martedì 15 agosto 2017

#SpecialeFerragosto - Estate: ipse dixit



Buon Ferragosto! 
Quanti di voi si dedicheranno a una lettura dopo la classica grigliata con gli amici e la famiglia? Noi abbiamo pensato di regalarvi le citazioni sull'estate che ci hanno conquistato quest'anno, raccontandovi che cosa rappresenta per noi la stagione forse più amata da tutti, a dispetto o a causa delle alte temperature! 

Buona lettura, oggi e sempre! 
La redazione

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Per Alessandra l'estate è il profumo e la musica del mare, è il dondolio dolce e lieve di un'amaca, è la compagnia di un buon romanzo ed è una tavola imbandita con le persone più care intorno.

«È un giorno perfetto di fine settembre. Il mare se ne sta spalmato, il vento si è fermato a ubriacarsi di mosto in qualche valle dei Balcani. E' da lì che scende a scuotere l'Egeo. 
Nessun diesel di barca rientra accompagnato dai gabbiani e dal giorno che si allarga. I campanacci lontani delle capre battono colpi sfusi, niente a che vedere coi rintocchi. 
Le sette isole e mezzo, dirimpetto, non hanno il bordo bianco delle onde. Sono aratri fermi, per metà affondati. A largo di Patmos una petroliera sfila indifferente all'orizzonte che la sega in due. 
[...] Mi sono ricordato di una benedizione che mi diceva un'anziana donna di servizio, quando ero ragazzino a Napoli: "'O Signore t'ha da fa' diventa' ricco comm'o mare". Ricco è il mare, contiene l'oro del mondo e anche quello dei pirati».
(da Erri De Luca, Storia di Irene)


L'estate di Carolina
Per Carolina l'estate è fiducia, tradizione, ritorno alle origini, ricerca di sé attraverso il viaggio. 

«C'erano diverse strade lì intorno, ma non stentò molto a trovare quella lastricata di mattoni gialli. Poco dopo, eccola tutta arzilla sul sentiero che doveva condurla alla Città degli Smeraldi, con le scarpette d'argento che risuonavano allegramente sul duro fondo della strada. Splendeva il sole e gli uccelli cantavano così dolcemente, che Dorothy non si sentiva affatto triste come potrebbe sentirsi una bambina strappata improvvisamente alla sua casa e al suo paese e capitata nel cuore di un mondo incantato. Camminando, si stupiva della bellezza del paesaggio che le si stendeva intorno. La strada era costeggiata da allegri steccati dipinti di un bel turchino, oltre i quali si scorgevano a perdita d'occhio campi di grano e orticelli». 
(da L. Frank Baum, Il mago di Oz)


L'estate di Claudia
Per Claudia l'estate è ritorno a casa, al mare che non dorme mai, al vento isolano. È riscoperta dei suoni e delle parole di una Sicilia del passato e del presente.

S’io sapessi cantare
come il sole di giugno nel ventre della spiga,
l’ubiquo invincibile sole;
s’io sapessi gridare
gridare gridare come il mare
quando s’impenna nel ludibrio d’aquilone;
s’io sapessi, s’io potessi
usurpare il linguaggio della pioggia
che insegna all’era crudeli dolcezze…
oh allora ogni mattino,
e non con questa roca voce d’uomo,
vorrei dirti che t’amo
e sui muri del mio cieco cammino
scrivere la letizia del tuo nome,
le tre sillabe sante e misteriose,
il mio sigillo di nuova speranza,
il mio pane, il mio vino,
il mio viatico buono.
(Gesualdo Bufalino

L'estate di Debora

Per Debora l'estate è mare, desiderio di avventura, le pagine di un grande classico.

«Ogniqualvolta mi accorgo che la ruga attorno alla mia bocca si fa più profonda; ogniqualvolta c'è un umido tedioso novembre nella mia anima; ogniqualvolta mi sorprendo fermo, senza volerlo, davanti a depositi di bare o in cammino dietro a tutti i funerali che incontro [...], giudico allora che sia venuto il momento di prendere il mare al più presto possibile. [...]. Quasi tutti gli uomini, anche se non lo sanno, una volta o l'altra, ciascuno secondo la propria natura, provano sentimenti pressoché simili ai miei nei confronti dell'oceano" 
(da H. Melville, Moby Dick


L'estate di Giulia
Per Giulia l'estate è (o dovrebbe essere) fresca ed azzurra. Per questo, ogni anno, si immerge nella freschezza dei paesaggi nordici con una favola ambientata nei fiordi di Svezia. Vacanze all'isola dei gabbiani la accompagna nei caldi pomeriggi padani sin da quando ha imparato a leggere.

«A onor del vero, neppure gli zii più terribili di questo mondo potrebbero offuscare la dolce luminosità di una Festa di Mezz'Estate all'Isola dei Gabbiani. Nessuno può rovinare lo splendore e la gioiosa bellezza di questa estate in fiore intorno a noi. Tutto profuma, tutto fiorisce, tutto è estate, tutti i cucù fanno sentire il loro richiamo, e tutti gli altri uccelli cinguettano e gorgheggiano. La terra gioisce e io con lei. Alte sopra la mia testa, mentre sto scrivendo queste righe, le rondini volano in veloci caroselli. Hanno il nido sotto le nostre grondaie e sono vicine di casa delle vespe di Pelle, benché credo che non si frequentino molto. (...) Vidi che la baia era di un azzurro splendente e che i miei cari fratellini erano svegli e sfaccendati così imposi loro di seguirmi fino al recinto delle mucche degli Janson. Tornammo a casa con le braccia cariche di fiori di campo e tralci verdi, e facemmo della Vecchia Falegnameria una capanna verde, profumata d'estate».
(da Astrid Lindgren, Vacanze all'isola dei gabbiani)


L'estate di Gloria
Per Gloria l'estate è il momento in cui lasciar correre i pensieri che durante l'anno si rimandano sempre, ma è anche naturale leggerezza, tra un'alba e un tramonto arrossati. 

