lunedì 11 settembre 2017

#SpecialeScuola - Tornare in classe con una linfa nuova: «Diario (quasi segreto) di un prof.»

Diario (quasi segreto) di un prof. Pozioni e incantesimi per connettersi con gli adolescenti.
di Marco Pappalardo
Milano, San Paolo, 2017

pp. 216
euro 14,50 (cartaceo)
euro 9,99 (ebook)



In questi giorni, in molte scuole d'Italia, suona la prima campanella del nuovo anno scolastico, e per inaugurarlo nel migliore dei modi cosa c'è di meglio di un bel libro a tema? Diario (quasi segreto) di un prof. è un volume interessante, che già dal titolo mette in mostra la sua natura ironica e frizzante. Infatti, nonostante l'autore parli di scuola con un'accuratezza rara, ricostruendo i problemi e le situazioni tipiche che ogni insegnante si trova ad affrontare tutti i giorni, il libro non è mai pedante né noioso, anzi: l'ironia e la vivacità della scrittura rendono il testo scorrevole e godibile, capace di regalare un sorriso in più punti.
Uno dei punti di forza di quest'opera è proprio il realismo del racconto: Pappalardo racconta la scuola di oggi riportando fatti avvenuti in classe, durante le sue ore di lezione, oppure ripercorrendo con la mente episodi passati della sua carriera di insegnante. Come riportato in una delle prime pagine
Alcuni spunti di questo diario sono liberamente ispirati alla rubrica «Diario di un prof.» del quotidiano La Sicilia, curata dallo stesso autore.
Ma attenzione, questo saggio non è un memoriale biografico, poiché tutto è filtrato e rivisto in un'ottica educativa e didattica, finalizzato alla creazione di un discorso che possa avere un valore istruttivo per il lettore. Quindi si incontrano brani di grande importanza pedagogica, utili sia agli insegnanti (o aspiranti tali) sia a coloro che sono sempre rimasti dietro il banco, ben lontano dalla cattedra. Ai primi può regalare qualche riflessione utile allo svolgimento del proprio lavoro, ai secondi, invece, può offrire un nuovo punto di vista, spiritoso e ironico, sulla variegata umanità che si muove al di là della cattedra.
Un esempio di queste interessanti parentesi è il capitolo che Pappalardo riserva ad un insegnamento che egli stesso ha appreso durante i suoi primi anni di lavoro:
Quando ho iniziato a insegnare, appena qualche mese dopo, ho raccontato per telefono del mio inizio  ad un mio caro Prof. del liceo, con il quale non ci siamo mai persi di vista. Arrivato all'angolo delle lamentele, mi blocca e mi dice: «Ricordati che è importante, soprattutto nell'educazione, la pazienza di chi semina senza la pretesa di vedere subito i frutti». (p. 69)
Attenzione, comunque, a non farvi trarre in inganno dal sottotitolo del libro: Pappalardo non regala alcuna formula magica per fare breccia nel cuore degli adolescenti, piuttosto offre una lezione di vita vera, il racconto di un insegnante in classe che giorno dopo giorno si confronta con alunni veri, burocrazia, responsabilità crescenti, problemi e ostacoli che si incontrano nella scuola di tutti i giorni. Con leggerezza e briosità, l'autore ci offre sì degli spunti didattici per entrare in relazione con il complicato mondo adolescenziale, tuttavia, la scuola di cui ci parla è quella reale, con le sue contraddizioni e i suoi intoppi. Quello che colpisce di questo libro, però, e che fa la differenza, è la capacità di sorvolare con grazia e leggiadria sulle problematiche della scuola odierna, per mettere al centro la formazione dei ragazzi.
Nel libro trovano posto dubbi, errori di valutazione, casi complicati, esperimenti innovativi usati dal professore in classe (come i post-it post gita), ma a fare da padrone sono soprattutto le riflessioni che Pappalardo conduce coi propri alunni, stralci di lezione per imparare qualcosa di più sui ragazzi che stanno dietro i banchi: non una sequenza di voti e note di descrizione, ma un complesso di desideri, paure, ansie, slanci, sogni e molto altro ancora. Pappalardo ci racconta con un sorriso di quelle mattine in cui, davanti al portone dell'istituto, ritrova gli stessi alunni che faticavano a presentarsi puntuali a scuola, stavolta addirittura in anticipo sulla campanella. Ragazzi che tornano di nuovo a scuola, stavolta per tornare a trovare quegli stessi professori che forse negli anni precedenti hanno tanto odiato o forse hanno a malpena sopportato: il più delle volte entrano in classe solo per un saluto, altre volte, invece, portano con sé anche un piccolo dono, come dei confetti di laurea, o addirittura un invito ad una cerimonia. Sono questi gli alunni di Pappalardo e questi gli allievi che dovremmo sforzarci di vedere dentro i muri delle aule. Dei ragazzi, in fase di crescita, che tanto devono ancora imparare, che sbagliano, ma che sono delle menti a cui dedicare pazienza, cura e attenzione, con la conseguente costruzione di un lavoro lungo e paziente. Ad una collega che aveva avuto qualche difficoltà con una classe complicata, Pappalardo offrì delle parole di conforto e ne ricevette in cambio una riflessione importante:
Neanche due settimane fa, la collega mi ferma al cambio dell'ora e mi dice con uno sguardo sereno: «Forse ho capito: il Prof. è simile ad un agricoltore che semina, attende e cura; egli opera in campo a seconda del terreno, dei semi e delle stagioni, così anche noi perseveriamo nell'agire, anche sottostando a difficoltà». (pp. 71-72)
Dalla lettura di queste pagine pare evidente che Pappalardo sia un professore ancora innamorato del proprio mestiere, che svolge con passione, portando avanti un quotidiano e consapevole dialogo educativo coi ragazzi. Un libro prezioso, dunque, che può essere letto e apprezzato da molte persone: da chi ha perso un po' l'entusiasmo e la voglia dei primi tempi, da chi sta muovendo i primi passi all'interno di questo mondo, e anche da chi vuole semplicemente scoprire un po' di più su questa affascinante - ma complessa - professione:
«Insegnare è un continuo ed intenso cercare l'essenziale nella relazione educativa, cioè puntare alla persona e soprattutto al cuore, insomma è donarsi»  (p. 72)

Valentina Zinnà
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data:

0 commenti: