mercoledì 5 luglio 2017

Un luogo a cui tornare - La riscoperta di sé che deriva da una diversa visione del mondo

Un luogo a cui tornare
di Fioly Bocca
Giunti, 2017

pp. 240

€ 12,90 (cartaceo)
€ 6,99 (e-book)



Un luogo a cui tornare racconta la storia di Argea, una giornalista e scrittrice che, dopo l'ennesima lite col fidanzato Gualtiero, ha un incidente ed investe un uomo con la sua macchina.
Giunta in ospedale viene a sapere che la vittima si trova vicina alla sua stanza e che si chiama Zeligo, un senzatetto bosniaco con una storia difficile alle spalle: ben presto tra i due si instaurerà un'amicizia che porterà la donna a farsi delle domande sulla sua vita e a cercare delle risposte a questi interrogativi troppo a lungo rimandati.
Non conoscevo Fioly Bocca (già autrice di Ovunque tu sarai e L'emozione in ogni passo), e devo ammettere che non avevo grandi aspettative per questa storia: sembrava la solita carrellata di buoni sentimenti, emozioni banali e personaggi stereotipati.
Invece devo ammettere che mi sono piacevolmente ricreduta: i temi trattati sono molto attuali, l'interazione che avviene tra i protagonisti appare molto realistica e, soprattutto, la scrittrice ha uno stile che mi ha ricordato moltissimo sia L'amore e gli stracci del tempo di Anilda Ibrahimi, che l'amata Margaret Mazzantini.


In particolare, è molto forte il richiamo all'opera che più mi è rimasta nel cuore dell'autrice italo irlandese, Venuto al mondo (pubblicata nel 2008): proprio qui è possibile respirare le atmosfere delle guerre balcaniche, la difficoltà della protagonista Gemma nel diventare madre (la stessa difficoltà che incontra Argea).
Ho trovato che persino lo stile della Bocca ha molte assonanze con quello della Mazzantini: lo stesso incedere tra le miserie umane, un'analoga visione del futuro che emerge dalle parole dei personaggi e il richiamo costante alle poesie dell'autore bosniaco Izet Sarajlic:
"Così, osservando in giro, ho imparato che la vita si arrampica ovunque. Come un'edera infestante si avvinghia a un ramo ritorto e pianta le proprie bandiere - un paio di calzini fissati a uno steccato".
È innegabile constatare come siamo ben lontani rispetto alla caotica magnificenza di Venuto al mondo, alla imponente e meravigliosa caratterizzazione degli uomini e delle donne che costellano (anche con piccoli ruoli) l'opera della Mazzantini, come non si respiri l'atmosfera di dolore misto a speranza che filtra da ogni pagina della storia vincitrice del Premio Campiello 2009, ma Un luogo a cui tornare possiede comunque tutti quegli ingredienti che contribuiscono a dar vita ad una vicenda avvincente e mai banale, colma di sensazioni positive e ricca di insegnamenti importanti:
"Tante volte penso alla possibilità piccolissima che avevamo di incontrarci. Con tutta la gente che va e viene in 'sto casino di mondo. Piccolissima, proprio. Penso a come era stupida la mia vita se non la incontravo. E alora io dico che c'è una calamita che fa avvicinare due persone che si devono amare. Un polo nord e un polo sud che all'equatore si trovano, passo più passo meno. E non resta più niente del mondo, solo quella linea sottile dove stare in equilibrio, per mano".
Un luogo a cui tornare è un'opera delicata ed intensa di dolori, morti e rinascite, di speranze e sogni che a volte si fa fatica a coltivare, ma che sarebbe più difficile abbandonare.
È un racconto di avventure, di ideali preziosi, e forse l'insegnamento più grande che ci lascia è contenuto proprio nelle parole di Zeligo:
"Non è quello che accade, Argea. ma quello che uno fa, delle cose che accadono".

Ilaria Pocaforza 

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