domenica 13 agosto 2017

#PilloleDiAutore - L'elogio dell'essenzialità

Solo bagaglio a mano
Gabriele Romagnoli
Universale Economica Feltrinelli, aprile 2017

8,50

Sono stato al mio funerale e ho imparato qualcosa sulla vita. Poche cose, ma quando sono tornato al mondo, facendone tesoro, ho campato meglio.
La cerimonia ha avuto luogo a Naju, nel Sud della Corea del Sud, una mattina di fine novembre. Si è conclusa con le parole: “Hai avuto una vita faticosa, è ora che ti riposi”. Poi hanno chiuso la mia bara con quattro colpi di martello sui chiodi, gettato una manciata di terra sul coperchio e se ne sono andati. Sono rimasto lì, nel buio del tempo, pensando a tutto quel che era stato, a quel che non sarebbe stato più, accettandolo come accettavo di essere finito, davvero finito, lì.

Tutto ha inizio con un funerale. E' il funerale di Gabriele Romagnoli che si è svolto al sud della Corea del Sud. Romagnoli è tuttavia vivo e subisce la sua sepoltura come protagonista, ossia da dentro la cassa di legno. Avverte la terra che viene poggiata sopra la sua bara e riflette. Si tratta di una pratica molto in voga in Oriente, il cui intento è quello di dissuadere la popolazione a tentare il suicidio e nella maggior parte dei casi a dare un altro valore alla propria vita. In una situazione estrema come può essere quella del proprio funerale, dovremo in sintesi essere folgorati da una qualche illuminazione sul senso della vita (la nostra) e sul suo valore. Questo è l'incipit di Solo bagaglio a mano e Romagnoli ci racconta quali impressioni e quali illuminazioni hanno folgorato la sua bizzarra esperienza. Tutto sta nel dare importanza all'essenziale. Attraverso un percorso fondato sul minimalismo, sotto più aspetti e categorie, Romagnoli ci guida in un cammino filosofico (ma non solo) volto a farci capire e apprezzare che “less is more”. Un bagaglio a mano, non soltanto in un viaggio, ma anche nella vita può essere abbastanza, può essere tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Quindi ci invita ad essere dei “bersagli mobili” e per poterlo essere, dobbiamo viaggiare -sotto tutti i profili- leggeri.
Era sabato, l'hotel Mille Colline era infestato da zanzare e prostitute, e io uscii per fare qualche passo, dopo aver lasciato in cassaforte orologio, portafogli e passaporto. La prima cosa che notai fu che tutti andavano di gran carriera, soli o in gruppo, come fossero in ritardo per un appuntamento, un treno, il cielo. Dove andassero, non mi era chiaro: non c'erano insegne di bar o locali, né fermate d'autobus. Dopo aver osservato a lungo il fenomeno, riuscii a intercettare un ragazzo che parlava inglese e gli chiesi spiegazioni. Spalancò gli occhi iniettati di malaria e mi disse: “Sir, i bersagli mobili sono più difficili da colpire”. Sull'ultima sillaba era già ripartito.
[…] Ma tendo a credere al ragazzo di Kigali, e quindi a consigliare rapidi e frequenti spostamenti. Farlo con molte valigie strapiene è un'impresa proibitiva. Che cosa possiamo eliminare? Per cominciare, le certezze. Quelle più definitive e solide, quindi più pesanti, quelle assolute: scaricarle pensando che invece tutto è relativo.

Per esempio impariamo a gestire e ad avere soltanto una vita e non soltanto quella reale più quella che vorremo, o quella che vorrebbero avessimo gli altri. Una vita è più che sufficiente per il nostro viaggio. Lascia stare i vestiti di troppo e impara a farti bastare una semplice valigia leggera da bagaglio a mano. Quante volte viaggiando o anche traslocando ci si rende conto degli oggetti/vestiti/averi di troppo che invadono la casa/le valigie/la vita? L'invito di Romagnoli è disfarsene, perché molto spesso, sostiene il giornalista scrittore, una perdita si rivela essere una grande occasione.

Se decidi di viaggiare leggero ti devi dare delle regole e le regole non complicano la vita, semmai l'opposto.

