giovedì 8 giugno 2017

#VivaSheherazade - Daisy Miller

Daisy Miller
di Henry James
Marsilio, Letteratura Universale, 2017

Traduzione di Simone Francescato
A cura di Donatella Izzo

pp. 240
€ 16

 
È da poco in libreria, per la collana Letteratura Universale edita da Marsilio, una nuova, accurata edizione di Daisy Miller, classico della narrativa jamesiana ricchissimo di spunti e chiavi di lettura. Un testo che, pur nella sua brevità, non manca infatti di numerosi spunti e possibilità di interpretazione, a partire proprio dalla categorizzazione problematica: racconto o romanzo breve? Personalmente considero questo lavoro di James a metà strada tra le due forme, per come accoglie modalità espressive e caratteri dall’una quanto dall’altra: del racconto – lungo, certo – ha quella peculiare modalità di fruizione nello spazio di un paio d’ore di lettura, in «one sitting» come efficacemente sintetizzato da Poe, tra i primi teorici della short story, oltre che autore egli stesso di capolavori della forma breve; dal romanzo riprende un certo gusto per la complessità della trama, una tendenza all’universalità intrinseca del genere, ma aprendosi anche ad istanze più caratteristiche della short story di fine Ottocento, a partire dalla protagonista, una New Woman, emblema del nuovo modello femminile al centro del dibattito culturale e sociale del tempo, fino alla tensione narrativa che il finale non risolve davvero completamente e che si discosta nettamente dal tradizionale happy ending – che molto spesso coincideva con il matrimonio dell’eroina – del romanzo vittoriano.
È evidente, quindi, come il testo di James rappresenti ancora oggi un oggetto di studio interessante, da un punto di vista strutturale quanto tematico e nonostante – o forse a maggior ragione proprio per questo – sia assai noto presso il pubblico, una nuova edizione critica come quella curata da Donatella Izzo risulta particolarmente utile.
Intanto la scelta, a mio avviso sempre saggia, di proporre il testo originale a fronte, così da potersi confrontare direttamente con l’opera originale, seguendo poi l’ottima traduzione di Simone Francescato. La cifra caratteristica di questa collana Marsilio, che non viene meno neanche in questo caso, è, naturalmente, l’apparato critico-bibliografico che si accompagna al testo fornendo interessanti spunti e chiavi di lettura, approfondimenti bibliografici e note, utili per una lettura ragionata. Questo non toglie nulla alla bellezza e all’immediatezza intrinseca nel testo di James, che tuttavia proprio per la notorietà della trama rischia, privata degli opportuni riferimenti critici, di perdere parte del suo valore, a partire proprio dal topos della ragazza americana in vacanza all’estero e di quella particolare versione della New Woman, forse non del tutto invenzione jamesiana ma dalla sua penna modellata nella forma ben nota. Infatti, come sottolineato da Izzo nell’interessante prefazione, il Grand Tour in Europa della giovane americana e le conseguenze derivanti dall’incontro/scontro di abitudini e stili di vita differenti, reso celebre in quegli anni da James che ne ha saputo cogliere sfumature, complessità e contraddizioni, si richiama ad un sottogenere letterario ispirato alla Corinne di Madame de Stael di primo Ottocento, così come a Paule Méré di Victor Cherbuliez, per arrivare al romanzo inglese di Mary Murdoch Mason, Mae Madden: A Story, pubblicato nel 1875. A tali influenze letterarie e, naturalmente, allo sguardo acuto di James, si intrecciano spunti di vita reale e aneddoti che è lo stesso autore a citare come la fonte primaria a cui la vicenda di Daisy è ispirata, succès de scandale compreso.

Quali che siano state le influenze che hanno portato all’ideazione della tragica storia della giovane schiacciata sotto il peso della morale e delle convenzioni tardo vittoriane, il racconto di James si apre, come si diceva, a molteplici livelli di lettura, affascinando sul piano formale e tematico. Del primo risulta immediatamente riconoscibile il “punto di vista limitato” caratteristico della scrittura di James: un punto di osservazione e – soprattutto – di giudizio univoco, arbitrario e soggettivo sulla vicenda, interpretato dal protagonista maschile, Winterbourne, emblema di un’autorità patriarcale che condanna tutto ciò che non sa inquadrare, comprendere. Il sottotitolo del racconto, A Study – eliminato poi da James a partire dall’edizione newyorkese delle proprie opere – può essere appunto interpretato anche in quest’ottica: il tentativo, mancato, di “studiare”, comprendere e in qualche modo così controllare la personalità e il comportamento di Daisy, emblema di un nuovo modello femminile che cerca di liberarsi dei rigidi codici morali di stampo vittoriano. Daisy, protagonista quasi senza voce di questo dramma e descritta da Winterbourne in termini sempre più negativi, mano a mano che il giudizio sull’inopportuna condotta della ragazza si fa più severo.

