venerdì 17 novembre 2017

#CritiCINEMA - Dalla lanterna magica alla realtà virtuale: il lungo viaggio di "Fantasmagoria"

Fantasmagoria. Un secolo (e oltre) di cinema d'animazione
a cura di Davide Giurlando
Marsilio Editori , 2017

pp. 176 
€ 12,50


Agilità. Agilità è la parola chiave per trattare questo, splendido, saggio intitolato Fantasmagoria pubblicato da Marsilio Editori e curato da Davide Giurlando. Agilità è infatti il termine che meglio si adatta non soltanto per il libro in sé, un manuale per l'appunto agile e facilmente consultabile, ma anche per lo stesso oggetto d'analisi, ovvero il cinema d'animazione. Già perché se solo fino a pochi decenni fa l'animazione era considerata la "sorella povera" del cinema, oggi, ormai, non è più così. I capolavori che di anno in anno gli artisti dediti al cinema d'animazione sfornano hanno stabilmente reso adulta e riconosciuta quest'arte. Ed ecco quindi che volumi come questo cascano, come si suol dire, a fagiolo.
Fantasmagoria è un libro corale dato che, oltre al curatore Giurlando, intervengono capitolo dopo capitolo tutta una serie di esperti, studiosi, addetti ai lavori ed artisti che circoscrivono meglio il discorso iniziale. Ovvero come il cinema d'animazione, al di là delle grandi opere di cui si è fatto menzione prima, è un'arte riconoscibile e riconosciuta ormai anche (e soprattutto) perché ha oltre un secolo di vita.

A questo proposito partendo proprio dalle prime, rudimentali e raffinate al contempo, tecniche e strumenti di "proto-cinema d'animazione", dalla lanterna magica amata da Marcel Proust al phenachistoscopio, ci si accorge piano piano come l'animazione si sia evoluta da un lato perfettamente parallela al cinema "classico" e, dall'altro lato, in modo molto personale. Scrive lo stesso Giurlando nell'introduzione del saggio:
Questo volume non rappresenta una storia completa dell'animazione. Nasce piuttosto dal desiderio di trasmettere un'idea dell'enorme complessità artistica e culturale di tale ambito, dando voce non solo ad alcuni tra i più stimati studiosi del settore, ma anche a professionisti e animatori di elevato valore; individuando così anche attraverso uno sguardo "dall'interno" i fili che collegano le recenti, perfezionate tecniche computerizzate al teatro, alle arti figurative e all'impressione di movimento presente già nelle antiche pitture rupestri.
Qui si tocca un argomento fondamentale per carpire il valore di "Fantasmagoria". Il libro infatti mette bene in evidenza come, specificatamente l'animazione, sia un'arte che affonda le radici nella più antica storia umana, proprio risalendo ai primordi dell'Età della pietra con le pitture nelle caverne, per proiettarsi poi, con tutta quella inesplicabile agilità che la contraddistingue, ad un dialogo serrato con le più moderne tecnologie e ritrovati della scienza.

Proprio questo ininterrotto dialogo tra il passato e il presente, l'alto e il basso, il divertimento e la riflessione è il tratto significativo di "Fantasmagoria", dove si mescola, senza soluzione di continuità, riferimenti a Breton e alla cultura mecha (leggasi dei robottoni) giapponese. 


Un tragitto dolcemente assurdo attraverso veri e propri capolavori: sempre brandendo la nostra brava lanterna magica che, come fossimo Cro-Magnon delle epoche più remote o visitatori dello spazio-tempo più futuristico, ci farà scoprire piano piano, in un perfetto gioco d'ombre, quanto la realtà possa mescolarsi agilimente con la fantasia. 

                                                                                                                                            Mattia Nesto




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