martedì 22 agosto 2017

Ogni orizzonte della notte: racconti come testi poetici, alla scoperta delle solitudini individuali

Ogni orizzonte della notte
di Maurizio Vicedomini
Augh Edizioni, 2017

pp. 160
13 euro


Ogni orizzonte della notte è la raccolta di racconti di Maurizio Vicedomini, pubblicata da pochi mesi da Augh Edizioni. Vicedomini, pur giovanissimo, ha già al suo attivo la pubblicazione di diverse opere fantastiche e racconti su varie antologie. È direttore di una rivista culturale online e con il Senzanome ha vinto inoltre il Premio Mondadori Chrysalide, sezione fantasy, nel 2013.
Leggendo la sua biografia, dopo aver dedicato del tempo alla sua nuova raccolta, mi sono soffermata con curiosità sul titolo dell’opera che gli ha permesso di ottenere il prestigioso riconoscimento Mondadori: Senzanome, appunto. Quel titolo, di fatto, è la miglior sintesi interpretativa anche di Ogni orizzonte della notte: sono senza nome i protagonisti degli undici racconti di questa raccolta. Sono voci, pensieri, dolori che risuonano nel buio della notte. Sono anche perfettamente riconoscibili, tridimensionali nei loro dettagli e caratteristiche, ma tutti, assolutamente, privi di nome.

Un escamotage, questo, che rivela l’intenzione dell’autore di favorire e stimolare l’identificazione del lettore in questi personaggi privi di volto: i loro dolori, le loro vicende umane, raccontati quasi sempre in prima persona, sono quelli dell’Uomo Comune, di mille facce anonime che incrociamo ogni mattina sul bus o al semaforo rosso di una grande via cittadina.
Negli undici racconti, Vicedomini fa emergere la sua visione della metropoli moderna, delle relazioni umane, delle solitudini individuali: un brulicare di esistenze che corrono parallele e si intrecciano casualmente, si sfiorano senza saperlo, senza trovare quasi mai un vero punto di contatto duraturo.
L’altezza ha questa strabiliante capacità di rendere tutti i nostri problemi insignificanti. Guardo laggiù, guardo i minuscoli uomini e donne che si scontrano, si spostano, svaniscono fra gli interstizi dei palazzi come fossero granelli di sabbia. Tutto il male, in fondo, viene dalle persone. E ti ritrovi qui a pensare: che diavolo possono mai farmi quelle formichine? (p. 146)
E sebbene la tendenza riflessiva sia forse estesa un po’ troppo in alcuni punti della lettura, andando a scontrarsi con l’immediatezza e la pregnanza che il genere d’appartenenza tradizionalmente richiede, nell’approcciarsi a Ogni orizzonte della notte giova adottare una predisposizione d’animo simile a quella che si ha leggendo la poesia: non restare sulla superficie, scandagliare la complessità, portare a galla l’implicito. Ma sopra a ogni cosa, occorre far uso della fantasia e delle proprie risorse intime per adornare il tessuto narrativo laddove esso si presenta (saggiamente) aperto, incompleto, accogliente.

Barbara Merendoni

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