Quando devi portare una quantità limitata di vestiti, pensi ai capi indispensabili. A quelli multifunzionali, o intercambiabili. Un giubbotto double-face si rivelerà prezioso. Le donne faranno appello al tubino nero che si arrotola e “va sempre bene”. […] Sono tutte metafore di molti rapporti della vita, quasi tutti. L'indispensabile. Ciò o colui che si adatta facilmente. Quel che davvero piace. Di fronte ad una valigia grande si tende a riempirla con “quel che ci sta”. Nel bagaglio a mano entra “quel che si vuole”. Per molti il desiderio di semplificazione è una volontà inespressa, quasi inconscia. […] Il bagaglio a mano rivela il superfluo. Se torni e ce l'hai fatta con quel numero di capi, fogge e colori, significa che non hai davvero bisogno di quanto, nel tuo guardaroba, esorbita. Di quanto, nella tua vita, esorbita.

Nel libro compaiono diversi esempi di vite che ad una prima occhiata potrebbero dirsi “finite” a causa di diverse sconfitte e perdite, ma ad uno sguardo più approfondito, quello di Romagnoli, appaiono al contrario esistenze complete e ricche, che nel dolore e nella perdita di qualcosa (il lavoro, la famiglia o gli arti), hanno guadagnato qualcosa di più grande rispetto a quanto avessero prima. Certo, ci vuole una gran forza d'animo per riuscire a ripartire dal nulla. Ma questo è uno dei tanti messaggi contenuti nel libro. Romagnoli ci invita anche alla dimenticanza: a che serve ricordare tutto, quando neppure i computer hanno una memoria illimitata e al contrario, ci costringono ad una revisione costante e periodica? “Ricordati di non ricordare”, ci consiglia.

Aggiungo: se fermaste cento persone in partenza all'ingresso di un aeroporto notereste una statistica, una proporzione inequivocabile: grande viaggiatore, piccolo bagaglio. E viceversa. L'esperienza aggiunge, ma anche insegna a togliere. Affina. Avvicina al nocciolo, all'indispensabile.

Nel libro trovano spazio anche consigli più pratici e terreni: ad esempio è bene scegliere e acquistare una valigia leggera. Una valigia bella ma pesante, può tornarci utile per un viaggio in macchina o in treno, ma non certo per un viaggio in aereo. E ancora, il giornalista ci suggerisce dunque di tralasciare la bellezza, a favore della praticità e dell'essenzialità. Pochi oggetti, valigia leggera e animo altrettanto leggero. Si passa poi ad analizzare un fenomeno tutto moderno e occidentale quale è l'accumulo di oggetti compulsivo. Possedere per Romagnoli è il triste sinonimo di essere posseduti.

Molti, troppi, hanno il doppio di quanto necessitano. Alcuni, certo, il quadruplo. […] Sto parlando qui di un'accumulazione più che secondaria, una sindrome che affligge ogni strato e classe sociale. Sto parlando delle infinite, quasi tutte sbagliate, declinazioni del verbo “possedere”. Che per me significa: essere posseduti. Credi sia attivo, invece è passivo.
[…] Accumulare è una malattia. Socialmente pericolosa.

Come Nicky, tutti noi abbiamo troppe cose che non ci servono o ci portano sulla strada sbagliata, bagagli troppo pesanti che ci inducono a scegliere percorsi più facili per non faticare troppo. Amiamo il segno più e il meno ci spaventa. Eppure, “fare a meno” è un verbo da coniugare con esultanza.
[…] La stilista Coco Chanel insegnava, prima di uscire di casa, a guardarsi allo specchio e togliere almeno un accessorio o un capo d'abbigliamento.
Less is more, “il meno è più”, è un famoso motto attribuito all'architetto Ludwig Mies van der Rohe, cultore dell'essenzialità del disegno. Less is more è, anche, una frase che può essere ribaltata: more is less, “il più è meno”. Più accumuliamo e meno abbiamo veramente. Crediamo sia una ricchezza, invece è un impoverimento. Vale in molti campi.
In Giappone hanno creato una sorta di “arte del meno”. Si chiama danshari. Il nome viene dall'unione di tre verbi: dan (“rifiutare”), sha (“buttare”), ri (“separarsi”, dal desiderio di possesso). Francine Jay ci ha scritto un saggio, intitolato The Joy of Less, la gioia del meno.

