagonisti della Terza Pagina di Giambernardo Piroddi. In questo certosino lavoro di ricerca e documentazione, Piroddi ricostruisce, e integra con pertinenti osservazioni, l’epistolario di Grazia Deledda con Luigi Albertini e i successivi direttori del Corriere della Sera, negli anni della sua collaborazione con il quotidiano milanese, in qualità di elzevirista; collaborazione che ha attraversato i primi decenni del Novecento, dal 1909 all’anno della morte della scrittrice, il 1936. Con un lungo periodo di pausa, negli ultimi anni del primo conflitto mondiale.

«E adesso parla con me. Dimmi qualcosa che non ho ancora mai sentito».

Le nostre anime di notte
di Kent Haruf
NN editore, 2017

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp.  171
€ 17 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)




Metti caso di scoprire un autore dal suo ultimo libro. Metti anche di non avere mai iniziato la Trilogia della Pianura non per pregiudizi, perché il fatto che una trilogia scoraggiava un po', in questo periodo colmo di impegni. Metti di avere avuto un primo piccolo ripensamento quando hai letto la recensione entusiasta di Debora Labruschini, pochi giorni fa. Poi, è arrivato questo librino, e in men che non si dica tutto è andato da sé: la lettura in una notte di Le nostre anime di notte e subito dopo il click un po' sincopato per accertarsi che il cofanetto della Trilogia fosse ordinato correttamente.

mercoledì 15 febbraio 2017

Andrea Piva fa all-in: "L'animale notturno" conquista il lettore

L'animale notturno
di Andrea Piva
Giunti, 2017

pp. 366
€ 16


"Per diventare ricchi, si doveva iniziare con lo spendere da ricchi". 
Con questa idea Vittorio Ferragamo, sceneggiatore cinematografico caduto in disgrazia, decide di tentare il tutto per tutto: con i pochi soldi rimasti, vivrà a Roma al di sopra delle sue possibilità - e la ricchezza verrà da sé. 
"E se qualcuno nella mia testa sosteneva il contrario, perchè a dire il vero qualcuno che sosteneva il contrario nella mia testa c'era, quello era solo un disfattista, una stupida ansiosa formichina nemica del progresso".
Va tutto avanti così, questo - bellissimo - romanzo: con i pensieri altalenanti del protagonista, intorno a quella che potrebbe essere l'impresa del secolo, oppure la più solenne sciocchezza mai tentata: provare a rientrare nel giro delle celeb semplicemente frequentandone gli ambienti, a diventare ricco comportandosi come tale. In realtà le cose prendono una piega ben diversa da quello che Vittorio si aspetta: non lo scintillante mondo del cinema lo attende, ma uno studio polveroso, un vecchio senatore solitario e il suo amico bipolare, che gli sveleranno i segreti del poker americano. A portare Vittorio al tavolo da gioco è una complessa combinazione di eventi e incontri, unita a un bagno di realtà e a una buona dose di fortuna. La prima gli impone di constatare che il ricco e falso mondo del cinema non perdona, smontandogli tutte le sue convinzioni sul fatto che uno "bravo come lui" una strada la troverà per forza. La seconda, invece, lo pone davanti alla sua reale abilità: giocare a carte. Il gioco d'azzardo si rivela una miniera per lo squattrinato sceneggiatore.

"Stranieri alle porte": l'ultimo volo di Zygmunt Bauman

Stranieri alle porte
di Zygmunt Bauman
Laterza, 2016
pp. 104 
€ 14,00

Titolo originale: Strangers at Our Door
Traduzione di Marco Cupellaro

Letto pochi mesi dopo la morte dell’autore e a pochi giorni di distanza dal provvedimento radicale di Donald Trump in tema d’immigrazione, Stranieri alle porte pare lanciare il suo messaggio profetico attraverso il tempo, smontando pezzo per pezzo la mitologia dell’“uomo forte”, quella dello “straniero nemico/pericolo da debellare/minaccia da circoscrivere”, e analizzando invece le cause di una paura atavica che acquista nel contemporaneo sfumature e declinazioni radicalmente nuove.

