domenica 25 giugno 2017

#CritiMusica - A passo d'uomo, e senza troppa simpatia

P
Passo d'uomo
di Francesco De Gregori con Antonio Gnoli
Laterza, 2017

pp. 233
10 €


...e quello che non so lo so cantare.

Inizio con una premessa: Francesco De Gregori non è un simpatico.
Più leggevo Passo d'uomo, dialogo col giornalista Antonio Gnoli, ex capo delle pagine culturali e ora collaboratore di Repubblica, appena uscito nell'Economica di Laterza, più pensavo “Oh ma senti questo”.
"Il Principe", l'autore della Donna Cannone, di Nino e la sua Leva calcistica della classe '68. Di Buonanotte fiorellino sì, ma pure di Pablo, di Viva l'Italia, de La storia siamo noi. Di Festival, e Gambadilegno a Parigi, e Santa Lucia. L'autore di un pezzo di coscienza cantautorale del nostro Paese, il “Bob Dylan italiano”.
Io volevo forse, come tutti i fan, trovare le conferme a quel che mi piaceva di lui, nella sua voce. Volevo sentirmi raccontare la nascita delle canzoni, le simpatie politiche, pezzettini di vita privata, e ripercorrere le tappe di quella pubblica.
Volevo una biografia commentata.
E invece c'è dentro questo libro un divagare, talvolta uno sputare franco e secco delle sentenze e delle opinioni personali che uno dice “ma fai il cantante” e ti aspetti che Francesco De Gregori interpreti la sua parte. Così come quando vai a un suo concerto e ti aspetti che faccia Buonanotte fiorellino per cantarla insieme a lui e poi cambia tutti gli arrangiamenti e che era Buonanotte fiorellino lo capisci a metà canzone.

sabato 24 giugno 2017

In memoria di Stefano Rodotà

Un ritratto di Stefano Rodotà.
Fonte: L'Espresso
È di ieri la notizia che ci ha lasciati Stefano Rodotà, un giurista, un intellettuale, un grande Uomo del nostro Paese.

Nato a Cosenza il 30 maggio del 1933, fin da giovane coniugò la passione per il diritto con quella per la politica.

Innumerevoli le cariche fino ad oggi ricoperte. Solo per citarne alcune: professore ordinario all'Università La Sapienza di Roma, militante nel partito Radicale, insegnante anche a Oxford, in Francia, in Germania, negli Usa, editorialista de La Repubblica.
Dal 1997 al 2005 è il primo Garante per la protezione dei dati personali, dal 1998 al 2002 presiede il gruppo di coordinamento dei Garanti per il diritto alla riservatezza dell'Unione Europea.

Nel 2013 il Movimento 5 Stelle lo propone come Presidente della Repubblica, ma alla fine gli verrà preferito Napolitano.

Cosa c'è sotto questa pelle che tradisce i segni del tempo?

Crepapelle
di Paola Rondini
Intrecci edizioni, 2017

pp. 174
€ 14 (cartaceo)



C'è una verità insopprimibile, anche nel nostro presente ultra-tecnologico: il tempo passa e ci cambia, interiormente ed esteriormente. Sembra una realtà scontata, ma non è proprio così, in un'epoca che cerca di scongiurare in ogni modo l'idea della morte. Greta Lensi lo sa, con i suoi cinquant'anni, i lineamenti regolari e quel corpo che può sembrare ancora quello di una trentenne, se visto da lontano. È l'invecchiamento che non sopporta, o semplicemente lo scontro quotidiano con la nuova se stessa, così difficile da accettare. Per questo e per altre ragioni, che si scoprono via via nel romanzo, Greta si rivolge a un'importante clinica fiorentina di chirurgia estetica, dove opera il dott. Giacomo Selvi, tanto rinomato quanto attraente, tanto responsabile in sala operatoria quanto disinibito nelle relazioni con donne molto più giovani di lui.

Hemingway e l'Italia, una storia d'amore


L'Italia di Hemingway
di Richard Owen

traduzione di Daniela De Lorenzo

Donzelli, 2017
224 pp.
25,00 €


Wopland, la terra “spaghettosa”. Così Ernest Hemingway nei suoi, non rari, momenti umorali chiamava l’Italia. “But the Wopland gets in the blood and kind of ruins you for anything else” (“ma la terra spaghettosa ti entra nel sangue e poi ti rovina per qualsiasi altra cosa”). E la nostra Italia era davvero entrata nel corpo e nella mente di Hemingway, che la conobbe durante la Prima guerra mondiale, quando appena diciottenne, si arruolò volontario come autista di ambulanze per la Croce rossa americana. Il bel libro Hemingway e l’Italia di Richard Owen, che per 15 anni fu corrispondente dall’Italia per il Times, ripercorre per la prima volta tutte le tappe dell’amore che legò indissolubilmente lo scrittore, tra i più grandi del Novecento, alle nostre terre. E se poi la vita lo portò a vivere a Key West in Florida, poi a Cuba, alla Finca Vigía, a soggiornare per lunghi periodi a Toronto, a Parigi, in Spagna, negli States, in Africa, e infine a morire suicida a Ketchum nell’Idaho, è del nostro Paese che Ernest Hemingway si innamorò perdutamente.
Ho così tanta nostalgia dell’Italia che quando ne scrivo viene fuori quel non so che di speciale che si riesce a mettere solo nelle lettere d’amore.
Così scriveva all’amico James Gamble nel 1919. E per tutta la vita, Papa (come lo scrittore era soprannominato) tornò in Italia, portandoci gli amici e le mogli. Owen racconta in modo molto circostanziato la storia biografica che legò Hem all’Italia, avvalendosi di tantissimo materiale d’archivio, lettere, testi, annotazioni, interviste a persone che lo conobbero. E ovviamente grazie ai romanzi e ai racconti, da cui, a leggere tra le righe, escono persone, incontri e momenti. Perché per Hemingway vita e letteratura erano un unicum.

venerdì 23 giugno 2017

La vocazione dell’Assoluto. Gottfried Benn cronista della nuova stagione letteraria

La nuova stagione letteraria
di Gottfried Benn
Adelphi, 2017

a c. di Amelia Valtolina

pp. 50
€ 7,00



All’individualità pare dedicata l’intera opera di Gottfried Benn, come un’ode a quella figura che potrebbe aver nome di “Io”. No, nessuno spazio all’egoismo, a una centralità particellare, a un “Io” piuttosto, che sia da contemplare e carezzare con lo spirito di chi errabondo descriva l’età moderna. La città: che farsene? Così Rönne, voce protagonista del romanzo “Cervelli” (Adelphi), si risolve per “farsi occupare” dall’ambiente. Parecchi anni dopo aver goduto delle simpatie nazionalsocialiste e da queste esser stato tradito per via di quel suo spirito francamente anti-pratico, e dunque “degenerato” per chi faceva della terra l’unico teatro su cui allestire la recita dello “spazio vitale”, l’autore scriverà, tra le riflessioni di “Romanzo del Fenotipo” (Adelphi): «In un’epoca che dava importanza soltanto alla massa, l’ipotesi di un cadavere dotato di individualità era una romanticheria».

