lunedì 18 settembre 2017

"Tutto cambia": il finale della saga della famiglia Cazalet

Tutto cambia
La saga dei Cazalet, volume quinto
di Elizabeth Jane Howard
Fazi Editore, 2017

Traduzione di Manuela Francescon


pp. 650

€ 20 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Tutte le saghe giungono al termine. Questa primavera, quando ho iniziato l'intensivo binge reading dei primi quattro volumi della saga dei Cazalet, la fine mi sembrava lontana. Non avevo fatto i conti con l'affezione che si sviluppa per questa famiglia e con la velocità di lettura che prende sempre più abbrivio mano a mano che ci si inoltra nelle loro ramificate vicende. Ho quindi preso in mano Tutto cambia ripromettendomi di centellinarlo, di provare a far durare di più la mia permanenza tra Londra e Home Place, ma temo di aver fallito perché due giorni dopo leggevo la parola "fine", quella definitiva. Se siete anche voi preda di questo sentimento che vi spinge a divorare saghe sperando però che non finiscano mai e se avete in mano l'ultimo volume, uscito proprio oggi per Fazi Editore, possiamo fare insieme il punto della situazione e sbirciare cosa succederà nella famiglia letteraria più conosciuta di quest'anno.
«Rachel ha detto che è morta serenamente». Lo aveva già detto, ma era chiaro che ripeterlo gli dava un certo conforto. «È la fine di un'era, no? Adesso siamo in prima linea».
Tutto cambia si apre nel giugno del 1956. Troviamo una situazione diametralmente opposta a quella dipinta ne Gli anni della leggerezza. Sono lontani gli anni d'oro in cui soldi e benessere non mancavano: la ditta di legname Cazalet, oltre ai postumi della guerra, soffre per la mancanza di una figura capace. Hugh, Edward e Rupert, che pur portano il nome di famiglia, non sono in grado di gestire l'azienda in maniera proficua. Se prima erano riusciti a vivere dietro il prestigio del nome e con i lasciti del vecchio Generale, ormai devono rassegnarsi al fallimento. Con la perdita dell'azienda viene a mancare anche il nucleo focale delle vicende della famiglia, il luogo che per tutti loro era l'unica vera casa: Home Place. La famiglia, ormai incredibilmente ramificata e sparpagliata per ogni angolo del paese, vive un periodo di profondi cambiamenti, di perdita di status e di dolore: ma anche di nuove prospettive e possibilità che sono pronte a proiettare i Cazalet in un altro decennio e modo di vivere.
Come ogni finale di una saga tanto amata, il romanzo ha un sapore dolceamaro. La perdita della centralità data dall'azienda e soprattutto da Home Place, influenza la vita di tutta la famiglia: finiti i tempi delle lunghe vacanze tutti insieme, dei ricchi pranzi, delle feste e delle scorribande per i campi dei bambini. La situazione ha ricaduta anche sull'impianto narratologico: non è più tempo di lunghe pagine sulla descrizione della scelta dell'abito di Viola, sui turbamenti di Zoe e l'insofferenza di Louise. La mancanza di un centro di riunione porta la narrazione a strutturarsi in capitoli brevi, quasi sketch teatrali in cui i vari nuclei di personaggi si confrontano, scambiano brevi battute e riflessioni. I momenti infelici sembrano prevalere su quelli gioiosi e vengono trattati con scambi più rapidi rispetto al passato, ma non per questo in maniera meno profonda. Dietro questi brevi capitoli vi è anche la necessità di riuscire a seguire tutti i fili narrativi dei vari personaggi che si sono moltiplicati e ulteriormente ramificati con i matrimoni di Polly e Clairy.
Se i precedenti quattro volumi lasciavano grande spazio alle donne, tutte incarnanti qualche aspetto dell'autrice, in questo capitolo di chiusura abbiamo una più ampia panoramica sulle menti maschili che vivono in prima persona il fallimento dell'azienda. Hugh, con il suo rigido e insensato ancoramento al passato; Edward con le mani bucate per tentare di accontentare i capricci della seconda moglie; Rupert, di fatto incapace di prendere qualsiasi decisione. Tutti loro falliscono a livello personale nell'adattarsi al nuovo mondo che si è creato dopo la fine del conflitto.  
Tra le figure femminili reincontriamo le già ben note e amate dai capitoli precedenti: Polly, felicemente sposata e impegnata nel far funzionare l'immensa tenuta del marito. Clary, che pur patendo la costante insicurezza a livello personale, sboccia come autrice per il teatro. Viola, che scende a patti con il suo divorzio; Zoe ormai incoraggiante ed equilibrata moglie; Jemima, seconda amatissima moglie di Hugh, che unisce amore e pragmatismo nel gestire il più vecchio dei fratelli Cazalet. Tra di loro, ormai consolidate e ben indirizzate, emerge l'unica sorella Cazalet di prima generazione: Rachel. Fino ad ora rimasta più in ombra rispetto alle altre comprimarie, è colei che patisce di più la perdita dell'azienda e dello status da esso derivato, soprattutto perché Home Place è da sempre stata la sua casa. Privata dell'unico luogo a lei caro e senza più persone di famiglia da assistere dopo i numerosi lutti, riesce, nel suo modo pacato e discreto, a tollerare e gestire il dolore offrendo alla famiglia un ultimo indimenticabile Natale tutti insieme. 
«Tu ti sei presa cura dei nostri genitori e poi avevi anche quell'ente di carità, la Casa dei Bambini. E hai fatto di questa casa un luogo dove tutti noi non vediamo l'ora di stare».
Tra la carta da parati ormai consunta delle vecchie camere di Home Place tutti i fili delle storie si riannodano, prima di potersi sciogliere e affrontare il nuovo decennio. A Rachel è dato l'onore di prestare la voce per  iniziare e concludere quest'ultimo capitolo della saga di famiglia. 
Così come le dice Hugh, possiamo solo ringraziare lei e tutta la famiglia per averci ospitato in questa casa e in queste avventure di una famiglia dell'alta borghesia britannica negli anni a cavallo con la seconda guerra mondiale.
Giulia Pretta

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