lunedì 23 ottobre 2017

Cari genitori, dobbiamo davvero togliere la nostra fiducia alla scuola?

Sono puri i loro sogni. Lettera a noi genitori sulla scuola
di Matteo Bussola
Einaudi Stile Libero, 2017

pp. 109
€ 13 (cartaceo)
€ 7,99  (ebook)


Dopo qualche pagina di Sono puri i loro sogni, ho pensato: speriamo che tanti genitori leggano questo libro! E in effetti l'ingresso immediato nella classifica italiana della varia pare confermare le mie speranze. 
Perché parlo in prima persona in una recensione? Perché da insegnante mi sono sentita potentemente coinvolta; e perché da aspirante genitore mi sono chiesta come reagirei in questa o quella situazione. Dunque, perdonate se non riesco a mantenere un oggettivo (o presunto tale) distacco, ma se mi schiero apertamente e consiglio di leggere il libro, sia che siate insegnanti sia che siate genitori. 
La parola d'ordine che muove l'intera opera è buonsenso: senza cadere nell'ingenua credulità né demonizzare l'una o l'altra parte, Matteo Bussola vive da vicino con le sue tre figlie l'esperienza scolare e assiste giornalmente ai dibattiti (online e offline) in cui i genitori deridono, criticano o addirittura martirizzano verbalmente gli insegnanti. Alcuni esempi raccolti da Bussola sono agghiaccianti e sembrano appartenere a un racconto del terrore. E invece è la "pura" e "semplice" realtà quotidiana. 

Ma l'autore conosce anche l'altro versante: sua madre e suo suocero sono stati insegnanti per tanti e tanti anni e lui ha sempre vissuto a contatto con la loro esperienza, decisamente diversa. Certamente anche la scuola del passato presentava notevoli problemi che tutti conosciamo, ma perlomeno presentava un rapporto di fiducia tra genitori e insegnanti: una nota, ad esempio, non veniva contestata; piuttosto, era accompagnata da ramanzine anche a casa (nella migliore delle ipotesi). E il lavoro dell'insegnante veniva lasciato fare piuttosto liberamente, senza la cappa di terrore in cui spesso si muove la scuola di oggi, continuamente minacciata da denunce, diffide,... 
Da che cosa è partita questa inversione sociale e culturale? Matteo Bussola suggerisce ai genitori di cercare di non essere così tanto protettivi nei confronti dei ragazzi e di non volersi sostituire a loro, prevenendo qualsiasi rischio. Qualche ostacolo, lungo la strada, è funzionale a crescere e fa parte dei giochi (si pensi alla differenza tra le gite ultra-preparate nei minimi dettagli di oggi rispetto allo spirito di improvvisazione e di adattamento di una volta). 
Una lettera di vita vissuta e di vita quotidiana, senza desidero di farsi oracolo ma con la semplicità linguistica e di stile di chi ha le idee decisamente chiare e vuole comunicare arrivando dritto al suo interlocutore. Dove sta la soluzione? Bussola non può dirlo, ma sicuramente la sua lettera - accorata, moderata nei toni, ma anche decisa nel tratteggiare il problema - può aiutarci a gettare le basi per un nuovo ponte di fiducia, senza pregiudizi che, anziché salvaguardare i propri figli, paralizzano le possibilità di lavorare ed educare come si deve. 

GMGhioni

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