La felicità è a portata di trolley

La felicità è a portata di trolley
di Marta Perego,
De Agostini, maggio 2017

pp. 272
€ 16 (cartaceo)



55x40x20: sono le (ristrettissime) misure con cui, viaggiatori moderni, dobbiamo fare i conti: quelle, per intenderci, del bagaglio a mano concesso sui voli RyanAir e che, ad ogni partenza, ci tengono con il fiato sospeso e le dita incrociate sperando di non aver sforato in centimetri e peso della nostra valigia. Marta Perego, giornalistica culturale che da un decennio si divide fra cinema e libri, è una nomade spesso in viaggio per lavoro e per passione, e con quelle rigide misure ha dovuto imparare a fare i conti. Con il tono ironico e intelligente che la contraddistingue, ha scritto un libro a metà strada fra il manuale e il memoir, tra consigli per superare il trauma da bagaglio ridotto e aneddoti, ricordi e riflessioni di una viaggiatrice appassionata che proprio da quelle valigie ha imparato molto. Un testo divertente, dalla grafica accattivante, ricco di consigli e trucchi da esperta viaggiatrice, ma anche il pretesto per fermarsi a riflettere su noi stessi, di fronte ad una valigia aperta, pronta a contenere non soltanto abiti e oggetti ma un pezzo di quello che vorremmo essere in quel viaggio. 
Ho capito che ogni valigia non è altro che un mio ritratto, scattato nel preciso istante in cui mi trovo. In equilibrio sottile tra la me stessa che va e la me stessa che ritorna.

Un padre morto, due gemelle e una casa che è un'arena in cui disconoscersi a vicenda: "L'importanza dei luoghi comuni" di Marcello Fois

L’importanza dei luoghi comuni
di Marcello Fois
Einaudi, 2013

pp. 139
€ 12,50




Il ritratto di famiglia sarebbe presto fatto: un papà, una mamma e due figlie gemelle, Alessandra e Marinella. Peccato che, quando le bambine avevano otto anni, il pater familias se ne sia andato, mettendo in atto una strategia dell’abbandono alla quale le piccole avrebbero reagito in modo diametralmente opposto, finendo col divaricare sempre di più, nella crescita, quell’alterità che tanto le distinguerà nei caratteri a dispetto della specularità dei corpi. Finché un giorno, ormai quarantottenni, le sorelle non si ritroveranno vis à vis nell’appartamento paterno proprio dopo la morte del genitore, e la loro visita a quelle stanze contese, impregnate dall’odore del sigaro abitualmente fumato dal fu Ernesto Cappelli, diventerà occasione per una lotta verbale senza esclusione di ricordi: come se quella dimora  fosse l’«arena» perfetta e tanto attesa nella quale le due donne, tra “silenzi e grida”, potessero finalmente procedere «al reciproco disconoscimento».

giovedì 22 giugno 2017

Della gioventù d'oggi: il romanzo feroce di Lindsey Lee Johnson

Il posto più pericoloso del mondo
di Lindsey Lee Johnson
Bompiani, 2017

pp. 318
€ 18,00

Titolo originale: The Most Dangerous Place on Earth
Traduzione di Sara Reggiani




Tristan Bloch ha tredici anni. Non è bello, non è ricco, è socialmente inetto. Viene sistematicamente emarginato e deriso e, quando decide incautamente di scrivere una lettera d'amore a una bella compagna di classe, Cally, innesca un meccanismo mortale fatto di pubbliche umiliazioni, cyberbullismo, aperte istigazioni al suicidio. Letto poco dopo Tredici (qui la recensione), questo romanzo sembra partire da presupposti comuni; la differenza sostanziale è che il focus qui è incentrato non sulle ragioni di chi va, ma sulle conseguenze - nascoste, rinnegate - per chi resta, sull'apparente assenza di traumi, e sulle cicatrici che invece segnano nel profondo i superstiti.

#CriticaNera - Una commedia thriller alla Coen: "Il cacciatore di teste" di Jo Nesbø

Il cacciatore di teste
di Jo Nesbø
Einaudi, 2013

Traduzione italiana di Maria Teresa Cattaneo

pp. 293
€ 18



Roger Brown lavora per Alfa, una società norvegese di selezione del personale. È un cacciatore di teste, cinico e privo di qualsiasi coinvolgimento emotivo; dall'alto (o dal basso?) del suo metro e sessantotto vuole essere il più bravo: non si tratta solo di lavoro, ma di vincere ed in effetti è il migliore nel suo mestiere ed emana un fascino da predatore.  Distaccato, guarda con ironia il mondo dell'alta società norvegese che frequenta con la moglie Diana, proprietaria di una galleria d'arte (pagata da lui per senso di colpa dopo averla convinta ad abortire). Oltre che scrutatore di top manager, Roger è un ladro di quadri, sottratti proprio dalle case dei ricchi che incontra grazie al suo lavoro.
Quando incontra Clas Greve, capisce subito che è l'uomo perfetto per il posto di amministratore delegato di un'azienda di gps e tecnologia satellitare sua cliente. Non solo: casualmente scopre che l'olandese è in possesso di un quadro rarissimo di Rubens; l'occasione che Roger aspettava da tutta la vita per un ultimo colpo definitivo che lo sistemi per sempre.

mercoledì 21 giugno 2017

Un viaggio (troppo breve?) nel DNA borghese: "Eros e virtù" di Alberto Mario Banti

Eros e virtù
Aristocratiche e borghesi da Watteau a Manet
di Alberto Mario Banti

Laterza, 2016

pp. 128 
€ 19


Questo breve saggio di Alberto Mario Banti intitolato Eros e Virtù. Aristocratiche e borghesi da Watteu a Manet e pubblicato da Laterza è tanto interessante nell'argomento, per l'appunto l'amore, il sesso e, in generale, il rapporto con i sentimenti tra Sette e Ottocento, quanto non completamente riuscito. Già perché se Banti è uno studioso riconosciuto e di chiara fama dell'argomento, purtroppo il tema viene trattato (come talvolta accade nella collana I Robinson/Letture) in maniera troppo sbrigativa. E dire che dal punto di vista grafico-editoriale il libro si presenta come uno dei migliori esempi oggi in circolazione: impaginazione elegante, comparto fotografico di assoluto pregio, caratteri molto leggibili e una totale facilità di consultazione. Eppure, nonostante questi evidenti, evidentissimi pregi, il libro è fortemente incompleto.

«L'amore non serve a nulla, Ghita. Lo sai bene».

Guardami negli occhi
di Giovanni Montanaro
Feltrinelli, 2017

pp. 144
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Tutte raccontano la mia storia senza saperla; dicono che il mio amore è falso, che lui aveva tante donne, principesse e cortigiane, che io ero solo una che gli piaceva.
È che io devo tacere, non posso dire niente.
Non posso dire la verità, raccontare com'è andata davvero la mia storia, fino a che punto ci siamo amati; sarebbe la mia fine. La mia storia non piace ai cardinali. E così mi toglierebbero l'unica cosa che mi resta, l'anello che ho appeso al collo.
(p. 43)
Un amore unico, anti-convenzionale, difficilissimo da spiegare ancora oggi. Impossibile da far comprendere ai contemporanei: Margherita, detta "Ghita" lo sa benissimo, e anche per questo sceglie deliberatamente di ritirarsi in un convento e mostrarsi il meno possibile. Tuttavia, in nome di una notevole quantità di denaro donato al convento, Ghita pare vezzosa nelle sue richieste: ad esempio, vuole che venga passata una mano di vernice bianca sugli affreschi della sua stanza, o vuole essere libera di profumarsi e di non partecipare agli incontri abituali scanditi dalla preghiera. C'è infatti un altro tipo di tormento che lentamente corrode la donna e rende smunta la sua bellezza: è la consapevolezza di non poter più vivere senza il suo amore. 

martedì 20 giugno 2017

E dopo la danza, "un forte rumore di niente": il debutto letterarario di Rosario de Meo

Il valzer sull’orlo del pozzo
di Rosario de Meo

GAEditori, 2017

pp. 187 
€16


L’esordio letterario di Rosario de Meo (classe 1971) non può passare inosservato. Prima di tutto perché il suo primo romanzo, Il valzer sull’orlo del pozzo, è un libro in cui è facile riconoscersi, che dà voce alle incertezze e alle paure di tutti quei giovani adulti in cerca del proprio posto nel mondo; in secondo luogo, perché Il valzer sull’orlo del pozzo è un libro ben scritto, che si legge con grande piacere, che coinvolge ed emoziona.  

