lunedì 5 giugno 2017

"La migliore delle vite"? Per David de Juan Marcos potrebbe essere la tua

La migliore delle vite 
di David de Juan Marcos
HarperCollins 2017

Traduzione di Sara Papini

pp. 272
€ 18,00

“Pensai di chiamare i miei genitori. Avevo bisogno di serena testardaggine. Coerenza rognosa a poco prezzo. Che mi dicessero, con voce rassegnata e trionfante, di tornare a casa”.
Un inizio delicato, l’atmosfera romantica di un settembre a Cambridge, una bicicletta “quasi esausta” per girovagare tra le stradine.
Inizia così La migliore delle vite, romanzo di formazione di David de Juan Marcos, ed è subito magia: si respira il fascino dei college, “stemmi sulle giacche, caffè e pasticcini”, un clima di attesa da inizio anno. 
A condurci in questa storia è Nicolas, un ragazzetto incerto e timido: appena arrivato a Cambridge dalla Spagna, non ha un’idea chiara di cosa voglia dalla vita, anche se confusamente si vede sceneggiatore. Il suo racconto è una favola moderna: fuga, avventura e intoppo, lento ritorno su una scia di briciole preziose. Dall’Inghilterra a Parigi, passando per Roma e l’Olanda, Nicolas perde ogni punto fermo (i genitori, l’amore) ma, invece di indebolirsi, scopre in sé una forza insospettabile.


Nicolas è appena arrivato all’università: è fuggito a Cambridge per sottrarsi al torpore paranoico in cui sono caduti i suoi genitori, dopo la misteriosa scomparsa del fratellino Marcos. A spingerlo a partire è stato suo nonno Martìn, fonte di una saggezza guadagnata attraverso scelte di vita coraggiose. Anche se Cambridge è una “tavolozza di vetro e pietra”, un “arcobaleno velato”, il primo istinto di Nicolas è di tornare indietro, rifugiarsi nel rassicurante, per quanto opprimente, focolare domestico. A salvarlo è l’aitante Pierre Spielmann, figlio della migliore borghesia francese, disinvolto, dal fascino invincibile. È Pierre che mette Nicolas in contatto con Lei, capelli rossi e occhi come amarene, Lei, un moto perpetuo, Lei, un passato difficile e l’eterna fascinazione per l’ignoto, Lei, cui tutto il romanzo è dedicato.

Quando lo conosciamo, Nicolas è “lento a prendere decisioni. Fuori allenamento per la mancanza di ambizione, per la certezza erronea che sarebbe sempre arrivata un’opportunità migliore”. Si vede ancora giovane, ancora figlio. È allo sbando e proietta la sua ammirazione su Pierre, il suo esatto opposto: certo del suo futuro, teso all’obiettivo, sicuro con le ragazze, saldamente guidato dai genitori. Nell’assenza dei propri, concentrati a coltivare il fantasma di Marcos, Nicolas si affida al nonno. Il ricordo di Martìn, che l’ha sempre esortato a vivere pienamente, lo spinge confusamente all’azione. Come il nonno ha vissuto per tutta la vita con una donna che non lo corrispondeva, così Nicolas sceglie di dedicarsi completamente a Lei. In realtà si fa trascinare in un percorso che non è il suo, e del quale non capisce (non fino alla fine del romanzo) le vere ragioni.
A far da sfondo a questo viaggio ci sono città romantiche e vive, feste studentesche e gare di canottaggio, pic nic sul prato e passeggiate sul lungo fiume, una sorta di interrail a tinte pastello.

“Rinunciamo a qualcosa dal primo giorno in cui smettiamo di correre come bambini. Senza direzione”, pensa Nicolas. In realtà tallonando Lei, seguendola per mezza Europa, corre come un ragazzino: è Lei che guida, lui ancora una volta mette la sua vita nelle mani di un’altra persona. L’anello che manca alla sua indipendenza, alla sua maturità, sono proprio i genitori: quando il padre lo raggiunge ad Amsterdam, restituisce a Nicolas un’attenzione che gli ha negato negli ultimi anni, una presenza e una legittimazione. Ma poiché quel padre è sull’orlo di una crisi, i ruoli si invertono.
“Non volevo che mio padre fosse una persona qualunque, un uomo pieno di fallimenti come qualsiasi altro. Mio padre aveva tutte le risposte, cazzo”.
È nella tortuosa Amsterdam che inizia a crollare il castello delle sue “pargolette” certezze. Un punto fermo vacilla, lo fa anche il suo amore per Lei; infine crollerà anche l’altra illusione, la natura semidivina di Pierre. Chi resiste è proprio lui, l’insospettabile Nicolas: ed ecco che l’unica persona su cui può contare e l’unica a cui render conto è Nicolas.
“Abbiamo soltanto una vita. E basta. Quando qualcuno prende una decisione per noi, saltano le molle del destino e le vite smettono di funzionare”. 
Ed è così che la migliore delle vite, lungi dall’essere una vita perfetta, diventa quella, quale che sia, che decidiamo e facciamo in modo di vivere.

Francesca Romana Genoviva

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