martedì 10 gennaio 2017

L'amore ai tempi del telefono a gettoni: "Nessuno come noi" di Luca Bianchini

Nessuno come noi
di Luca Bianchini
Milano, Mondadori, 2016

pp. 252
€ 18,00



Un bel libro lo si riconosce dall'incipit. Non ricordo esattamente dove ho letto quest'indicazione, una regola non scritta sperimentata dai lettori più assidui e chiara ai recensori più attenti, ma senza dubbio essa si addice alla perfezione a Nessuno come noi, l'ultimo libro di Luca Bianchini, edito da Mondadori.
Quello dell'autore è un nome già noto presso il grande pubblico, grazie al successo di Io che amo solo te (2013) e di quello che si presenta come la sua continuazione, La cena di Natale (2013). Grazie a questi libri, e alle riuscite trasposizioni cinematografiche che ne sono state fatte, di cui l'ultima uscita lo scorso novembre, Bianchini si è imposto tra i nomi di quella giovane generazione di scrittori le cui nuove uscite occupano sempre più spesso gli scaffali più in evidenza delle nostre librerie.
In questo romanzo, in uscita il 10 gennaio 2017, l'autore sceglie di fare un passo indietro nel tempo,  ambientando la narrazione negli anni Ottanta, un'epoca ormai sconosciuta alle nuove generazioni, e nella sua scuola, il liceo scientifico Ettore Majorana di Moncalieri.
Siamo nel 1987. Vincenzo Piscitelli, diciassette anni, studia, con profitto, grazie ai sacrifici dei suoi genitori, un operaio e una donna delle pulizie. Il suo mondo inizia ogni mattina a Nichelino, piccola cittadina dell'hinterland torinese (il paese dello stesso Luca Bianchini, tra l'altro) nella sua camera troppo piccola – il geometra, per farci stare il letto e la scrivania, ha ben pensato di spostare l'armadio nell'ingresso e a cassettiera nel tinello – per continuare nell'aula scolastica dove tutto, interrogazioni, scontri, alleanze, amicizie e amori, vengono vissuti con la potenza amplificatoria degli anni dell'adolescenza.
La narrazione decolla nel momento in cui nella classe di Vince – il soprannome del nostro protagonista – arriva un nuovo studente, Romeo Fioravanti: giubbotto firmato e spocchia da vendere. Nonostante un primo approccio burrascoso, Romeo e Vincenzo riescono pian piano a fare amicizia, complice un'interrogazione imposta al nuovo arrivato dalla prof. Elisabetta Bottone, come punizione per aver fatto troppo lo sbruffone.
L'arrivo di Romeo sembra minare il rapporto tra Vince, Caterina e Spagna, all'anagrafe Alessandra Spagnolo, dark del gruppo e dispensatrice di consigli – anche talvolta piuttosto spinti – gratuiti. I tre, sempre insieme e talmente uniti da essere soprannominati “Tre cuori in affitto”, come il titolo di un telefilm cult degli anni Ottanta, risentono dell'ingresso di Romeo nella classe e il rapporto tra quest'ultimo e Caterina, sempre più ambiguo, destabilizza Vincenzo, il quale, interessato anch'esso alla ragazza, si trova tra due fuochi: amore e amicizia.
La prof. Bottone, nel frattempo, durante lo svolgersi della narrazione, assume un ruolo sempre più importante, poiché i colloqui con il padre di Romeo avranno seguito anche fuori dalla scuola, dando origine ad una serie di eventi a catena che faranno poi precipitare gli eventi.
Le due vicende, quella dei ragazzi e quella degli adulti, scorrono in maniera piuttosto equilibrata, e questo è certamente un punto a favore dell'autore, tuttavia, il merito maggiore di Bianchini è quello di aver (ri)creato un universo ormai lontano nel tempo, con una ridda di riferimenti alla cultura pop anni Ottanta: dai gruppi sociali (i paninari, i dark) alle marche più in voga al tempo (Charro, Best Company), fino alla celeberrima rivalità tra i fan dei Duran Duran e quelli degli Spandau Ballet.
Una selva di citazioni pop, tra cui spunta anche il famoso “cuore di panna” dello spot Algida, che non può non far sorridere:
«Un cuore di panna per noi…»
Cate non resistette e canticchiò la canzoncina del cornetto Algida, il simbolo della sua estate. (p. 106)