martedì 14 febbraio 2017

"Metti l'amore sopra ogni cosa", anche sopra l'individualismo

Metti l'amore sopra ogni cosa
Una filosofia per stare bene con gli altri
di Armando Massarenti

Mondadori, 2017

pp. 132
€ 16 (cartaceo)



«A chi non è mai capitato di sentirsi sconfitto, messo ko, da situazioni che neppure riusciva bene a inquadrare razionalmente? Nella vita in generale ma soprattutto in amore».  Inizia così il nuovo libro di Armando Massarenti, in libreria da oggi. Non a caso sulla copertina trovate il marchio della collana mondadoriana "Strade blu"; anche quest'opera si inserisce in una vena di sperimentalismo, contaminazione di generi: tra filosofia e saggistica, quasi “manuale d'amore 2.0”, come lo definisce lo stesso Massarenti nell'opera (cfr. p. 24), ma oserei dire manuale per aiutarsi a stare al mondo e uscire dall'ipertrofico egotismo del presente.

«Chi ha oggi ancora la forza feroce di amare?»: quando l'amore mette alla prova la filosofia

Ti amo. Filosofia come dichiarazione d'amore
di Simone Regazzoni
UTET Libri, 2017

pp. 144

L'amore? Ciò di cui la filosofia non può parlare: ma che deve dichiarare, esponendosi così al proprio limite: all'impossibile "ti amo". Ti amo: una non-frase, qualcosa che forse non appartiene neppure al linguaggio. (p. 28)
Abbandonate l'idea di una filosofia solamente teorica: c'è corpo, c'è musica in questo Ti amo di Simone Regazzoni. Persino le parole hanno un corpo e una loro musica, così armonizzate e concrete in una danza che ha molto del rituale amoroso. Un amplesso con le parole: si può fare? Regazzoni ci prova, e il risultato è un libro esperienziale, che affonda nel memoir, per poi piegare - quando meno ce lo aspettiamo e abbiamo ormai abbassato qualunque difesa - verso il filosofico e l'universale. Perché il segreto è proprio questo: tessere una trama fitta di rimandi personali, tutti estrovertiti e dedicati a un "tu" che non risponde mai, in un viaggio al termine di se stessi e delle proprie parole, per toccare l'amore. Vi è molto dell'omaggio classico alla donna amata, ma nella lode è pur sempre incluso l'io senziente (non razionale, poiché «io penso dove non amo e amo dove non penso», p. 88), che legge i segni di ciò che "accade" e che non può però dominare. Ci vuole coraggio, per accettare di vivere un amore così, inesplicabile eppure descrivibile, implacabile nell'affondare i propri denti nella nostra vita e divorare tutte le certezze. Infatti, «nessuno può seriamente pensare di amare davvero e restare vivo» (p. 62). Filosofia e letteratura di tutti i tempi lo provano; così la musica, che infoltisce le pagine di questo librino di testi e note (non per niente, nelle prime pagine Regazzoni suggerisce la colonna sonora per la lettura). 

lunedì 13 febbraio 2017

#paginedigrazia - "Fior di Sardegna", di Grazia Deledda: il mal d'amore che stringe il cuore

Fior di Sardegna
di Grazia Deledda
Prefazione e cura di Paola Pittalis
Nuoro, Ilisso, 2007

pp. 240
€ 11,00 (cartaceo)
€ 4,90 (ebook)

Primo romanzo lungo, e prima opera pubblicata con il suo vero nome, Fior di Sardegna è una lettura irrinunciabile per tutti coloro vogliano approfondire la figura di Grazia Deledda. Siamo nel 1891, e, a detta della stessa scrittrice, «l'indole» del libro si può definire «tanto drammatica quanto sentimentale, e anche un pochino verista, se “verismo” può dirsi il ritrarre la vita e gli uomini come sono, o meglio come li conosco io» (dalla Prefazione, p. 7). Una dichiarazione di fedeltà al proprio ambiente etnografico e linguistico, oltre che una presa di posizione rispetto all'autenticità, e all'unicità, della propria visione: «Descrivo fedelmente i nostri originali e bizzarri costumi: gli splendidi e sconosciuti paesaggi, gli usi, le passioni, i tipi: tutto infine il meglio che mi parve poter interessare il pubblico, lasciando da parte le scene selvagge, le storie di sangue fin qui narrate dai novellieri sardi, per cui la nostra cara Isola viene considerata come un focolare d'odio e di sangue». La consapevolezza dell'originalità della propria scrittura si unisce, in queste straordinarie parole, alla volontà di rendere giustizia alla Sardegna, offrendo al pubblico una nuova visione della sua tanto amata terra. Questa volontà riabilitativa è ben espressa nel romanzo, e dà luogo ad un libro in cui emergono precisamente le caratteristiche tipiche del mondo sardo. Come dice bene Paola Pittalis nella Prefazione (p. 10):

