sabato 21 ottobre 2017

#CriticARTe - Cacciatori d'arte I mercanti di ieri e di oggi





Cacciatori d'arte
I mercanti di ieri e di oggi
a cura di Yann Kerlau
Johan&Levi Editore, 2015

pp. 250
25,00 € (cartaceo)


“Cacciatori d'arte. I mercanti di ieri e di oggi” (Johan & Levi Editore) è stato protagonista di una delle Conferenze promosse nell’ambito della mostra  "La finestra sul cortile. Scorci di collezioni private", presso la Galleria d’Arte Moderna di Milano, in collaborazione con UBS, durante i primi mesi del 2017.

Yann Kerlau, un tempo avvocato e successivamente manager della casa di moda del lusso Gucci, oggi dedito romanziere, affronta un tema di interesse sociale e culturale, con un nuovo approccio informale e fresco, che mette in luce le sue indiscusse capacità di scrittore.

Le evoluzioni del mondo dell'arte e dei suoi protagonisti sono narrate lungo l'asse storico e temporale della vita di sette personaggi iconici, attraverso i quali assistiamo alla sottile e definitiva dipartita dell'ormai obsoleto mecenatismo, per giungere ai contemporanei Galleristi ed al mercato delle aste.

"Se l'arte ha una forza, se ha una virtù, non è quella di darci il mondo da ammirare o quella di offrirci le chiavi del mistero. E nemmeno quella di rivelarci a noi stessi. A che servirebbe essere rivelati in un universo sordo, cieco e muto? No, la forza dell'arte, è di offrirci le stesse cose da guardare insieme. Un quadro, un film, un libro in se stessi non sono niente. Esistono soltanto nell'istante in cui sono condivisi [...]. Artista è colui che indica con un dito un frammento di mondo. Ci invita a seguire il suo sguardo, a partecipare alla sua avventura."
In questo breve passo, in cui Kerlau cita un autore francese del 1967, si riassume in modo piuttosto semplice, quanto immediato, il senso, se non addirittura lo scopo ultimo dell'arte, finalità che giustifica e rende necessaria l'identificazione e nascita di ruoli che, a partire dal curatore, mecenate, mercante e moderno gallerista, diventano fondamentali tasselli lungo la strada, che conduce alla mostra e contatto con l'utente finale.

Professioni in passato nate come risposta ad una "chiamata", al desiderio di dar voce all'istinto che, all'interno di un panorama di proposte, riusciva a scovare quei talenti in grado di scrivere le più belle pagine della storia futura, unendo la propria personalità a quella dei loro "ambassador", in un'amalgama di suggestioni, come nel caso di Théodore Duret, complice di aver ispirato contaminazioni nipponiche nell'impressionismo di Monet, Van Gogh e Gauguin; così come Paul Durand-Ruel, reo di aver trasformato questi pittori in un vero e proprio gruppo e movimento, comprando oltre 12 mila opere di Manet, Degas, Renoir, ecc. Di lui Monet disse: "senza Durand saremmo morti di fame tutti noi impressionisti, gli dobbiamo tutto" ed al quale il Museo del Lussemburgo a Parigi ha dedicato una mostra a cavallo del 2014/15,  e successivamente Ambroise Vollard, sfuggito alla carriera di notaio, si aggiudica con una fortunata scommessa la raccolta completa delle opere del "Periodo Blu" di Picasso, e Daniel-Henry Kahnweiler promotore dell'arte cubista, amico di Gris, Derain , Vladiminck, Braque e Picasso, dei quali divenne esclusivo acquirente dell'operato, dietro contratto siglato nel 1912.

Yann Kerlau nell'intento di narrare in modo estremamente contemporaneo l'evoluzione del mercato e dei mercanti d'arte, dandoci i mezzi per comprendere una fetta del nostro presente e l'attualità di sconcertanti episodi di cronaca, come il caso dei falsi venduti dalla Galleria Kloeder di New York, che nonostante la longeva carriera iniziata nel lontano 1896, naufragò nel 2011 dopo il clamoroso caso di truffa.

Quali sono quindi i requisiti di un mercante ed un moderno gallerista d'arte, affinché si possa creare quel filo indissolubile di fiducia, che lo lega all'artista, nonchè all'acquirente finale all'interno di un mercato, che a partire dall'ultima eroina e mecenate Peggy Guggenheim, ha spostato la propria attenzione sempre più sull'aspetto dell'investimento?

Sono questi forse alcuni degli stimoli riflessivi, che possono ravvisarsi all'interno della caratterizzazione degli ultimi personaggi del libro: il pubblicitario Charles Saatchi e Larry Gagosian. Il primo approdato al mondo dell'arte dopo una vita ricca di avvenimenti, oggi annovera nella sua Galleria i Tracey Emin e Damien Hirst solo per citarne alcuni; il secondo, "lo squalo d'oro" dell'arte, inizialmente nutrito dal mentore Leo Castelli,  cavalca l'onda californiana al pari di altri geni rivoluzionari come Jobs, Larry Page, Sergey Brin o Mark Zuckerberg imprimendo un nuovo passo distintivo ed unico al mercato mondiale dell'arte, influenzandolo con la sua semplice presenza alle aste.
"Larry go-go", laureato all'UCLA, contraddistinto da un fiuto ineguagliabile per gli affari, che lo ha portato a lanciare per primo moderne icone come Basquiat, Koons, Sherman, ecc, unitamente ad una riservatezza nel privato maniacale, ha portato le dinamiche del gioco verso nuovi lidi di confronto ed interrogativo, laddove le dinamiche del rapporto artista-gallerista-mercato, sembrano ribaltarsi rispetto agli equilibri passati, creando nuove verticali simili al mercato azionario della Borsa.

Quello che è certo, condiviso attraverso i secoli, identificato da ciascun mercante, è che è tanto vero che l'opera d'arte sia un "bene che non mangia", quanto ancor più che "l'artista vada alimentato", ergo necessita di uno stipendio ed introito per continuare a produrre le sue opere", ragion per cui è grazie a queste emblematiche figure ed ai loro finanziamenti, se oggi possiamo nutrirci dell'inestimabile valore umano e culturale degli artefatti prodotti nei secoli.

Elena Arzani


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