sabato 24 giugno 2017

In memoria di Stefano Rodotà

Un ritratto di Stefano Rodotà.
Fonte: L'Espresso
È di ieri la notizia che ci ha lasciati Stefano Rodotà, un giurista, un intellettuale, un grande Uomo del nostro Paese.

Nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, fin da giovane coniugò la passione per il diritto con quella per la politica.

Innumerevoli le cariche fino ad oggi ricoperte. Solo per citarne alcune: professore ordinario all'Università La Sapienza di Roma, militante nel partito Radicale, insegnante anche a Oxford, in Francia, in Germania, negli Usa, editorialista de La Repubblica.
Dal 1997 al 2005 è il primo Garante per la protezione dei dati personali, dal 1998 al 2002 presiede il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea.

Nel 2013 il Movimento 5 Stelle lo propone come Presidente della Repubblica, ma alla fine gli verrà preferito Napolitano.

Fine scrittore, intellettuale acutissimo, strenuo difensore dei diritti civili. 
Qualche anno fa ho avuto la fortuna di ascoltare dal vivo una sua meravigliosa lectio magistralis all'interno del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, nella quale spiegava come in questa era tecnologica non si è persa l'importanza delle piazze delle antiche cittadine, ma le nuove "piazze digitali" hanno consentito l'instaurarsi di fenomeni come la "Primavera araba".
Era un argomento già affrontato milioni di volte dai media, ma l'eleganza della retorica, la compostezza e il suo ragionamento fiero lo fecero apparire come fresco ed attuale a tutti gli uditori presenti.

Stefano Rodotà ha incarnato una figura di spicco non solo per le generazioni che hanno studiato (e studiano tuttora) i suoi bellissimi libri, ma anche per tutte quelle persone che lo hanno ascoltato diffondere parole di laicità e cultura dai microfoni di qualche talk show.

Strenuo difensore della laicità e della giustizia nel senso più alto del suo significato (nel suo libro Il diritto di avere diritti si chiede quale sia l'individuo degno di arrogarsi il diritto di decidere chi siano coloro che devono diventare "ombre, non più persone, esseri destinati soltanto a essere cancellati, sicché la privazione dei diritti corrisponde alla cancellazione dell'umanità"), a lui più che mai si applica la frase di Jules Renard: "Libero pensatore. Basterebbe dire pensatore".