Un tenero on the road della parola

In fuga con la zia
di Miriam Toews

Marcos y Marcos, 2009
Traduzione di Claudia Tarolo

pp. 348
€ 12,00


Sono così stanca. Il mio fidanzato ha preferito Budda a me. Soffro il jet lag. Ho appena accompagnato mia sorella in un ospedale psichiatrico. Sono improvvisamente responsabile di due ragazzi, uno che non spiccica parola e l'altra che non sta mai zitta, e non ho la più pallida idea di come occuparmi di entrambi.

Le zie, nell'universo letterario, in genere sono i parenti tenuti più in secondo piano. Usurpate da matrigne (normalmente cattive), nonni (che subentrano a genitori scomparsi), fratelli (che proteggono dalla cattiveria del mondo adulto) e finanche animali domestici (gli unici che veramente comprendono), non hanno mai avuto un ruolo primario come eroi letterari. Solo negli ultimi cinquant'anni hanno cominciato a rivendicare per sé un ruolo di maggior rilievo: così su due piedi possiamo annoverare l'eccentrica zia Augusta di Graham Greene, la viveuse Mame di Patrick Dennis e, da oggi, anche la giovane, confusa e coraggiosa Hattie Troutman di Miriam Toews.

domenica 12 febbraio 2017

"Un segreto non è per sempre", la felice conferma del talento di Alessia Gazzola

Un segreto non è per sempre
di Alessia Gazzola
collana La Gaja Scienza
Milano, Longanesi, 2012

pp. 416
cartaceo € 17,60
ebook € 8,99

Un segreto non è per sempre è il secondo atteso capitolo dell'ormai celebre saga letteraria di Alessia Gazzola: dopo lo straordinario successo del primo volume della serie (L'Allieva, già recensito su Critica Letteraria), la scrittrice siciliana si è buttata a capofitto nella scrittura del secondo romanzo, dando alle stampe un'opera più complessa della precedente, non solo per il numero di pagine, più elevato, ma anche per il lento svolgersi della trama, un intrico complicato e coinvolgente, tale da tenere il lettore incollato alle pagine.
Siamo a Roma, sempre nell'istituto di medicina legale in cui Alice sta conseguendo la sua specializzazione, e un nuovo caso le piomba tra le mani, stuzzicando la sua curiosità: un famoso scrittore di origini ungheresi, Konrad Azais, viene trovato morto nella sua villa, il giorno del compleanno della nipote prediletta, Clara. Tutta la famiglia era riunita al completo, eppure nessuno sembra aver visto nulla. Solo la ragazza nasconde un segreto e non sarà facile farla parlare. Chi sta coprendo? Cos'è successo davvero? Inoltre, a mischiare le carte ci pensano due colpi di scena: il ritrovamento di una presunta lettera d'addio scritta da Konrad, che potrebbe far pensare ad un suicidio, e l'omicidio di colei che nel testamento è stata dichiarata erede universale. E, secondo la migliore tradizione, il colpevole non è mai quello su cui convergono tutti gli indizi e, soprattutto – si veda la lezione di Agatha Christie –, non è mai uno solo. Saranno le indagini di Alice e dell'ispettore Calligaris – il cui sodalizio è sempre più forte – a risolvere il caso.

sabato 11 febbraio 2017

#ScrittoriInAscolto: La Napoli eterna e moderna di Lorenzo Marone in Magari domani resto

Magari domani resto
di Lorenzo Marone
Feltrinelli, 2017 
pp. 315
Cartaceo 16,50 €
E-book 9,99 €

Venerdì 10 febbraio presso la Fondazione Feltrinelli di viale Pasubio a Milano è stato organizzato un incontro tra i principali blogger letterari e Lorenzo Marone, appena uscito per Feltrinelli con un nuovo romanzo. Mentre lo scrittore napoletano ha iniziato ad illustrare la vicenda, quasi immediatamente, ci è venuto in mente un collegamento, forse un po' spericolato ma non così peregrino, C'è una battuta infatti in Ricomincio da tre, il celebre esordio al cinema di Massimo Troisi, che ben si sposa con Magari domani resto, giustappunto il nuovo libro di Marone. La battuta è la seguente:
"Da dove venite?". "Da Napoli". "Ah, emigrante". "No, no, anzi, a Napoli avevo anche un lavoro, sono partito così per viaggià, per conoscere".

Trilogia della pianura: canto di speranza e umanità

Canto della pianura
di Kent Haruf
NN editore, 2015

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp. 304
€ 18 (cartaceo)

Crepuscolo
di Kent Haruf
NN editore, 2016

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp. 320
€ 18 (cartaceo)

Benedizione
di Kent Haruf
NN editore, 2015

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp. 280
€ 17 (cartaceo)

Se non avete ancora letto la Trilogia della pianura di Haruf, fatevi un favore: chiudete immediatamente questa pagina e correte a procurarvi i libri. Non ve ne pentirete. Probabilmente sarà tra le cose più belle, intense, liriche e reali che vi capiterà di trovare fra i romanzi contemporanei e di cui non ringrazieremo mai abbastanza la casa editrice NN per averla – tanto magistralmente – tradotta in italiano, facendo conoscere anche al pubblico nostrano la voce struggente di Kent Haruf, l’acclamato romanziere statunitense scomparso alla fine del 2014.
Tre romanzi che possono essere letti anche svincolati gli uni dagli altri, seguendo l’ordine cronologico di scrittura (quello che ho fatto io) o di pubblicazione o, ancora, immaginandoli ognuno come una storia a sé stante. Quale che sia la scelta, resta invariato il piacere di una lettura su più livelli, ricchissima di spunti, che incanta da un punto di vista tematico quanto strutturale: è il miracolo della letteratura, vivissima, l’uso sapiente della parola capace di rendere straordinarie vite comuni di quell’umanità piccola di un immaginario paese della profonda provincia americana. Quella stessa capacità di rendere letteraria e lirica la vita ordinaria di un professore mediocre (Stoner, romanzo praticamente perfetto), l’uso attento della parola, della punteggiatura, delle pause e dei silenzi della scrittura di Jenny Offill (anche i suoi romanzi nel catalogo NN); fortissimo l’eco, inoltre, dei grandi maestri della narrativa americana, novecentesca e contemporanea, tra Hemingway, Faulkner, Strout, in una commistione continua di generi e forme letterarie, registri linguistici, modalità espressive. Una narrazione non del tutto priva di difetti: Benedizione, il terzo romanzo in ordine cronologico di scrittura e il primo ad essere stato tradotto in italiano (sulle ragioni della scelta rimandiamo al sito NN, dove ai tempi della pubblicazione era stata pubblicata una lunga lettera che ne spiegava le motivazioni) è il più slegato, non soltanto in termini di trama e personaggi ma anche nel tono – perfettamente adeguato al tema trattato – e quello a mio avviso nel complesso più debole, quasi l’urgenza della scrittura fosse stata impossibile da controllare. Al pari dell’urgenza della lettura: difficile centellinare le pagine, godendo forse così più appieno della parola, misurata e lirica, ma il legame emotivo che si crea con i personaggi “costringe” ad un una lettura vorace, per poi tornare indietro, ai passi più intensi e rileggerli ad un ritmo più lento.

venerdì 10 febbraio 2017

#CriticaNera - Ragnar Jónasson, "L'angelo di neve"

L'angelo di neve (Snjöblinda, 2010)
di Ragnar Jónasson
traduzione di Roberta Scarabelli
Marsilio Editori, collana giallosvezia

pp. 284
€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
O si viaggiava per mare, o si superava il passo montano, inaccessibile durante l'inverno, oppure si conosceva qualcuno con un aereo che potesse atterrare nel piccolo campo d'aviazione da cui ormai non partivano e non arrivavano più voli di linea che collegassero Siglufjördur alla capitale. Diversamente, il vecchio tunnel era l'unica via di comunicazione.

