mercoledì 15 marzo 2017

Solo se c'è la luna - I colori e le atmosfere di una Sicilia dal sapore notturno

Solo se c'è la luna
di Silvana Grasso
Marsilio editore, 2017

pp. 222

€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

Dopo aver trascorso trent'anni negli Stati Uniti, il manovale cinquantenne Girolamo Franzò (per tutti, ormai, "l'americano Gerri") torna nella sua assolata Sicilia, deciso a mettere in pratica anche sul suolo natio le idee apprese nella patria delle grandi promesse ed opportunità, intenzionato a diffondere marketinghi e bisinés per far progredire una terra che non riconosce più come la propria casa:
" (...) Qui sono ancora all'antidiluvio, qui vivono come capre, non c'è volontà d'emanciparsi, di conoscere cos'altro c'è oltre la terra, gli ulivi, le vigne, i conigli, le galline, le vacche (...) ".
Siamo negli anni cinquanta e gli abitanti dell'isola usano ancora
" (...) la cenere per lavare e lavarsi (...) ",
ma Gerri ha un'idea rivoluzionaria: apre una fabbrica di sapone (la "Gerri soap") che, col passare del tempo esporta i suoi prodotti dapprima in Sicilia, e poi anche sull'intero territorio della penisola italiana.


Ora solo una cosa manca a Gerri per sentirsi davvero realizzato agli occhi del mondo: un figlio. Decide, così, di sposare la giovanissima Gelsomina, chiusa in un mondo tutto suo fatto di statuine di legno e sughero, e dopo dieci mesi dal matrimonio nasce Luna, bambina bellissima ma la cui esistenza è funestata da una rara e terribile malattia che la costringe a restare chiusa in casa e ad uscire solo se c'è la Luna, perché la luce del sole potrebbe ucciderla, come afferma il medico al quale Gerri si rivolge dopo che il giorno del suo battesimo il viso e l'intero corpo della piccola si è cosparso di piaghe:
" (...) Di sicuro c'è che, per la sua malattia, il sole è scatenante, responsabile unico. Il sole è veleno. Il sole è il suo assassino. Ve l'ammazza il sole, vostra figlia, se non la proteggete. Lei e il sole non si dovranno incontrare mai, mai, mai. Vostra figlia potrà uscire, ma badate bene, solo e sempre di notte, solo se c'è la Luna. Solo se c'è la Luna (...) ".
Gerri decide di affiancarle una "quasi sorella", Gioiella, nata dopo l'avventura di una sua operaia con un uomo che l'ha abbandonata. Dopo la partenza della donna per l'America, Gioiella diventa la compagna di giochi di Luna ma, col passare del tempo, sente per la ragazza un'attrazione sempre più forte...

L'espediente narrativo di far vivere la protagonista della storia soltanto di notte è molto interessante perché, attraverso gli occhi di Luna e della zia Ciccina Frènsis che la accudisce, il lettore si confronta con una prospettiva insolita: quella di una Sicilia dai mille colori vivaci che, tuttavia, assumono contorni diversissimi nel chiarore della notte.
" (...) C'erano variazioni di blu, azzurro, turchino, argento, cenere, calce, inimmaginabili fino a che uno non ci sbatteva il muso e ci restava paralizzato per tanta bellezza. Grazie alla notte anche questo aveva scoperto, che la bellezza paralizzava, stutàva il respiro, sì proprio lo spegneva, per quant'era bella (...)".
Allo stesso modo, appare molto ben riuscito il personaggio di Gerri, così colpito dalla modernità americana se contrapposta al suo paese d'origine, da non rendersi più conto che forse quel mondo che era andato tanto di fretta e che gli era sembrato tanto rivoluzionario, in realtà nascondeva dietro il marketinghi e il bisinés un vuoto di valori e di ideali.

Nonostante un linguaggio che troppo spesso fa ricorso ad un turpiloquio esagerato ed esasperato, Solo se c'è la luna risulterà una storia gradevole per quanti amano i romanzi intessuti di dialetto siciliano, le atmosfere e i paesaggi isolani, per tutti coloro che vogliono sentire sulla pelle quell'odore particolare che si trova d'estate solo sulle spiagge della Sicilia, quando all'aroma della salsedine si mescola il profumo di arance e di limoni.

Ilaria Pocaforza

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