giovedì 26 ottobre 2017

Doppio binario - Un legal thriler che fa riflettere sui parallelismi tra bene e male

Doppio binario
di Bruno Larosa
Alessandro Polidoro Editore, 2017

pp. 208

€ 14 (cartaceo)

Il pioniere è stato John Grisham, che da rampante avvocato si è trasformato in scrittore a tempo pieno dando vita al genere del legal thriller e raccontando storie ispirate al reale che sono state poi trasposte numerose volte sul grande schermo.

In terra nostrana tra i primi giuristi a cimentarsi col genere letterario non possiamo non annoverare Giancarlo De Cataldo, che con Romanzo criminale (edito da Einaudi nel 2002) ha appassionato milioni di lettori prima, e di spettatori poi, poiché dalla sua opera prima sono stati tratti un film ed una serie tv di enorme successo.

L'elenco di personaggi che lavorano col diritto ma che, presto o tardi, hanno nutrito ambizioni narrative extra giuridiche è davvero lungo, ed a questa lista si aggiunge anche l'avvocato penalista Bruno Larosa, che dopo Magistrati! (pubblicato dalle edizioni Centoautori nel 2013) torna con una storia molto avvincente dal titolo Doppio binario (edita da Alessandro Polidoro Editore), con protagonista Dario Casaluce, figlio di un professore e luminare di Diritto penale nell'università di
"una Città che è molto meglio non nominare"
il quale viene misteriosamente ucciso.

Le indagini, supportate anche due testimoni, si concentrano fin da subito su un tossicodipendente, ma l'avvocato Matteo Lionello, giovane ex assistente del professore dai solidi principi etici, spingerà Dario a domandarsi se la realtà è davvero quella che sembra la più facile e scontata, o se sotto la figura di questo padre così potente e solo all'apparenza rigido e severo, non si celino misteri e macchinazioni che qualcuno ha tutto l'interesse a seppellire dietro gli ingranaggi della burocrazia.

Ecco allora che sotto gli occhi di Dario e del lettore si dispiega un mondo parallelo, un doppio binario, ed il giovane che era sempre stato in conflitto col genitore sente nascere sentimenti di affetto per questo, mentre perde sempre più il contatto con la realtà durante la ricerca di una verità che sembra difficile da scovare.

La chiarezza espositiva, il lessico snello, la linearità e lo stile privo di retorica e ampollosità sono tutti elementi propri del giurista, ma ad onor del vero forse qualche slancio stilistico, una frase maggiormente ricercata avrebbe giovato allo svolgersi della narrazione.

Ciò non toglie che la storia di Larosa si legge con piacere ed invita a riflettere su vicende che molte similitudini sembrano avere con la realtà. I personaggi appaiono assai vicini al lettore e le ambientazioni, seppur nebulose, lasciano intravedere sullo sfondo una qualche metropoli italiana.

In attesa del prossimo legal thriller, con Doppio binario continuiamo a riflettere su quanto a volte la linea di demarcazione tra bene e male possa apparire sottile e fragile, e quanto spesso anche coloro che sembrano insospettabili si trovano a doversi destreggiare come funamboli tra connivenze e vicende oscure.

Ilaria Pocaforza

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