Siglufjördur, un villaggio di pescatori popolato da un migliaio d’anime, posto all’estremo nord dell’Islanda, praticamente ai confini del Circolo Polare Artico, è la destinazione scelta da Ari Thór Arason, allievo dell’Accademia di Polizia di Reykjavík in procinto di diplomarsi. Una scelta fatta senza rifletterci troppo ma quasi obbligata, vista la carenza generale di posti disponibili nei diversi comandi di Polizia, in special modo intorno alla capitale.

La Villa Savoye: storia di una casa-icona da abitare e... da restaurare

La villa Savoye.
Icona, rovina, restauro (1948-1968)
di Susanna Caccia e Carlo Olmo
Donzelli, 2016

pp. 223
euro 42,00

La villa Savoye. Icona, rovina, restauro (1948-1968), da poco pubblicato da Donzelli, è un vero e proprio ginepraio. Ma si badi: l’espressione, solitamente usata in chiave negativa, non vuole qui riferirsi a eventuali difetti del libro o a demeriti dei suoi autori, bensì restituire, con la metafora botanica, il fitto e intricato groviglio di dati che Susanna Caccia e Carlo Olmo hanno analizzato e interpretato per ricostruire la storia dei vari tipi di intervento a cui questo edificio, destinato a divenire paradigma e icona della modernità architettonica, è andato incontro nel corso del Novecento

giovedì 9 febbraio 2017

#paginedigrazia: Novelle (volume quinto) - Storie di vita semplice che diventa universale.

Novelle - volume quinto
di Grazia Deledda
prefazione a cura di Giovanna Cerina
Nuoro, Ilisso, 1996

pp. 422
cartaceo: € 11
e-book: € 4,90

Il nostro viaggio all'interno delle novelle di Grazia Deledda prosegue quest'oggi col volume quinto, nel quale possiamo annoverare tre raccolte: La casa del poeta (1930), Il dono di Natale (1930) e La vigna sul mare (1932).

Queste antologie vennero pubblicate da Treves (come è agevole dedurre dalla data riportata accanto al titolo) successivamente al conferimento del Premio Nobel (avvenuto nel 1926) alla scrittrice sarda, quando oramai ella aveva raggiunto e consolidato la sua fama all'interno del panorama della letteratura mondiale.

Italytime, una piattaforma per promuovere l'arte e il teatro italiano a New York




La scena newyorkese ospita un interessante progetto di sperimentazione artistica tutto italiano. Italytime, fondato da Vittorio Capotorto e Frank Pagano nel 2013, ha tantissime storie da raccontare e numerosi progetti in serbo per quest’anno. Abbiamo incontrato Frank Pagano, vicepresidente di Italytime, per saperne di più. Caro Frank, cos'è e com'è nato il progetto Italytime?
Italytime è una piattaforma culturale creata in seno al progetto no profit TeatroMania, attivo dal 1997. TeatroMania è una compagnia dedicata al teatro tradizionale, mentre Italytime è un progetto di sperimentazione libera. I nostri obiettivi principali sono aprire le porte a giovani artisti, organizzando eventi che offrano loro la possibilità di ‘mettere in scena’ il loro lavoro, e insegnare ai bambini come sfruttare la fisicità teatrale per l’apprendimento. Durante il nostro primo anno di attività, per esempio, abbiamo scelto di lavorare sul rapporto tra menzogna e verità: sul primo fronte, abbiamo invitato l’autore Laurence Cantor a produrre una riscrittura ‘americana’ di Le bugie con le gambe corte di Eduardo De Filippo, Born Liars; coi bambini, invece, l’autore Paolo Tartamella ha allestito per noi Pinocchio a Manhattan, un seminario teatrale in partnership con la Fondazione Collodi in cui s’immagina un Pinocchio che si ritrova a New York. Pinocchio a Manhattan è un testo senza fine, il che ha permesso ai bambini di produrre finali originali spiegando perché val la pena raccontare il vero, o no.