Il romanzo narra la storia di Cesare, venuto al mondo in un giorno di pioggia del 1973 in un piccolo paese di nome Inverno. In questo luogo-culla, abitato da gente semplice e al riparo dal trambusto urbano, Cesare trascorre un’infanzia serena, circondato dall’amore della sua famiglia: una madre domestica, un padre operaio, una nonna dal carattere stravagante che inneggia alla vita e veglia con apprensione sul futuro del nipote.  Ad Inverno il tempo scorre lentamente e i continui mutamenti di fine secolo tardano a manifestarsi: è un luogo ideale per assaporare piccole scoperte e semplici gioie quotidiane, un luogo in cui Cesare può ampiamente esprimere la sua sensibilità ed esercitare, giorno dopo giorno, la sua immaginazione.

#CriticaNera - I clan di camorra - Genesi della camorra napoletana

I clan di camorra - Genesi e storia
di Luciano Brancaccio
Donzelli Editore

pp. 146

€ 24 (cartaceo)

I clan di camorra - Genesi e storia è il titolo dell'ultimo libro del sociologo Luciano Brancaccio, ed è proprio mediante un approccio sociologico che in quest'opera si è voluta analizzare la criminalità di tipo camorristico
"(...)per lungo tempo considerata una sorella minore della mafia siciliana, perché meno netta nelle sue forme, meno riconducibile a un unico modello interpretativo(...)".  
Per sua stessa ammissione Brancaccio si discosta dalle ricostruzioni giudiziarie delle vicende di camorra colpevoli, a suo dire, di acquisire i dati con ingenuità.

lunedì 19 giugno 2017

Ad amare la propria vita imperfetta, con Daniela Mattalia.

La perfezione non è di questo mondo
di Daniela Mattalia
Feltrinelli, 2017

pp. 172
€ 15 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)



Vi capita mai di affezionarvi sconsideratamente ai personaggi di un libro? Alle loro imperfezioni, ai punti di forza, alle reazioni così simili alle vostre o, al contrario, così distanti, ma a cui vorreste ispirarvi? Leggendo La perfezione non è di questo mondo di Daniela Mattalia, uscito di recente per Feltrinelli, ci si accorge di questo: i quattro personaggi principali hanno sapore "di casa", "di noi", si combinano con il nostro vissuto in un amalgama di passato e di possibilità
C'è Adriano, professore di Filosofia teoretica in pensione, che torna spesso alle Molinette, perché là riesce ancora a vedere la moglie, morta pochi mesi prima, che sembra volergli comunicare un messaggio. Contraltare di Adriano è Olga, anziana "zitella", come ama definirsi lei, ancora autonoma ma un po' sola. Per questo Olga chiama ogni settimana un'associazione di volontari che ascoltano i bisogni e, talvolta, anche solo le chiacchiere dei loro interlocutori della terza età. Così Olga conosce telefonicamente Gemma, libraia ventinovenne e single, altrettanto sola con i propri sogni di un amore che non ha mai incontrato. O almeno finché nel parco del Valentino viene assalita da un bracco italiano fuori controllo, Archibald, e incontra il suo padrone, Fausto. Quest'ultimo, disegnatore free lance insicuro delle proprie possibilità, resta colpito da Gemma, ma è pur sempre fidanzato con la bellissima e viziata Susanna. Forse a Fausto servono i consigli di una persona matura, che ha saputo cavarsela nella vita, un po' come Adriano, conosciuto per caso al parco. A questi quattro personaggi principali (cinque con Archibald!), si aggiungono più persone, reali o ormai "fantasma": un taxista loquace e ficcanaso, ma buono e generoso; l'amica-vicina di casa di Olga, Delia, pronta a stare accanto all'amica in momenti difficili; l'immatura ma divertente madre di Gemma, Gloria; e tanti altri, che avrete modo di conoscere con un sorriso, per quanto siano le vicende dei quattro protagonisti a restare sempre a fuoco e in primo piano. 

#CriticaNera - Paul Lynch, "Cielo rosso al mattino"

Cielo rosso al mattino
(Red Sky in Morning, 2013)
di Paul Lynch

Traduzione di Riccardo Michelucci
66th and 2nd, 2017
pagine 234

Euro 17,00 (cartaceo)
Euro 8,99 (e-book)




"Ti troverà. È come se sapesse che odore ha il tuo sangue".

Se per caso qualcuno fosse convinto che il setting di un romanzo noir debba per forza essere un ambiente metropolitano moderno, ad esempio un barrio losangelino o le banlieue di Parigi, allora questo Cielo rosso al mattino, opera d'esordio dell'irlandese Paul Lynch, riuscirà a fargli cambiare idea, fornendogli una prospettiva diversa da cui guardare a questo genere letterario che di continuo si arricchisce di pagine memorabili e di autori di grandissimo talento.

Il romanzo è infatti ambientato nell'Irlanda settentrionale del 1832, all'alba di quella che venne descritta come la "Grande Carestia" che si abbatté sull'isola pochi anni dopo. Coll Coyle, un contadino che si spacca le mani e la schiena sulle terre avare degli Hamilton per sfamare la famiglia, viene cacciato dalla fattoria senza motivo. L'uomo affronta il figlio del padrone, che di fatto regge le sorti della proprietà, ma la discussione sempre più accesa sfocia in tragedia, e per Coyle le cose iniziano a precipitare.
Coyle deve quindi fuggire immediatamente abbandonando casa e famiglia, in modo da evitare la cattura e il sicuro linciaggio da parte dei tagliagole al soldo degli Hamilton, e da qui inizia il peregrinare confuso e frenetico che porterà l'uomo a vagare per le paludi della contea di Donegal dirigendosi a sud, fino ad arrivare a Derry e da qui, braccato come un animale ferito, a imbarcarsi su una nave diretta a Boston, dove avverrà la resa dei conti con gli inseguitori guidati dal sanguinario John Faller, uomo di fiducia degli Hamilton (ma anche qualcosa di più, si scoprirà) graniticamente determinato a raggiungere Coyle per ucciderlo, possibilmente in modo lento e atroce.

domenica 18 giugno 2017

#CriticaLibera: Katiuscia Laneri, Elisabetta Loi, Samantha Viva, "Afghan West, voci dai villaggi"

Afghan West
voci dai villaggi

di Katiuscia Laneri, Elisabetta Loi, Samantha Viva

Bonfirraro Editore, 2013

pagine 168
Euro 29,00





C'è un momento preciso in cui il flash di una macchina, una domanda di troppo, persino uno sguardo, superano il limite e in questo mestiere, profondamente empatico nei confronti degli altri, bisognerebbe essere in grado di percepire quel momento prima che arrivi.
Non è un paese per donne, l'Afghanistan; a Herat, tuttavia, alcune donne gestiscono Radio Shahrzad, un'emittente tutta al femminile che difende quei diritti che, nonostante la cacciata dei talebani, le donne non sono riuscite a riprendersi. A Camp Zafàr l'esercito afghano sta addestrando i primi contingenti di donne soldato, che saranno destinate a mansioni logistiche e di supporto.
Non molto, se guardiamo attraverso la prospettiva etnocentrica di occidentali "liberi"; se invece riusciamo a liberarci dalle pastoie dei nostri pregiudizi, possiamo renderci conto di come questi aspetti di minor portata siano in realtà risultati fondamentali nel processo di riacquisizione del pieno status di cittadinanza da parte delle donne afghane.
Certo, va detto che tutte queste attività avvengono sotto il controllo e la supervisione maschile, e anche (o soprattutto) che l'emancipazione femminile nulla ha a che fare con l'universo militare, maschile e massificante per definizione. Ma sono indubbiamente segnali che indicano un inizio, che sono le donne stesse a voler essere protagoniste nello stabilire il proprio ruolo sociale, non più soggetti passivi sporadicamente gratificati da qualche privilegio concesso loro dagli uomini.

