domenica 25 giugno 2017

#CritiComics - "Orientalia": sensualità e leggenda, tra Istanbul e Venezia

Orientalia. Mille e una notte a Venezia
di Alberto Toso Fei e Marco Tagliapietra
Round Robin editrice, 2017

pp. 120
€ 18,00




Certi amori non finiscono: e quello tra Alberto Toso Fei e la città di Venezia è destinato a durare. Nel suo ultimo libro, Orientalia, lo scrittore "veneziano dal 1351", fiero discendente di "un'antica famiglia di vetrai di Murano", conduce nuovamente il lettore in laguna. E, di nuovo, gli narra un passato mitico, fatto di storia e leggende; a rappresentarle, le linee morbide e fiabesche del veneziano Marco Tagliapietra.

È il 22 marzo 1838, una data simbolica: una pattuglia di austriaci cerca Saddo Drisdi, l'ultimo turco rimasto in città, per cacciarlo. Non immaginano, il kapitan e i suoi fedelissimi, che esattamente dieci anni dopo saranno loro ad essere scacciati, nell'insurrezione da cui nascerà l'orgogliosa Repubblica di San Marco.


L'affascinante, sensuale Venezia è troppo labirintica per la rigida, razionale truppa: tra mille calli e ponti, i soldati si perdono e confondono. E così a trovare il Fontego dei Turchi, dove Saddo vive, sono dei ragazzini: è per loro che Saddo, uomo dalle mille storie, rievoca il carattere fiero e coraggioso dei veneziani, pronti a sacrificarsi per salvare l'adorata patria; a loro Saddo, come un barbuto e burbero Sherazade, racconta di un'antica amicizia tra due popoli, il turco e il veneziano.


Nonostante la memoria collettiva dipinga il popolo ottomano come truce, spietato, incivile, spiega Saddo, c'è moltissimo in comune tra le due civiltà: il partenariato commerciale ha favorito l'interscambio di cultura e tradizioni. E non è un caso se il Fontego destinato ai saraceni sorge nei pressi di Rialto, nel quartiere malfamato ("inhonestissimo") ma vicino al centro commerciale, e quindi al cuore pulsante, della città.


Come già con gli altri suoi libri, anche con questo romanzo a fumetti Toso Fei porta avanti la sua "missione": raccogliere le storie tradizionali, quelle udite dagli anziani fin da giovanissimo, e trasmetterle al lettore in una forma gradevole, che ha dell'epico (visti i soggetti scelti) e del moderno (dato dalla forma).
“È tutto molto veneziano, insomma”.
Intanto, il lettore scopre potenti affinità tra i due popoli, pur in apparenza così diversi. È vero che ormai queste affinità sono solo storia, soprattutto ove si pensi alla penisola turca nella sua interezza; questo però non cancella la reciproca fascinazione tra Istanbul e Venezia, stati negli Stati, mondi a parte nei rispettivi Paesi.
Non manca qualche criticità: tra le storie secondarie, molte hanno una durata troppo breve, che ne sminuisce la portata, impedendo al lettore di appassionarsi.
Fa eccezione il racconto Riflessi, alla fine del graphic novel, fuori dell'intreccio. Una pillola, due preziose tavole quasi prive di azione eppure cariche di energia. Sullo sfondo gli edifici simbolo di Venezia e Istanbul, San Marco e Santa Sofia, con le loro potenti, sorprendenti simmetrie. Al centro della scena due misteriose e sensuali figure femminili si cercano con interesse, separate da un velo d’acqua; all’apparenza diversissime, ma attratte l’una dall’altra.

Francesca Romana Genoviva

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