mercoledì 8 febbraio 2017

Sia tuo il frutto del giorno

Carpe diem
di Quinto Orazio Flacco
Fazi Editore, 2016

A cura di Giovanni Ricciardi

pp. 110
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

I liceali lo stanno per scoprire e gli ex liceali lo ricorderanno certamente, che nell'ora di latino tra un'asciutta versione di Tacito ed un'altra dell'ampolloso Cicerone si cela la bellissima sorpresa della poesia di Orazio, uno dei massimi lirici della letteratura latina. Su Orazio, figlio di un liberto che dalla natìa Venosa arriverà alla corte dell'imperatore Augusto, è stato scritto tantissimo e piuttosto che azzardarmi in spiegazioni potenzialmente scolastiche e ridondanti, preferisco consigliare, a chi volesse approfondire, di consultare un buon manuale di letteratura latina (in primis quelli di Gian Biagio Conte e Paolo Fedeli). Molto più coraggioso del sottoscritto è stato Giovanni Ricciardi, insegnante di latino e greco in un liceo classico di Roma, che ha selezionato e tradotto trenta dei più celebri e significativi componimenti oraziani.

Vita di Luigi Tenco, nato all'inizio della primavera e morto nella "città dei fiori"

Vita di Luigi Tenco
di Aldo Colonna
Prefazione di Umberto Broccoli 
Bompiani, 2017

pp. 317

12,00 euro

«Sono fuori di me
e sto in pensiero perché
non mi vedo rientrare».
Luigi Tenco


Luigi Tenco era nato il 21 marzo del 1938 e sarebbe morto il 27 gennaio 1967, nel bel mezzo dell'edizione del Festival di Sanremo al quale partecipava in coppia con Dalida: suicida per la delusione d’essere stato eliminato dalla gara, secondo alcuni; scientemente assassinato in quanto “uomo che sapeva troppo” rispetto al malaffare imperante nel retropalco del bel canto – e soprattutto perché deciso a denunciarlo subito e pubblicamente – secondo altri. In prima fila tra questi ultimi vi è anche lo scrittore e giornalista Aldo Colonna, autore della più recente biografia dell’artista a cinquant’anni dalla sua scomparsa – Vita di Luigi Tenco – più che mai convinto che l’interprete di Ciao amore, ciao sia stato ucciso proprio perché al corrente del «verminaio» nascosto sotto i lustrini della competizione canora e intenzionato a dare scandalo.

martedì 7 febbraio 2017

#critiCinema: Un film, un cupcake. Paterson, di Jim Jarmusch

«Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.»

Altro che Bohème.
Nella città di Paterson, in New Jersey, non succede mai niente.
Nella vita di Paterson (Adam Driver), che abita a Paterson, in New Jersey, non succede mai niente.
Vive in una casetta tutta fantasiosamente decorata a mano con sua moglie Laura (Golshifteh Farahani) - fricchettona ed entusiasta, che sembra esistere in un mondo suo pieno di progetti e sogni strampalati e inconcludenti, come diventare una stella del country o arricchirsi sfornando cupcake – e con il bulldog Marvin.
Ogni mattina si alza alla stessa ora, esce di casa, va al lavoro: guida il suo autobus e ascolta i discorsi della gente, che possono variare dai commenti sul tempo a una discussione su Gaetano Bresci, per bocca di due giovanissimi neoanarchici - che strano ritrovare i protagonisti di Moonrise Kingdom (Wes Anderson, 2012), che sembrano essere scappati ancora, ma questa volta dal quadro andersoniano per calarsi in una realtà di adolescenza di provincia!

L'elogio del barista: meglio berci su!