«15 luglio. Oggi io non penserò nulla. Voglio imbriacarmi di luce come una lodola; abbrutirmi di sole come il ramarro della siepe, come il rospo sulla zolla bollente».
«15 agosto. Estate. Danza il cielo con le mosche su' rosai...».
«Firenze, 28 agosto. Come farò a rendere l'immagine ardente della città quale mi è apparsa dal treno stasera? La liquefazione dell'oro occidentale sulle facciate, la profondità del rosa, bacio esaltato dappertutto, la saturazione vermiglia dei tetti, dei mattoni; l'impalpabile sogno oltre i giardini cupi; la calma sontuosità del cielo violetto. E le margherite verdi del gaso sboccianti simmetricamente lungo le strade».
(da Ardengo Soffici, Giornale di bordo I)


Per Ilaria estate=mare, ma estate è anche sinonimo di letture ambientate al mare, e allora quale libro migliore de L'isola di Arturo? Elsa Morante ci trasporta a Procida insieme al giovane Artù, mentre davanti ai nostri occhi si compie la sua iniziazione alla vita. Per tutti coloro che non hanno mai smesso di sognare e per quanti hanno il coraggio di sfidare le incerte ma incantevoli onde della propria esistenza.

«Le isole del nostro arcipelago, laggiù, sul mare napoletano, sono tutte belle.
Le loro terre sono per grande parte di origine vulcanica; e, specialmente un vicinanza degli antichi crateri, vi nascono migliaia di fiori spontanei, di cui non rividi mai più i simili sul continente...
Su per le colline verso la campagna, la mia isole ha straducce solitarie chiuse fra muri antichi, oltre i quali si stendono frutteti e vigneti che sembrano giardini imperiali. Ha varie spiagge dalla sabbia chiara e delicata, e altre rive più piccole, coperte di ciottoli e conchiglie, e nascoste fra grandi scogliere. Fra quelle rocce torreggianti, che sovrastano l'acqua, fanno il nido i gabbiani e le tortore selvatiche, di cui, specialmente al mattino presto, s'odono le voci, ora lamentose, ora allegre. Là, nei giorni quieti, il mare è tenero e fresco, e si posa sulla riva come una rugiada. Ah, io non chiederei d'essere un gabbiano, né un delfino; mi accontenterei d'essere uno scòrfano, ch'è il pesce più brutto del mare, pur di ritrovarmi laggiù, a scherzare in quell'acqua»
(da Elsa Morante, L'isola di Arturo)



L'estate di Sabrina

Per Sabrina l'estate è il profumo di un bosco di pini, la vertigine di una cima alpina, il fresco di un torrente di montagna. Ed è un romanzo meraviglioso, che ogni anno l'accompagna: La montagna incantata (o magica, come nella traduzione più recente) di Thomas Mann.

«Guardò fuori: il treno stava descrivendo una curva strettissima, si vedevano le carrozze anteriori, si vedeva la locomotiva che nel suo sforzo esalava dense masse di fumo marrone, verde e nero che si sperdevano nell'aria. Acque scrosciavano nel precipizio a destra; a sinistra, tra blocchi di roccia, scuri abeti svettavano contro un cielo grigio come pietra. Vennero poi gallerie nere come la pece, e quando tornava il chiaro si spalancavano vasti abissi con paesini sul fondo. Ma gli abissi si richiudevano, e seguivano allora nuovi angusti passaggi con tracce di neve tra crepe e fenditure. (...) Addentrandosi durante la salita in quel sacro e fantasmagorico universo alpino di cime maestose, si schiudevano allo sguardo riverente splendidi panorami che subito scomparivano non appena la strada curvava. (...) Erano quasi le otto e il giorno durava ancora. Nel paesaggio si distingueva in lontananza un lago, le acque erano grigie, e, presso le sue rive e sulle alture circostanti si stendevano neri boschi di abeti che più in alto si diradavano fino a svanire del tutto per far posto a un terreno roccioso, scabro e striato di nebbia. Il treno si fermò in una piccola stazione, Davos-Dorf, come Hans Castorp udì annunciare all'esterno, tra pochissimo sarebbe giunto a destinazione».


L'estate di Samantha
L'estate per Samantha è un lungo viaggio alla scoperta dei luoghi cari o sconosciuti, come quello di Maurizio Maggiani e del suo Il viaggiatore notturno.

«Le ho contate le luci, erano tre; tre per occhio, e si muovevano assieme, come le luci di tre barchette che fluttuavano in un mare notturno. Un mare denso e calmo. Mi sono ricordato di aver già visto quel genere di luci naviganti. La tamburina aveva una voce leggermente roca, come se aver suonato il grosso tamburo tutta la sera le avesse trasmesso un po' del suo timbro. Ha risposto senza esitazione, concisamente, con una sola parola: "Eijahl". I traduttori hanno riferito in coro, era una parola facile. La conosco anch'io perché è una delle dieci, dodici parole tagil che ho imparato. La bellezza. Questo dunque cerca la tamburina in un uomo, questo stava cercando negli occhi dell'autista: la bellezza. Forse l'aveva trovata, per questa ragione era stata così possessiva nel difenderla da chi gliela stava rapinando».

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