L'utopia della parola scritta: Jean-Paul Sartre si chiede "Che cos'è la letteratura?"

Che cos'è la letteratura?
di Jean-Paul Sartre

Il Saggiatore, 2009 (1960)
trad. di Domenico Tarizzo et al.

pp. 588
€ 15,00



Il piccolo Sartre si avvicina ai libri in punta di piedi, li osserva dallo studio del nonno e ne brama il possesso. "Ero abbastanza snob da esigere di possedere libri miei", scriverà ormai quasi sessantenne nell’autobiografia “Le Parole” (Il Saggiatore, traduzione di Luigi de Nardis), un “autoritratto con libri”. La proprietà dell’oggetto è l’identità dentro cui si riflette quella del bambino, lo spazio dove può tranquillamente accrescersi a dispetto delle carezze materne. A sopravvivere è un animo oppositivo: non “come gli adulti”, vuol diventare il fanciullo, bensì contro di essi. I libri che sceglie confliggono infatti con le letture di cui il nonno vorrebbe si vestisse, il vecchio Hugo o lo schietto La Fontaine: il piccolo preferisce i romanzi d’avventura. "Ancor oggi", annota Sartre "leggo più volentieri i volumi della 'Sèrie Noire' che Wittgeinstein".

1947. Sarte è francamente di moda tra i giovani parigini (e non solo tra quelli, un londinese, Colin Wilson, troverà la fortuna nei maglioni accollati e attraverso l’opera “The Outsider”, Lo straniero, citazione del più celebre Étranger di cui Camus aveva tracciato l’indifferente profilo nel 1942). Era il 1945, inoltre, quando la conferenza “L’Esistenzialismo è un umanismo” aveva infiammato col soffio dell’impegno politico l’animo di quanti credevano d’aver raggiunto la più autentica conoscenza del mondo per mezzo della nausea di cui avevano letto nell’omonimo romanzo sartriano. Qualche mese prima era stata inaugurata la rivista “Les Temps Modernes”, di cui Sartre scriverà, tra le righe di presentazione: «è nostra intenzione concorrere a produrre certi mutamenti nella Società che ci circonda».

sabato 17 giugno 2017

"Nudi come siamo stati", il secondo esordio di Ivano Porpora

Nudi come siamo stati
di Ivano Porpora
Marsilio, 2017

pp. 335
€ 18,00


Nudi come siamo stati è il secondo romanzo di Ivano Porpora. Esce a cinque anni di distanza dal suo libro d'esordio, La conservazione metodica del dolore, pubblicato da Einaudi Stile Libero nel 2012. Un intervallo piuttosto lungo, in cui Porpora non pubblica niente – almeno, niente nel campo della narrativa lunga.

La concisione dei numeri è il modo migliore per rendere chiaro un primo dato di fatto: in un'epoca che ha sancito la necessità dell'iper-produzione narrativa come unica via possibile per sopravvivere ai frenetici risucchi del turn over in libreria, uscire con un secondo romanzo cinque anni dopo aver esordito significa, poco più poco meno, esordire di nuovo. In editoria come in molti altri settori, ormai, il tuo valore è il valore dell'ultima cosa che hai fatto: e quasi nessuno ha la memoria così lunga da riuscire a ricordarsi il valore di un esordio che risale a così tanto tempo fa.

A questo si aggiunge un secondo dato: come Porpora sottolinea almeno due volte nel libro (nella dedica e nell'Avvertenza dell'autore), la scrittura di Nudi come siamo stati ha occupato gli ultimi nove anni della sua vita. Un parto piuttosto lungo, il cui concepimento si colloca addirittura quattro anni prima dell'uscita de La conservazione. In altre parole: se la matematica non è un'opinione, in un certo senso Nudi come siamo stati si può considerare il vero esordio di Ivano Porpora.

Anzi, forse in più di un senso.

Ayelet Gundar-Goshen, "Una notte soltanto, Markovitch"


Una notte soltanto, Markovitch
(Layah echal, Markovitch, 2012)
di Ayelet Gundar-Goshen

Traduzione di Raffaella Scardi e Ofra Bannet
Casa Editrice Giuntina, 2015

pp. 326
€ 16,50 cartaceo
€ 8,99 e-book


Yaakov Markovitch è un ometto grigio, insignificante, né bello né brutto, quasi trasparente nella sua mancanza di personalità; il suo amico Zeef Feinberg è invece l'esatto opposto: esuberante, incontenibile, carismatico e, naturalmente, "sciupafemmine" come nessun altro.
Le vicende di questi due "gemelli diversi" si intersecano continuamente  e si collegano a quelle degli altri personaggi che popolano Una notte soltanto, Markovitch, il sorprendente romanzo d'esordio di Ayelet Gundar-Goshen. 

venerdì 16 giugno 2017

Essere figlio: punto di osservazione privilegiato e raccordo tra chi non c'è più

Tra loro. Ricordando i miei genitori
di Richard Ford
Feltrinelli, 2017

Traduzione di Vincenzo Mantovani

pp. 136
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Scrivere di loro, non voltare le spalle, non è solo un mezzo per esaudire il mio desiderio immaginandoli vicini, ma è anche puntare verso quell'attualità, che - ancora una volta - è il punto dove inizia la mia comprensione dell'importanza. (p. 128)

Richard Ford è tra i nomi più importanti delle letteratura americana contemporanea: dunque, cosa ha mosso uno scrittore che per anni ha celato la propria vita, o l'ha rimasticata nelle sue varie opere, a scrivere i memoriali dei suoi genitori e a pubblicarli? Erra chi pensa che Ford risponda a un bisogno nostalgico: i due memoriali, scritti a trent'anni di distanza, sono stati «una fonte di immensa euforia» (p. 131). Se il memoriale per la madre è stato scritto appena a ridosso della morte materna (nel 1981), ci sono voluti più di cinquantacinque per elaborare la morte del padre (del 1960) e scrivere della sua vita, in occasione della presente pubblicazione. L'ordine in cui leggiamo i due memoriali è però inverso, ovvero risponde a una scelta autoriale: prima la vita del padre, proiettata nella prima metà del Novecento; poi quella della madre, che si spinge fino ad anni più recenti. Dunque un ordine cronologico degli eventi, ma non di composizione. 

Madame de Staël, il giudizio su Rousseau e riflessioni sul suicidio


Lettere sugli scritti e il carattere
di Jean-Jacques Rousseau - 
Riflessioni sul suicidio
di Madame de Staël 

a cura e con introduzione di Livio Ghersi
Editrice Bibliosofica, 2016

pp 167
Euro 12,00




Un’opera volta a inquadrare nel contesto filosofico e politico dell'epoca, oltre che letterario, la figura di Madame De Staël, è uno degli obiettivi del libro pubblicato da Bibliosophica Editrice, con la prefazione di Livio Ghersi e la traduzione dal francese di Andrea Inzerillo. Il libro, uscito in occasione del 150esimo anniversario della sua morte, nel 2016, si compone di due diverse parti, oltre alla ricca introduzione – quasi un terzo capitolo - che mira a far luce su questa complessa figura di donna. Nella parte relativa alle “Lettere sugli scritti e il carattere di Jean-Jacques Rousseau” si evince come la De Staël avesse già intuito la portata della personalità di Rousseau, in un momento in cui il filosofo non godeva ancora di fama e soprattutto era fortemente osteggiato da tutto l’ambiente illuminista, in particolare da Voltaire. Ma l'altro obiettivo è quello di restituire in italiano le “Riflessioni sul suicidio”, finora mai tradotte; in questa parte del libro le considerazioni dell’intellettuale assumono accenti imprevisti, nella considerazione suprema di una morale più spirituale a cui la razionalità deve comunque piegarsi.

giovedì 15 giugno 2017

Swing Time


Swing Time
di Zadie Smith
Mondadori, maggio 2017

Traduzione di Silvia Pareschi

pp. 420
€ 22 (cartaceo)


Come diceva il buon vecchio Holden:

Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere e tutto quel che segue vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.

