martedì 4 aprile 2017

Max Aub, "Gennaio senza nome"

Gennaio senza nome
di Max Aub
Traduzione dallo spagnolo di Eugenio Maggi
Nutrimenti Editore

pagine 190

Euro 17 (versione cartacea)
Euro 8,99 (ebook)


"Chi si ricorda di loro, chi li ringrazierà di esser morti qui, sul confine dell'Atlante sahariano, per aver difeso la libertà spagnola? Nessuno, assolutamente nessuno. Certo, in Germania ne sono morti di più. Però io non li ho visti. Questi, sì."
Uno degli aspetti meno conosciuti della Guerra Civile Spagnola è correlato alla fuga e all'esilio dei repubblicani sconfitti e dei tanti civili che non vollero rischiare le ritorsioni da parte delle milizie franchiste. Per meglio dire, poco si sa di cosa accadde a costoro dopo l'attraversamento della frontiera con la Francia.

Gennaio senza nome parla proprio di questo: è un'antologia di racconti con cui Max Aub (1903-1972), uno degli scrittori più autorevoli sul tema della Guerra Civil, narra le vicissitudini di coloro che, considerati "indesiderabili" dal governo francese (repubblica democratica, almeno all'apparenza) furono imprigionati e in seguito addirittura deportati in campi di concentramento nelle colonie nordafricane, costretti a vivere in condizioni subumane in balìa di aguzzini spietati che li fecero oggetto di qualsiasi angheria resa possibile dall'impunità.
Aub non cade nella tentazione di assimilare l'universo concentrazionario francese a quello nazista, che in effetti ebbe tutt'altra genesi e dimensioni assolutamente diverse; manca anche, nella descrizone di questa realtà, la prospettiva scientifica (termine in questo caso agghiacciante e ossimorico) che ebbe il progetto nazista nel suo complesso.

Nonostante ciò, è evidente il taglio politico che Aub, socialista, sceglie di dare a ognuno di questi racconti, scritti nello spazio di oltre vent'anni; in ognuno di essi è ben presente un antifascismo inflessibile ma frutto della ragione, non in quanto mera contrapposizione ideologico-partitica ma proprio come rifiuto della regressione a livello umano e intellettuale.
Aub non risparmia toni critici neanche nei confronti dei militanti repubblicani, soprattutto nel descriverne la Retirada, fuga generale e disordinata da quell'incombente valanga franchista che avrebbe provocato lo stravolgimento della società spagnola di quel tempo, provocando una guerra che fece centinaia di migliaia di morti e altrettanti esuli la cui sorte viene assimilata alla diaspora ebraica.
Toni critici peraltro molto sfumati e non particolarmente convinti, poiché a onor del vero il testo restituisce l'immagine di uomini e donne alle prese con le debolezze e le contraddizioni che denotano la natura umana, acuite da una situazione di estremo disagio e prostrate da una sconfitta umiliante.

Max Aub fu imprigionato dalle autorità francesi e deportato in Algeria tra il 1939 e il 1942, quando riuscì a riparare in Messico, dove trascorse il resto della vita. In questi racconti, tratti dall'esperienza diretta, Aub non compare, è piuttosto un osservatore che racconta gli eventi con atteggiamento quasi cronicistico, lasciando parlare i compagni di prigionia ed evitando toni di recriminazione o particolarmente enfatici, pur rappresentando fedelmente l'inferno di quella situazione. I racconti sono spesso ricchi di situazioni surreali, di prospettive imprevedibili e inconsuete, di strategie narrative diverse, tutte efficacissime nel rappresentare il pensiero dello scrittore.

Stefano Crivelli

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