domenica 17 settembre 2017

#Pillole d'autore - Le emozioni osteggiate dell'avvocato Malinconico

Sono contrario alle emozioni
di Diego De Silva
Einaudi, 2014


pp. 170 
€ 11,00



Sono contrario alle emozioni è un'opera sostanzialmente inutile: non c'è una trama vera e propria, non c'è uno sviluppo narrativo, non c'è una neppure reale evoluzione del personaggio. Proposto come terzo romanzo della saga dell'avvocato Vincenzo Malinconico, il testo non si configura davvero come romanzo, non riprende le fila dei precedenti, né le sviluppa. Eppure. Eppure, Vincenzo Malinconico ne è il protagonista, perfettamente riconoscibile nelle sue idiosincrasie, nel suo pensiero caustico e a tratti politicamente scorretto, nel suo divagare mentale e volere aver sempre l'ultima parola, nell'onestà intellettuale che lo porta a volte a riconoscere la ragione altrui piuttosto che la propria, nel suo altalenare emotivo. In cura da un terapeuta che osteggia energicamente ad ogni seduta, ribaltandogli in faccia ogni domanda e ogni osservazione, Malinconico vuole e non vuole risolvere i propri problemi, che sono tanti e vari. Soprattutto, mai ammesso fino in fondo, il problema di lei, che se n'è andata e l'ha lasciato in un pantano di sentimenti da cui è difficile liberarsi. Mentre si dibatte nell'incertezza della propria situazione, Vincenzo pensa e scrive, scrive e pensa: ogni elemento della quotidianità è buono per riflettere sull'esistenza, dalle canzonette degli anni '70 all'abbattimento delle palme sul lungomare, dai film sui supereroi alle facce degli individui incrociati per strada. E quella che può sembrare un'opera magmatica e informe, non soltanto diventa specchio perfetto della psicologia di un personaggio amatissimo, ma si apre a tratti in considerazioni profonde e illuminanti. Sconsigliato a chi non abbia già conosciuto e apprezzato Non avevo capito niente (ne abbiamo parlato qui) e Mia suocera beve, Sono contrario alle emozioni deve essere letto da chi non è mai stanco di Malinconico, da chi adora sentirlo sproloquiare e si trova immancabilmente a ridere in pubblico seguendo il filo, solo apparentemente sconclusionato, dei suoi pensieri. Deve essere letto da chi, ogni volta, non può fare a meno di pensare che Vincenzo Malinconico è uno di noi.
Se lo scopo della musica è quello di sollecitare emozioni che uno per conto suo non proverebbe, tenetevela pure, la musica. Ridatemi un'emozione secca. Lasciate che mi devasti ogni volta che la lingua di mia figlia fa capolino mentre scrive seguendo il rigo del quaderno. Che mi goda l'immensità di un pomeriggio di noia. Che guardi un tramonto senza provare assolutamente nulla. Che mi dispiaccia lasciare solo un albero. (...) Ristabiliamo il primato di un'emozione anarchica, irriproducibile, inclassificabile, su cui non si possano accampare diritti, specialmente d'autore. Di una strizza estemporanea che non c'entra niente con le contingenze, ma quando viene non la dimentichi più (...). Della compostezza di un dolore vero. Dell'inconfondibile caldana che segue a una figura di merda. Dell'incomunicabilità di una cosa importante. Della ricerca del modo per dirla. Dell'indescrivibile sazietà che provi quando capisci in pieno il significato di una parola, e impari esattamente dove metterla. Allora ti sembra che il mondo, ma proprio tutto, diventi una cosa che si apre e si chiude (e quindi, all'occorrenza, si aggiusta).
Quando la recisione di un altro albero malato apre una nuova finestra sul mare, quest'ulteriore spalancamento visuale (che è, al tempo stesso, pienezza e dispersione dello sguardo) produce tristezza in luogo di piacere. Vorresti non vederlo, quel mare in più. Quella dilatazione dell'orizzonte. Quello spazio improvvisamente libero, che nella sua sconfinata bellezza costituisce la prova sensibile di una morte in corso. Di una scomparsa che procede per sottrazioni progressive, nella consapevolezza dell'irreversibilità di quel disgraziato processo. Allora, come inevitabile che vada, pensi alle tue mancanze. Alle amputazioni che hai dovuto eseguire e subire. A come si sta modificando il tuo personale paesaggio. E ti si restringe, si svilisce il senso della prosecuzione delle cose e della libertà, quasi non la volessi, non sapessi cosa fartene.
Allora sapete cosa vi dico? Che se gli altri - una su tutti - non vogliono prendersi il disturbo di accettarmi (...) per quello che sono, che vadano pure a farsi fottere. Figuriamoci se oltre a subire la mortificazione di non essere accettato, mi metto anche ad accettarmi da solo. Cosa dovrei fare, lavorare al posto tuo? Sei diventata una sorta di categoria filosofica, ti rendi conto? Appena ti penso mi si solleva una tale qualità di interrogativi che mi ci vorrebbero un paio di lauree ad hoc solo per cominciare ad approcciarne qualcuno. Per cui faccio quel che posso. Tocco con mano la mia ignoranza. A forza di soffrire per te ho contratto un debito intellettuale nei confronti del tempo che attraverso. Sono un militante del pensiero critico. Mi attirano libri che fino a poco tempo fa m'innervosivano solo a leggerne il titolo. Sei compatibile con tutto: con il privato, il pubblico, la politica, l'etica, l'estetica, la religione, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, l'informazione, la tecnologia, la pubblicità dei pannolini e persino quella delle macchine. Ogni cosa è compromessa con te. E io sono obbligato a speculare su tutto, perché tutto ti riguarda. Sei ovunque, tranne dove vorrei che fossi.


Carolina Pernigo


"Ristabiliamo il primato di un'emozione anarchica, irriproducibile, inclassificabile, su cui non si possano accampare diritti, specialmente d'autore. Di una strizza estemporanea che non c'entra niente con le contingenze, ma quando viene non la dimentichi più (...). Della compostezza di un dolore vero. Dell'inconfondibile caldana che segue a una figura di merda. Dell'incomunicabilità di una cosa importante. Della ricerca del modo per dirla. Dell'indescrivibile sazietà che provi quando capisci in pieno il significato di una parola, e impari esattamente dove metterla. Allora ti sembra che il mondo, ma proprio tutto, diventi una cosa che si apre e si chiude (e quindi, all'occorrenza, si aggiusta)." Ovvero, dell'amore incondizionato di @quinquilia per #diegodesilva. @criticaletteraria #instabook #instalibro #instaquote #books #bookish #booktime #bookcover #bookoftheday #readingnow #reading #quote #quotestagram #quoteoftheday #igreads #igquotes #emozioni #feelings
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