Ecco, personalmente è dai tempi di White Teeth (Denti Bianchi, nell’edizione italiana edita da Mondadori) che vorrei diventare la migliore amica di Zadie Smith, poterla chiamare, scriverle, ogni volta che sento il bisogno di una conversazione brillante, intelligente, arguta. Ora, scherzi a parte, il fatto è che raramente ho trovato un altro autore capace di incantarmi allo stesso modo, non solo grazie ai suoi libri ma anche nel corso di interviste, incontri, dibattiti. Ho sviluppato nel tempo una profonda ammirazione per la scrittrice inglese, intellettuale vivace, abile narratrice di storie, sempre attenta a sfuggire ad etichette e stereotipi. Il fil rouge di temi e spunti che lega i suoi principali scritti – identità, razza, famiglia, multiculturalismo – si traduce a questo punto della sua carriera letteraria nello sguardo lucido e attento con cui indaga la società contemporanea, le dinamiche mutevoli del mondo, riuscendo comunque ogni volta a rinnovarsi, pur restando fedele alle materie a lei più care e congeniali. Un testo dopo l’altro, Smith riesce nel miracolo di non ripetersi ma, al contrario, dimostra il proprio talento osservando ogni volta la storia da angolature differenti, ritornando poi all’essenzialità della narrazione: la famiglia, i legami, l’identità.
Swing Time, l’ultimo romanzo da poco pubblicato anche in Italia nell’ottima traduzione di Silvia Pareschi, è la conferma della scrittura matura di un’autrice capace di passare agilmente da una forma letteraria all’altra. Ed è, probabilmente, il suo romanzo più politico ed intimo insieme.

Avere sei anni e non dimostrarli: "Ave Mary" di Michela Murgia

Ave Mary.
E la Chiesa inventò la donna
di Michela Murgia
Einaudi, 2011

pp. 166

Euro 16,00

Ave Mary ha appena compiuto sei anni. Se fosse una bambina, adesso frequenterebbe la prima elementare. O forse, in virtù del suo acume, avrebbe già messo grembiule e fiocco rosso con dodici mesi di anticipo, guadagnandosi la fama di scolara più impertinente della classe. Del resto non c’è voluto molto, fin dalla sua nascita poco più che un lustro fa, perché fosse giudicata da più parti un’infanta insopportabile e malmostosa. Ave Mary non ama giocare al gioco del silenzio, ma neanche risponde sempre «si, grazie». Come se non bastasse non sa stare ferma, seduta composta e con le braccia conserte, perché preferisce muoversi liberamente. E quando l’autorità costituita prova ad acciuffarla per predicarle in faccia le regole della mansuetudine e dell’obbedienza, lei guarda e ascolta attenta il suo censore per poterlo contraddire al meglio. Non per mero sfizio dialettico, ma solo perché è troppo facile coglierlo in fallo. Nemmeno le piace chi la vezzeggia e la trova adorabile nella sua ribellione: non aspira alla lusinga di chi ha nostalgia della propria rivoluzione mancata, uomo o donna o altro che sia. Ave Mary è femmina, e non odia i maschi per partito preso: se del loro innamoramento non le importa granché, è perché sa che il loro rispetto è infinitamente più importante.

mercoledì 14 giugno 2017

Conosci il tuo nemico: Populismo di Manuel Anselmi


Populismo. Teorie e problemi
di Manuel Anselmi
Mondadori Università

Pp. 90
€ 9


Praticamente ogni giorno sui quotidiani, al telegiornale oppure sugli articoli online viene usata la parola populismo. Anzi secondo più di un autorevole esperto questa precisa stagione storica sarà ricordata come l'era del populismo. Ed allora, visti anche i numerosi partiti e forze politiche che, più o meno dichiaratamente, si rifanno a questo antico concetto, quale libro migliore di questo Populismo. Teorie e problemi di Manuel Anselmi, ricercatore di Sociologia dei fenomeni politici presso l'Università degli Studi di Perugia e docente del corso di Democrazia e Sviluppo in America Latina presso l'Università LUISS. Quindi questo agile e sintetico volume, pensato per lo studio a livello universitario, è il testo giusto per tentare di districarsi intorno al mare magnum di definizioni e appellativi dati a questo o quel partito, movimento o forza politica come populista.

"Tutto sarebbe cambiato in questo mondo, tranne la sostanza": "Guardati dalla mia fame" di Milena Agus e Luciana Castellina

Guardati dalla mia fame
di Milena Agus e Luciana Castellina
Nottetempo, 2014

pp. 207

Euro 15,00

Guardati dalla mia fame, il titolo del libro scritto a quattro mani da Milena Agus e Luciana Castellina, ha la solennità dell’ammonimento che allude alla minaccia di un “altrimenti…” sottinteso e mal nascosto. In questa storia, a guardare le cose dal punto di vista dell’affamato e del denutrito, c’è chi non si è protetto abbastanza dal tormento dei suoi simili per il pane quotidiano, e ha meritato di pagarne le conseguenze con la vita. Ma c’è anche chi, a rovesciare la prospettiva, non immaginava che la pancia altrui fosse così insopportabilmente vuota, e non capisce come l’equivalenza tra privilegio di nascita e plateale ingenuità possa essere pretesto valido per il reato di omicidio. Dove sta la ragione? E dove il torto?

martedì 13 giugno 2017

Un complicato (f)atto d'amore

Un complicato atto d'amore
di Miriam Toews
trad. Monica Pareschi
Marcos y Marcos, 2017

pp. 288
18 €


«Ci sono tante di quelle idee perfette in questo paese, ma l'amore, come lo sballo dell'acido in confronto a un trip di erba scadente, dura più del dolore. Sì, è così. L'amore è tutto. È davvero la cosa più grande. E sono convinta che noi usiamo tutto quello che è in nostro potere, tutto quello che è alla nostra portata, per tener vivo l'amore che abbiamo provato.»
L'amore è sempre un'azione, è sempre questione di fare delle scelte.
Un'infinita serie di scelte che chi ci ama subisce, e compie. Uno scambio, una connessione continua, un modo doloroso e dolcissimo di sentirsi vivi.
Ed ha imparato presto a capirlo Nomi, la protagonista di Un complicato atto d'amore di Miriam Toews (pubblicato recentemente da Marcos y Marcos nella traduzione di Monica Pareschi), «una piccola isola di dolore» sedicenne in una piccola comunità mennonita di East Village, in Canada.
I mennoniti sono una sorta di setta ultrareligiosa che basa la propria esistenza su rigidi principi di ristrettezza: assillati dall'ansia del peccato, mortificano il presente in vista di un trionfante aldilà.
Ma è dal presente che Nomi ha un disperato bisogno di risposte.

Su dove siano ora sua sorella Tash, e sua madre Trudie. Sul perché abbiano abbandonato lei e suo padre Ray, di punto in bianco.

#CritiMusica - La Bohème: un'opera senza tempo

Alcuni degli interpreti dell'opera de La Bohème
La Bohème di Giacomo Puccini


Sulla meravigliosa opera La Bohème di Giacomo Puccini sono stati scritti fiumi, oceani di parole, e pare davvero superfluo aggiungerne altre, ma ogni volta che questo spettacolo così suggestivo torna in scena l'amore per l'arte si rinnova, e si ricade inevitabilmente in quel vortice di sentimenti e sensazioni mai paghe. 

