mercoledì 18 ottobre 2017

«Scrivere un diario significa fare una serie di scelte su cosa omettere, cosa dimenticare».

Andanza. Fine di un diario
di Sarah Manguso
NN editore, 2017

Traduzione di Gioia Guerzoni
Con le illustrazioni di Marco Petrella

pp. 116
€ 12,75 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Avrei voluto annotare ogni istante, ma il tempo non è fatto di istanti, li contiene. E nel tempo c'è molto altro. (p. 11)
Immaginate un diario di venticinque anni, con ottocentomila parole: una lotta contro la dimenticanza, nel tentativo (sempre e comunque frustrante) di fermare il presente. Ma quel presente di cui si va a scrivere si è ormai fatto passato, quando si stringe la penna e si apre il diario; e le parole usate non saranno mai in grado di evocare ogni preciso dettaglio, né di abbattere la minaccia dell'oblio. Sfuggirà sempre qualcosa, mentre qualcosa sarà deformato dal lessico. 

Sono questi alcuni dei dilemmi e delle sofferenze dei diaristi di ogni tempo, specialmente di quelli affetti da una notevole grafomania. Così Sarah Manguso, che in questo invece agile librino, Andanza, uscito da poco per NN editore, mette nuovamente le mani sulle tante pagine di diario, strappa lacerti dal passato e li riconfeziona in un'opera che scava a piene mani nel rapporto spesso contrastato con il tempo e il suo scorrere ininterrotto. L'angoscia del rintocco, della sua inafferrabilità, come la difficoltà di reagire e di agire senza riflettere sui minuti e le ore trascorse: tutte sensazioni che filtrano nei brevi frammenti isolati da Sarah Manguso, sopravvissuti alla sua opera di revisione impietosa.
Il lavoro di selezione è d'altra parte fondamentale, se pensiamo a ciò che Manguso ammette con sincerità:
Volevo ricordare solo quello che potevo sopportare e convincermi che fosse tutto quello che c'era da ricordare. (p. 28)
Ma la vera metamorfosi, inattesa e compresa quando ormai inarrestabile, avviene con la gravidanza e con il parto: anche il tempo sembra meno importante, dal momento che «la madre diventa lo sfondo su cui il bambino vive, diventa il tempo» (p. 62). Il turbinio degli eventi si quieta e prende una china inaspettata, al punto da far uscire la diarista dall'ansia della performance:
Proverò a dirlo in un altro modo: quando sono con mio figlio sento la velocità tonificante del viaggio di sola andata che guida l'esperienza umana. (p. 89)
Forse, senza questa esperienza, anche un diario come questo, rivisto e pubblicato, sarebbe stato impossibile. Come sarebbe stato impossibile accettare che, diario o no, il mondo prosegue:
Il futuro succede. Continua ad accadere.

GMGhioni


Quanto può far soffrire la percezione del tempo? Non solo il ticchettio delle ore, ma la sensazione che persino scrivere ogni evento, a rischio di diventare grafomani, non basta mai, né può rendere ciò che stiamo vivendo...? #Andanza, il nuovo libro di #SarahManguso è qualcosa di estremamente singolare: non raccoglie solo estratti dal suo diario fluviale, ma racconta anche il difficile e quasi patologico rapporto della protagonista con il tempo. Anni condensati in un librino agile ed esteticamente bellissimo, profondamente riflessivo e senza una trama vera e propria: in fondo, la trama è la vita. Presto la recensione di @gloriaghioni sul sito! #NNeditore #criticaletteraria #diario #instalibri #instabook #bookaddict #diary #inlettura #readinglist #bookstagram #bookish #coffeetime #coffeebreak #caffè #daleggere #novità
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