mercoledì 21 giugno 2017

Un viaggio (troppo breve?) nel DNA borghese: "Eros e virtù" di Alberto Mario Banti

Eros e virtù
Aristocratiche e borghesi da Watteau a Manet
di Alberto Mario Banti

Laterza, 2016

pp. 128 
€ 19


Questo breve saggio di Alberto Mario Banti intitolato Eros e Virtù. Aristocratiche e borghesi da Watteu a Manet e pubblicato da Laterza è tanto interessante nell'argomento, per l'appunto l'amore, il sesso e, in generale, il rapporto con i sentimenti tra Sette e Ottocento, quanto non completamente riuscito. Già perché se Banti è uno studioso riconosciuto e di chiara fama dell'argomento, purtroppo il tema viene trattato (come talvolta accade nella collana I Robinson/Letture) in maniera troppo sbrigativa. E dire che dal punto di vista grafico-editoriale il libro si presenta come uno dei migliori esempi oggi in circolazione: impaginazione elegante, comparto fotografico di assoluto pregio, caratteri molto leggibili e una totale facilità di consultazione. Eppure, nonostante questi evidenti, evidentissimi pregi, il libro è fortemente incompleto.

Il volume si apre, va detto in modo molto suggestivo, facendoci "entrare" nella bottega dei Gersaint, commerciante parigino di quadri e opere d'arte. Il pretesto è attraente dato che partendo dall'omonima (e conosciutissima) opera di Watteau L'insegna di Gersaint ci fa esplorare non soltanto il mercato dell'arte alla fine del Diciottesimo secolo ma consente anche di trattare l'argomento cultura a più ampio raggio. Consentirebbe in realtà. Infatti, come spesso avverrà all'interno di Eros e virtù tale discorso, proprio perché affrontato rapidamente, appare quasi monco e lascia al lettore una sensazione di incompletezza va detto non molto piacevole.

A poco a poco, Banti, avvalendosi sempre della citazione di opere, soprattutto pittoriche, molto conosciute e riconoscibili, arriva a presentare l'argomento della moralità e della gestione dei sentimenti tra Sette e Ottocento, il vero e proprio cuore dello studio. Il docente è molto efficace quanto, utilizzando un linguaggio semplice e diretto, illustra bene le differenze tra la morale Settecentesca/aristocratica/rococò, ovvero improntata al libertinaggio e quella Ottocentesca, più rigorosa e pudica. 

In più bisogna sottolineare come Banti sia molto valente nel dispiegare le differenze anche interne tra classe e classe, con la classe nobile sempre molto più libera e libertina di quella povera, del proletariato, come ancorato a vecchie tradizioni. Utilizzando ad esempio il celebre dipinto di Manet, Il Balcone, lo studioso illustra con facilità analogie e differenze.

Purtroppo, ancora una volta, l'esiguità del numero degli esempi ed anche una certa frettolosità nell'esposizione (certamente dovuta al taglio della collana per cui il saggio è stato allestito) non permettono al lettore, specialmente quello più curioso, una visione un poco più ampia delle cose.

Lungi da noi l'idea di non consigliare Eros e virtù : il libro è pregevole e tratta tematiche davvero affascinanti. Tuttavia, seguendo l'onestà intellettuale propugnata su questo sito, non se ne possono tacere le numerose lacune: una fra tutte la fretta che pare come divorare l'autore nel dover, a tutti i costi, derubricare un tema con la massima celerità possibile. Come ci insegnano le grandi arie e del Settecento e dell'Ottocento le pause sono musica il più delle volte.

Mattia Nesto

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