Sabato 10 giugno ho assistito insieme a Intesa Sanpaolo Giovani alla rappresentazione de La Bohème per la regia di Franco Zeffirelli e la direzione del maestro Evelino Pidò, che hanno magicamente riportato sul palco del teatro alla Scala di Milano la storia di Rodolfo e Mimì. 
Quest'opera in quattro quadri è ispirata al romanzo di Henri Murger Scene della vita di Bohème, mentre le splendide musiche sono di Giacomo Puccini ed il libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica.

Cinque sensi per cinque racconti

I colpi dei sensi
di Erri De Luca
Fahrenheit 451, 1997

pp. 36
3,10

Sono di un secolo e di un mare minore.
Sono nato in mezzo a entrambi, a Napoli nel 1950.Da questo falso centro, apparenza di tribuna numerata, non ho conosciuto profondità di campo né di dettaglio. Ho inteso poco, male il tempo e le azioni. Da ospite in impaccio ne ho trattenuto cenni. Li voglio lasciare a un nipote curioso, forse intenerito dall'atrocità e dalla modestia delle vite che l'hanno preceduto.
Allineo, uno per senso, i colpi che si sono fermati a caso e ad arte nei ricordi.

I colpi dei sensi è un libercolo di appena trentasei pagine in cui, rapidi come i colpi dei sensi stessi, si snocciolano cinque racconti che traggono spunto dai sensi umani appunto. L'ispirazione di Erri De Luca ha le sembianze dell'udito, della vista, dell'odore, del tatto e del gusto. Per ognuna di queste percezioni fisiche corrisponde una storia a volte personale, a volte della vita circostante, altre di una quotidianità infantile, di un tempo già trascorso altrove. L'udito per esempio si rivolge al ricordo di una madre che dal porto urlò il nome del figlio Salvatore. Un urlo caratteristico, denso dell'amore di una madre, ritmato e cadenzato con uno stile così peculiare che se altri sono in grado di ripetere e imitare con minuzia, lo scrittore ammette di non riuscire a riproporlo in maniera perfetta. 

lunedì 12 giugno 2017

Una Napoli malavitosa molto più complessa di quel che sembra

La strada degli americani
di Giuseppe Miale di Mauro
Frassinelli, 2017

pp. 202
€ 18,50 (cartaceo)



Un romanzo sconvolgente e perturbante, anche perché all'inizio si legge che si basa su fatti realmente accaduti nel 2013, su una delle vie più celebri di Napoli, la cosiddetta "strada degli americani", che collega la città all'hinterland per 40 km. Su questa strada, un inseguimento folle: folle perché mosso dalla faciloneria di infastidire due ragazze al volante, folle perché alla guida c'è un camorrista strafatto di crack e al suo fianco un ex operaio, da poco licenziato, che si è trovato a lasciare la legalità, non sa ancora bene come. 
Quattro destini a rincorrersi lungo la strada degli americani: e viene da chiedersi perché i paragrafi, affidati ai pensieri e alle parole di questo o quel personaggio, si incrocino in un procedimento penale. Le cause si fanno via via più drammaticamente chiare, ma sono i pregressi, le vite dei due protagonisti maschili a interessare maggiormente. Sono certamente due anti-eroi: Ciruzzo "Buttiglietta" è chiamato così perché svolge compiti per il boss Centogrammi per guadagnarsi i soldi per il crack e per mantenere suo figlio, che lo accompagna sinistramente in ogni missione; Carmine Scognamiglio è un ragazzo da sempre passivo, legato alla sua vita di operaio, almeno fino al licenziamento. Se Ciro è un personaggio ormai ben definito, portato a vivere la propria vita alla luce dell'unico imperativo di sopravvivere e di drogarsi, in Carmine c'è spazio per il cambiamento (positivo o negativo che sia). 

La scommessa sul lettore di Gabriele Romagnoli

Coraggio!
di Gabriele Romagnoli
Feltrinelli, 2016

pp. 112
€ 10



I libri ci incrociano con traiettorie molto differenti: alcuni ci toccano nel momento più adatto mentre altri ci urtano nel momento che sembra il peggiore. Quando questo si intreccia con l’impegno di recensire ne può essere intaccata la doverosa obiettività, ma l’importante è rendersene conto, averne coscienza. Io e Coraggio! di Gabriele Romagnoli ci siamo incontrati in un momento molto triste: il ricovero di mio padre, l’ultimo, quello che l’avrebbe portato alla sua assenza: il libro l’ho odiato, mi sembrava retorico, semplicistico e contraddittorio. Eppure mi sono fermato: non avevo la lucidità e l’energia per recensirlo. Dopo l’epilogo della malattia son ritornato a rileggerlo con maggior freddezza e mi son reso conto che il giudizio che avevo dato era decisamente sbagliato.
L’opera esordisce con un’esortazione né urlata né bellicosa, ma sussurrata con delicatezza, ad avere, o meglio, a praticare il coraggio, nella convinzione – all’opposto di don Abbondio – che una spinta simile non faccia parte delle virtù innate, ma piuttosto della sfera dei comportamenti da poter scegliere. Di conseguenza il genere di questo minuto libricino non è il romanzo o il saggio ma l’«orazione civile, un’invocazione sommessa e proprio per questo più forte» che vuole parlare con schiettezza, e con un “tu” diretto, al lettore.  D’altronde Coraggio! propone un ideale che nulla ha a che vedere con l’eroismo della retorica patriottica, ma piuttosto con il sentimento dell’altro percepito nelle sue necessità urgenti di un momento decisivo: senza meditazioni ideologiche o grandi cause, ma solo nella sua dimensione biologica.

domenica 11 giugno 2017

#CritiComics – Anche il silenzio ha un suo rumore di fondo

il suono del mondo a memoriaIl suono del mondo a memoria
di Giacomo Bevilacqua
Bao Publishing, 2016

pp. 192, cartonato
21,00€



Samuel Page sta scrivendo un articolo per la rivista «World» affrontando una sfida complessa e inusuale: vivere a New York per due mesi senza scambiare una sola parola con nessuno, nemmeno per i bisogni impellenti o urgenti. "Ce la farà?" È quello che si ripete in continuazione il suo direttore, spaventato dall’indole tendenzialmente misogina del reporter che potrebbe distoglierlo dallo scopo ultimo del reportage: raccontare la città e la vita frenetica del XXI secolo in un’ottica diversa, scegliendo una prospettiva inedita per costruire un urban romance contemporaneo. Ci riuscirà davvero? 

Il suono del mondo a memoria è il primo graphic novel scritto, disegnato e colorato (!) da Giacomo Bevilacqua, autore romano conosciuto in rete (e anche in fumetteria, dato che la Panini Comics ne ha pubblicato le storie in un volume unico) per le strisce comico-esistenziali di A Panda Piace. Se spostassimo la domanda che il direttore si pone su Sam al suo ideatore, la risposta sarebbe incerta. Il volume, infatti, si dimostra un esordio felicissimo per il fumettista (tanto che pochi giorni fa ne ha annunciato il suo approdo anche nel mercato letterario dei cugini francesi), ottenendo un ampio successo di pubblico. Eppure il testo di Giacomo Bevilacqua sembra più una trovata in grado di assecondare i gusti attuali dei neofiti del mondo a fumetti che non un’operazione artistica volta a ingraziarsi il pubblico degli intenditori e trovare in loro lo zoccolo duro dei propri sostenitori. 

Questo è necessariamente un aspetto negativo? Procediamo con ordine.

