lunedì 29 maggio 2017

Il fascino di ciò che è lontano

Il mio Vietnam
di Kim Thúy
nottetempo, 2017

Traduzione di Cinzia Poli

pp. 144
€ 15 (cartaceo)


Vietnam: una realtà distante, non solo dalla nostra ottica occidentale, ma anche dalla vita della giovane Vi, che è espatriata alla fine della guerra per dare inizio a una nuova vita in Canada. Del Vietnam però Vi conserva i ricordi della famiglia, con la madre del tutto dedita a un marito egoista e più volte fedifrago, pronto a cancellare dalla sua vita la moglie e anche i numerosi figli. 
Della sua terra d'origine, Vi mantiene i ricordi, i profumi, i sapori, che a fatica cerca di riprodurre oltreoceano; ma oltre alla nostalgia per ciò che è stato, conserva anche le contraddizioni, le ingiustizie, quel che stride con l'ideale della sua casa. 
Allo stesso modo, Vi è diversa dalle altre donne vietnamite, a cominciare dal suo fisico procace e dal desiderio di vivere una vita felice, indipendentemente dalle tradizioni che la vorrebbero vergine fino alle nozze. Ed è proprio il suo amore per Tân, passionale e anticonvenzionale, a far gridare allo scandalo le famiglie e a lasciare il ragazzo sostanzialmente concorde, a costo di tradire le aspettative di Vi. 

Ma c'è ancora tanto da vedere, tanto da fare: Vi fa di tutto per affermarsi nonostante i brutti voti a scuola, prova a seguire un sogno che non ha ben chiaro, ma che si delinea via via, seguendo il vento della vita. Sì, perché quando si legge Il mio Vietnam e ci si scontra con le varie schegge che costituiscono i brevissimi capitoli, perlopiù di una o due pagine, si pensa al fascino che ha una certa levità orientale, nel raccontare la vita, nel fermarla per dettagli apparentemente insignificanti e invece altamente simbolici. Così i sentimenti estremi, dalla passione all'odio, dalla disperazione all'euforia risultano edulcorati: gli estremi non si addicono alla mentalità orientale, che stempera gli estremi. Ma non si tema di trovare un libro amorfo o frigido, tutt'altro: Il mio Vietnam è un tripudio di sfumature, per cui si impara a conoscere la grazia dei sentimenti di Vi attraverso ogni singola scelta lessicale. 

E con una partecipata apprensione si segue la protagonista per le vie del Vietnam che conosceva, ma a distanza di anni. Che la vera chiave del presente sia nascosta in un ritorno al passato? O forse erano proprio le vie del passato ad attendere Vi per farle incontrare un nuovo presente, raffigurato da un uomo conturbante? 

Un libro lieve come una libellula su un fiore di loto, ma deciso come un colpo di Viet Vo Dao.  

GMGhioni


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