L’aspetto più interessante del testo è la sua ambivalenza: che cosa rappresenta, in fondo, Daisy Miller, chi è, davvero, la protagonista? Emblema di una femminilità nuova, disinvolta, emancipata, che rifiuta di sottomettersi alla morale tardo vittoriana, al giudizio di una società patriarcale che ne condanna i modi “americani”, un’eroina proto femminista? Fanciulla innocente ed ingenua o abile manipolatrice? La stessa tragica fine da adito ad interpretazioni differenti per il punto da cui la si osserva: vittoria della morale patriarcale che punisce chi infrange le regole o simbolo di tragica libertà? E, ancora, Daisy, questa New Woman americana, chi è veramente: vittima di un sistema che non comprende, martire, consapevole dei rischi che corre e disposta a pagarne il prezzo? Un’ambivalenza alimentata dalla posizione di James stesso, che nell’ambito del dibattito socio culturale di fine secolo si pone spesso in un ruolo ambiguo, i suoi testi e le sue dichiarazioni talvolta a supporto dei nuovi modelli femminili che si vanno sviluppando, altre in cui traspare una certa misoginia di fondo (penso, per esempio, al racconto The Death of the Lion, apparso sul primo numero di The Yellow Book, la rivista letteraria emblema degli anni Novanta, che ironizza sulla presenza sempre più marcata di scrittrici nell’ambiente editoriale) e che rende, quindi, anche l’interpretazione di Daisy Miller soggetta ad un doppio sguardo. Quel che è certo, gli spunti di riflessione, le chiavi di lettura e di interpretazione dell’opera sono, quindi, molteplici, quegli stessi al centro del dibattito in corso negli ultimi decenni dell’Ottocento, di cui anche il racconto di James si è fatto interprete e ha ispirato a sua volta ulteriori riflessioni tra cui, per fare un solo esempio, The Pleasure Pilgrim di Ella D'Arcy.

In primo luogo la discussione di quel nuovo modello femminile rappresentato da Daisy, dalla New Woman e dalla sua versione americana, più libera ed emancipata, che inevitabilmente si scontra non soltanto con l’ideale femminile tradizionale ma anche con differenze culturali e nazionali, sottolineando la polemica di fronte a quella nuova tipologia di americani in viaggio all’estero (nel racconto di James rappresentata non solo dalla protagonista ma anche dalla madre e dal fratellino), diventata a sua volta un topos non solo della produzione jamesiana ma di tutta una serie di romanzi e racconti a cavallo fra Otto e Novecento. Ecco, quindi, che in Daisy Miller, tensioni culturali si intrecciano a questioni di genere, modelli comportamentali differenti e, come sottolineato ancora da Izzo, a distinzioni di censo: Daisy e la sua famiglia, rappresentano infatti quei parvenus americani (le cui origini borghesi sono implicite già nel cognome, Miller, che richiama la fabbrica, mill, su cui la famiglia ha costruito le proprie ricchezze) giudicati con severità dalla società europea e che, nella tragica storia raccontata da James, volta – letteralmente – le spalle a quella giovane protagonista indifferente a regole e codici sociali.

Che cos’è, dunque, questo racconto? Satira, denuncia sociale, studio dal vero, riflessione su formalismi e schemi di un mondo chiuso in sé stesso, incapace di accettare il nuovo? O “semplice” invenzione letteraria, esercizio di stile dalla prosa ricca, i dettagli vividi e minuziosi da cartolina jamesiana? È tutto questo, una storia tragica e amara di raffinata bellezza, ambivalente, si è detto, a seconda del punto di osservazione scelto, che si presta a molteplici letture ed interpretazioni.
E, come Daisy, sfuggevole, dalla natura ambivalente, impossibile da afferrare completamente.





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