#ilSalotto: con Emmanuela Carbè

Avvicinarsi all'universo di Emmanuela Carbè è come camminare su un pavimento ricoperto di specchi: si cammina piano, passo dopo passo, per non rompere la grazia lieve della sua scrittura, e ad ogni movimento, in ogni pagina, ti sembra di scorgere, con la coda dell'occhio, una parte del tuo cammino. Perché questa autrice ha lo straordinario talento di raccontarci cose che non sapevamo di provare: parlando di sé, parla a tutti noi.
L'unico viaggio che ho fatto (Minimum Fax, 2017 - già recensito da Critica Letteraria) è un'opera unica nel suo genere, con cui la Carbè conferma quel limpido talento già messo in luce dalla sua opera precedente, Mio salmone domestico (Laterza, 2013): la sua scrittura, raffinata e efficace, e la sua capacità di introspezione, rendono la sua voce unica. Chiudendo il libro, non possiamo fare altro che augurarci che Carbè non perda un briciolo di quella grazia lirica che la contraddistingue, per regalarci altre opere di questo livello, perchè - possiamo dirlo - abbiamo davvero bisogno di libri così.

1. Cara Emmanuela, innanzitutto grazie per aver accettato di rilasciarci quest'intervista, è un vero piacere. Cominciamo dalla domanda più semplice: come nasce questo romanzo? Ovvero, come ti è venuta l'idea di mettere su carta un nuovo racconto, a quattro anni di distanza dal fortunato Mio salmone domestico (Bari, Laterza, 2013)?

«Grazie. Credo di non riuscirmi a spiegare se inizio a dire che l’idea di un libro su Gardaland è guarda un po’ partita da una visita a Gardaland. Che ormai odio, ho nominato quel parco così tante volte che per distanziarmi lo chiamerei Quella cosa lì. Mi sono trovata, a luglio di qualche anno fa, in Quella cosa lì. In quel periodo dovevo scrivere una cosa, di taglio saggistico, che chiamerei a questo punto Quell’altra cosa là. C’è stato un cortocircuito e mi sono messa a scrivere un saggio su Quella cosa lì, che però si trasformava in reportage, poi in narrazione, poi ancora tornava alla forma del saggio, e dovevo nel frattempo scrivere Quell’altra cosa là che non mi riusciva, e allora mi avvicinavo a Quella cosa lì, ci facevo cerchi intorno come uno squalo. Poi ho trovato una vecchia foto in cui ero travestita da indiano (con uno sguardo corrucciato: non amo i travestimenti), era stata scattata a Quella cosa lì, o così pensavo. Ho detto ecco, questa cosa è sia Quella cosa lì che Quell’altra cosa là. Il libro inizia con la foto. Non l’ho mostrata però, continuavo a ripensare a quello che diceva Roland Barthes nella Camera chiara sulla foto del giardino d’inverno. Avrò avuto sei anni nella mia foto, crescendo le cose si semplificano, ora non mi costringe più nessuno a travestirmi da indiano.»

sabato 10 giugno 2017

"Il giardino della mente" di Emily Dickinson

Il giardino della mente
di Emily Dickinson

a cura di Silvio Raffo
testo inglese a fronte

La Vita Felice, 2017

pp. 185
€12,50      


Nell’empatica introduzione al volume, il curatore Silvio Raffo definisce Emily Dickinson «la più pura vestale della lirica metafisica d’Occidente», e insistendo sull’«esercizio ascetico», sull’«attitudine alla contemplazione, all’interiorità dello sguardo» della poetessa di Amherst, propone una scelta di versi focalizzati sull’illuminazione estatica, sul superamento del dato empirico nella visione di una verità trascendente e atemporale: 

la gioia di sfiorire – 
è per me sufficiente – 
sfiorire io – svanire nel Divino 
e morire per tutta la vita 

fin dove l’occhio giunga – 
anche avendo soltanto 
l’infima sua attenzione.

Pretese d'immortalità: la guerra per Ferruccio Parazzoli

Amici per paura
di Ferruccio Parazzoli
SEM, 2017

pp. 219
€ 15,00


Amici per paura è un bel libro con un titolo non molto centrato. Non è l’amicizia, infatti, il nucleo fondante del romanzo, né tantomeno la paura: il giovanissimo Francesco, protagonista della storia, osserva infatti gli eventi con la serena inconsapevolezza di chi la guerra la vive come un gioco.
Infarcito dagli slogan e dalla retorica fascista, esaltato dai film dell’Istituto Luce che ogni domenica va a vedere con la famiglia, nelle orecchie i motivetti accattivanti delle canzoni del regime, il bambino cresce immerso in una realtà che non è distinguibile dallo stato bellico, “condizione quotidiana che si erano immedesimati a vivere. Ogni azione, ogni ora della giornata era riferita alla Guerra” (11).
Eppure la Guerra, parola altisonante che evoca imprese gloriose e lontane, battaglie vinte e nemici ferocemente sottomessi, non viene associata al timore, appare anzi qualcosa di desiderabile e ambito, un sogno per il futuro: per ora ci si può limitare a giocare con i soldatini di carta sul balcone, ma un giorno, una volta cresciuti, arriverà il momento tanto atteso di schierarsi in prima linea, di combattere sul serio. Fino a quel momento, tutto quel che accade intorno resta solo narrazione, spettacolo avvincente da osservare con la trepida attesa di quel che verrà e accadrà (sicuramente ad altri):
Francesco non aveva paura dei  bombardamenti, gli sembrava impossibile che le bombe cadessero proprio lì dove era lui, sicuramente ci sarebbero stati i morti, alcune case sarebbero crollate, come si diceva fosse già avvenuto non sapeva dove, ma era chiaro che lui, di tutto questo, era e sarebbe stato soltanto uno spettatore (14).

venerdì 9 giugno 2017

"Geoanarchia" di Matteo Meschiari: pensare e praticare paesaggi per fare resistenza ecologica

Geoanarchia. Appunti di resistenza ecologica
di Matteo Meschiari
Armillaria (collana I Cardinali), 2017

pp. 148
€ 12.00 (cartaceo)
€ 4.99 (ebook)




In questa singolare raccolta di brevi saggi edita da Armillaria, Matteo Meschiari, antropologo e scrittore, dà spazio – e la spazialità, non c'è dubbio, è qui categoria fondamentale – ad alcuni assunti che, più che costituire un manifesto di "resistenza ecologista", vogliono delineare un metodo. Quella rappresentata dall'autore è infatti una via cognitiva in grado, alle soglie del disastro ambientale, di indirizzarci all'unico atto rivoluzionario possibile: andarsene, errare, pensare paesaggio, riallineare corpo e pensiero, evadere in virtù dell'uno e dell'altro, rimettere in gioco la nostra coscienza – fisica e immaginifica – della terra. Ed è la scrittura stessa a procedere (complice la sua natura composita, edificata su uno scheletro di appunti e annotazioni), nell'arco di queste pagine, secondo dinamiche raminghe e attraverso percorsi inusuali, quasi cercasse di ricalcare le dinamiche del passo-pensiero lungo i pieni e i vuoti di una scogliera durante la bassa marea, o attraverso i metamorfici passaggi che si aprono nel sottobosco, adeguando il ritmo del dettato alla materia trattata e rendendolo duttile ed essenziale strumento nelle mani dell'autore.

