domenica 23 aprile 2017

IlSalotto - Intervista a Michela Zanarella, autrice de "Le parole accanto"

Michela Zanarella è una poetessa padovana che vive a Roma. Si dedica alla scrittura dal 2004 e in poco più di dieci anni ha pubblicato svariate raccolte poetiche, ottenuto prestigiosi premi internazionali (come il Naji Naaman’s Literary Prizes 2016) ed è stata tradotta in otto lingue (tra cui arabo e giapponese). Ambasciatrice per la cultura nel mondo, è alla direzione di Writers Capital International Foundation.
L'abbiamo intervistata a poche settimane dall'uscita di Le parole accanto, raccolta poetica pubblicata da Interno Poesia con il progetto di crowdfunding che l'editore Andrea Cati ci aveva illustrato in questa intervista, qualche mese fa.

Cara Michela, innanzitutto grazie per averci concesso quest’intervista. Come prima cosa, qual è stato il tuo percorso formativo come poetessa e chi sono gli autori che ispirano il tuo lavoro?

Ho iniziato a scrivere dopo essere sopravvissuta a un incidente stradale. La poesia è arrivata in modo inaspettato, quasi come un dono. Non avevo mai scritto nulla prima di allora, ma da quel preciso istante non ho più smesso di farlo.

sabato 22 aprile 2017

#CriticaNera. Un appunto a proposito di "7-7-2007" di Antonio Manzini

Marco Giallini nei panni di Rocco Schiavone
Arrivo a leggere 7-7-2007 di Antonio Manzini con colpevole ritardo e senza aver visto neanche un secondo della fiction Rai sul vicequestore Schiavone andata in onda lo scorso autunno. Devo anche confessare un secondo peccato: di Manzini ho solo letto i cinque racconti con protagonista il poliziotto di Trastevere e nessuno dei romanzi che hanno preceduto questo. Ma alla fine è un bene perché le cinque narrazioni brevi danno quelle tre, quattro coordinate che permettono al lettore di orientarsi senza troppe difficoltà e non anticipano nulla. Si arriva preparati, insomma, sapendo che Marina è morta a seguito di un'indagine di Schiavone; si sa che il vicequestore è stato trasferito ad Aosta per ragioni politiche; si conoscono i tre amici di una vita di Rocco, ovvero Furio, Bizio e Seba e le loro attività illecite; e si conosce Roma, quella Roma anti-ufficiale e trasteverina che illumina e fa da personaggio aggiunto a tutta la serie.

venerdì 21 aprile 2017

#CriticaNera - Jacquot Grunwald, "La tentazione del rabbino Fix"

La tentazione del rabbino Fix
(La tentation du rabbin Fix, 2005)
di Jacquot Grunewald
Editrice Giuntina, 2014

Traduzione di Vanna Lucattini Vogelmann

pagine 195
€ 15,00 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)







È possibile costruire una storia poliziesca ispirandosi alle Sacre Scritture? Evidentemente sì, stando a questo curioso noir, scritto nel 2005 da Jacquot Grunwald, che non per niente è un rabbino cresciuto in Francia e stabilitosi in Israele dal 1985, oltre che scrittore e giornalista.

Protagonista, lo si intuisce dal titolo, è un rabbino, possibile alter ego dell'autore, che da Parigi decide di indagare sull'omicidio di un conoscente avvenuto in Israele e rubricato dalle autorità come atto terroristico.
Convinto si tratti di ben altro, il nostro rav inizia a indagare tenendo all'oscuro le polizie (quella francese nulla sa del caso, quella israeliana nulla sa dell'indagine) e nonostante i tentativi di dissuasione operati da un amico magistrato cui il rabbino si rivolge, oltre che dalla moglie esasperata dalle frenesie indagatorie dell'uomo.

Il post- esotismo: una corrente letteraria esclusa dai testi scolastici - una seconda lettura


Il post- esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima
di Antoine Volodine
66thand2nd, 2017
Traduzione di Anna d'Elia

pp. 106
€ 16,00


Quando al liceo si arrivava alla fine dell'anno della maturità, il programma subiva una decisa accelerata: Saba e Montale venivano trattati in pochissime ore, spesso fuori dall'orario curricolare, perché sarebbero quasi certamente capitati in prima prova. Veniva concesso un po' di spazio al Decadentismo, sapevamo dell'esistenza del Futurismo, ma tutto il grande bacino delle correnti letterarie del Novecento veniva accennato. Crepuscolarismo, ermetismo, post- esotismo sarebbero poi stati rimandati all'università o al nostro interesse personale. 
Forse, però, il post- esotismo proprio non vi suona. Non ricordate di averne vista traccia nei vostri volumi delle scuole superiori, non ricordate una prima o terza prova che ne parlassero. Non siete stati distratti in classe, tranquilli: il post- esotismo è una corrente letteraria inventa dallo scrittore francese Antoine Volodine che sta tornando alla ribalta negli scaffali delle librerie italiane proprio in questi anni. Possiamo quindi, in ritardo sugli anni della scuola, concederci un'infarinatura della sua letteratura con il volumetto edito da 66thand2nd Il post esotismo in dieci lezioni, lezione undicesima.

giovedì 20 aprile 2017

L'ultima giornata di Samuel in "Tutto quello che non ricordo" di Jonas Hassen Khemiri


Tutto quello che non ricordo
di Jonas Hassen Khemiri
Milano, Iperborea, 2017

pp. 342
€ 17,50



Ci aveva già pensato Verga, era il 1883 e scriveva "L'ultima giornata", novella di una modernità sconvolgente, dove i giorni si confondono insieme alle voci narranti, sovrapposte nel tentativo di ricostruire le ultime ore di vita di un suicida che, per la disperazione di un lavoro che non riesce a trovare, decide di guardare il cielo e aspettare il passaggio di un treno.

Ha la stessa storia in testa Jonas Hassen Khemiri, giovane e talentuoso scrittore e drammaturgo svedese, quando scrive "Tutto quello che non ricordo" (Iperborea, 2017). Alle volte le narrazioni sono così potenti da riproporsi nel tempo, senza invecchiare.

"Tutto quello che non ricordo" è la storia di Samuel che un giorno perde la vita in un tragico incidente. Che si sia trattato di una fatalità o di una decisione deliberata non si sa, a noi lettori non è dato l'accesso all'interiorità del personaggio che, invece, ci viene descritto da fuori, da chi lo conosceva. E mentre leggiamo di lui dalle parole scomposte di amici ed ex fidanzata, sigliamo un patto narrativo al contrario, nel quale l'approdo a una verità, a una parola finale, sfugge in partenza.