E arriviamo alla parte più spirituale del minimalismo suggerito da Romagnoli. Un segno meno può essere posto anche di fronte agli amici. Quanti contatti inutili abbiamo sviluppato e teniamo vivi soltanto con l'illusione che prima o poi possano tornare utili? Quanti di questi sono veri amici, di quelli su cui puoi contare veramente? E così, con tanta leggiadria, lo scrittore ci esorta a fare una bella pulizia di contatti e a tenere stretti soltanto i veri amici. Si tratta di una epidemia dettata dai social network che colpisce più o meno tutti. Less is more, anche tra persone. Ma anche nelle informazioni. Attualmente bombardati a livello mediatico su più fronti, ascoltiamo anche in termini passivi più informazioni del dovuto e senza accorgercene, le immagazziniamo. Servirebbe fare ricorso nuovamente alla dimenticanza, già suggerita in precedenza.

Un libro anomalo, più un saggio con allegato un grande invito alla leggerezza e al minimalismo di vita, più che di bagaglio fisico. Consiglia prontamente di viaggiare leggeri, in tutti i sensi. Forse sarà anche il segreto per vivere meglio, ma quanti di noi riescono a partire soltanto con il bagaglio a mano?

E anche allora, può sempre ricominciare.
Il futuro è una valigia da aprire accettando ogni possibile contenuto. Possiamo provare a prepararcela da noi, ma senza esagerare, appesantirci, illuderci.

Potrei dire che questo è un piccolo manuale di resistenza umana. O il prologo alla creazione di una nuova specie: più leggera, mobile, che sfugge a ogni schema e quindi sopravvivrà alle mutazioni in corso. Troppo, certo. Ma pensate che rivoluzione sarebbe, che vera rivoluzione, forse l'ultima possibile: altro che destra, sinistra, gran borghesi con la faccia spalmata sulle fiancate degli autobus che vogliono rifarci l'acconciatura, semplificatori semplicisti, liquidatori liquidi, rottami venuti dal futuro. Che rivoluzione. Una generazione capace di scegliere sempre la libertà, di consumare soltanto il necessario (incluso ciò che è necessario per il piacere), di non legarsi a nulla, di saper perdere cose e battaglie senza perdersi, di non credere in idee e fedi che le sono state date, preconfezionate, alla nascita, una generazione senza troppo passato né avvenire, ma con una inflessibile attrazione verso il presente, inafferrabile, imprevedibile, disancorata dal suolo e dal tempo. In sintonia piena e pura con l'esistenza. […] Per attraversarla, ho un unico insegnamento. Credetemi: solo bagaglio a mano.  

Alessandra Liscia

Anche Gloria Ghioni ha scritto di Solo bagaglio a mano, proprio nel periodo dell'uscita del libro, per la presentazione in EXPO: leggi qui


Tutto sta nel dare importanza all'essenziale. Attraverso un percorso fondato sul minimalismo, sotto più aspetti e categorie, Romagnoli ci guida in un cammino filosofico (ma non solo) volto a farci capire e apprezzare che "less is more". Un bagaglio a mano, non soltanto in un viaggio, ma anche nella vita può essere abbastanza, può essere tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Lo ha letto e recensito @shanumi Alessandra Liscia e presto troverete il pezzo sul sito 📖📚 #criticaletteraria #recensione #SoloBagaglioAMano #GabrieleRomagnoli #Feltrinelli @feltrinelli_editore #booklover #bookishfeatures #whitetheme_project #culturetripbooks #Italiainlettura #bookstagramfeatures #bookaddict #picofthebook #igersitalia #igbooks #bookstagram #lovebooks_01 #infinity_magazine_vsco #at_diff #ig_treasures #lovely_squares_1 #rsa_vsco #nothingisordinary #ita_details #igreads #onthetable #booksmagazine #bookalicious #picofthebook #book
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