martedì 26 settembre 2017

Sulle strade della musica, alla ricerca di una seconda chance: "Norwegian Blues", di Levi Henriksen.

Norwegian Blues
di Levi Henriksen
traduzione di Giovanna Paterniti
Milano, Iperborea, 2017

pp. 384
€ 17,50 (cartaceo)


È una domenica mattina speciale per Jim Gystad: egli, infatti, si trova a dover fare da padrino a un battesimo, tuttavia, non è decisamente nella forma migliore per ricoprire questo incarico. Reduce da una notte alcolica, l'espressione assonnata e l'andatura barcollante non possono nascondere ai più come abbia trascorso la notte precedente. Durante la funzione, però, Jim, nonostante i suoi sensi siano poco vigili a causa della sbornia della notte appena trascorsa, resta fortemente colpito dall'esibizione canora dei fratelli Thorsen, Timoteus, Maria e Tulla, un tempo famoso trio di canzoni spirituali, ora ritiratisi dalle scena.
Non saprei spiegarlo diversamente: i Thorsen toccarono il mio cuore inaridito di produttore discografico come nessun'altra voce mai prima. (p. 15)
Per Jim, discografico quarantenne ormai scivolato sul viale del tramonto, è proprio quello che ci vuole per iniziare un nuovo capitolo della propria vita: una nuova sfida per tornare a credere in qualcosa.
Avevo quarantadue anni e sentivo il bisogno di affrontare la vita come qualcosa che non fosse un lento passatempo. (p. 23)
Comincia così il viaggio di Jim all'interno della storia del trio, dalla ricerca del motivo del loro ritiro dalle scene fino al tentativo di riportarli sul palcoscenico.
Quella di Henriksen è un storia lieve, di grande delicatezza, in cui si racconta la storia di quattro persone accomunate dalla sensazione di essere fuori dagli schemi tradizionali, Jim non è più il brillante discografico capace di mietere successi, mentre il trio dei fratelli Thorsen non possiede le classiche caratteristiche del gruppo di musica religiosa: Timotheus, che alterna le liriche ispirate a gesti appartenenti alla memoria del rock 'n roll, come spaccare il mandolino sul palco, Maria, donna dalla bellezza androgina e lontana dai classici canoni di bellezza nordica, e infine Tulla, il cui matrimonio con un afroamericano non poteva non destare un grande scalpore all'interno della comunità.
Norwegian Blues porta con sé una lezione importante, cioè che nonostante il declino che una carriera inizialmente sfolgorante porta inevitabilmente con sé, c'è sempre una seconda chance, un lato B da mettere sul piatto del giradischi, e che vale sempre la pena rischiare, se in ballo c'è la nostra felicità. Perchè, come recita la citazione riportata in quarta di copertina, «a volte il successo più grande sta nel fallire invece che ripetere sempre lo stesso successo», e il libro, il primo di Henriksen ad essere tradotto in Italia, può essere dunque un buon inizio per scoprire le sue opere, famose in tutta la Norvegia.

Valentina Zinnà

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