martedì 9 maggio 2017

Il suo nome è Jim, Lord Jim: l'uomo senza cognome di Conrad

Lord Jim
di Joseph Conrad
Nuovi Oscar Classici Mondadori, 2003

pp. 416

€ 8 (cartaceo)
€ 1,99 (ebook)


Chi è Lord Jim? Jim è un antieroe, un bravo ragazzo, figlio del parroco di un piccolo paese che sin dalla tenera età si protegge con lo scudo della fantasia, immaginando avventure mozzafiato, luoghi mai visitati e intrepidi imprevisti da cui difendersi e, manco a dirlo, uscirne vincitore. Jim cresce così, orgoglio di suo padre, fra numerosi fratelli e sorelle. Appena completa gli studi si imbarca come marinaio e un giorno riesce a dare un valido motivo di fierezza a suo padre: prende l'ambito brevetto di ufficiale. Diviene così motivo anche di enorme vanto per il suo vecchio. Jim, sempre tenuto in piedi dalle sue elevate fantasie, salpa nella Patna come primo ufficiale di bordo. Nella nave si imbarcano ad ogni viaggio un ingente numero di fedeli diretti a La Mecca. Finché una notte scoppia una tempesta in conseguenza della quale la nave incorre in un incidente. Jim vede il capitano e altri uomini di bordo abbandonare l'imbarcazione con una scialuppa e trafitto dal dubbio sino all'ultimo secondo, alla fine salta e scappa con loro. Lasciano a bordo più di ottocento uomini. La nave la mattina seguente è ancora nello stesso punto, con gli stessi pellegrini: non è affondata. Jim è sotto processo; tutti gli altri, compreso il capitano, non subiranno il processo perché fuggiti, di nuovo. Giudicato colpevole e macchiato di codardia, Jim attraverso la revoca perde il brevetto di ufficiale.


Dalla nota dell'autore:
Era, così dissero, una storia poco credibile. Dopo averci riflettuto per circa sedici anni, credo di poter dire che queste osservazioni non erano giuste. Si sa di uomini che, sia ai Tropici sia nella zona temperata, sono rimasti alzati tutta la notte a farsi una chiacchierata. E questa è proprio una di siffatte chiacchierate, intervallata da interruzioni per dare un po' di respiro; quanto alla resistenza degli ascoltatori, si deve accettare come dato di fatto che la storia fosse interessante. È questo l'assunto di partenza.

Questa è considerata la prima parte del libro, quella inerente al processo, che combacia con la metà del romanzo stesso. Trattasi di una parte lenta e lunga nei fatti, ma di grande pathos per quanto concerne le frasi, le situazioni ansiogene descritte da Conrad, il quale si rivela un genio nell'enfatizzare i momenti e nell'elevata capacità di trascinare il lettore nel dispiacere per Jim. Quel ragazzino tanto coraggioso nella fantasia è, in verità, un uomo vile che trema di fronte all'idea della morte -e non di fronte alla morte-. Questo è quanto evidenzia in più passaggi lo scrittore. La disperazione della rovina del futuro di un giovane promettente. Trasmette inquietudine quando fa intuire le vere intenzioni suicide del protagonista, quando Jim si affaccia al balcone della stanza del narratore onnisciente (non meglio definito). Ma arriverà nella seconda parte del romanzo un “io narrante” -Marlow, comandante di una nave, nonché amico di Jim- che cercherà di salvarlo.
La conquista dell'amore, dell'onore, della fiducia degli uomini -l'orgoglio che tutto ciò dà, il potere che conferisce- sono materia per una narrazione epica; ma le nostre menti sono colpite dall'esteriorità dei successi umani, mentre nei successi di Jim non c'erano fatti esteriori.