Piuttosto che confezionare verità e distillare soluzioni, Meschiari regala alla pagina la proposta di un criterio per smarcarsi da un sistema (sociale, politico, economico) in cui critici e detrattori si configurano come bug da esso previsti, al fine di riappropriarsi delle immagini sottraendole a nessi concettuali asfittici e riportandole alla propria genuina dimensione di spazializzazioni di idee; egli ci porta a spasso sui sentieri percorsi assieme al walking artist Hamish Fulton e ci conduce a ricalcare le orme dei geografi anarchici Élisée Reclus e Pëtr Alekseevič Kropotkin; traccia agili parallelismi tra il movimento nello spazio, il ragionamento e il suo farsi testo; snoda la propria riflessione ad anatomizzare il rapporto tra l'uomo e lo spazio naturale.
Tra le sue pagine più appassionate vi sono quelle, militanti, contenute nel capitolo Geoanarchia:
Andare via, uscire, significa ripensare alla base tutta l'anarchia. O meglio, significa buttarla alle ortiche. Continuare a criticare cose come dio, padrone e stato significa modellare i propri pensieri su un'idea di dio, di padrone e di stato che esiste solo nella testa della gente. Significa essere cera in un calco di ferro. Ci vuole qualcosa di completamente diverso, qualcosa di così diverso che tutti i nostri spauracchi appariranno davvero tali, svergognando come un gioco da dopocena le nostre appassionate dispute politiche. Non si deve mai accettare la lotta intellettuale, la lotta politica, la lotta ideologica, non bisogna mai pensare a contrario, perché significa rinchiudersi con le proprie mani nel vecchio anello dialettico. Bisogna pensare prima di tutto alla libertà in sé, a una sorgente esterna, radicata nell'Altrove, in qualcosa che non è solo a-statale, a-sociale, an-archico, ma che è addirittura inumano. Questo Altrove è la terra.
Parlo della terra senza miti ambientalisti, senza romitaggi reazionari nei paesaggi dell'anima e della memoria. Parlo della terra nuda, la più nuda possibile, della materia e delle sue tessiture, del terreno sotto i piedi, sotto l'asfalto.
Terra come quella su cui si giocava da bambini e come quella che si estende tutto intorno a noi, con ritmi che l'umano non è in grado di com-prendere e sulla quale la nostra parabola non è che mera parentesi di breve durata. Terra, paesaggio che, preso in considerazione non solo come fine ma anche come norma, condotta da praticare, è in grado di insegnare moduli cognitivi ormai rimossi e di cui è possibile rientrare in possesso camminando, immaginando, osservando le sue più intime tessiture, ascoltando, toccando. "Tutti i veri principi dell'anarchia sono già nella terra", ci avvisa Meschiari: la vera anarchia non è storica, è geografica, la vera rivoluzione parte dall'accogliere quella che serenamente e perpetuamente ha luogo nella natura, e ha dunque principio nelle possibilità del nostro sentire; essa ci attende nel sentiero appena fuori dall'abitato.

Viene da pensare a Gaber quando, nel testo di quella magnifica e tanto travisata canzone politica che fu L'impotenza, diceva: "Imparare a sentire il presente / in un tempo così provvisorio /esser giusti su un metro di terra / sentire che il corpo è in perfetto equilibrio.", per poi continuare mestamente: "Peccato io non so mangiare / peccato io non so dormire /non so camminare in un prato / non so neanche amare, peccato."

Rarefatto punto di incontro tra riflessione estetica e politica, Geoanarchia. Appunti di resistenza ecologica è corredato da 14 splendide tavole dell'artista Claudia Losi, quasi a spostare il focus su un diverso punto del limite, un differente oltre-umano, quello animale, che, anche se nel libro non viene affrontato, fa parte di un percorso di indagine che si dispiega oltre le pagine e a cui questa pubblicazione fa da premessa e invito.
In tempi in cui una proliferazione di nuove idee e ideologie cerca di rispondere maldestramente alla crisi ecologica mondiale e a quello che percepiamo come logorio dei valori, la freschezza delle parole di Meschiari ci riporta con ferma lucidità a fare il punto della situazione, ripartendo  dal nostro essere e sentire (nel)l'ambiente (e la prima tecnica di resistenza ecologica probabilmente risiede nel porci scomodi quesiti sulle ragioni dell'accresciuta impermeabilità dei nostri sensi), e lo fa col fascino di un Thoreau postmoderno, che come nelle migliori pagine di Walden ci prende per mano lungo questo cammino selvatico, che rifugge le identificazioni e si prefigura quale lettura più da respirare e da vivere che da tenere addormentata sul comodino, che ci spinge ad affilare il pensiero e ci offre occhi nuovi per affrontare il mondo in cui ci muoviamo.



 Nike Gagliardi


«La verità è come la bellezza. Sta negli occhi di chi guarda.»

Penelope Poirot e il male inglese
di Becky Sharp
Marcos y Marcos, 2017

pp. 300
€ 18 (cartaceo)




Ambienti chiusi, una villa ligure splendida ma decadente, dove si consumano invidie e gelosie nell'apparente quotidianità di una vacanza tra ricchi. L'ambiente ideale per guardarsi in faccia a vicenda e chiedersi: chi è l'assassino? Non è mai il maggiordomo, questo è certo, ma anche questa volta, dopo il primo brillante caso in Penelope Poirot fa la cosa giusta, Becky Sharp sceglie per la sua protagonista un covo di malelingue, pronte a rivelare il loro pensiero alle spalle degli altri. 
Questa volta, la stravagante Penelope, brava in tutto al punto da intraprendere qualunque arte e abbandonarla subito dopo, è in viaggio in Liguria con la sua assistente, la scialba eppure divertentissima Velma Hamilton. Il compito è chiaro: ora che Penelope è diventata un "brand" e tutti vogliono sapere come la pensa su questo e su quello (l'ideale per un ego smisurato come lei), una rivista importante le ha commissionato un reportage sul "male inglese", ormai volgarmente banalizzato in "depressione". Quale luogo migliore della Liguria, che ha ospitato così tanti artisti? Ma la notizia che sconvolge Penelope arriva subito: i Travers, amici di infanzia, sono tornati nella loro villa, dopo dieci anni di abbandono. E non l'hanno invitata?! Basta una telefonata per fare i bagagli e condividere con un'allibita Miss Hamilton la stanza verde (vagamente ammuffita, sostiene Velma; legata poeticamente ai ricordi d'infanzia, ribatte più volte Penelope). Di certo, le due non sanno di essersi appena trasferite in un futuro luogo del delitto, dal quale, peraltro, è difficile andarsene. 

giovedì 8 giugno 2017

#VivaSheherazade - Daisy Miller

Daisy Miller
di Henry James
Marsilio, Letteratura Universale, 2017

Traduzione di Simone Francescato
A cura di Donatella Izzo

pp. 240
€ 16

 
È da poco in libreria, per la collana Letteratura Universale edita da Marsilio, una nuova, accurata edizione di Daisy Miller, classico della narrativa jamesiana ricchissimo di spunti e chiavi di lettura. Un testo che, pur nella sua brevità, non manca infatti di numerosi spunti e possibilità di interpretazione, a partire proprio dalla categorizzazione problematica: racconto o romanzo breve? Personalmente considero questo lavoro di James a metà strada tra le due forme, per come accoglie modalità espressive e caratteri dall’una quanto dall’altra: del racconto – lungo, certo – ha quella peculiare modalità di fruizione nello spazio di un paio d’ore di lettura, in «one sitting» come efficacemente sintetizzato da Poe, tra i primi teorici della short story, oltre che autore egli stesso di capolavori della forma breve; dal romanzo riprende un certo gusto per la complessità della trama, una tendenza all’universalità intrinseca del genere, ma aprendosi anche ad istanze più caratteristiche della short story di fine Ottocento, a partire dalla protagonista, una New Woman, emblema del nuovo modello femminile al centro del dibattito culturale e sociale del tempo, fino alla tensione narrativa che il finale non risolve davvero completamente e che si discosta nettamente dal tradizionale happy ending – che molto spesso coincideva con il matrimonio dell’eroina – del romanzo vittoriano.
È evidente, quindi, come il testo di James rappresenti ancora oggi un oggetto di studio interessante, da un punto di vista strutturale quanto tematico e nonostante – o forse a maggior ragione proprio per questo – sia assai noto presso il pubblico, una nuova edizione critica come quella curata da Donatella Izzo risulta particolarmente utile.