Perché è nel ritratto che fanno di lui gli altri che conosciamo Samuel, nel momento in cui il personaggio di giovane scrittore troppo simile a Khemiri stesso si mette sulle sue tracce. Vuole scrivere un romanzo a partire dalle testimonianze che riuscirà a raccogliere su Samuel e sulle sue ultime ore di vita.

#PagineCritiche - Che cosa legittima il potere in Grecia?

Chi comanda nella città. I Greci e il potere
di Mario Vegetti
Carocci, 2017

€ 12 (cartaceo)
pp. 128



Quando si pensa all'Antica Grecia, una dicotomia netta risuona nelle nostre menti dai tempi della scuola: democrazia ad Atene, oligarchia a Sparta. Ma è proprio così? Il potere in Grecia è stato ben più di questo, ha sperimentato tirannide e anarchia, periodi di transizione, guerre civili che hanno sradicato ogni certezza. Ma è proprio il potere a essere oggetto di tante speculazioni filosofiche e politiche nel corso del V e del IV secolo a.C.: visto che non esisteva un apparato centralizzato di potere, né la trasmissione delle cariche avveniva pacificamente per via ereditaria o per legittimazione religiosa, ogni incarico pubblico andava giustificato. È proprio da questa serie di assenze che muove l'agile e utilissimo contributo di Mario Vegetti, Chi comanda nella città, uscito da poco per i tipi di Carocci, che scioglie tanti pregiudizi e che può aiutare studenti e insegnanti a entrare nella dimensione delle tante sfumature filosofiche della politica antica.

Dopo un'utile introduzione, che delinea la situazione disgregata e pericolosamente autonoma delle pòleis, ci si concentra su quell'incredibile «laboratorio del pensiero politico nell'Occidente» che è stata la Grecia tra il 430 e il 330 a.C. Un interrogativo principale scandiva le riflessioni del periodo: che cosa legittima il potere?

mercoledì 19 aprile 2017

#PagineCritiche - Come vivevano i Romani?

La vita privata nell'Impero romano
di Paul Veyne
Laterza, 2010

Prima edizione originale: 1985

pp. 236
€ 9 (cartaceo)


Quanti di voi sanno perché un Romano non aveva un figlio, ma lo sollevava (dal verbo tollere)? Come funzionava la cerimonia del matrimonio: c'era un vero e proprio rituale codificato? E per il divorzio come si procedeva? Quali doveri e diritti legavano patroni e clienti? 
A questi e a tantissimi altri interrogativi risponde La vita privata nell'Impero romano, uno studio in cui Paul Veyne riesce a unire curiosità e rigore storico. Non ci sono frasi farraginose o astratte: tutto viene calato nella realtà del tempo, tra aneddoti, eventi storici, leggende, proverbi,... Addirittura, talvolta, l'autore ci mette a osservare la realtà dal punto di vista di diverse figure: ora diventiamo un liberto, ora uno schiavo, ora una madre di famiglia, osservando come venivano gestiti problemi, opportunità, crisi. La snellezza dello stile, l'immediatezza e il talento nel rendere la storia una grande narrazione di vita fa sì che il saggio sia leggibilissimo e molto godibile anche da parte di un pubblico di non addetti ai lavori o di studenti liceali. 

#PagineCritiche - Le contraddizioni di Sciascia e quello che ne resta




Contraddisse e si contraddisse
Le solitudini di Leonardo Sciascia
Di Rosario Castelli
Franco Cesati Editore, 2016

€ 15,00



Sulla vita e le opere di Leonardo Sciascia vi è un filone di critica molto attiva, che negli ultimi anni ha rinvigorito tutta una serie di studi, guardando allo scrittore racalmutese con nuovo slancio e spunti non banali. Una delle domande più frequenti su cui i lettori e i critici si interrogano è: cosa avrebbe pensato dei nostri tempi Leonardo Sciascia? Come si sarebbe inserito nel dibattito odierno un uomo che odiava definirsi intellettuale, che odiava in genere ogni forma di etichettatura e che propugnava a spada tratta la verità, seppur scomoda, ad ogni costo?

Sono domande che resteranno, come è logico, senza una risposta. Molti dei nodi cruciali della vita di Sciascia, al contrario, vengono riproposti in questo interessante saggio di Rosario Castelli, studioso di Letteratura del Novecento, professore di Letteratura Italiana e Letteratura e Cinema all’Università degli studi di Catania, appassionato di linguaggi visivi.
A partire dal titolo, quel Contraddisse e si contraddisse che come non tutti sanno era l’epigrafe che Sciascia avrebbe voluto apposta sulla sua tomba, probabilmente tratta dalla lettura di un testo sull’Illuminismo di Jean Starobinski, dal titolo L’invenzione della libertà.

martedì 18 aprile 2017

"Ce la faccio da sola" di Kelly Brogan : ovvero come usare la testa e vivere felici

Ce la faccio da sola. Curare la depressione senza farmaci
A Mind of Your Own
di Kelly Brogan
Sonzogno, 2017

Traduzione di Paolo Perucci


pp. 381

€ 17,50




Questa è una recensione monca. Scrivo così, perché mi pare di combattere ad armi impari. Non ho una laurea in medicina, né ho una specializzazione in farmacia, chimica e derivati. Ho una cultura umanistica e mi trovo, per così dire, in imbarazzo nell’affrontare un testo che ha costruito la sua fortuna su una promessa che pare occhieggiarci sorniona già dalla copertina: Curare la depressione senza farmaci. La mia cultura umanistica mi impedisce di scendere in profondità, di dialogare con il testo come avrei fatto se si fosse trattato di materiale letterario. Il mio approccio è dunque quello di un lettore qualsiasi, un lettore mediamente critico che si avvicina al volume mosso da una discreta curiosità. Incarno il lettore medio, mediamente istruito, mediamente dotato di capacità critica rispetto alle informazioni che riceve quotidianamente.
Confesso che a fine lettura sono rimasta piuttosto basita. Credevo di aver a che fare con un volume che proponesse un’alternativa alla normale psicoterapia. Un volume capace di svelare a tutte le donne (già dal titolo gli uomini paiono esclusi, e su questa stigmatizzazione vagamente sessista chiudiamo la parentesi) come affrontare i meandri del male oscuro senza ricorrere a Prozac, Valium e compagnia. Credevo di avere a che fare con un testo che proponesse nuovi studi legati alle terapie comportamentali, oppure che so, un’inedita lettura di Lacan, una rivisitazione di Freud in salsa piccante con annessa applicazione di certe teorie psicoanalitiche. Quel Ce la faccio da sola pareva annullare la presenza del terapista, come a suggerire: sfoglia il volume, avrai la chiave della tua guarigione. Dai manuali pro-benessere che intasano le librerie americane – e ormai anche le nostre – questo ci si aspetta. Eppure no.

#CriticaNera: Brian Panowich, "Bull Mountain"

Bull Mountain
di Brian Panowich
NN Editore, 2017
traduzione di Nescio Nomen

pp. 304
18 (cartaceo)



Le umane debolezze sono, da che mondo è mondo, un segmento di mercato ben preciso e circoscritto, oggetto di estrema attenzione in quanto area di sviluppo potenzialmente inarrestabile e illimitato, nonché fonte inesauribile di spinte all'innovazione e alla creatività.

Innovazione e creatività sono – appunto – il carburante che permette il funzionamento della macchina produttiva della famiglia Burroughs, protagonista del romanzo di cui andremo a parlare, che ha fatto dell'evoluzione la principale ragione di successo ininterrotto da oltre cinquant'anni, passando dalla distillazione di moonshine (di ottima qualità, peraltro) alla coltivazione di marijuana e, per stare al passo con i tempi, alla produzione di metanfetamine.

lunedì 17 aprile 2017

#RileggiamoConVoi - Relax e viaggi per Pasquetta

Foto di ©DeboraLambruschini


Buona Pasquetta, lettori! 
Vi immaginiamo in splendide gite fuoriporta, pronti a rilassarvi prima di tornare al quotidiano. Per quest'anno abbiamo deciso di accompagnare il vostro viaggio con alcuni consigli di lettura dedicati che ci permettono di viaggiare con la mente, perfetti da portare in treno questa sera o per accompagnarvi nei prossimi giorni! 

Ottima giornata e splendide letture,
La redazione

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domenica 16 aprile 2017

#RileggiamoConVoi - A tavola per gustare Pasqua

Foto "gustate" da +Debora Lambruschini 

Buona Pasqua a tutti! 
Si sa che a Pasqua, mediamente, si dedicano poche ore ai libri e tante alla buona cucina e allora... abbiamo pensato di portare un po' di letteratura a tavola, tra saggi, romanzi e curiosità! 
Vi consigliamo libri che non scadono, buoni a pranzo, a cena e persino per chi è a dieta. Li potete divorare di giorno o di notte, da soli o con qualcuno, accompagnandoli con un buon tè o anche con un bicchiere di vino (o di digestivo, se dopo il pranzo di Pasqua!). 

Tanti auguri,
La Redazione

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sabato 15 aprile 2017

Pillole d'Autore: "Marembo" di Dorcy Rugamba

La mia famiglia è scomparsa in un solo giorno, è successo tutto in tre quarti d'ora. Era il sette aprile mille novecento novanta quattro alle dieci del mattino. Non erano previsti cicloni, i cuculi cantavano, i vulcani tacevano, il Nilo dormiva tranquillo nel suo letto. Da infinite generazioni abitavamo una terra generosa. La nostra unica sventura, in quello scorcio finale del ventesimo secolo, ci venne dal fatto di convivere con uomini ideologizzati.


Ruanda, 1994, collina di Kimihurura: l'inizio di questo libro coincide con una fine, la fine dei tempi. L'autore parte dal mattino che ha visto la distruzione della sua famiglia, momento nel quale si rispecchia lo sterminio di un'intera nazione. Si fa fatica a esprimere il senso di una condanna totale che ha coinvolto migliaia di famiglie in tutto il Paese: la sfida è trovare una lingua per descrivere il dolore. 
Dorcy Rugamba, attore, regista teatrale, ballerino e scrittore, ci prova usando la lingua nativa, quella della madre e delle madri, il kinyarwanda. La ricerca linguistica diventa nel libro ricerca di senso: è solo attingendo alle parole di un vocabolario d'origine che si può tentare di cogliere la dimensione di un evento epocale nella vita del singolo e della comunità. Per dieci anni Rugamba si è arrovellato alla ricerca di una spiegazione, il suo è il percorso del superstite destinato a convivere con le conseguenti presenti e future del male, sempre vertiginosamente vicino all'epicentro del dolore. 

venerdì 14 aprile 2017

#CriticaNera - La verità della sofferenza: dialogo con Alessandro Bastasi

Alessandro Bastasi, veneto di nascita e milanese di adozione, mi "accoglie" nella sua quotidianità un pomeriggio d'inizio primavera. La distanza Barcellona-Milano viene magistralmente colmata da Skype, che ci regala l'illusione di stare nella stessa stanza. Con Alessandro condividiamo l'editore e forse per questo l'atmosfera è quella di una chiacchierata informale tra colleghi. Autore di diversi romanzi noir e racconti, con un passato di attore teatrale, Bastasi è in libreria da qualche mese con Morte a S. Siro, seconda pubblicazione personale per i tipi della F.lli Frilli Editori, che atterra negli scaffali italiani a un anno circa di distanza da Era la Milano da bere (F.lli Frilli Ed., 2016).

giovedì 13 aprile 2017

Sesso e distopia: "2031. Amore peccaminoso" di Leonarda Morsi

2031. Amore peccaminoso
di Leonarda Morsi
Pizzo Nero

pp. 187
€ 14,00

L'11 maggio 2028, in seguito ad un attentato terroristico in Piazza San Pietro che uccide il Papa e numerosi fedeli, viene proclamato il Nuovo Stato Pontificio d'Italia, che rivoluziona la vita della popolazione incentrandola sulla religione. Tre anni dopo Sara, una fotografa risparmiata dalla repressione cattolica per un suo scatto diventato per caso simbolo del risveglio cristiano, sta raggiungendo il Casale dell'amore, un luogo in campagna da lei creato per accogliere quanti non si sono piegati ai nuovi dictat oscurantisti e alla conversione forzata; lì passerà la giornata delle celebrazioni dell'anniversario della nuova era lontana da quel mondo che non approva. Non potrà esserci invece Matteo, il suo compagno, un magistrato incarcerato perché ritenuto una minaccia alla società e ai suoi valori confessionali. Quel giorno il rifugio ospita anche altre persone ed altre coppie, raccontate con lo scorrere delle pagine; storie di sesso, amore e resistenza.

"Le ore": Elogio dell'imperfezione.