Jim perde il brevetto e per poter campare accetta tutti i lavori che gli vengono offerti nei porti. Viene inseguito però sia dalle malelingue (non è ben visto un uomo che abbandona la nave), sia dai suoi demoni (per tutto il resto della vita Jim si pentirà di aver lasciato la nave, rimproverandosi di aver agito da codardo), elementi che lo spingeranno ogni volta a cambiare stato, regione, porto. Fino a quando un suo amico, Marlow, lo aiuterà consigliandogli di recarsi in uno specifico paesino sperduto. Jim diventerà per questa popolazione Lord Jim, nella lingua locale Tuan Jim. Si innamora di una donna che lui stesso chiamerà Gioiello (nella traduzione del mio ebook Gemma) e ad essa si legheranno variegate leggende, alimentate dalla assidua presenza di lei ovunque sia lui. Nella terra del villaggio di Patusan Jim farà il possibile e a tratti l'impossibile per riportare la pace e la tranquillità nel luogo, dove imperversano lotte per il dominio commerciale e per la sottomissione degli autoctoni. Diventerà famoso per il suo coraggio tra gli abitanti del villaggio, tranne che per un anziano portoghese, Cornelius, uno dei suoi antagonisti, che descriverà la sfrontatezza dell'inglese come l'apice di un motto d'infantilismo e d'incoscienza. Ma quando il villaggio di Patusan diverrà vittima di Brown, un perfido pirata, Jim dimostrerà soprattutto a se stesso di non essere un codardo e di aver recuperato l'onore perduto. Forse non nel modo che si augura il lettore, ma è bene ricordare che Jim è un antieroe, uno dei tanti caratteristici e imperfetti figli letterari di Conrad.
Era evidente che non diffidava di Brown, non c'era motivo di dubitare della storia che aveva raccontato, la cui autenticità sembrava provata dalla sua rozza franchezza, da quella sorta di virile sincerità con cui accettava la moralità e le conseguenze dei suoi atti. Ma Jim non conosceva l'egotismo quasi inconcepibile di quell'uomo, che reagiva con la furia scatenata e vendicativa di un autocrate frustrato a tutto ciò che si opponeva alla sua volontà.
Stavolta è Marlow, l'amico di Jim, a narrare le vicende e a far conoscere al lettore come stia nella nuova terra Jim, usando l'espediente del racconto durante una cena con amici. Marlow non sarà l'unico narratore in questa parte del libro. Si recherà al villaggio personalmente per accertarsi come stia davvero l'amico, portando ai commensali -e al lettore- la sua testimonianza diretta. Ad ogni modo rimarrà deluso nell'apprendere che nonostante siano passati molti anni dall'evento che lo macchiò di pusillanimità, Jim è ancora colpito psicologicamente dal processo. Un trauma che il Lord non riuscirà mai a superare, tanto da rinnegare il suo cognome, fino a quando non proverà a se stesso, forse nel peggiore dei modi, di essere coraggioso e di non avere paura.

Lord Jim è un romanzo classico d'avventura assai complesso per svariati motivi. Il primo fra tutti per lo stile narrativo, dato che vi è un alternanza continua da parte del narratore: nella prima parte del libro i fatti vengono raccontati da un narratore esterno; nella seconda parte del libro invece, oltre ad esserci un cambio repentino di scene, situazioni e fatti, non vi è mai lo stesso “io narrante”. A descriverci situazioni e pensieri del protagonista indiscusso, sono tutte le persone care a Jim, chiamate a raccolta e una per volta: ora Marlow, ora il suo fedele servitore, ora la sua donna Gioiello, ora Stein (amico di Marlow e Jim).

I temi trattati sono così “terrestri”, “umani” e a tratti meschini che rendono Jim ancora più accattivante. Dalla pusillanimità d'animo all'amicizia, dalla presenza costante della morte nelle sue varianti – prima sfuggendovi con codardia, poi provocandola nei pensieri e infine accettandola-, dalla reputazione recuperata all'onore ritrovato per se stesso, fino alla gelosia esagerata della donna che ama. Questo è Lord Jim che con il suo errore agli inizi della storia diviene "reale", uscendo prepotentemente dagli schemi classici di eroe/protagonista vincente. Un libro che narra una storia imperfetta di un uomo qualsiasi, nato dall'avventuriera penna di Conrad, scrittore geniale che dedicò sempre delle pagine importanti ai suoi antieroi. Scrive Conrad:
[...] e forse il mio Jim è anche un tipo fuori dal comune. Ma posso con certezza assicurare i miei lettori che il personaggio non è il prodotto di una fredda perversione intellettuale. E non è neppure una figura tipica del brumoso Nord. In un'assolata mattina, lungo una strada orientale, vidi passare la sua forma -piena di fascino, densa di significato- oppressa da una nube, in un silenzio perfetto. Era quello che doveva essere. Spettava a me, con tutta la simpatia di cui ero capace, cercare le parole adatte a descrivere ciò che lui rappresentava. Era uno di noi. 


Alessandra Liscia

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