sabato 30 settembre 2017

Ogni volta che si racconta una storia, ogni volta che la racconta Baliani

Ogni volta che si racconta una storia
di Marco Baliani
Laterza, 2017

pp. 224
18 € (cartaceo)




“Raccontami una storia.”
Quante volte mi sono sentita pronunciare questa frase.
Credo che da sempre sia stato uno dei miei metri di giudizio sul mondo.
E come tutti i famelici di storie, a un certo punto della mia vita non potevo non incappare nel “teatro di narrazione”. Etichetta convenzionale, un po' come tutte, che raggruppa coloro che, verso la fine degli anni Ottanta in Italia, hanno iniziato a fare del racconto una modalità teatrale d'elezione.
Marco Baliani è stato uno dei primi. Con lui Marco Paolini, Ascanio Celestini, Laura Curino, Gabriele Vacis, solo per citarne alcuni.

Marco Baliani l'ho sentito raccontare il suo Kohlhaas una sera di ormai tanti anni fa, in una specie di saletta teatrale di un paesino in mezzo al nulla, nel Lodigiano o almeno credo.
In scena c'era lui, seduto su una sedia, vestito di nero, e un po' di luce sul palco, che poi non era neanche un vero palco.
Dopo cinque minuti, tanto, ci eravamo tutti dimenticati dove fossimo. Si era creata quell'atmosfera sospesa e rarefatta di un unico pubblico che respira insieme, dentro una storia, completamente. C'era solo un attore sul palco, seduto a cavalcioni di una sedia, ma noi sentivamo persino il nitrire dei cavalli.

Ho ritrovato nel libro che Marco Baliani ha appena pubblicato per Laterza, Ogni volta che si racconta una storia, le tracce di quella prima emozione. Leggendole nei suoi ferri del mestiere, nel cilindro vuoto dopo che il coniglio è zampettato fuori, nel vetro temprato lasciato a raffreddare.
Con grande onestà Baliani ci potra nel retro della sua bottega narrativa, ci parla delle sue letture, della sua formazione, non pretendendo di svelare il trucco, e raccontandoci non già come si fa, ma come ci riesce lui, a crearlo, sera dopo sera, giorno dopo giorno, il “suo” teatro.
La narrazione presuppone sempre un grande senso dell'umanità, e questo libriccino è un piccolo percorso ben fatto che passa attraverso le fiabe, le generazioni, le scritture e il tempo, lo stupore e l'urgenza. Che naturalmente parla della messa in scena di Kohlhaas, il suo spettacolo più famoso tratto da una novella di Von Kleist, ma anche molto dell'uomo che (non) si cela dietro il narratore.
Uno di quei libretti che alla fine, alla persona che li ha scritti, gli vuoi un po' più bene e la vorresti proprio ringraziare per la pazienza che ci ha messo.
E comunque io gli volevo già un po' bene da prima, da quella volta che mi ha raccontato Kohlhaas.
Perchè se fin da piccola ho sempre chiesto a tutti “dai, raccontami una storia”, Baliani senza dubbio è uno di quelli a cui ho sentito raccontarle meglio.

Oh non ce l'ho fatta, è più forte di me. Volevo fare una recensione seria, ma alla fine pure io v'ho raccontato una storia.

Giulia Marziali

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