Le ore (audiolibro)
di Michael Cunningham
Emons, 2017

Letto da: Isabella Ferrari
Regia: Flavia Gentili
Durata: 7h e 8m
Traduzione: Ivan Cotroneo
Edizione testo: 1999, Bompiani

€ 15,90 (cd)
€ 9,54 (mp3 zip)

"Viviamo le nostre vite, facciamo qualunque cosa, e poi dormiamo  - è così semplice e ordinario. Pochi saltano dalle finestre o si annegano o prendono pillole; più persone muoiono per un incidente; e la maggior parte di noi, la grande maggioranza, muore divorata lentamente da qualche malattia o, se è molto fortunata, dal tempo stesso. C'è solo questo come consolazione: un'ora qui o lì, quando le nostre vite sembrano, contro ogni probabilità e aspettativa, aprirsi completamente e darci tutto quello che abbiamo immaginato, anche se tutti tranne i bambini (e forse anche loro) sanno che queste ore saranno inevitabilmente seguite da altre molto più cupe e difficili. E comunque amiamo la città, il mattino; più di ogni altra cosa speriamo di averne ancora".
Basterebbero queste poche poetiche righe a descrivere Le ore, romanzo scritto da Michael Cunningham e vincitore del Premio Pulitzer nel 1999, qui riproposto in un audiolibro letto dall'attrice Isabella Ferrari.
L'intera narrazione è incentrata sulla vita di tre donne che vivono le loro esistenze in epoche e luoghi differenti, ma tutte accomunate da un'opera di Virginia Woolf: La signora Dalloway.
Il primo personaggio che Cunningham ci presenta è proprio la Woolf, vittima delle gravi crisi depressive che la condurranno al suicidio; il secondo è Laura Brown, madre e moglie nell'America degli anni Cinquanta vittima di profonda insoddisfazione; infine abbiamo Clarissa Vaughan, un'editrice che vive a New York nel 2001 con la compagna e la figlia e che si occupa amorevolmente anche dell'amico  ed ex fidanzato Richard, gravemente malato di AIDS, il quale anni prima le aveva affibbiato il soprannome di "Mrs. Dalloway" per via della rassomiglianza col personaggio nato dalla penna della Woolf.

mercoledì 12 aprile 2017

«Ti auguro che il viaggio sia favorevole, qualunque cosa tu stia cercando». Matteo Caccia e la nobile arte di raccontare la vita

Il silenzio coprì le sue tracce
di Matteo Caccia
Milano, Baldini & Castoldi, 2017

pp. 192
16,00 (cartaceo)
9,99 (ebook)



Per chi non lo conoscesse, Matteo Caccia è uno dei talenti più limpidi dell'attuale panorama radiotelevisivo italiano: attore teatrale, conduttore radiofonico su Radio Due, scrittore. Tra le sue creazioni citiamo, a mero titolo esemplificativo, Amnèsia, sceneggiato in cui lo stesso speaker, dicendo di essere stato colpito da un'amnesia retrogada, ricostruisce pezzo dopo pezzo la propria vita, raccontando la propria esistenza al microfono della radio. Il programma divenne nel giro di poco tempo un vero e proprio cult, delineandosi quasi come un esperimento antropologico. Altra conduzione degna di nota che possiamo citare è quella di Una vita – viaggio nelle età di ognuno, splendido programma in cui si raccontavano le diverse fasi della vita, attraverso il racconto di una persona che sta vivendo quell'età, fino a coprire tutto l'arco di un'esistenza.
Il lavoro di Caccia si è, a poco a poco, distinto nel panorama radiofonico italiano poiché egli possiede uno straordinario talento, quello di raccontare storie. Lo storytelling, divenuto molto popolare negli ultimi anni, trova in Matteo Caccia un portavoce di eccezionale bravura, capace di entrare, con discrezione e incisività nelle pieghe più intime dell'anima di una persona, senza mai risultare invadente o eccessivo e capace, invece, di creare una profonda empatia con l'interlocutore, rendendoci partecipi della sua storia. L'efficacia dello storytelling di Caccia, infatti, sta proprio nella sua capacità di ascolto, e nella sua abilità a rendere trasversali vicende estremamente personali, in un'ottica antropologica e profondamente umana, a riprova di quante cose accomunino gli esseri umani tutti. Matteo Caccia, insomma, possiede la nobile arte di raccontare la vita, quella reale, in tutte le sue sfumature, e ha certamente gli strumenti narrativi adeguati per farlo.

Essere (o non essere?) Nanni Moretti

Essere Nanni Moretti
di Giuseppe Culicchia
Mondadori, 2017

pp. 264
€ 17,50

"Continuiamo così, facciamoci del male."
(Bianca, Nanni Moretti)

Bruno Bruni se si fa crescere la barba è uguale uguale a Nanni Moretti.
Bruno Bruni è uno scrittore fallito, lo stereotipo dello scrittore fallito, ossessionato dal sesso e dal mancato riconoscimento collettivo del suo straordinario talento. Fa il traduttore, campa e rosica male, sta con una pole dancer, lo stereotipo della bella(che balla)&burina che per giunta si chiama Selvaggia, e come sennò?, dalle velleità artistiche assolutamente sproporzionate rispetto alle capacità.
Bruno Bruni non lo sapeva, che se si faceva crescere la barba, sarebbe stato uguale uguale a Nanni Moretti.
E quindi per sbarcare il lunario, in questi anni di precarietà esistenziale, pensa che potrebbe essere una buona idea fingere di essere Nanni Moretti, andare a riempire quel vuoto che peraltro è lasciato tale dal leggendario regista che non ama la mondanità, inventandosi una serie di sopralluoghi per le location di un prossimo film - prendendo lo spunto dal celebre episodio del morettiano Caro diario - per farsi pagare viaggi, vitto e alloggio dalle amministrazioni comunali di tutto il Belpaese, ansiose di magnificare la grandezza del proprio orticello.

martedì 11 aprile 2017

La scabra autenticità della miseria

L'Arminuta
di Donatella Di Pietrantonio
Einaudi, 2017

pp.  176
€ 8,99 (ebook)
€ 17,50 (cartaceo)