Tuttavia, procedendo nella lettura una domanda viene spontanea. È infatti impossibile che, sfogliando le prime pagine, non vengano in mente gli altri libri che negli ultimi anni hanno raccontato vicende adolescenziali: il profondo Una barca nel bosco della bravissima Paola Mastrocola – con cui il protagonista condivide anche le origini meridionali e la brama di possedere un vestiario più modaiolo per entrare più agevolmente nel gruppo dei compagni – oppure il celeberrimo Bianca come il latte, rossa come il sangue, del talentuoso Alessandro D'Avenia. Così come i film generazionali, uno su tutti Come te nessuno mai, a cui il nostro libro si avvicina anche per il titolo. Le amicizie, gli amori, le prime avversità che la vita ci pone davanti, le piccole gelosie e i primi tradimenti, l'eccitazione del viaggio d'istruzione e così via.
Ma quindi, perché pubblicare un altro romanzo ambientato nelle aule scolastiche e cosa differenzia Nessuno come noi da tutti gli altri? Come già accennato precedentemente, questo romanzo è ambientato nel 1987 e da lì ci arriva forte e chiaro il racconto di un mondo che non esiste più, nel quale per telefonare al proprio fidanzato bisognava aspettare che il telefono di casa fosse libero, per poi litigare per giorni coi propri genitori perché l'importo della bolletta Sip era troppo elevato; un mondo in cui non esistevano connessioni attive h24, stati di facebook e cuoricini di whatsapp. Se un amico ti feriva dovevi parlarci faccia a faccia, o al massimo scrivergli una lettera, e per sapere com'era andata una festa non si potevano guardare le foto su facebook ma subissare di domande uno che c'era stato. Un mondo in cui per avere un po' di privacy in una conversazione dovevi uscire di casa per trovare una cabina telefonica, e sperare di avere abbastanza gettoni:
Decisero così di fermarsi in una cabina di piazza Bodoni che era ovviamente occupata da una ragazza in vena di chiacchierare, perché quando ti serve un telefono c'è sempre chi ti vuole, pensavano come due perseguitate.
Per fortuna la chiamata terminò di colpo – fine dei gettoni – e le due amiche entrarono pensando “ti sta bene”. La cornetta era ancora calda e, anche se le faceva un po' schifo, cate compose il numero del suo vicino di banco. (p. 53)
Ricompare persino il mitico e ormai dimenticato Tuttocittà, oggi carta straccia, di fronte ai navigatori satellitari, o ancora il walkman, con il dramma del nastro che usciva dalla guida:
Da spensierata la situazione precipitò. Ognuno aveva una teoria diversa su quale fosse il metodo migliore per riavvolgerlo senza rovinarlo. […] Toccò a Vince assumersi quella responsabilità e, come un chirurgo, compì l'operazione aiutandosi con una matita e lasciando tutti con il fiato sospeso per cinque minuti: la cassetta venne recuperata e funzionava, per il sollievo generale. (p. 170)
Il realtà quello di Bianchini è un romanzo che – quasi paradossalmente – ben si presta all'epoca moderna, pronto ad essere letto e scomposto, pieno di frasi ad effetto, pronte ad essere utilizzate come post di facebook e stati di whatasapp, come ad esempio «la luce, come l'amore, ha il dono di rendere più bella la vita» (p. 74). E certamente la scrittura è semplice, piana, immediata, senza pretese, e anche in virtù di ciò la lettura è scorrevole, piacevole.
Una volta chiuso il libro ci si rende conto che il merito dell'autore è quello di aver saputo fotografare con nitidezza un momento dell'esistenza di ognuno di noi in cui tutti abbiamo pensato che un amico o un'infatuazione fosse per sempre, e che l'amicizia fosse anche più importante dell'amore. Ed è per questo che il libro di Bianchini può essere apprezzato in maniera trasversale, sia da coloro che gli anni Ottanta li hanno vissuti, sia da quelli che non sanno nemmeno cosa sia un walkman, poiché le emozioni che vengono qui raccontate appartengono agli adolescenti tutti, a prescindere dall'epoca in cui si trovano.

Valentina Zinnà