domenica 20 agosto 2017

#PilloleDiAutore - Sete di verismo

Novelle rusticane
Giovanni Verga
Simplicissimus Book Farm, 2011

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Quando uno è fatto così, vuol dire che è fatto per la roba.
Ed anche la roba era fatta per lui, che pareva ci avesse la calamita, perché la roba vuol stare con chi sa tenerla, e non la sciupa come quel barone che prima era stato il padrone di Mazzarò, e l'aveva raccolto per carità nudo e crudo ne' suoi campi, ed era stato il padrone di tutti quei prati, e di tutti quei boschi, e di tutte quelle vigne e tutti quegli armenti, che quando veniva nelle sue terre a cavallo coi campieri dietro, pareva il re, e gli preparavano anche l'alloggio e il pranzo, al minchione, sicché ognuno sapeva l'ora e il momento in cui doveva arrivare, e non si faceva sorprendere colle mani nel sacco. - Costui vuol essere rubato per forza! diceva Mazzarò, e schiattava dalle risa quando il barone gli dava dei calci nel di dietro, e si fregava la schiena colle mani, borbottando: "Chi è minchione se ne stia a casa", - "la roba non è di chi l'ha, ma di chi la sa fare".

Dodici novelle pregne di verismo e a tratti pessimismo, come vuole la migliore produzione di Giovanni Verga. Una full immersion nella Sicilia della fine dell'Ottocento dove non filtra alcuna luce di speranza. Parola chiave delle dodici novelle è “la roba”, ossia la terra, un bene materiale che plasma le vite e la qualità di esse a seconda di quanto si possiede. La prima novella ad esempio riguarda un prete divenuto tale soltanto per affrancarsi dalla povertà della famiglia d'origine e guarda, una volta divenuto Reverendo, con miseria la condizione dei suoi fratelli e delle sue sorelle. Tutti in paese sono al corrente che l'uomo non abbia mai sentito “la chiamata” e spesso le comari cadono in errore parlando male di lui, salvo poi andare a confessare all'uomo stesso i loro peccati di lingua.


"Guarda ciò che sono e non da chi son nato" dice il proverbio. Da chi era nato lui, tutti lo sapevano, ché sua madre gli scopava tuttora la casa.
Il Reverendo, da ragazzo, come vedeva suo fratello, quello del lanternone, rompersi la schiena a zappare, e le sorelle che non trovavano marito neanche a regalarle, e la mamma la quale filava al buio per risparmiar l'olio della lucerna, aveva detto: - Io voglio esser prete! - Avevano venduto la mula e il campicello, per mandarlo a scuola, nella speranza che se giungevano ad avere il prete in casa ci avevano meglio della chiusa e della mula.
Cotesto l'approvavano i villani, perché i cani grossi si fanno sempre la guerra fra di loro, se capita un osso buono, e ai poveretti non resta mai nulla da rosicare.
I villani andavano ad ascoltare la sua messa, ma pensavano senza volere alle ladrerie del celebrante, e avevano delle distrazioni. Le loro donne, mentre gli confessavano i peccati, non potevano fare a meno di spifferargli sul mostaccio: - Padre, mi accuso di avere sparlato di voi che siete un servo di Dio, perché quest'inverno siamo rimasti senza fave e senza grano a causa vostra. - A causa mia! Che li faccio io il bel tempo o la malannata? Oppure devo possedere le terre perché voialtri ci seminiate e facciate i vostri interessi? Non ne avete coscienza, né timore di Dio? Perché ci venite allora a confessarvi? Questo è il diavolo che vi tenta per farvi perdere il sacramento della penitenza. Quando vi mettete a fare tutti quei figliuoli non ci pensate che son tante bocche che mangiano? E che colpa ci ho io poi se il pane non vi basta? Ve li ho fatti far io tutti quei figliuoli? Io mi son fatto prete per non averne.