L'elogio del barista. Riflessioni semiserie di una psicoterapeuta sull'inutilità della psicoanalisi
di Caterina Ferraresi
Corbaccio, 2017

pp. 144
€ 10 (cartaceo)



Titolo curioso, sottotitolo davvero paradossale, copertina ammiccante con caffè e cuore in bella vista: ma davvero in questo sottile librino (tra schegge di memoria, consigli teorico-pratici, riflessioni) la carica della caffeina si mescola al calore del sentimento? Purtroppo, dopo le prime pagine, qualcosa si raffredda: l'ironia promessa dal sottotitolo è congelata da alcune dichiarazioni che la psicoterapeuta fa, senza tante cerimonie, sui suoi pazienti. "Clienti", anzi: so che il termine è assolutamente à la page e dovrebbe essere neutro; se mi urta, è solo perché in questo caso Ferraresi mantiene un distacco che va al di là di quello professionale. E cade nel giudizio. La stessa Ferraresi si autoproclama di tanto in tanto moralista, lascia che la sua "vocina interiore" la redarguisca sul fatto che non dovrebbe trovare antipatico o noioso questo o quel cliente; eppure accade. Ed è umano, inevitabile, se vogliamo. Il problema è quello che succede dopo: il cliente viene sottilmente deriso. Per carità, ci saranno nickname e dettagli storpiati, ma tutto lascia supporre una domanda: perché farlo? Può essere veramente utile al lettore?

lunedì 6 febbraio 2017

#paginedigrazia: Novelle (volume quarto) - Dell'amore per le proprie radici.

Novelle - volume quarto
di Grazia Deledda
prefazione a cura di Giovanna Cerina
Nuoro, Ilisso, 1996

pp. 431
cartaceo: € 11
e-book: € 4,90


All'interno della produzione letteraria di Grazia Deledda si collocano, oltre agli innumerevoli romanzi, anche moltissime novelle, che costituiscono un genere che accompagnerà la scrittrice sarda durante tutto il corso della sua prolifica vita artistica.

Il volume di Novelle che ci apprestiamo oggi a recensire comprende tre raccolte: Il ritorno del figlio, La bambina rubata (1919), Il flauto nel bosco (1923), Il sigillo d'amore (1926).

Possiamo fin da ora operare un parallelismo tra le raccolte di cui sopra e i romanzi deleddiani pubblicati negli anni che vanno dal 1919 al 1926; in quell'epoca, infatti, si situano, ad esempio, Il segreto dell'uomo solitario (1921), Il dio dei viventi (1922) e La danza della collana (1924).

#ScrittoriinAscolto - Marco Missiroli, ovvero l'arte della seduzione attraverso la parola materica

Di Marco Missiroli, scrittore riminese (su questo concetto ci ritorneremo più volte) del 1981, si possono dire molte cose ma uno proprio non si può sostenere: ovvero che egli rifugga dalla seduzione. Dalla seduzione intesa come l'arte di sedurre gli altri ed anche, viceversa, come l'arte di farsi sedurre dagli altri o dalle altre situazioni. Questa caratteristica di Missiroli la si è compresa molto bene, nel suo senso più filosofico e materico, venerdì 3 febbraio, quando la casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore ha organizzato un incontro con alcuni blogger selezionati proprio con lo stesso scrittore. Non tanto una chiacchierata su una precisa opera, Atti osceni in luogo privato (la cui recensione si può trovare qui), l'ultimo romanzo del riminese, è del 2015 e, per stessa ammissione dell'autore, "passerà ancora molto tempo prima che dia alle stampe un nuovo libro", quanto per fare il punto della situazione. Situazione che, va detto in maniera preliminare senza girarci troppo attorno, è una situazione ingarbugliata, sanguigna e scissa come solo l'animo riminese sa essere.
Io vengo da Rimini, dalla Romagna quindi e questo me lo porto sempre dietro, che io abiti a Milano o che sia in viaggio negli Stati Uniti, ho sempre ben presente le mie origini. Conosco la mia gente e so che i riminesi, per quanto concerne i libri, si dividono in due grandi famiglie, in due opposte e diverse fazioni di pensiero: ci sono quelli coltissimi e quelli che vanno al mare. Io ero uno di quelli che andava al mare.