Nel mese dello svezzamento le due famiglie si erano spartite la mia vita a parole, senza accordi precisi, senza chiedersi quanto avrei pagato la loro vaghezza.
Una delle paure più forti di ognuno di noi: aprire gli occhi e scoprire che non siamo davvero figli di quella che chiamavamo madre fino a pochi momenti prima, ma che siamo stati adottati. Parte così L'Arminuta, questo straordinario romanzo di Donatella Di Pietrantonio, anzi parte dall'arrivo al paese dove si trova la famiglia vera della protagonista. Niente a che fare con il benessere e i vizi a cui la ragazzina era stata abituata: adolescente da poco, si ritrova immersa nella miseria di una famiglia numerosissima, ruvida come carta vetrata, ma pronta a dividere il poco che ha nel piatto con lei. E in pochissimo la protagonista si ritrova a dormire con i piedi della sorellastra Adriana in faccia, quando dividono il lettino che emana odore di urina e sogni inquieti. Non ci sono più le lezioni di danza, non c'è il mare, non c'è l'abbraccio di Adalgisa, quella che per anni si è fatta chiamare mamma. Ci sono solo le rudi attenzioni di questa nuova madre, che cela il suo sguardo attento ai dettagli dietro una finta noncuranza. Eppure si accorge che tra la nuova arrivata, "L'Arminuta" (la ritornata), e sua figlia Adriana si sta stringendo un rapporto strettissimo, che tuttavia non riesce a placare le domande della prima: perché ha dovuto andarsene? Tutti sono molto reticenti sulla malattia della madre adottiva e il non sapere annienta le notti dell'Arminuta, non avvezza allo stile di vita della sua nuova/antica famiglia:
La sua eccitazione mi stupiva. Quella brama degli occhi sopra le banconote. Io non conoscevo nessuna fame e abitavo come una straniera tra gli affamati. Il privilegio che portavo dalla vita precedente mi distingueva, mi isolava nella famiglia. Ero l'Arminuta, la ritornata. Parlavo un'altra lingua e non sapevo più a chi appartenere. Invidiavo le compagne di scuola del paese e persino Adriana, per la certezza delle loro madri. 

Marco Salvador, "Processo a Rolandina"

Processo a Rolandina
di Marco Salvador
Fernandel edizioni, 2017

pagine 128
Euro 12,00



Una vicenda misteriosa, dalle tinte forti, che si snoda fra calli e pòrteghi della Venezia del 1353 per approdare alle sale del tribunale e ai palazzi del potere. La storia vera di Rolandina Roncaglia, venditrice di uova il giorno e prostituta dopo il calar del sole, ammirata e ricercata per la sua grazia e la sua avvenenza:
In lei non vi era la sfrontatezza delle altre nell'adescare il passante, tantomeno la volgarità nell'esibire il corpo e nel promettere delizie. Anzi, sembrava una alla sua prima volta. Timida, quasi vergognosa del suo vendersi.

lunedì 10 aprile 2017

«Tutti cercano il loro pezzettino di senso. Qualche effimera cosa perfetta che possa renderli più vivi»

Le buone intenzioni
di Kate Tempest
Frassinelli, 2017

Traduzione di Simona  Vinci
pp. 327
€ 18.50 (cartaceo)


Lei viene da una lunga schiera di persone che hanno lottato come cani per tutto quello che hanno avuto. Che si sono spinti in posti impossibili. (p. 83)

Essere giovani ai tempi della crisi non è semplice: ogni singola cosa viene conquistata a qualsiasi costo, anche andando contro "le buone intenzioni" che ognuno si è riproposto. Così Harry, compressa in una identità che non sente sua, si trova a confrontarsi quotidianamente con la sua omosessualità e col sentirsi in trappola in un corpo di donna che le sembra estraneo. E sa bene che per riuscire a realizzare il suo sogno di aprire un locale deve continuare a vendere droga ai piani alti, nell'alta società di Londra per un altro po'. In ogni caso ha Leon al suo fianco, un fratello putativo, che ha condiviso con lei gioie e drammi familiari e che la segue come un'ombra, guardia del corpo pronta ad agire senza che nessuno se ne accorga.

Il riordino del mondo olimpico: "Bibbia pagana" di Giorgio Dell'Arti

Bibbia Pagana
di Giorgio Dell'Arti
Edizioni Clichy, 2016

pp. 475
€ 19,00




Un tempo il padre Crono era signore del mondo, ma il figlio suo, padre Zeus, un giorno si presenta e lo seppellisce sotto una montagna di pietre. In questo modo il padre Zeus diventa lui padrone del mondo.


A guardarla a posteriori, mi sono accorta che, finora, le tappe della mia esistenza come lettrice sono state segnate dal mondo mitologico. Da bambina, oltre alle regolari fiabe, mi venivano lette le versioni per ragazzi dell'Iliade, dell'Odissea e delle vicende degli dei del monte Olimpo. La Dami Editore pubblicava delle splendide versioni illustrate per ragazzi con adattamenti di testo complete ed accurate. Da studentessa di liceo classico, ho rincontrato quelle storie così affascinanti nella loro versione originale. La bellezza della narrazione a tratti si scontrava con la difficoltà della grammatica, a volte veniva esaltata dalla metrica della lingua originale e dalle costruzioni tra l'aulico e il volgare. Trovare forme scurrili "antiche" era fonte di grande divertimento per degli adolescenti. L'anno scorso è uscito per Clichy, Bibbia Pagana, ad opera di Giorgio Dell'Arti, rientrato nella rosa di candidati al Premio Strega 2017. Non ho potuto esimermi dalla lettura come mio ulteriore passo all'interno del mondo mitologico greco.

sabato 8 aprile 2017

#CriticaLibera - Il sangue e la parola: divagazioni leggendo Rupi Kaur

milk and honey
di Rupi Kaur
Tre60, 2017

pp. 204
€ 12 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)


È l'aver a che fare quasi quotidianamente con gli adolescenti che permette di comprendere la necessità di un'opera come quella di Rupi Kaur (di cui Gloria ha parlato più organicamente qui). Non si tratta tanto di come sia, o cosa pensi, l'adolescente medio (sarebbe illogico e ingiusto generalizzare), ma del contesto in cui è inserito: dell'aria che respira, del linguaggio che apprende, delle idee da cui viene circondato. Anche i più sensibili, anche i più intellettualmente prudenti vengono toccati, subiscono la tentazione della facilità, della semplificazione, dell'applicazione di etichette. È normale, è connaturato all'età, è a tratti pericoloso, se non viene esercitata una censura da parte dello spirito (auto)critico, una continua revisione del proprio pensiero. La deriva che controllano è un vascelletto leggero, richiede un continuo aggiustamento di rotta. Tanti ci provano, va detto, anche senza bisogno di aiuto o supervisione esterna. Alcuni ci provano e non riescono (io forse sono stata un'adolescente di questo tipo, per cui il fallimento era uno sprone a ritentare). Altri non provano perché non ne comprendono la necessità. A questi soprattutto proporrei la lettura di milk and honey, come pungolo, come punto di leva per uno spiazzamento, ma più propriamente potrei dire scardinamento, dei luoghi comuni in cui galleggiano, da cui a volte si lasciano affascinare. In una poesia famosa, manifesto della sua poetica, J. G. Ballard diceva di credere "nella farsa della geometria, nella crudeltà dell’aritmetica, negli intenti omicidi della logica". Ho sempre percepito l'ambiguità di questi versi: da un lato la necessità di interpretare il mondo, di applicare griglie per leggerlo meglio, dall'altro la spietatezza della catalogazione, della volontà di ridurre tutto a una norma fissa, a qualcosa di rigido e conosciuto - e perciò rassicurante. C'è sempre un momento, in ogni anno scolastico, davanti ad ogni classe, in cui un insegnante deve ricordare agli studenti che le etichette ammazzano la gente. Che non si può forzare tutta la realtà all'interno di contenitori forniti dall'esterno, come quei giochi per bambini in cui per ogni formina colorata esiste una e un'unica sede. Questo ci diceva Ballard e questo ci ripete oggi Kaur. 