Deus ex macchina nelle Novelle rusticane è l'avere, “la roba”. Essa consente di avere una bella vita, lontana dalla miseria e dalle sfortune del quotidiano. Così vi è un elogio assoluto del possedere nella novella “La roba”, inno e spiegazione della stessa. Un uomo, prima lavoratore di campi e poi grande proprietario terriero, è l'emblema di tutte e dodici le storie. Si è spaccato la schiena per conquistare quanto ha ottenuto, acquistandolo poco per volta al suo padrone; alla fine accumulerà più beni del Barone, colui che prima era il suo superiore. Diventerà un uomo ricco che quando starà per morire, diventerà pazzo all'idea di non poter portare con sé, nell'Aldilà, i suoi possedimenti. Così impazzisce e ammazza il suo bestiame nella vana speranza di ritrovarselo anche dopo la sua dipartita.
Della roba ne possedeva fin dove arrivava la vista, ed egli aveva la vista lunga - dappertutto, a destra e a sinistra, davanti e di dietro, nel monte e nella pianura. Più di cinquemila bocche, senza contare gli uccelli del cielo e gli animali della terra, che mangiavano sulla sua terra, e senza contare la sua bocca la quale mangiava meno di tutte, e si contentava di due soldi di pane e un pezzo di formaggio, ingozzato in fretta e in furia, all'impiedi, in un cantuccio del magazzino grande come una chiesa, in mezzo alla polvere del grano, che non ci si vedeva, mentre i contadini scaricavano i sacchi, o a ridosso di un pagliaio, quando il vento spazzava la campagna gelata, al tempo del seminare, o colla testa dentro un corbello, nelle calde giornate della messe. Egli non beveva vino, non fumava, non usava tabacco, e sì che del tabacco ne producevano i suoi orti lungo il fiume, colle foglie larghe ed alte come un fanciullo, di quelle che si vendevano a 95 lire.

Era che ci aveva pensato e ripensato tanto a quel che vuol dire la roba, quando andava senza scarpe a lavorare nella terra che adesso era sua, ed aveva provato quel che ci vuole a fare i tre tarì della giornata, nel mese di luglio, a star colla schiena curva 14 ore, col soprastante a cavallo dietro, che vi piglia a nerbate se fate di rizzarvi un momento. Per questo non aveva lasciato passare un minuto della sua vita che non fosse stato impiegato a fare della roba; e adesso i suoi aratri erano numerosi come le lunghe file dei corvi che arrivano in novembre; e altre file di muli, che non finivano più, portavano le sementi; le donne che stavano accoccolate nel fango, da ottobre a marzo, per raccogliere le sue olive, non si potevano contare, come non si possono contare le gazze che vengono a rubarle; e al tempo della vendemmia accorrevano dei villaggi interi alle sue vigne, e fin dove sentivasi cantare, nella campagna, era per la vendemmia di Mazzarò.

Del resto a lui non gliene importava del denaro; diceva che non era roba, e appena metteva insieme una certa somma, comprava subito un pezzo di terra; perché voleva arrivare ad avere della terra quanta ne ha il re, ed esser meglio del re, ché il re non può né venderla, né dire ch'è sua.
[…] Si dice che "la roba vecchia muore in casa del pazzo".

Infine un'altra novella emblematica, tra le dodici, è “Pane nero” che narra la storia di una famiglia disperata, sommersa dalla miseria. Sono un fratello e una sorella alle prese con la madre anziana; il figlio maschio sposa una fanciulla priva di dote e la povertà, durante il matrimonio, li condurrà a frequenti liti: non hanno cibo sufficiente per sfamare tutti ogni santo giorno. Così la sorella più piccola è costretta ad andare a lavorare come domestica a casa di un signore benestante. Il fratello e la nuora non fanno altro che ripeterle che la dote è importantissima, che avere qualche soldo da parte per il matrimonio è fondamentale per non finire come loro, poveri e senza cibo, prede di litigi dettati dalla miseria. Così la sorellina diviene l'amante del suo padrone e in breve tempo accumula la dote necessaria per sposare il domestico della casa, suo collega. Quando lei riesce a mettere da parte abbastanza “roba” (soldi e averi), l'anziana madre muore. Ma sia il fratello che la nuora sono tranquilli, perché l'anziana è mancata sapendo che la figlia piccola ha la sua dote da parte.

L'è che è una bella cosa quando si può piangere i morti, senza pensare ad altro!
La Rossa ha il cuore buono - diceva suo marito. - Il guaio è che non siamo ricchi, per volerci sempre bene. Le galline quando non hanno nulla da beccare nella stia, si beccano fra di loro.

E Lucia dal canto suo: - L'avessi saputo, l'avessi! Non le facevo mancare il medico e lo speziale, ora che ho 20 onze.
- Ella è in Paradiso e prega Dio per noi peccatori; conchiuse la Rossa. Sa che la dote ce l'avete, ed è tranquilla, poveretta. Mastro Brasi ora vi sposerà di certo.


Certamente non una lettura per tutti, ma alquanto facile e veloce, ossia il tempo necessario per ripassare alcune nozioni liceali dello stile di Verga e delle sue famose novelle, immersi nel suo verismo e pessimismo.

  

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