giovedì 9 febbraio 2017

#paginedigrazia: Novelle (volume quinto) - Storie di vita semplice che diventa universale.

Novelle - volume quinto
di Grazia Deledda
prefazione a cura di Giovanna Cerina
Nuoro, Ilisso, 1996

pp. 422
cartaceo: € 11
e-book: € 4,90

Il nostro viaggio all'interno delle novelle di Grazia Deledda prosegue quest'oggi col volume quinto, nel quale possiamo annoverare tre raccolte: La casa del poeta (1930), Il dono di Natale (1930) e La vigna sul mare (1932).

Queste antologie vennero pubblicate da Treves (come è agevole dedurre dalla data riportata accanto al titolo) successivamente al conferimento del Premio Nobel (avvenuto nel 1926) alla scrittrice sarda, quando oramai ella aveva raggiunto e consolidato la sua fama all'interno del panorama della letteratura mondiale.

All'interno di questi racconti troviamo quella duplicità dei luoghi che nella scrittura della Deledda era già maturata da alcuni anni: infatti, la Sardegna non è più l'irripetibile luogo del cuore al quale ci eravamo abituati leggendo le prime opere della scrittrice, bensì se questa terra diviene, da un lato, tòpos di un universo rarefatto, perché colmo di richiami nostalgici ad un'epoca bucolica e lontana, dall'altro lato le medesime sensazioni che venivano suscitate dall'isola trovano spazio anche nel continente, seppur mediate da un'entità assai diversa dai paesini sardi: la Città.

Dal punto di vista stilistico notiamo la presenza di racconti lunghi, ma avvertiamo una prevalenza di testi brevi, sul modello dell'elzeviro.

Ancora, non sfugge l'integrazione tra i paesaggi e i personaggi che avviene attraverso dei panorami maggiormente, delle espressioni simboliche, delle descrizioni di stati d'animo che culminano in una inquietudine in grado di trovare consolazione solamente nell'armonia con la natura.
"(...) Apro la finestra e mi sento stordita: mi pare di aver fatto un lungo viaggio e di trovarmi in un luogo assolutamente sconosciuto, in un altipiano, o in riva al mare: e del mare gli alberi del ciglione hanno l'ondulare agitato, sospinti qua e là da una forza che sembra loro interna; ogni foglia ha un movimento diverso, un colore diverso, verde e grigio, verde e azzurro, secondo la luce. L'odore dei tigli fa male a sentirlo, tanto è forte e dolce, e il cielo è tutto un pergolato di nuvole bianche, d'un bianco così fermo che anche lo sfondo del cielo pare fatto di nuvole azzurre (...)".
Il dono di Natale offre diciassette novelle, all'interno delle quali la narratrice celebra momenti felici della sua adolescenza e rievoca le figure del padre e della nonna. Gli elementi della narrativa popolare vengono così riadattati e trasportati dalle fiabe sarde verso un'opera ben più complessa ed articolata che prende le fattezze del racconto (prova ne siano le janas, fattucchiere dispettose).

All'interno della novella che dà il titolo alla raccolta, troviamo come protagonista il piccolo Felle, figlio di pastori che dona un pezzo di agnello ai poveri vicini, i quali sono stati benedetti dalla nascita di un bambino.
" (...) E dentro il canestro, fra pannolini caldi, stava un bambino appena nato, un bel bambino rosso, con due riccioli sulle tempie e gli occhi già aperti. - E' il nostro primo fratellino - mormorò Lia. - Mio padre l'ha comprato a mezzanotte precisa, mentre le campane suonavano il "Gloria". Le sue ossa, quindi, non si disgiungeranno mai, ed egli le ritroverà intatte, il giorno del Giudizio Universale. Ecco il dono che Gesù ci ha fatto questa notte (...)".
Le raccolte La casa del poeta (ventinove novelle) e La vigna sul mare (ventisei novelle) contengono delle storie incentrate sull'universo dei bambini e degli adolescenti e, a tal proposito, la più avvincente è sicuramente Il lupo nel baule, nella quale una giovanissima serva presta servizio in casa di padroni assai anziani e le sue paure trovano sfogo in questa rappresentazione del buio e del mistero.