venerdì 7 aprile 2017

Frammenti di spazio e di tempo nella "città interiore" di Mauro Covacich

La città interiore 
di Mauro Covacich

La nave di Teseo, 2017
pp. 233 
€ 17,00

Tutto comincia con una fotografia. Lo scenario si configura attraverso una somma di dettagli: il bambino che cammina, lo schienale della sedia, il vetro che scrocchia sotto i piedi, i lampi abbacinanti del sole; il lessico della tenerezza, che lascia immediatamente intendere che questo “uccellino cresciuto per strada” è figura cara, e che quasi sicuramente lo rincontreremo. È il 4 maggio 1945. Trieste è appena stata liberata, anche se sono chiare fin da subito le ambiguità insite nell’operazione (ovunque le prove tangibili del “governo degli amici jugoslavi corsi a occupare la città per liberarla meglio”, 11).

#CriticaNera - Tra serialità "debole" e complessità: "Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone" di Maurizio De Giovanni

Gelo per i Bastardi di Pizzofalcone
di Maurizio De Giovanni
Einaudi, 2014

pp. 320
€ 14,50

Dopo qualche mese assieme, i Bastardi hanno raggiunto una quotidianità lavorativa fondata sulla routine. Ed è proprio in un giorno qualunque che al commissariato di Pizzofalcone arrivano due casi: l'omicidio di un uomo e una donna, fratello e sorella, trovati morti nel loro appartamento, e delle presunte molestie sessuali a danno di una dodicenne per mano del padre.
È difficile levare dal commissariato il marchio che si sono lasciati dietro i colleghi corrotti ed infatti quel presidio è ancora a rischio chiusura. Più d'uno, ai piani alti, vorrebbe affidare un caso importante come un duplice omicidio a qualcun altro: in una Napoli colpita da un rigido clima invernale i Bastardi dovranno lottare per affermare il proprio valore e le ricerche diventano anche una lotta contro il tempo; o trovano il colpevole o l'indagine passerà ad altri.
Le ricerche sui due morti però non portano a nulla: il fratello era un dottorando nella Facoltà di biotecnologia nulla nella sua vita sembra giustificare il delitto. La sorella invece era stata assunta come modella per un servizio fotografico, scatenando la rabbia del fidanzato, che già in passato aveva dimostrato un temperamento possessivo. È lui il colpevole? Oppure è il padre degli assassinati, recentemente uscito di prigione dove era stato proprio per omicidio?

giovedì 6 aprile 2017

Il Salotto - Intervista a Orazio Labbate

Ha esordito con Lo Scuru (Tunué 2014), segnalato al premio Sciascia 2016, ha scritto una preziosa Piccola enciclopedia dei mostri e delle creature fantastiche pubblicata da 24 Ore Cultura e per i tipi di LiberAria è appena uscita la raccolta di racconti Stelle ossee. Orazio Labbate, giovane autore nato in Sicilia, viene considerato il fondatore di un genere letterario, il gotico siciliano, ispirato com’è al southern gothic americano; ha inoltre un blog sull’Huffington Post, collabora con Il Mucchio Selvaggio, è consulente della casa editrice LiberAria. L’ho intervistato sulle sue pubblicazioni, sul lavoro di editing che ha portato a termine insieme agli editor, sulla sua attività di lettore, che è alla base della scrittura.

A proposito dell’editing dello Scuru, in un’intervista hai detto che Vanni Santoni «non ha mai alterato le parole, né è intervenuto sul significato del testo», ma ha svolto la sua funzione di editor «solo suggerendo e capendo». Ti va di raccontare il percorso dovuto al lavoro maieutico di Santoni? Quale evoluzione ha seguito il romanzo? Su cosa hai dovuto lavorare di più? 

Vanni Santoni legge dentro quella sorta di reticoli immateriali che dimorano ancora invisibili nella letteratura del manoscritto; mi spiego: l’editor Santoni ti dà la possibilità (senza intervenire aggressivamente sulle pagine e sulla lingua; ovvero non mutandone le potenzialità; soltanto suggerendo con minuzia e previo studio profondo) che l’opera dal suo stadio iniziale via via si esprima secondo il reale valore. 
Si tratta di un dialogo magico e costante. Letterario e umano. 
Santoni è sempre presente; non è perciò figura fantasmatica per lo scrittore esordiente. Diviene tutt’uno con l’autore. È una rarità quest’approccio professionale. 
Il lavoro su Lo Scuru non è mai avvenuto secondo uno schema di privazione letteraria del ruolo della voce bensì di consiglio a potenziarla e maturarla. 
Ho lavorato di più sull’ampliamento narrativo e sul suo studio simbolico. 

Dentro l'apparente facilità dell'"Autobiografia di tutti", per scoprire lo sguardo di Gertrude Stein

Autobiografia di tutti
di Gertrude Stein
Nottetempo, 2017

Traduzione di Fernanda Pivano

€ 17,50 (cartaceo)
pp. 419

Comunque l'autobiografia è facile che si voglia o no l'autobiografia è facile per chiunque e così questa deve essere l'Autobiografia di tutti. (p. 30)
Ci sono opere che seguono percorsi impervi prima di arrivare alla loro pubblicazione: talvolta è un vero peccato per la società, talaltra il presente non avrebbe avuto gli strumenti per comprendere libri di una tale complessità. Forse è questo il caso di Everybody's Autography di Getrude Stein, tradotto da Fernanda Pivano e poi, per una serie di traversie editoriali, chiuso in un cassetto ad ingiallire dal 1947. È proprio quella traduzione, con annessa prefazione moderna di Laura Lepetit e una ricca introduzione "d'epoca" di Fernanda Pivano, a essere uscita da poco per le edizioni nottetempo. 
E fin dal titolo ipnotico e quasi paradossale, Autobiografia di tutti, si preannuncia un'opera inconsueta, pervasa dall'acuto humour di Gertrude Stein, come dal suo sguardo spesso acuminato sulla società, ma altrettante volte divertito dalla varietà del panorama umano e spaziale
Vi sono moltissime cose su questo ma arriveranno a poco a poco ora sono ancora a passeggio,
commenta capricciosamente la Stein a pag. 38. Infatti la libertà di scegliere quando, come e quanto trattare un determinato tema è una costante del variegatissimo Autobiografia di tutti: appena ci illudiamo che Gertrude abbia intrapreso un racconto, ecco che con un colpo di scena, per libere associazioni o anche solo per giustapposizioni, la scrittrice cambia argomento per passare a riflessioni universali o a un altro ricordo. E poi, quando crede che sia il caso, anche a decine di pagine di distanza, riprende il tema precedente, creando una fitta rete di rimandi interni, con autocitazioni fedeli o riprese di tessere lessicali. 

