lunedì 12 giugno 2017

La scommessa sul lettore di Gabriele Romagnoli

Coraggio!
di Gabriele Romagnoli
Feltrinelli, 2016

pp. 112
€ 10



I libri ci incrociano con traiettorie molto differenti: alcuni ci toccano nel momento più adatto mentre altri ci urtano nel momento che sembra il peggiore. Quando questo si intreccia con l’impegno di recensire ne può essere intaccata la doverosa obiettività, ma l’importante è rendersene conto, averne coscienza. Io e Coraggio! di Gabriele Romagnoli ci siamo incontrati in un momento molto triste: il ricovero di mio padre, l’ultimo, quello che l’avrebbe portato alla sua assenza: il libro l’ho odiato, mi sembrava retorico, semplicistico e contraddittorio. Eppure mi sono fermato: non avevo la lucidità e l’energia per recensirlo. Dopo l’epilogo della malattia son ritornato a rileggerlo con maggior freddezza e mi son reso conto che il giudizio che avevo dato era decisamente sbagliato.
L’opera esordisce con un’esortazione né urlata né bellicosa, ma sussurrata con delicatezza, ad avere, o meglio, a praticare il coraggio, nella convinzione – all’opposto di don Abbondio – che una spinta simile non faccia parte delle virtù innate, ma piuttosto della sfera dei comportamenti da poter scegliere. Di conseguenza il genere di questo minuto libricino non è il romanzo o il saggio ma l’«orazione civile, un’invocazione sommessa e proprio per questo più forte» che vuole parlare con schiettezza, e con un “tu” diretto, al lettore.  D’altronde Coraggio! propone un ideale che nulla ha a che vedere con l’eroismo della retorica patriottica, ma piuttosto con il sentimento dell’altro percepito nelle sue necessità urgenti di un momento decisivo: senza meditazioni ideologiche o grandi cause, ma solo nella sua dimensione biologica.

A sostegno di questa concezione volontaristica Romagnoli porta continui esempi di persone che hanno saputo sollevarsi dalla banale esistenza riuscendo a dargli una luce speciale: da Giobbe e Madre Teresa fino a Éric Abidal, giocatore del Barcellona che è riuscito a sconfiggere con determinazione un tumore, passando per esempi di sacrificio di sé più o meno estremi. Queste figure sono unite dall’indagine su un personaggio, Sacco (A), vincitore della medaglia Carnegie per gli eroi della civilizzazione: le domande su chi era e cosa aveva fatto spuntano qua e là per creare un filo rosso, un racconto che mantenga desta l’attenzione. Il tono ha una derivazione dai discorsi motivazionali americani, o meglio dai più nobili cugini, i TEDtalks. Il discorso, infatti, è un susseguirsi di narrazioni riflessive, aneddoti che incastonano pensieri e viceversa, tutto nell’intento di convincere e spingere il lettore a non farsi piegare dalla paura che domina il panorama attuale: perché il coraggio è una scelta tra una visione piccola e meschina dell’individuo e una in cui le persone sono unite da un significato.
D’altronde perché donare sé stessi se ciò non avesse alcun senso? Ed è questo richiamo ad un valore intrinseco dell’essere umano e della vita – che può sembrare rassicurante e perfino scontato e banale – che mi aveva stranito nella prima lettura e che ora invece mi rincuora. Non siamo più una società umanistica, tutto sembra venire prima: denaro, benessere e persino gli animali (quelli sì che sono meglio degli uomini!). Qui invece si fa spazio un umanismo spontaneo che spinge al sacrificio di sé attraverso l’esempio e il riconoscimento tra eguali. Una condivisione di destini che insieme si arricchiscono: insomma, nel sacrificio non c’è perdita ma guadagno.
Un’opera conciliante che non esclude momenti contraddittori che però non intaccano la riuscita di un libro positivo e ottimista, che scommette sul lettore e sulle capacità dell’essere umano.

Gabriele Tanda

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