domenica 9 luglio 2017

La ricerca di un senso nell'universo: «Eppure cadiamo felici», di Enrico Galiano.

Eppure cadiamo felici. Non aver paura di ascoltare il rumore della felicità.
di Enrico Galiano
Milano, Garzanti, 2017

pp. 384
€ 16,90 (cartaceo)

Eppure cadiamo felici è un libro particolare, che presenta delle caratteristiche piuttosto interessanti per il genere. Se volessimo apporre un'etichetta a quest'opera, probabilmente essa andrebbe sotto la categoria young adult, poiché racconta la storia di una ragazza e del suo percorso di crescita. Tuttavia la protagonista del libro, Gioia Spada, non è una ragazza come le altre, la sua vita è attraversata da una serie di dolori, che messi l'uno in fila all'altro costituiscono un mosaico di sofferenze e frustrazioni. Nata all'interno di un matrimonio difficile, con un padre violento e una madre assente, frequenta senza particolare entusiasmo la scuola, inserita in una classe in cui non si sente integrata, circondata com'è di ragazze che pensano solo al colore dello smalto o all'ultima collezione di quello stilista famoso. Ogni mattina entra in classe con la musica a volume altissimo nelle sue cuffiette – che toglie solo quando comincia la lezione – e una volta al banco si scrive ossessivamente sul braccio la stessa frase, in lingua tedesca, che significa «la felicità è una cosa che cade». Gioia Spada si è costruita un altro universo, parallelo a quello reale, ha un'amica immaginaria, e in questa dimensione alternativa il mondo le sembra molto più sopportabile.
Il fatto è che Gioia da quando è in prima elementare ha la tendenza ad aprire una parentesi dal mondo e di buttarcisi dentro. Se n'erano accorte per prime le maestre, quando avevano visto che passava la maggior parte del suo tempo a fissare il vuoto e che non riusciva mai a stare molto attenta alle lezioni. Fin da allora, più o meno, Gioia aveva scoperto che poteva essere molto più avvincente il mondo dentro alla sua testa che quello là fuori. (p. 27)
Tutto scorre nello stesso identico modo, fino a quando una notte, scappata di corsa dalla casa in cui i suoi genitori stanno ancora una volta litigando, finisce per incontrare, in un bar abbandonato, un ragazzo, Lo. Superata l'iniziale diffidenza, i due diventano amici, e da lì la conoscenza diventa sempre più intima, fino a diventare un innamoramento intenso e travolgente. Finalmente a Gioia il mondo le sembra diverso e non le importano più nemmeno le offese dei compagni di classe, i soprannomi, le occhiataccie.
Ma un giorno, improvvisamente, Lo sparisce. Gioia comincia a cercarlo, ovunque, eppure non trova nessuna traccia. Le sue ricerche proseguono, fino a scoprire che il Lo con cui parlava ogni notte e di cui credeva di essersi innamorata è in realtà Luca De Paolo, diciassettenne scomparso tempo prima e mai più ritrovato. Galiano ci ammalia e ci confonde, ci fa dubitare di tutto ciò che abbiamo letto finora, facendoci sorgere il dubbio che oltre a Tonia, anche Lo sia stato un'invenzione della mente di Gioia. Anche la psicologa che segue la ragazza sembra pendere verso questa soluzione: un servizio al tg, oppure un articolo letto e poi dimenticato, potrebbero aver causato in Gioia una rielaborazione inconscia dell'accaduto, fino a credere di averlo incontrato.
E così che Gioia cammina in punta di piedi sul sottile filo che divide ragione e follia e Galiano ci accompagna nel baratro della sua mente. Nelle pagine in cui la stessa Gioia ragiona riguardo la possibilità di aver immaginato tutto, lo scrittore ricrea un clima di tensione quasi da thriller psicologico, con delle parentesi quasi claustrofobiche, fino allo scioglimento della trama, in un crescendo emotivo che coinvolge il lettore fino all'ultima riga, al momento in cui tutto trova un senso e realtà e immaginazione trovano il loro posto.
Eppure cadiamo felici è il primo romanzo di Enrico Galiano, insegnante di lettere in una scuola media della provincia di Pordenone. La vicinanza quotidiana ai ragazzi è evidente in questo romanzo dalla scrittura fresca e vivace, capace certamente di attrarre un pubblico giovane, e la sua esperienza di professore-scrittore non può non farci venire in mente quella del celeberrimo Alessandro D'Avenia. Le comunanze, però, si fermano qui, e non è certamente possibile azzardare un parallelo o tentare un confronto. Le due voci sono diversissime, sia per il messaggio che veicolano, che per lo stile di scrittura, e certamente scorrono su due binari paralleli.
In conclusione, il libro di Galiano è interessante poiché come detto in apertura si differenzia dagli altri romanzi di formazione poiché racconta la crescita e l'evoluzione di una ragazza che si trova a fare i conti con la propria presunta insanità mentale e le tappe che attraversa sono quelle precipue del suo percorso. Una storia, quindi, con un personaggio unico, una ragazza che ha come passione quella di collezionare parole intraducibili: parole per le quali non è possibile trovare dei corrispettivi nelle altre lingue e che non si possono tradurre se non con delle perifrasi. Parole uniche, insomma, esattamente come Gioia, attraverso le quali ci vuole mostrare come sia possibile, anche per una luftmensch (lingua yiddish), consapevole della yuugen (giapponese) del creato, provare geborgenheit (tedesco) e trovare infine la propria neach-gaoil (gaelico).

Valentina Zinnà

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