mercoledì 5 aprile 2017

"Non è il primo amore che conta": una disincantata biografia amorosa. "La natura dell'amore", di John Burnside

La natura dell'amore
di John Burnside
Roma, Fazi Editore, 2017
traduzione di Giuseppina Oneto
pp. 281
€  17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Non è il primo amore che conta, a sentire Jacques Chardonne, né il secondo, né l'ultimo. È quello che ha unito due destini in una vita comune. (p. 176)
Scorrendo i primi capitoli de La natura dell'amore, il lettore può essere tratto in inganno da quello che apparentemente il libro può sembrare: un romanzo di formazione sentimentale. Tuttavia, arrivati all'ultima pagina, ci si rende conto che Burnside scava molto a fondo nell'animo del protagonista, John, ricostruendo la fisionomia di un uomo inquieto, complesso, incapace di trovare un equilibrio duraturo. Dai primi amori fino al ricovero psichiatrico, John ci porta dentro gli anni sessanta e da lì ci offre il suo punto di vista su tutte le donne che ha incontrato e amato, prima su tutte la madre.
La descrizione dei primi bollori e del primo destarsi di un sentimento amoroso da parte del protagonista adolescente è una delle pagine più delicate dell'intero libro – anche grazie all'opera di traduzione di Giuseppina Oneto – in cui il manifestarsi del primo moto amoroso si accompagna alla spinta all'idealizzazione tipica dell'amore adolescenziale, in cui si intuisce la volontà di avere un amore tutto per sé, sebbene non si sappia definirne ancora la fisionomia. Ancora ragazzo, John, per racimolare qualche soldo, inizia a consegnare i giornali, ed è lì che un giorno accade qualcosa di inatteso:

La vita degli scrittori dispersa tra le vie di Roma


Via degli Angeli
di Angela Bubba e Giorgio Ghiotti
Bompiani Editore, 2016

pp.234
€ 13,00



In questo piacevole libro due scrittori giovani e appassionati, Angela Bubba, ventottenne calabrese, il cui primo romanzo, del 2009, si intitola La Casa, mentre del 2012 è MaliNati (autrice tra l’altro di un’opera saggistica su Elsa Morante), insieme a Giorgio Ghiotti, romano ventiduenne, poeta (Estinzione dell’uomo bambino) e narratore (Dio giocava a pallone), ci accompagnano in una Roma magica ed ideale, dove le vie e i palazzi, in metafisica composizione, formano le coordinate di una città ideale, di rinascimentale perfezione.

Ma i loro riferimenti non sono rinascimentali, se non nell’ottica di un Rinascimento del cuore, che coniuga la poesia e la letteratura alla vita. Così veniamo trasportati in questo universo letterario lastricato di epigrafi immaginarie o reali, in cui si dispensano riferimenti topografici legati alla vita degli scrittori del secondo Novecento, che per ventura o per amore hanno legato la loro vita a quella della città eterna.

La memoria collettiva, interrogata sui ricordi o sui sospetti di un vicinato illustre, risulta, a sorpresa, più labile di quella del celebre smemorato di Collegno, protagonista del Teatro della memoria sciasciano o del Come tu mi vuoi pirandelliano.

martedì 4 aprile 2017

Il cuore degli uomini: il ritorno al romanzo dell'autore di Shotgun Lovesongs

Il cuore degli uomini
di Nickolas Butler,
Marsilio, 2017

Traduzione di Claudia Durastanti

pp. 416
€ 19


Adesso sai come è facile cadere. Succede tutti i giorni. È come nascere e morire. Le persone si innamorano. Le persone smettono di amarsi. Non è colpa di nessuno.

Nickolas Butler è senza dubbio un narratore di talento. Scelgo non a caso la parola “narratore” e non romanziere, perché Butler è prima di tutto un autore di short stories, alcune davvero meritevoli, che “incidentalmente” ha scritto anche due romanzi. E due romanzi molto belli. Personalmente ho conosciuto lo scrittore americano con il primo, bellissimo e struggente romanzo, Shotgun Lovesongs, edito da Marsilio nel 2014 e su cui ho avuto anche il piacere di dialogare direttamente con l'autore: storia di uomini ed amicizia, di addii e ritorni, tra sogni e cadute, sentimenti a cui è difficile dare un nome, vecchi rancori e legami che resistono alle difficoltà, alla vita che si mette in mezzo. La vita semplice, quella che negli ultimi anni sembra affascinarci sempre di più, e, straordinario, lo scenario in cui la vicenda si svolge: gli spazi infiniti del Wisconsin, quella natura bellissima e crudele, i tramonti che bruciano il cielo sopra l’immaginaria cittadina di Little Wing. La narrazione diventava quasi poesia, la storia palpitante di vita, colori, sentimenti.
C’erano grandi aspettative, quindi, intorno a questo secondo romanzo di Butler, non tutte pienamente soddisfatte: eppure, nonostante cadute e difetti che non è sempre facile ignorare, Il cuore degli uomini conferma il talento di un autore abilissimo nel raccontare la vita intima degli uomini, i sogni semplici, i legami che qualche volta resistono a tutto. La narrazione più fredda rispetto al primo, i protagonisti con cui è difficile provare reale empatia – troppo deboli o al contrario troppo perfetti – , la sovrabbondanza di tematiche e spunti e alcune vicende e dialoghi che appaiono forzate quando non inverosimili, tuttavia, non mettono in ombra le qualità oggettive di questo romanzo e, in generale, del confermato talento di Butler. Ancora una volta l’autore si confronta con il mondo degli uomini, le difficoltà del diventare adulti, l’amicizia – tema a lui decisamente caro – , il contatto con la natura, in un romanzo che si snoda lungo tre generazioni di uomini, uniti da legami d’amicizia o di sangue, luoghi e riti che ritornano nel campo scout di Chippewa, dove passare l’estate e trovare – forse – il proprio posto, la propria identità. La critica letteraria italiana, in ogni recensione al romanzo di Butler, non ha mancato di richiamare Le otto montagne di Cognetti (appena entrato nella long list del premio Strega), accennando ad una certa affinità di fondo tra i due romanzi nel racconto dell'amicizia maschile, anche se forse è più vero il contrario: il bellissimo romanzo di Cognetti, infatti, si richiama ad una tradizione letteraria che in Italia negli ultimi anni sembrava essersi esaurita ma che rimane il nucleo di tanta narrativa anglosassone su cui come lettori ci siamo formati. 
Il romanzo di Butler è, quindi, una seconda prova senza dubbio notevole, acclamata dalla critica statunitense, costruita su diversi piani di lettura, che permette interessanti spunti di riflessione tanto tematici quanto strutturali.

