venerdì 8 settembre 2017

Spie e intrighi alla corte del re



Corpus
di Rory Clements
La Corte Editore, 2017



pp. 414
€ 16,90



Un intrigo internazionale, diversi omicidi, più o meno efferati, agenti segreti che tramano nell'ombra, le prime sinistre avvisaglie della Seconda guerra mondiale e uno scandalo che coinvolge il re d'Inghilterra, il quale non esita a rinunciare al trono per amore dell'americana Wallis Simpson. Sullo sfondo un'Inghilterra dilaniata, segretamente, tra i sostenitori del Terzo Reich, il nuovo pericolosissimo governo tedesco, coloro che invece guardano con maggiore simpatia all'altrettanto temibile governo rosso della Russia e coloro che, sulla scia della grandezza passata del Regno Unito, vorrebbero tenere il Paese lontano da queste derive politiche e sociali, dagli spettri che si aggirano per l'Europa.
Questi gli ingredienti di Corpus, l'ultimo romanzo di Rory Clements, ex giornalista di numerose testate inglesi (dal Daily Mail all'Evening Standard), che da quando ha deciso di dedicarsi alla scrittura ha scalato le classifiche dei best seller in patria con una serie di romanzi che hanno per protagonista il personaggio di John Shakespeare: agente segreto della famiglia reale inglese, nonché fratello del cotanto William (meno famoso, nei libri di Clements, del fratello detective), Shakespeare si muove con destrezza e abilità nell'Inghilterra elisabettiana del XVI secolo. Una serie di romanzi, seguiti all'esordio di La reliquia e la croce (pubblicato in Italia da Piemme) talmente amati, che daranno vita anche a una fiction televisiva.
Con questo nuovo romanzo, Corpus, Clements ha deciso invece di tagliare i ponti con Shakespeare e con il Cinquecento. Il nuovo protagonista si chiama Thomas Wilde, è un docente di Storia all'università di Cambridge, è di origine americana e non è schierato nel sistema. Anzi, il suo anticonformismo e la sua assoluta indipendenza di giudizio ne fanno una mosca rara all'interno del corpus accademico. Siamo, come detto, nell'Inghilterra prebellica, più precisamente nel 1936. Una ragazza muore, apparentemente per overdose, ma con molti dubbi. Rappresentanti dell'establishment vengono sgozzati nottetempo. E forse hanno qualcosa a che fare con la ragazza trovata cadavere. Una contessa tedesca è pronta a ricattare, mediante foto piccanti, l'attendente del re. Un agente segreto russo sembra capitare a fagiuolo. Insomma, gli elementi per un thriller storico in grado di acchiappare lettori amanti del genere ci sarebbero tutti. Tanto che la critica ha persino speso i nomi di John Le Carré e di Robert Harris come pietre di paragone.
Pur non potendo certamente definirmi una grande esperta di romanzi di spionaggio, ho letto le opere di entrambi (La spia che venne dal freddo, La talpa, La Casa Russia di Le Carré fino al grandioso Fatherland di Harris) e devo dire che in questo romanzo di Clements non sono riuscita a trovare il medesimo pathos letterario che ho amato nei due scrittori citati. Proverò a spiegarne i motivi.
Innanzitutto l'autore ha inserito nella trama un numero forse eccessivo di eventi, avvenimenti e personaggi. Con il risultato, a parer mio, di aver tessuto un canovaccio in cui i fili da tirare sono troppi e, proprio come in una matassa di grandi dimensioni, accade che si ingarbuglino. Non è sempre facile per il lettore venire a capo di tutte le vicende soprattutto vista la distanza, in numero di pagine, che separa un fatto e il suo seguito, una causa e la sua conseguenza. In mancanza, nell'intermezzo, di chiavi mnemoniche, che mantengano in chi sta seguendo la storia il ricordo ben preciso di chi sta facendo cosa, il lettore è costretto a tornare indietro cercando disperatamente dove aveva lasciato quel determinato personaggio e perché la vicenda abbia preso quella determinata piega. Anche la stessa ambientazione storica rimane forse un po' troppo nebulosa. Intendiamoci, si percepisce che l'autore ha svolto una gran mole di lavoro documentandosi moltissimo sul periodo storico in questione. Periodo storico che però rimane un po' troppo piatto sullo sfondo, senza la forza e la presenza necessarie per trasformarsi esso stesso in personaggio letterario.
Entrambe queste caratteristiche fanno sì che il lettore debba fare pratica di self orienteering all'interno del testo. E se per un romanzo di spionaggio, in una certa misura, è inevitabile (vista la segretezza delle vicende in cui solitamente nuotano i protagonisti), tuttavia forse questo può rappresentare un limite.
Mi è piaciuta molto invece la costruzione del personaggio principale, abilità che evidentemente si ascrive alla penna di Clements: pulito, netto e positivo il professor Wilde che si lancia anima e corpo negli intrighi da scoperchiare, nei misteri da svelare. Preciso nelle sue disamine, convincente nelle sue intuizioni.
Molto coinvolgente anche l'ambientazione universitaria: godibili le pagine in cui si respira l'aria old style dei college di Cambridge, le antiche tradizioni, gli immutabili riti che vengono allestiti e messi in scena nelle maestose aule. Storico teatro della trasmissione del sapere alle giovani leve inglesi.
E non mancano nemmeno i colpi di scena, senza i quali un thriller non avrebbe ragion d'essere. Qui, anzi, da un certo punto in poi gli avvenimenti si susseguono senza sosta.
Ho chiuso però il libro con un punto interrogativo di sospensione. Pur non potendo certo dire di essermi annoiata nella lettura, nemmeno posso sentirmi interamente soddisfatta.
Pare però che l'autore abbia in animo di regalare al professor Thomas Wilde qualche altro mistero da svelare, qualche altro guaio in cui cacciarsi e da cui uscirne senza le ossa rotte
Ecco, aspetterò la seconda puntata della serie per decidere se ricredermi completamente o se archiviare senza troppo dispiacere la saga del professor Wilde.

Sabrina Miglio

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