martedì 21 novembre 2017

"Sangue bianco": un thriller alle Fær Øer

Sangue bianco
di Craig Robertson
SEM, 2017

Traduzione di Stefano Travagli

pp. 374
18,00 






In quei tre lunghissimi secondi di caduta libera avevo trovato il tempo di formulare tre pensieri. Uno: se il karma esiste davvero, la punizione sarà una gran rottura di palle. Due: mi piacerebbe finire il whisky prima che il bicchiere voli via. Tre: sto per morire.

John Callum deve lasciarsi alla spalle il passato. Suona trito, ma ha bisogno di andare in un posto in cui nessuno lo conosce, in cui niente lo ricolleghi ai tragici eventi che l'hanno costretto ad abbandonare la nativa Scozia. Non gli importa cosa finirà a fare: quello che conta è essere in mezzo al nulla, trovare un posto dove dormire e qualunque lavoro che gli consenta di mangiare e di bere. Quale posto è più isolato, in mezzo al nulla e difficile da raggiungere delle isole Fær Øer? L'arcipelago danese, a metà strada tra Islanda e Norvegia dove la lingua è incomprensibile e i contatti con il mondo scarsi, pare essere la soluzione giusta per lui. Gli abitanti, pur con tutta la curiosità che uno straniero può suscitare, sono abbastanza cordiali; i paesaggi mozzafiato; l'acquavite così forte da farti dimenticare cosa si è fatto per una notte intera. Se dopo un'amnesia alcolica di questo tipo però ti ritrovi con un coltello insanguinato in tasca e la consapevolezza che il tuo rivale in amore è stato massacrato, capisci che nemmeno il posto più isolato del pianeta può garantirti la pace che tanto cercavi.

Negli ultimi anni, l'area scandinava è diventata il teatro preferito per l'ambientazione di thriller: il buio prolungato, il clima ovattato e il relativo isolamento sono ottimi elementi di base. Le isole Fær Øer sono però mondo a parte. Anche nelle conoscenze generali di geografia questo arcipelago formalmente appartenente alla Danimarca, ma nei fatti indipendente, non è facilmente posizionabile. Crai Robertson, in questo romanzo che è il suo primo tradotto in Italia, sceglie questo insolito scenario: così come le isole restano a metà strada tra mondi e culture diverse, così questo romanzo mescola thriller, storia investigativa e sottotrama d'amore in un mix che presenta diversi spunti validi.

Nel cielo illuminato da un blu che si estendeva a perdita d'occhio, i cirri ardevano come se fossero appena usciti dal forno del paradiso. Il mare, una piatta distesa argentata, e le case arcobaleno di Tòrshavn riflettevano tutto quello splendore. 

L'ambientazione è sicuramente originale e di grande impatto. L'autore mostra di essere molto sensibile e preciso nella descrizione della natura e delle tradizioni faroesi. Le scogliere, le colonie di volatili che vivono praticamente indisturbati, i repentini cambi climatici pennellano molto bene questo luogo poco conosciuto. Ci si imbatte in una natura che nulla ha di rassicurante, ma anzi contribuisce a sottolineare il costante pericolo che circonda il personaggio di John Callum. Se nemmeno una passeggiata può essere senza rischi, se la nebbia rischia di alzarsi all'improvviso e condurti alla morte e la luce d'estate non ti concede notti di riposo, come può un luogo rappresentare il tuo punto di arrivo e di pace?
I personaggi secondari sono un ottimo mosaico umano: dall'ispettore Tunheim, vero emule faroese del tenente Colombo (con tanto di moglie immaginifica che viene citata in ogni discorso), a Serge Gotteri, reporter del National Geographic ma più interessato alla mattanza delle balene (pratica sotto gli occhi di molte associazioni ecologiste ed estremamente combattuta negli ultimi anni), tutti gli abitanti delle isole contribuiscono a dare una precisa visione sulla società delle isole. Complementari al loro tempo atmosferico, anche gli abitanti sono cordiali nell'accogliere e senza pietà nel giudicare e condannare. Fedeli al mare e alla parola di Dio, non perdonano chi esce dal loro modo di vivere e arreca loro disonore. 
Tra questi ritratti puntuali ed armonici chi meno convince è proprio il protagonista. Lo incontriamo segnato da eventi tragici del passato che hanno lasciato in eredità incubi spaventosi. Per tutto il romanzo non riusciamo a capire se sia un uomo tormentato dai sensi di colpa o guidato da cieca violenza. Oscilla tra la figura del duro senza scrupoli, all'analitico e ragionato pensatore, senza mai riuscire ad incarnare appieno nessuno dei ruoli. Mezzo norreno violento, britannico nello humor, scozzese nel bere, appare tra le pagine come una macchia sfocata, incerto sul ruolo che deve incarnare in questa storia.
La trama mescola elementi investigativi alla CSI, un interessante elemento di "ecoterrorismo" che avrebbe, a mio avviso, meritato molto più spazio, e colpi di scena da thriller. A mezza via tra mondo anglosassone e atmosfere scandinave ha ancora necessità di definire bene questo ibrido di generi che però promette bene. Tanto da far sperare in una successiva avventura in cui chiarire le incertezze. 
E abbastanza convincente da farmi cercare i voli per prenotare le vacanze della prossima estate.

Giulia Pretta

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