Max Aub, "Gennaio senza nome"

Gennaio senza nome
di Max Aub
Traduzione dallo spagnolo di Eugenio Maggi
Nutrimenti Editore

pagine 190

Euro 17 (versione cartacea)
Euro 8,99 (ebook)


"Chi si ricorda di loro, chi li ringrazierà di esser morti qui, sul confine dell'Atlante sahariano, per aver difeso la libertà spagnola? Nessuno, assolutamente nessuno. Certo, in Germania ne sono morti di più. Però io non li ho visti. Questi, sì."
Uno degli aspetti meno conosciuti della Guerra Civile Spagnola è correlato alla fuga e all'esilio dei repubblicani sconfitti e dei tanti civili che non vollero rischiare le ritorsioni da parte delle milizie franchiste. Per meglio dire, poco si sa di cosa accadde a costoro dopo l'attraversamento della frontiera con la Francia.

Gennaio senza nome parla proprio di questo: è un'antologia di racconti con cui Max Aub (1903-1972), uno degli scrittori più autorevoli sul tema della Guerra Civil, narra le vicissitudini di coloro che, considerati "indesiderabili" dal governo francese (repubblica democratica, almeno all'apparenza) furono imprigionati e in seguito addirittura deportati in campi di concentramento nelle colonie nordafricane, costretti a vivere in condizioni subumane in balìa di aguzzini spietati che li fecero oggetto di qualsiasi angheria resa possibile dall'impunità.

lunedì 3 aprile 2017

Ascoltare per... ascoltare meglio

La lingua della radio in onda e in rete 
di Enrica Atzori
Franco Cesati Editore, 2017

pp. 132
€ 12 (cartaceo)


Ogni media è stato influenzato dalla rete, arricchendosi di nuovi contenuti, possibilità comunicative, strumenti rapidi di condivisione, ma anche subendo trasformazioni non sempre migliorative. Che cosa è successo alla radio? E al suo italiano? 
In questo scattante e piacevole libretto, appena uscito per Franco Cesati Editore, Enrica Atzori (che si occupa di studiare la lingua dei mass media e della comunicazione), dopo una panoramica sul mondo radiofonico italiano ben supportata da dati recenti, analizza la lingua della radio in onda e, nella seconda parte, il lato "social" della radio, ovvero la presenza delle principali stazioni radio su Facebook.
Per lo studio, Atzori ha campionato sia radio pubbliche sia private: da quelle che privilegiano informazione e news, a quelle che invece si configurano come contenitori musicali o radio confessionali, fino alle radio incentrate sui documentari e/o sulla cultura. Ne consegue che i programmi trattati siano della più variegata specie; dunque, anche la lingua impiegata cambia significativamente: se Lo Zoo di 105, per la natura stessa della trasmissione, può permettersi intercalari e continue parolacce, programmi culturali come quelli di Rai Radio 3 mantengono un livello di italiano formale, ben sorvegliato. Pur con le tante peculiarità linguistiche che si possono immaginare, Atzori ravvisa alcuni importanti punti fissi, tra cui segnaliamo perlomeno 
«la varietà estrema e [...] la mescolanza di tipi diversi di parlato, con differenti livelli di spontaneità e improvvisazione. Rimangono ancorati a un modello tradizionale soprattutto i programmi informativi e culturali. Al livello più basso di improvvisazione si collocano i notiziari brevi» (p. 47).

Il racconto come laboratorio dei temi cari a un autore: “Stelle ossee” di Orazio Labbate


Stelle ossee
di Orazio Labbate
LiberAria, 2017 

€ 10,00 
pp. 112

Succede spesso che il racconto sia scelto dagli autori come laboratorio in cui affinare i propri strumenti, sperimentare i temi cui si vuole dare voce, per poi riversare i frutti di quest’elaborazione in forme di narrazione più lunghe. I racconti di Orazio Labbate, raccolti nel volume Stelle ossee (LiberAria 2017) non fanno eccezione, dato che ritroviamo, pagina dopo pagina, molti dei temi confluiti nel romanzo Lo Scuru (che era stato recensito qui) pubblicato da Tunuè nel 2014. Alcuni di questi racconti sono stati pubblicati tra il 2013 e il 2016 su riviste come Nazione indiana, Nuovi Argomenti, Il primo amore in Italia e «PEN/America» e «Guernica/Pen Flash series» in America. 
«La mia scrittura è nata dalla morte», ha scritto Orazio Labbate su Nuovi Argomenti, raccontando di come abbia cominciato a scrivere in seguito alla morte della nonna; da allora ha scelto un luogo e un tempo in particolare per la sua scrittura: 
«Il cimitero e la notte sono dunque rispettivamente: territorio e dato cosmico necessari perché io sia un narratore».

domenica 2 aprile 2017

#IlSalotto - Con Mario Desiati



Mi lega a Mario Desiati un affetto istintivo. Nell’ultimo anno ci siamo lanciati scarsi segnali ma d’altronde Mario frequenta poco i social e, soprattutto, l’Italia privilegiando la Berlino meno pangermanica che la storia ricordi. Ne scopriremo tracce nel suo prossimo romanzo. Intanto ha pubblicato per Einaudi “Candore”, qui recensito da Gloria Ghioni (leggi la recensione). Era il richiamo che aspettavo per ricomporre il suo numero, girovagare tra letteratura e Juventus e giungere alla storia di Martino Bux.

sabato 1 aprile 2017

#CriticaNera - Léo Malet, "Il boulevard delle ossa"

Il boulevard delle ossa (Boulevard...ossements, 1957)
di Léo Malet

traduzione dal francese di Federica Angelini

Fazi Editore
collana Darkside

pagine 170

Euro 15 (versione cartacea)
Euro 6,99 (ebook)


Arrivano in Italia, per i tipi di Fazi Editore, le avventure di Nestor Burma, investigatore privato parigino creato da Léo Malet. Personaggio famosissimo in Francia, protagonista di una quarantina di romanzi noir e di numerosi adattamenti per il cinema, la televisione, il teatro e i fumetti, Nestor Burma si rifà ai detective hard boiled americani, allo stesso tempo distaccandosene grazie a dosi di ironia e di leggerezza molto più presenti rispetto a quel canone narrativo.