martedì 28 febbraio 2017

«Passato, respira respira, trapassato remoto»: riscoprire il passato per conquistare il presente.

La più amata
di Teresa Ciabatti
Mondadori, 2017

pp. 288
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Scrivo di mio padre e mia madre, ricostruisco la storia di famiglia per arrivare a me. Scrivo, ricordo, invento. (p. 215)
Cosa significa essere la figlia di uno dei personaggi più rilevanti in Toscana e in Italia, luminare della medicina, ma anche personaggio «calcolatore, vendicativo, amante del potere» (p. 28)? Senza dubbio, significa essere tra i pochi ad avere una piscina, a portersi permettere lusso e regali strabilianti; e appena si nomina Lorenzo Ciabatti, porte chiuse a doppia mandata che si aprono improvvisamente. Significa vedersi perdonare marachelle altrimenti punite, o conquistare ruoli che sarebbero andati ad altre ballerine («Rassegnati, mia piccola compagna di danza, il mondo è questo, gente che possiede cose, che possiede te», p. 105). Insomma, per dirlo con l'io narrante protagonista, 
come protetta da un mantello che rende invisibili, non ci sono conseguenze per me, sempre salva. (p. 104)
Le regole del potere e i conseguenti squilibri nei rapporti sociali diventano molto presto chiari alla giovanissima Teresa Ciabatti, incontentabile ma anche profondamente inquieta, oscillante tra l'amore istintivo per il padre («Venga il tuo regno, papà. Venga il tuo regno, dove io sarò principessa», p. 118) e l'inevitabile crisi adolescenziale di chi desidera contraddire l'autorità:
Mi spiace, Professore, tua figlia fa quello che vuole lei, non quello che dici tu. L'unica al mondo a non fare quello che dici tu. (p. 103)
Questa sono io adolescente. Un agitarsi di forze scomposte e disperate. Una protesta cieca contro qualcosa. Il mondo, la famiglia, me stessa? (p. 194)
È proprio l'adolescenza il momento in cui Teresa si accorge che qualcosa nell'equilibrio familiare è rotto: d'altra parte, l'infelicità di sua madre, dottoressa, si era già palesata in precedenza, al punto da dover sedare per un anno la donna seguendo una terapia del sonno speciale, che avrebbe dovuto placare la depressione. Ed era stato un anno in cui la piccola Teresa e il fratello avevano dovuto affrontare tutto da soli e assistere impotenti alla bella madre addormentata. Ma anche ora, durante l'adolescenza, Teresa si accorge che la depressione della madre è di nuovo dietro l'angolo. Eppure la ragazza resta concentrata sulle sfide che la riguardano da vicino: il sovrappeso con cui sembra autopunirsi, i vestiti lussuosissimi per essere almeno la più elegante, se non la più bella alle feste. Intanto, il rapporto tra i genitori si incrina e il padre, rapito per un breve periodo e per motivazioni ben poco chiare, riappare mutato e più guardingo nei confronti del mondo.
Ed ecco che tutto precipita: un investimento sbagliato, e la fortuna dei Ciabatti scompare. Le abitudini di Teresa e dei famigliari si ridimensionano e tutto diventa più difficile, i rapporti si denudano degli orpelli e si mostrano nella loro scabra verità. Anche se i segreti più grandi, va detto, saranno scoperti solo molto più avanti, da una Teresa adulta, che avverte la necessità di indagare il passato per poter andare avanti:
Mi chiamo Teresa Ciabatti, ho quarantaquattro anni, e scopro chi era davvero mio padre: massone, gran maestro della Loggia di Firenze, prescelto a vent'anni dalla massoneria di Siena per stringere rapporti col potere americano, da cui gli anni a New York e la specializzazione. Uomo senza scrupoli, ateo, bugiardo, fascista. (p. 213)
Da qui nasce questa poderosa autofiction, in cui Teresa Ciabatti non vuole mitizzare i suoi affetti, ma anzi guarda sé stessa e gli altri con una penna impietosa, che cerca di analizzare e comprendere tutto, a costo di affondare la lama della verità nel tessuto omogeneo e rassicurante del passato. Spesso l'autofiction cade nell'auto-apologia? Ecco, qui siamo all'opposto: Teresa Ciabatti scava con le unghie in un terreno compattato dal ricordo; non le importa di ferirsi con le pietre dello scandalo che troverà, ma continua ad affondare le dita alla ricerca di oggetti, rivelazioni, chiarimenti. E anche il lettore assiste a questa indagine approfondita, sempre filtrata dalla Teresa di oggi, adulta sì, ma alla ricerca della sé stessa di allora per liberarsi dalle ombre del passato.

GMGhioni

Lo amo davvero? Non lo so. Non sono abituata a valutare ciò che amo per i viventi. (p. 64)




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