sabato 19 agosto 2017

#CriticaNera - Ombre dal passato: "Le bambine dimenticate" di Sara Blædel

Le bambine dimenticate
di Sara Blædel
Fazi, 2017

pp. 288

€  6,99 (ebook)

Titolo originale: De Glemte Piger (2011)

Traduzione di Alessandro Storti


Le bambine dimenticate è un avvincente thriller di ambientazione scandinava, composto dall'apprezzata autrice danese Sara Blædel, ancora relativamente poco conosciuta in Italia (tra i suoi molti romanzi è stato tradotto solo Mai più libera, sempre da Fazi, nel 2012). Presentato in molte recensioni come il primo libro di una trilogia, questo volume è in realtà il settimo episodio di una fortunata serie che ha come protagonista la volitiva detective Louise Rick e che ha riscosso in patria grandissimo successo. Si può quindi avere l'impressione, leggendolo, che manchi qualche tassello riguardante i trascorsi della protagonista, i fantasmi che la angosciano, il rapporto conflittuale con un passato che tende a riemergere. La scrittrice è tuttavia abile nel far emergere dall'intreccio le informazioni determinanti, nel far combaciare i pezzi del puzzle, creando una trama che bilancia bene i piani dell'indagine a quelli della vita privata dei personaggi.


La vicenda narrata è disturbante, ma riesce a suscitare l'immediata curiosità del lettore e a mantenerlo attaccato alla pagina. Siamo in Danimarca. Louise, quarant'anni appena compiuti ed ex investigatrice della Omicidi, viene chiamata a dirigere il neonato Servizio Investigativo Speciale. Le viene anche imposto un nuovo e indesiderato partner, Eik Nordstrøm, apparentemente sfaccendato e un po' troppo dedito all'alcool, eppure reattivo ed efficace all'occorrenza, come lei perseguitato da ricordi che non danno pace al presente. I due si trovano ad indagare su un caso oscuro: sulle sponde del lago Avnsø viene trovato il cadavere di una donna che risultava deceduta trent'anni prima, appena diciassettenne, all'interno dell'ospedale psichiatrico di Eliselund. Quale mistero si nasconde dietro la sua morte? Dove può essere stata la vittima in tutto questo tempo? Che fine ha fatto la sua sorella gemella, ugualmente data per persa? Ma, soprattutto, come le sue sorti si legano a quelle di una serie di altre giovani, stuprate e uccise nei boschi che circondano il lago?

Per scoprire la verità, Louise è costretta a fare ritorno ai luoghi della sua giovinezza e a guardare in faccia persone e memorie a cui per troppo tempo ha rifiutato di pensare. La fragilità della vittima, mentalmente instabile e quindi completamente inerme, si sovrappone così a quella della poliziotta, che deve tornare a scavare a fondo in ciò che è stato, non solo per quanto riguarda il caso, ma anche nella sua stessa esistenza. L'oggettività dell'indagine si fa confusa mentre si seguono le tracce di quelle che a Eliselund venivano cinicamente etichettate come "bambine dimenticate", prive di qualunque contatto con il mondo esterno, neglette perché considerate diverse e inadeguate: 

"Erano due 'bambine dimenticate'..." "Bambine dimenticate?" [...] "Non avevano contatti con nessuno  al di fuori di Eliselund, nemmeno con la famiglia. All'epoca si faceva così: quelli che avevano qualcosa che non andava venivano messi nel dimenticatoio."
Per Louise, l'esigenza di fare chiarezza e giustizia per i dimenticati è intimamente connessa con ciò che lei stessa ha voluto rimuovere, ma non ha potuto dimenticare: una realtà scomoda che, riemersa, rischia di travolgerla. 

Quello di Sara Blaedel è un romanzo teso e rapido, che non indulge in dettagli eccessivi e procede spedito verso lo svelamento, pur lasciando aperte alcune piste che fanno nascere il desiderio di poterne leggere il seguito. Di fronte a tematiche molto delicate (l'infermità mentale, i trattamenti barbari a cui venivano sottoposti i malati in tempi in cui i controlli erano assenti, gli abusi sui deboli e i traumi che anche i più forti si portano dentro), l'autrice sceglie una linea intelligente di medietà, evitando i pietismi e riducendo la narrazione ad una essenzialità in dialoghi e descrizioni che dà ritmo e convince pienamente. Anche la divisione tra i buoni e i cattivi, le vittime e i colpevoli, non è così limpida e apre la strada alla riflessione, cosa non banale in un genere d'intrattenimento. Si rimpiange, semmai, di non aver potuto leggere personalmente i romanzi precedenti, per poter conoscere meglio un personaggio sfaccettato e intrigante. Si attendono, invece, con ansia, i volumi successivi, quelli in cui si avrà il definitivo scioglimento di ogni dubbio rimasto.


Carolina Pernigo

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