lunedì 11 settembre 2017

Chi ci conosce meglio dei nostri animali?

Paradisi minori
di Megan Mayhew Bergman
NN editore, 2017

Traduzione di Gioia Guerzoni

pp. 235
€ 18 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


Non c'erano promesse né obblighi tra esseri viventi, pensò, che siano umani o animali. Solo bisogni, puri e semplici, nascosti da un gioco di finzioni. (p.108)
Chi ci conosce davvero meglio? Gli animali che abitano con noi o i nostri compagni? Alla domanda, i racconti di Megan Mayhew Bergman risponderebbero senza dubbio gli animali. In questa raccolta, appena uscita per NN editore, dodici storie di donne diverse, in prima persona, hanno qualcosa in comune: l'enorme rispetto che nutrono per gli animali (domestici e non) che vivono con loro o di cui si occupano in strutture apposite. La loro vita è preziosa, anche quella di un orso e di un coyote potenzialmente pericolosi. D'altro canto, chi sbrana senza grandi remore le speranze e l'amore è l'uomo; in particolare, dovremmo dire, i compagni di vita, che non ne escono particolarmente bene: o si tratta di rapporti amorosi falliti, o Bergman coglie il momento epifanico in cui occorre scegliere se rinunciare all'amore incondizionato degli animali per la vita di coppia; o ancora, chi sta accanto alla protagonista e accetta la sua passione spesso è modesto, ma rassicurante, infonde lo stesso senso di protezione che la donna cerca di trasmettere ai suoi animali. 

Ed è proprio attraverso loro che le tappe fondamentali della vita - la nascita e la morte, l'invecchiamento, la malattia, la maternità - vengono affrontate, in mutue rispondenze tra un racconto e l'altro. In La mucca che si mungeva da sola la protagonista si avvia alla maternità e viene visitata dal suo compagno, di professione veterinario, sullo stesso tavolo su cui opera e visita gli animali; Un'altra storia a cui lei non crederà si apre con queste parole «Siamo le madri cattive, l'alce e io - io perché bevo, l'alce perché ha abbandonato i suoi piccoli per badare all'ultimo nato» (p. 67); o ancora, Le balene di ieri vede una donna incinta fin dalle prime righe scontrarsi con il compagno, nel panico più assoluto e sostenitore dell'annientamento volontario, un'associazione strambamente ecologista che promuove la diminuzione programmata delle nascite per la salvezza del pianeta. E poi arriva il pensiero di una madre in Il calzino da duemila dollari, che chiude il suo racconto con questo pensiero rivolto alla figlioletta Poppy: 
Poppy capisce, meglio di tutti noi, l'urgenza di avere quello che desidera. Può ancora ottenere qualsiasi cosa dal mondo. Il mondo ha sentito i suoi pianti e ha obbedito. Si fida ancora del richiamo puro del desiderio. Un giorno quel desiderio la allontanerà lungo una strada sterrata fino a un posto che non riconosce e che trasformerà nella sua casa. Lontano da tutto quello che capisce, vicino a tutto quello che vuole. (p. 207)
Queste protagoniste sono tutte sole, eppure combattive: così nel primo racconto Le arti della casalinga, la protagonista è una ragazza-madre, fiera del suo bambino, eppure infinitamente stanca; in Uccelli di un paradiso minore la donna vive in una palude dove assiste i turisti appassionati di bird watching, anche se si trova in uno stato di isolamento, insieme solo a suo padre e al loro cane; La compagnia giusta si apre con «Il mese dopo aver scoperto che mio marito Nate andava a letto con una tipa che praticava dressage, affittai un cottage ad Abbet's Cove» (p. 83) e questo è un nuovo faticoso inizio. Talvolta è la donna a rifiutare l'amore, come in Salvare la faccia, perché Lila fatica ad accettarsi dopo l'incidente che ha deturpato il suo bel viso ed è incredula davanti alla dedizione del fidanzato Clay. O ci sono uomini che lottano con le scelte di vita della compagna, come in Collezioni, in cui Gray si scontra con la casa superaffollata di animali; o Mac di L'orto urbano, che per una leggerezza ha messo in pericolo la vita dell'amatissimo cane della protagonista.

Questo gioco di rimandi potrebbe proseguire a lungo, perché i 'paradisi minori' qui rappresentati sono tra loro fortemente connessi. Raramente si incontra una raccolta di racconti così coesa, accomunata dalla piacevolezza del dettato, dalla forte capacità di far immergere totalmente il lettore senza patetismi nella vita di queste donne e dei loro animali. O forse Berman ci riesce, perché ha capito una verità fondamentale: «la verità è che siamo pazzi, malati d'amore, tutti quanti», come le protagoniste.


GMGhioni

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