Molto interessante è anche la vicenda narrata all'interno de Il terzo, nella quale la felice esistenza di due canarini viene stravolta dall'arrivo nella loro gabbietta di un altro uccellino (il terzo di cui si fa menzione nel titolo).
" (...) La libertà è una cosa più grande dell'amore, la più grande della vita. Gli esseri più felici anche senza amore, senza ricchezze, senza potenza, sono gli esseri liberi (...).
Ancora, ne La casa del poeta assistiamo alla visita di uno sconosciuto in quella che una volta era l'abitazione di un noto autore, tanto che tra le mura risuona ancora la eco delle sue parole.
"(...) - E questo era il suo studio: e qui resta davvero l'alito della sua vita. Poiché non è nella cucina o nella sala da pranzo, e neppure nella camera da letto, vi sia pur egli nato e morto, che l'artista vive e muore: è nella stanza dove egli ha creato le sue opere (...)".
La scrittura della Deledda risulta, come sempre, magnetica e attrattiva anche quando il piano dell'azione narrativa viene spostato in territori che non sono più quelli dell'isola: personalmente mi ha colpita moltissimo la novella La Roma nostra, ove le descrizioni dei luoghi e delle situazioni della capitale sono una vera e propria dichiarazione d'amore non solo per l'adorata Sardegna, ma per l'Italia tutta.
" (...) Passa l'arrotino, passa il venditore di scope, passa l'ombrellaio: le loro voci sono diverse, acuta e squillante quella del primo, quasi per dare l'idea delle sue lame bene affilate; chiara e rapida quella del secondo, e caratteristica ma non ben definibile quella dell'uomo che aggiusta gli ombrelli: è una voce che a volte ha l'eco del grido del corvo; annunzia il cattivo tempo, i grandi cieli invernali fumosi e agitati come campi di battaglia; a volte è lunga, cadenzata e monotona, per ricordarci le pioggie interminabili dalle quali ci vuol riparare (...)".
Infine, l'ultima novella che ci sentiamo qui di analizzare è La casa del rinoceronte, storia di un anziano che vive in armonia con la natura ma che, alla fine della storia, dovrà fare i conti con la sua forza distruttrice, richiamando alla mente di noi tutti una calamità purtroppo tristemente nota perché assai attuale: quella del terremoto.
"(...) Gli parve di sentire i lupi urlare: era il vento: la casa si mosse, dondolandosi come una ballerina prima di cominciare la danza; pareva dicesse: sì, sì. Uomo, c'è qui il  tuo terribile amico, la giustizia di Dio. E l'ala destra della casa crollò, lasciando intatta la porta. Era il terremoto (...)".
Dall'intero volume emerge una forza narrativa, una capacità descrittiva che nulla ha da invidiare ai racconti veristi di Giovanni Verga: se, infatti, nelle precedenti raccolte di novelle le storie scontavano il prezzo di una brevità a causa della quale l'arco narrativo non poteva dirsi interamente concluso, all'interno del volume quinto troviamo una compiutezza che, sebbene non possa essere paragonata a quella dei romanzi, precorre certamente delle situazioni e delle atmosfere che verranno pienamente illustrate all'interno di questi ultimi.

E allora possiamo affermare con assoluta certezza che Grazia Deledda non delude quanti hanno amato e continuano ad amare le sue numerose opere, ed offre l'opportunità di avvicinarsi per la prima volta alle sue storie anche a coloro che ancora non la conoscono, in quanto la lettura delle novelle fornisce spunti di riflessione su argomenti di respiro universale mediati, come sempre, dallo sguardo di una grande autrice.

Ilaria Pocaforza

 

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