venerdì 10 febbraio 2017

La Villa Savoye: storia di una casa-icona da abitare e... da restaurare

La villa Savoye.
Icona, rovina, restauro (1948-1968)
di Susanna Caccia e Carlo Olmo
Donzelli, 2016

pp. 223
euro 42,00

La villa Savoye. Icona, rovina, restauro (1948-1968), da poco pubblicato da Donzelli, è un vero e proprio ginepraio. Ma si badi: l’espressione, solitamente usata in chiave negativa, non vuole qui riferirsi a eventuali difetti del libro o a demeriti dei suoi autori, bensì restituire, con la metafora botanica, il fitto e intricato groviglio di dati che Susanna Caccia e Carlo Olmo hanno analizzato e interpretato per ricostruire la storia dei vari tipi di intervento a cui questo edificio, destinato a divenire paradigma e icona della modernità architettonica, è andato incontro nel corso del Novecento

Costruita tra il 1928 e il 1931 a trenta km dal centro di Parigi, la villa presenta tutti e cinque i criteri formulati da Le Corbusier nei suoi scritti teorici: i pilotis (le colonnine), la pianta e la facciata libera, la finestra continua (a nastro) e il tetto piano a giardino. Ma dopo l’iniziale destinazione a residenza privata dei coniugi Savoye, lo stabile venne occupato dai nazisti e poi dalle truppe di liberazione nel corso del secondo conflitto mondiale, per un certo periodo fu adibito a farm house con tanto di frutteti, divenne poi rifugio di senzatetto e più tardi, quando nei paraggi vennero costruiti un liceo e un agglomerato di case popolari, venne trasformato anche in una Maison des jeunes… Tutte metamorfosi che, se sommate ai problemi strutturali che la villa cominciò a palesare fin da subito (allagamenti dovuti alla scarsa impermeabilizzazione, cattivo isolamento termico e così via), non solo alterarono profondamente l’assetto materiale dell’edificio in sé, ma ne snaturarono progressivamente il valore mitico-archetipico che il suo creatore aveva intenso attribuirgli fin dal momento “fondativo” della progettazione. Per questo motivo, e affinché non andasse perduto il valore di icona che la villa andava acquisendo negli anni, Le Corbusier si attivò – con un’attenzione sconfinante nell’accanimento – ai fini della sua risistemazione, dando vita a una peculiarissima “epopea della restaurazione” in cui autocelebrazione e autoreferenzialità andarono di pari passo con il richiamo al valore simbolico e universale della villa per la storia della disciplina e della professione architettonica.

Susanna Caccia Gherardini, docente di restauro all’Università di Firenze, e Carlo Olmo, docente e già preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino dal 2000 al 2007 – entrambi già autori di studi e pubblicazioni su Le Corbusier – hanno unito le proprie specifiche competenze disciplinari per ripercorrere la storia del restauro della villa: il risultato è una cronaca che segue quasi giorno per giorno l’evolversi di una vicenda oltremodo complessa, ricostruita attraverso lo scandaglio critico e la contestualizzazione storica di materiali d’archivio ancora in parte inediti – alcuni dei quali riprodotti nei quattro fascicoli di immagini che intervallano la prosa, e tra i quali spicca per la crudezza delle immagini il dossier di Jean-Yves Le Guyarder indirizzato al Ministro André Malraux, atto a testimoniare il pieno degrado dello stabile all’inizio degli anni Sessanta. Il volume è dunque un lavoro massimamente rigoroso (corredato da un fittissimo corollario di note a ogni piè di pagina, bibliografia finale e indice dei nomi) ma che rischia di risultare innegabilmente faticoso per quel lettore che vorrebbe semplicemente saperne di più su un edificio non privo di sfumature "pop": se dal 2016 Villa Savoye è patrimonio UNESCO, qualche anno fa la LEGO la ha inserita nella sezione denominata ARCHITECTURE, ammiccando a tutti coloro che, fanatici o meno di “Corbu”, non vogliono rinunciare a dotarsi di un proprio modellino in scala della villa assemblando i noti mattoncini da costruzione. Pertanto (tenuto conto anche del prezzo) è da credere che il libro troverà i suoi lettori ideali tra gli addetti ai lavori – architetti o studiosi/studenti della materia –, forse gli unici in grado di poter leggere queste pagine quasi come se fossero un avvincente romanzo: trame e sottotrame non mancano di certo, così come i personaggi ben caratterizzati (Le Corbusier su tutti) e una sequela a dir poco ininterrotta e assortita di guai, contrattempi e veri e propri colpi di scena.

Cecilia Mariani

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