venerdì 13 ottobre 2017

Nessuno può volare - Un ritratto schietto e a tratti ironico della disabilità

Nessuno può volare
di Simonetta Agnello Hornby (e George Hornby)
Feltrinelli, 2017

pp. 220

€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)



Raccontare la disabilità non è mai facile, specialmente se a farlo è un genitore che si trova tutti i giorni a combattere affinché al proprio figlio vengano assicurate le medesime opportunità di tutti gli altri.
Personalmente, ogni volta che penso a quanto possa essere difficile convivere con un ragazzo malato mi viene in mente Nati due volte di Giuseppe Pontiggia, lo straordinario ed emozionante racconto di un padre che affronta la vita in compagnia di un figlio con un handicap motorio.

Nel suo ultimo libro, Nessuno può volare, edito da Feltrinelli, la scrittrice siciliana ma inglese d'adozione Simonetta Agnello Hornby ci racconta la storia del suo primogenito George, al quale quindici anni fa venne diagnosticata una forma di sclerosi multipla rara e progressiva.
Nel corso del racconto alla narrazione dell'autrice fa da contraltare la voce dello stesso George, che ci racconta la malattia dalla sua prospettiva, aiutandoci a guardare la vita con occhi diversi rispetto a quelli ai quali siamo abituati, ma non per questo meno divertenti (bellissimo lo humor inglese del figlio della Agnello Hornby) o interessanti.

Nessuno può volare, di cui il 25 ottobre potremo vedere il documentario su LaF (Sky, canale 139), non è però soltanto la storia di una infermità, ma anche di un viaggio che parte dall'Inghilterra e arriva in Italia e che ci mostra sia le bellezze della patria che ha adottato la Agnello Hornby e che ha visto nascere e crescere i suoi figli, che le meraviglie naturali, storiche e architettoniche che solo il nostro Paese è in grado di offrire.

E proprio di fronte al verde inglese, ai vicoli napoletani ed ai magnifici monumenti siciliani assistiamo alle vicissitudini che un disabile deve affrontare ogni volta che decide di fare il turista o, più semplicemente, di fare una passeggiata: le barriere architettoniche, l'ignoranza e l'incomprensione della gente, ma anche la profonda civiltà di tante persone e la generosità che caratterizza il nostro popolo.

Nessuno può volare è un libro dalle mille anime, e tra queste soltanto una è quella del coraggio di una madre e di un figlio, ma un'altra, non meno brillante e coinvolgente è quella racchiusa nel racconto della loro famiglia, dei membri di una comunità tanto particolare quanto sensibile:
"In famiglia usavamo con naturalezza quel genere di espressioni per indicare una forma di «diversità», accennando a un'impossibilità o a una fatica che non erano però sinonimo di inferiorità. Di un cieco si diceva «non vede bene», del claudicante «fa fatica a camminare», dell'obeso «è pesante», dell'invalido «gli manca una gamba», dello sciocco «a volte non capisce», del sordo «con lui bisogna parlare ad alta voce». E si comunicavano soltanto le imperfezioni di cui tener conto nei giochi o nei rapporti sociali".
Non è facile (soprattutto all'inizio) accettare una malattia così complicata e invalidante, ma pian piano la Agnello Hornby metabolizza anche il senso di colpa provato per quello che è toccato al figlio e riesce a coniugare la sua professione di avvocato con la scrittura dei suoi libri e con la difesa di coloro che soffrono e sono discriminati.
"Nel mio mondo, tutti i disabili sono diversi - diversi per fattori fisici, come i ciechi e i sordi, come i ritardati mentali - e i diversi fanno tutti parte della nostra normalità, non devono mai essere emarginati".  
Il significato più alto del libro sta, a parer mio, proprio nel suo titolo, che l'autrice ha scelto dopo aver visto uno stormo di uccelli librarsi nel cielo di Londra:
"Basto quel volo nel cielo alto di Londra a riportarmi alla realtà. Tutti gli uccelli sanno volare, ma nessun essere umano ci è mai riuscito. Nessuno. Nessuno può volare".
Se, dunque, agli esseri umani è preclusa la possibilità del volo, molteplici sono le diverse possibilità che la vita ci riserva, basta solo cercarle ed accettare la nostra condizione, senza comunque che ci sia precluso di migliorarla.
Nel giugno 2016 il viaggio di Simonetta Agnello Hornby e del figlio George è giunto sino al Palazzo del Quirinale, dove sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e dove all'autrice de La Mennulara è stata conferita l'onorificenza dell'Ordine della Stella d'Italia nel grado di Grande Ufficiale.

Con i suoi modi schietti, la sua scrittura asciutta ma d'impatto e attraverso una personalità fortissima e determinata la scrittrice siciliana ci aiuta a guardare il mondo con occhi diversi, attraverso una prospettiva nuova ed insolita.
Senza malinconia, tristezza o negatività Simonetta Agnello Hornby ci aiuta a percepire una realtà che si fa fatica a comprendere, di più, ad accettare, ma che esiste e chiede di essere rispettata e considerata: quella della disabilità.

Ecco, allora, che come sempre il viaggio, topos letterario per eccellenza, metafora di crescita e mutamento, diviene un volo sopra i pregiudizi, le arroganze, le barriere fisiche e astratte, i luoghi comuni di un'Italia che tante di quei muri deve ancora oltrepassare, ma che non è lontana (si spera) dal farlo.
"Nella vita c'è di più del volare, e forse anche del camminare. Lo avremmo trovato, quel di più".

Ilaria Pocaforza 

0 commenti: