mercoledì 30 novembre 2016

Eros, scrittura e traduzione: intervista a Edy Tassi, autrice di "Effetto Domino"

Effetto Domino 
di Edy Tassi
Harlequin Mondadori, 2015

Traduzione di Loredana Limone

 pp. 312 
€ 10,97



Lo scorso ottobre Le pagine di Clio, la rassegna letteraria di Cernusco sul Naviglio, ha ospitato Edy Tassi, che ha presentato il suo romanzo Effetto Domino intervistata dalla scrittrice  Loredana Limone. «Loredana ha definito Effetto Domino un libro di spessore. Purtroppo le etichette spesso penalizzano e sono felice che Loredana sia andata oltre e mi abbia fatto questo bellissimo complimento» ha commentato Edy sulla sua pagina Facebook dopo l’incontro. Sì, perché certi romanzi sono creature molto più complesse di quello mercato e classifiche ci abituano a pensare. Il romanzo di Edy Tassi, scrittrice e traduttrice per Harlequin Mondadori, Piemme e Feltrinelli, è la prova che un bel libro possa sfidare qualsiasi pregiudizio, anche in merito alla letteratura erotica di cui tanto abbiamo sentito parlare negli ultimi anni non sempre con toni favorevoli.

Dal Sudafrica Gloria Montanari ritorna nei suoi luoghi d’origine sul lago di Como per conoscere che cosa si nasconda dietro l’omicidio del padre. Nella villa di famiglia, ora proprietà della famiglia Galbiati, una serie di dettagli si inanella per fare luce sul passato dei genitori e di quella dimora che spetterebbe. Ben presto si ritrova nel mezzo di una relazione travolgente con Marco Galbiati, rampollo della famiglia in possesso di Villa Visdomini. Dopo una vita lontana dai coinvolgimenti amorosi, Gloria inizia a scoprirsi come mai aveva immaginato. Non avendo potuto partecipare all’incontro ho intervistato Edy Tassi che mi ha raccontato di Effetto Domino, delle sue giornate immerse tra i libri e di qualche novità. Se volete sapere di più di lei e di come nascono i suoi romanzi (oltre a tanti spunti sulla pratica della traduzione letteraria), potete trovarla sul suo blog Edy Tassi-TradAutrice.

#RileggiamoConVoi - novembre 2016

Pavia in autunno - Foto di ©ElenaGhioni
Buongiorno, lettori! 
Novembre finisce e, come ogni mese, tornano i consigli di lettura! Questo mese vi consigliamo qualcosa che sfora nella grafica e nell'arte, uscite recenti, saggistica, e racconti. Una caratteristica comune a tutti questi testi? Vi sorprenderanno, e non è un verbo "di rito": hanno tutti qualcosa di peculiare, nei contenuti e, talvolta, anche nel loro formato. 

Dunque, buona lettura e un avviso: vi aspettiamo dal giorno dell'Immacolata per una sorpresa tutta... natalizia

La Redazione

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Lo schiavista: ho sussurrato "razzismo" in un mondo post razziale

Lo schiavista
di Paul Beatty
Fazi editore, ottobre 2016

Traduzione di S. Castoldi

pp. 370 
€ 18,50 (cartaceo) 








So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte.
Un incipit folgorante, per The Sellout (letteralmente “il venduto”) di Paul Beatty, il discusso romanzo vincitore del Man Booker Prize 2016, premio per la prima volta assegnato ad un autore statunitense , da molti considerato tra i più importanti libri dell’anno. Premesso che personalmente sono sempre piuttosto diffidente nei confronti di etichette di questo tipo, è innegabile che l’ultimo lavoro di Beatty sia un testo potente, ricchissimo – dal punto di vista linguistico, tematico, strutturale – e in un certo modo necessario – si, altra etichetta di cui troppo spesso si è abusato – per cercare di comprendere complessità e contraddizioni della società contemporanea. Ed è, soprattutto, un testo destabilizzante: per la difficile categorizzazione, l’urgenza del tema trattato libero da costrizioni e limiti del politicamente corretto, l’uso della satira, la commistione di generi e registri linguistici. Un testo complesso, in cui la trama non lineare è in fondo l’elemento meno rilevante, in cui alle innumerevoli domande sollevate difficilmente corrispondono altrettante risposte, capace, si diceva, di destabilizzare il lettore, spingerlo ad interrogarsi oltre il velo di perbenismo che troppo spesso offusca il nostro giudizio, per guardare invece la realtà mediante un testo diretto, scomodo, la cui lettura è alleggerita dall’uso sapiente della satira e di una certa vena comica che riesce tuttavia a non sminuirne la portata sociale e politica, l’intento di denuncia. Nel farlo, Beatty rinuncia a scelte narrative rassicuranti, facili pietismi e trucchi retorici capaci di fare leva più facilmente sulla sensibilità del lettore, ma scegliendo una storia – raccontata per sommi capi – che sembra decisa ad abbattere ogni utopia dietro cui fino ad oggi abbiamo scelto di proteggerci. Perché nella vicenda del nero BonBon, cresciuto a Dickens il quartiere fantasma di Los Angeles, deciso a ripristinare il razzismo in un mondo post razziale, c’è il sogno infranto di un’integrazione mai davvero realizzata, l’utopia che si scontra con la realtà di una società incapace di fare davvero i conti con le proprie colpe, parlare senza retorica e perbenismo di razza, discriminazioni, odio, pregiudizio – non solo verso i neri, ma nei confronti di tutte le minoranze – e ammettere che otto anni di presidenza Obama, il primo afroamericano a ricoprire la più alta carica politica del Paese, non sono bastati – come potevano? – a colmare la distanza che ancora esiste tra neri e bianchi.

martedì 29 novembre 2016

Intervista a Andrea Cati di Interno Poesia sul crowdfunding editoriale

"I labili confini” è il titolo del nuovo libro di Stefano Bortolussi e del progetto di crowdfunding organizzato da Interno Poesia in collaborazione con Produzioni dal Basso. Scopo della campagna è coinvolgere e rendere protagonisti lettori e scrittori in un processo partecipativo che prevede la prenotazione di una o più copie del libro e l’ottenimento di altre ricompense, tra cui l’inserimento del proprio nome in una pagina del libro dedicata ai lettori sostenitori del progetto. C’è tempo fino a giovedì 15 dicembre per sostenere la nascita del libro "I labili confini" (prefazione di Roberto Mussapi) del poeta, traduttore e romanziere milanese Stefano Bortolussi. 
Qui il link del progetto: https://www.produzionidalbasso.com/project/i-labili-confini/
Ad Andrea Cati, fondatore e curatore del progetto "Interno Poesia", abbiamo rivolto alcune domande in proposito.


Andrea Cati, può parlarci di come, e soprattutto perché nasce Interno Poesia? Cosa distingue questo spazio da altri luoghi, virtuali e non, che attualmente si possono trovare in giro?

Interno Poesia nasce come blog e sito letterario ad aprile 2014 a Bologna, nel bel mezzo di una crisi matrimoniale e lavorativa, mentre ero impiegato in una grande azienda sull'orlo del fallimento. A parte la sfera personale, la motivazione principale per la quale ha ragione di esistere il blog Interno Poesia, risiede nella necessità di promuovere la poesia fuori da ogni analisi critica o recensione (il web è pieno di ottimi siti e blog di approfondimento), proponendo esclusivamente il lavoro dei poeti, dando visibilità alla parola poetica allo stato puro, selezionando e divulgando testi editi e inediti di autori contemporanei e del '900, italiani e stranieri. Per percorre tale strada di divulgazione della poesia, ho coinvolto alcuni tra i principali poeti contemporanei, affidando loro il compito di segnalare testi di autori stimati e propri lavori inediti. Ad oggi collaborano con Interno Poesia: Maria Grazia Calandrone, Claudio Damiani, Mario De Santis, Valerio Grutt, Franca Mancinelli, Giovanna Rosadini, Francesca Serragnoli, Andrea Sirotti. Fin da subito Interno Poesia ha riscontrato un ottimo seguito da parte del pubblico, attestati di stima da più parti e un folto numero di poeti che giornalmente riempiono la casella di posta con proposte inedite e edite. Ciò che caratterizza la proposta di IP non è solo frutto della selezione dei testi: il formato entro cui si esplica la proposta quotidiana, ovvero la scelta di affiancare esclusivamente le foto dei poeti al singolo testo, i colori e il layout del sito, la modalità di condivisione e l’engagement ricercato attraverso precise azioni di condivisione e comunicazione dei contenuti sulle piattaforme social (ad oggi siamo presenti su Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Google+ e da poco su YouTube), rappresentano elementi essenziali che distinguono l’offerta di Interno Poesia dagli altri siti e blog letterari presenti nel web.

La memoria del tempo trascorso: il Novecento italiano visto dagli occhi di Antonio Giusti


Memorie scompaginate
di Antonio Giusti

Apice Libri, 2016

pp. 146


€10



Antonio Giusti, classe 1932, industriale dalla lunga e fortunata carriera, nella sua vita non ha mai messo da parte la passione per la letteratura, pubblicando negli anni diversi volumi (citiamo, a titolo esemplificativo, La casa di Forte dei Marmi, La fabbrica dei soldi e Mare grosso, titoli da cui – come dichiara lo stesso autore nel libro – sono tratti alcuni degli episodi raccontati nel volume). Memorie scompaginate è una lunga carrellata di personaggi che hanno incrociato il cammino dell'autore, o perché ospitati nella sua casa a Forte dei Marmi, oppure perché incontrati grazie ad amici comuni.

Carmelo Bene, Nino Tirinnanzi, Nanda Pivano, Germana Maruccelli, Eugenio Montale, e molti altri. Tutti ci vengono descritti dal Giusti con un occhio benevolo, talvolta affettuoso, tuttavia mantenendo un costante tono narrativo che conferisce al racconto una piacevole scorrevolezza. Dei personaggi, sia che gravitino attorno al vivace universo artistico (Louise Nevelson, Paolo Scheggi) oppure che appartengano al mondo industriale (Pietro Barilla, Attilio Monti), vengono raccontate sia le vicende professionali sia quelle strettamente personali, rivelando, talvolta, qualcosa di più sul carattere dei protagonisti.

lunedì 28 novembre 2016

#paginedigrazia - “Canne al vento”: il romanzo più celebre di una scrittrice premio Nobel assente dal canone letterario



Canne al vento 
di Grazia Deledda 
Ilisso, Nuoro, 2005 

prefazione di Paola Pittalis 

pp. 217 

cartaceo € 11 
ebook €4,90 

Canne al vento è un romanzo appartenente alla fase matura della produzione letteraria di Grazia Deledda. Pubblicato originariamente a puntate nel 1913 sulla rivista L’illustrazione italiana, esce nello stesso anno anche per Treves, che all’epoca era in uno dei suoi periodi di più intensa attività editoriale. Così anche per Deledda, che pubblica quasi un romanzo ogni anno

I temi principali della scrittura di Deledda, già sperimentati nei lavori precedenti, convergono in Canne al vento, considerato notoriamente la sua opera più celebre. La storia è ambientata a Galte (Galtellì nella realtà), dove le tre sorelle Pintor – Ruth, Ester e Noemi – vivono nel palazzo della loro nobile famiglia ormai in declino. La quarta sorella, Lia, si ribella alle rigide regole imposte dal padre, fugge, sposa un forestiero da cui ha un figlio e muore. Il padre, Don Zame, muore anch’egli nel vano tentativo di inseguire la figlia Lia e riparare allo scandalo. Sulle tre sorelle, sempre più vecchie e sempre più povere ma orgogliosamente aggrappate al ricordo della loro antica nobiltà, veglia Efix, loro devotissimo servo. Fulcro del romanzo è l’arrivo del figlio di Lia, Giacinto, l’avvenimento che sconvolge lo status quo e muove tutta la trama del romanzo. Giacinto, infatti, – giovane che arriva dal continente e che conosce il mondo – riaccende le speranze di un nuovo rifiorire della famiglia, soprattutto in Efix. Speranze che si rivelano presto vane, perché Giacinto non è meno disgraziato degli altri personaggi: si innamora di Grixenda, una povera contadina, è a sua volta amato dalla zia Noemi, gioca d’azzardo, si indebita, ed è costretto alla fuga per non subire ulteriori umiliazioni in paese. Lo scioglimento degli intrecci della trama arriva alla fine: i vecchi – Ruth ed Efix – muoiono, e l’amore ristabilisce l’ordine naturale delle cose. Giacinto sposa Grixenda e Noemi, comprendendo che non può avere il nipote, sposa il ricco Don Predu, che garantisce una nuova agiatezza a quello che rimane della famiglia Pintor.

Quando la parola fa grande la storia: "Tu, mio" di Erri De Luca

Tu, mio
di Erri De Luca

Feltrinelli, 2012
pp. 116
€ 6,50

Non è facile scrivere di questo breve romanzo (anche se Gloria ci è riuscita splendidamente: leggi qui la sua recensione). Si vorrebbe citare tutto, non aggiungere niente. Sfogliando le pagine trascorse, ci si accorge di aver seminato ovunque tratti di matita, di aver aggiunto annotazioni fitte, di essersi concessi persino qualche orecchia a fondo pagina. Perché, con Erri De Luca, anche quello che pare scontato in realtà non lo è. Perché la lingua nelle sua mani è materia duttile, e viene carezzata, manipolata, plasmata e trasformata in modi sempre nuovi e impensabili. Erri De Luca ha il coraggio di chi conosce e ama le parole, di chi scrive per sentir leggere le proprie storie ad alta voce, per creare risonanze di musica e memoria.

domenica 27 novembre 2016

L'improbabile è diventato possibile: l'America di Donald Trump in undici racconti

Trumped: Distopie prossime venture
di AA. VV.

dbooks.it, 2016

pp. 256,

€12,50

"L'inno, già. La terra dei liberi, dice. Non dice: la terra della Libertà." "Non è lo stesso?" "Lo stesso?" la voce suonava genuinamente sorpresa. "Certo che no, non è lo stesso. La libertà non esiste. Esiste la scelta. E i liberi scelgono. Quindi [...] no, non ti voglio fermare. Non ti posso fermare. Tu hai scelto. E sei nella terra dei liberi."
Basterebbe questa citazione a far comprendere gran parte della mentalità degli Stati Uniti, il Paese delle opportunità, della ricchezza ma, più di ogni altra cosa, il Paese delle libertà. E la libertà di voto è al centro del libro Trumped - Distopie prossime venture, una raccolta di undici racconti inediti scritti da nove autori che si sono domandati cosa sarebbe accaduto (negli Stati Uniti e nel mondo) se Donald Trump avesse vinto le elezioni presidenziali in America. 

Quella che fino a pochi giorni fa sembrava solo un'utopia, si è tramutata in realtà il 9 novembre, quando il miliardario americano, contro ogni aspettativa e sondaggio, è risultato il vincitore. Ecco allora che l'universo distopico creato da questi autori prima delle elezioni assume dei contorni inaspettati e significativi, perché ci conduce in un mondo che, in fin dei conti, non appare più così distante dal nostro.

sabato 26 novembre 2016

Il Salotto - Quattro chiacchiere con chi spera che la bellezza del nostro Paese non si arrenda

Emilio Casalini
La mia prima intervista per Critica letteraria: inutile negare la tensione, ma anche l'eccitazione e la frenesia. Per fortuna non potevano capitarmi un libro o un personaggio migliore di quelli che stiamo per introdurvi.
Oggi lasciamo che siano le parole del giornalista, conduttore radiofonico, scrittore e fondatore della casa editrice Spino editore Emilio Casalini a raccontarci "Rifondata sulla bellezza", un libro in cui si riflette con una prospettiva fortemente realista, ma anche molto ottimista, sul perché la nostra amata terra troppo spesso perda l'opportunità di adoperarsi per sfruttare al meglio quello che forse è il suo patrimonio più prezioso: il turismo.

Iniziamo col dire che nel giugno del 2016 hai dato vita alla casa editrice Spino editore. Sulla home page del sito si legge: "L'idea (...) di Spino editore è quella di accompagnare gli scrittori lasciandoli liberi da strutture editoriali troppo vincolanti (...)". Come è nata questa idea?

Questa iniziativa, ancora via di espansione, è comparsa per una ragione: permettere sia a me stesso che ad altri futuri scrittori che vorranno collaborare con la casa editrice, di liberarsi dai vincoli posti dagli editori.
L'idea di base era ed è quella di avere un servizio diverso da quello che potrebbe essere il self publishing, arrivando non solo alla distribuzione on line, ma anche nelle librerie.

#CriticARTe - La biografia di un "omo sanza lettere": Antonio Forcellino racconta la vita di Leonardo da Vinci

Leonardo.
Genio senza pace
di Antonio Forcellino

Laterza, 2016

pp. 338
euro 24,00



Questa è la storia di un figlio illegittimo mai riconosciuto dal proprio padre, un giovane e promettente notaio che alla fine del Quattrocento lo concepì con una bella contadina sullo sfondo della campagna toscana; la storia di un bambino curioso di tutto e affascinato dalla natura in ogni sua manifestazione, e che, messo molto presto a bottega, superò in breve tempo il suo maestro. È la storia di un artista che veniva celebrato e conteso per i suoi dipinti ma che sentiva dentro di sé una vocazione speculativa talmente sconfinata da non riuscire mai a focalizzare energie e attenzioni su una cosa per volta. È la storia di un uomo di cultura ospitato e mantenuto presso le corti più importanti dell’Italia rinascimentale, e tuttavia pronto a godere indifferentemente della protezione francese e a scrivere lettere di proprio pugno per ingraziarsi i favori dei potenti d’Oriente. È la storia di un inventore di macchine sceniche, di un sezionatore di cadaveri, di un compilatore di codici; di un uomo bello, elegante e raffinato, serenamente omosessuale e sensibile alle tentazioni e ai piaceri della carne; la storia di un italiano illustre – eppure sempre in cerca di riscatto e in competizione con i suoi “colleghi” contemporanei – che morì fuori da una Penisola ancora troppo litigiosa e disunita, non prima, però, di avere regalato alla storia dell’arte mondiale uno dei ritratti femminili più enigmatici di tutti i tempi. È la storia di Leonardo da Vinci, o meglio – come recita il sottotitolo della sua ultima biografia scritta da Antonio Forcellino e appena pubblicato da Laterza – di un vero e proprio Genio senza pace.

venerdì 25 novembre 2016

"Rifondata sulla bellezza": lo splendore celato della nostra terra

Rifondata sulla bellezza
di Emilio Casalini

Spino editore, 2016

pp. 208

12



"Bisognerebbe ricordare alla gente cos'è la bellezza (...) da quella scende giù tutto il resto": è da questa meravigliosa frase, pronunciata da Peppino Impastato in I cento passi, che prende le mosse il libro di Emilio Casalini, giornalista di Report, collaboratore del Corriere della Sera e vincitore del Premio giornalistico televisivo Ilaria Alpi nel 2012 per il miglior reportage italiano breve con SpazzatourRifondata sulla bellezza, pubblicato dalla casa editrice fondata da Emilio, Spino editore, ed inaugurata con questo piccolo grande volume, si prefissa l'ambizioso obiettivo di soddisfare un interrogativo al quale lui stesso aveva aveva in passato provato a rispondere con l'ebook Fondata sulla bellezza: perché il nostro bel Paese non riesce ad avvalersi pienamente delle incredibili risorse che possiede e ad impiegarle nel turismo?

Mediterraneo. Un'identità antica plasmata dai pirati

Rais
di Simone Perotti
Frassinelli, 2016

pp. 516
€ 19,90


In questo caso, non si può non partire dall’autore. Simone Perotti è stato manager per molto tempo, ha lasciato e si è dedicato ad altro parlandone nei libri “Adesso Basta”, “Avanti tutta” e “Ufficio di scollocamento” pubblicati da Chiarelettere. Attorno a questi saggi e al suo accurato sito www.simoneperotti.com si è stretta la comunità di quelli che vogliono scalare marcia, rallentare e cambiare vita. Adesso, Simone Perotti può essere definito: scrittore e marinaio. E visto che “Rais” è un libro di pirati, cogliamo subito l’importanza di vivere a contatto con il mare. Da un paio d’anni, Perotti naviga per il Mediterraneo, il Mar Nero e il Mar Rosso, in un progetto di riscoperta che può essere seguito su www.progettomediterranea.com.

giovedì 24 novembre 2016

#paginedigrazia | "Memorie di Fernanda", ritratto di una futura scrittrice

Memorie di Fernanda
di Grazia Deledda
Ilisso, Nuoro, 2009

prefazione di Mario Specchio

pp. 302

cartaceo € 11
ebook € 4,90



Memorie di Fernanda è l’esempio di come il grande scrittore debba rivolgersi altrove per poi trovare la propria strada. In un altrove metaforico e lontano dalle proprie amate strade, dalle vie dell’infanzia, dai modelli culturali e di riferimento. Una sorta di lente di ingrandimento che dall’alto mette insieme tutte le tematiche che un giorno, quando il fuoco si avvicinerà alla carta, alla sostanza delle cose, risulteranno più chiare, più nitide, più vicine.
Quando nel 1888 la diciassettenne Maria Grazia pubblica il suo primo romanzo, lo fa con la consapevolezza che il suo mondo ideale avrà la cifra dei sentimenti, dei grandi riferimenti letterari, anche stranieri e della potenza delle personalità confinate dentro memorabili personaggi, e soprattutto avrà la pretesa di raccontare di altro senza mai spostarsi in realtà mai da se stessa. Fernanda è una giovane appassionata, imbevuta di storie appassionanti d’amore, di letture che parlano con i versi di Shakespeare o Goethe, che ricordano le tragedie e si manifestano per assenza, per abbandono, per vendetta. 

#PagineCritiche - "La nascita imperfetta delle cose": un viaggio nella conoscenza con Guido Tonelli

La nascita imperfetta delle cose
di Guido Tonelli
Rizzoli, 2016

pp. 342
€ 19


La nascita imperfetta delle cose è uno straordinario viaggio nella conoscenza. Vi sono dentro passione e visione. Il concetto di "imperfezione" presente nel titolo è centrale poiché il libro umanizza aspetti del metodo scientifico a molti lontani, li rende più vicini attraverso una progressiva (ri)scoperta di un grande momento della storia della fisica. 
Guido Tonelli ci racconta cosa significa essere un fisico delle particelle, misurare le proprietà più complicate della materia in tutte le sue forme. 
I temi principali del libro sono la ricerca e la scoperta sperimentale della particella di Higgs, nel 2012 al CERN di Ginevra, l’ultimo elemento che ancora mancava nel quadro della teoria oggi accettata delle interazioni fondamentali (il Modello Standard). 
È attraverso questi temi e vicende - professionali e personali - che Tonelli racconta un’impresa durata oltre vent’anni e che ha avuto risvolti straordinari per l’umanità.

mercoledì 23 novembre 2016

E se a guardare la Storia fossero gli occhi di un Fox Terrier?

Sirius, il Fox Terrier che (quasi) cambiò la storia
di Jonathan Crown

Mondadori, 2016

Traduzione di Margherita Carbonaro

pp. 216
€ 19,00 cartaceo

Mettete in un pentolone la seconda guerra mondiale, il jet set dell’età aurea del cinema hollywoodiano, una famiglia sgangherata e originale, il suo Fox Terrier dalle doti straordinarie e dopo una lenta cottura otterrete Sirius il Fox Terrier che (quasi) cambiò la storia, uno scritto originale che restituisce una prospettiva della Storia inedita: i grandi eventi vengono raccontati in prima persona da Sirius, il protagonista a quattro zampe non solo del romanzo di Jonathan Crown ma, sembra, di ogni evento saliente del secondo conflitto mondiale. 

martedì 22 novembre 2016

#VivaSheherazade : Zitelle, single, New Woman: the future is female


Zitelle
di Kate Bolick
Sonzogno, 2016

Traduzione di Silvia Rota Sperti

pp. 304
€17.50 (cartaceo)










All the single ladies. Il potere delle donne single
di Rebecca Traister
Fandango, 2016

Traduzione di Valentina Nicolì

pp. 480
€ 22 (cartaceo)











Odiavo quando le mie eroine si sposavano.

Scrivo. Cancello. Riscrivo. Cancello di nuovo. Sono così tante le cose che mi passano per la testa, così numerosi gli spunti di riflessione nati dalla lettura dei due libri di cui voglio parlare, Zitelle di Kate Bolick e All the single ladies di Rebecca Traister, che devo fare uno sforzo enorme per riuscire a mettere in ordine le parole sulla pagina. E provare a chiarire perché, secondo me, oggi più che mai dobbiamo leggere libri come questi, anzi ne abbiamo davvero bisogno. Per ispirarci, per provare a capire un po’ di più il mondo là fuori, per porci delle domande e cercare da noi le risposte.
Non ricordo esattamente il momento in cui ho capito di essere una femminista. Per me era – è – sempre stata una condizione decisamente naturale, innata, come essere bionda – ok, in questo forse negli ultimi anni c’è stato un aiuto – e avere gli occhi verdi, amare la lettura, la cioccolata, essere una donna. Ho avuto la straordinaria fortuna di crescere in una famiglia che non mi ha mai fatto credere che, in quanto donna, avrei dovuto fare o non fare determinate scelte, poter essere o meno qualcosa o altro. Ma non vivo nel paese delle fate e il confronto con la realtà, presto o tardi, è arrivato anche per me: sono stata piuttosto fortunata da non dovermi scontrare personalmente con discriminazioni di genere troppo pesanti, è vero, ma capita anche a me di assistere ad odiosi episodi di sessismo quotidiano. E, come dovrebbe essere naturale, di indignarmi. Non starò qui a raccontarvi di coscienza femminista, letture, prese di posizione, piccole e grandi battaglie di ogni giorno, né a fare analisi improvvisate della condizione femminile nel mondo occidentale contemporaneo. No, voglio semplicemente parlarvi di questi due testi, importantissimi secondo me, che riflettono ognuno a proprio modo su una delle condizioni ancora oggi tristemente stigmatizzata e  criticata: la singletudine.
Alla fine, che tu scelga o sia scelta, che accetti con gioia o resisti a denti stretti, fai il grande passo.
Nasci, cresci, diventi moglie.
Ma se non fosse così?
Ecco: e se non fosse così? Se qualcuna, per propria scelta o per caso, non seguisse il percorso prestabilito, l’unico a quanto pare socialmente accettabile ancora oggi, e non considerasse il matrimonio come happy ending? Perché oggi è ancora così stigmatizzata la scelta di rimanere single? Quali sono le difficoltà di vivere in un mondo che sembra pensato per la coppia? Quali i modelli alternativi a cui possiamo ispirarci? E ancora, cosa significa oggi essere una donna single?

Con Polifemo alla ricerca della modernità: dieci anni di Progetto Laiv - Fondazione Cariplo a Bookcity 2016

"I Poemi Omerici, nonostante siano stati scritti in momenti differenti circa 3000 anni fa, sono ancora tremendamente attuali. Certo sono antichi, antichissimi, eppure tutte le volte che nella storia dell'essere umano si è dovuti attraversare un fiume, ovvero c'è stato un passaggio temporale significativo, li si è sempre portati dietro. Il motivo è semplice: questi libri parlano di noi". 
Ecco come sabato 19 novembre Alessandro Baricco ha introdotto la lettura interpretativa, presso il Teatro Litta di Milano, del IX canto dell'Odissea, quello di Ulisse e Polifemo, realizzata dagli studenti del laboratorio teatrale del Liceo Ginnasio Giovanni XXIII di Bergamo. L'appuntamento rientrava nella serie di incontri di BookCity, la manifestazione itinerante ormai ritrovo classico delle persone legate alla cultura nella città meneghina. Questa lettura è una sorta di coronamento di ben dieci anni di attività del progetto LAIV di Fondazione Cariplo, volto a promuovere laboratori di musica e teatro nella scuole di tutta Italia. Fino ad ora i risultati sono stati lusinghieri, spalmati negli istituti della Lombardia, di Novara e del Verbano - Cusio - Ossola: 240 scuole superiori coinvolte per 15.000 ragazzi resi protagonisti. 

Diventare una moglie: la storia di Cinzia Sasso

Moglie 
di Cinzia Sasso

UTET Libri, 2016

pp. 128
€ 14


So bene cosa vuol dire essere una madre, diciamo che è un ruolo che pratico da più di vent’anni. Ma quello che è appena successo qui, a Venezia, nella città dove sono nata e cresciuta – e che adesso mi ha fatto diventare una moglie – per me è qualcosa di assolutamente nuovo. Perché, al di là dello stato civile, prima una mo- glie non lo sono mai stata. Ho provato a chiedermelo un sacco di volte, ma non sono riuscita a trovare una risposta. Almeno, non ho trovato “la” risposta.

Moglie
è una testimonianza profondamente attuale, una storia personale che indaga i temi dell'autonomia e dell'amore, due dimensioni da conciliare in una società che tende ancora - nonostante tutte le battaglie e le varie quote - a fissare un tetto sulle carriere femminili. 
Introdotta da una prefazione di Natalia Aspesi, la storia di Cinzia Sasso, veneziana e di adozione milanese, racconta due matrimoni: quello con l'uomo amato, Giuliano Pisapia sposato nel 2011, e quello con il proprio lavoro di giornalista svolto dal 1982 con inesausta passione, sempre con la volontà di capire e mai di giudicare (Ho sempre guardato il mondo come se da quello che vedevo avessi dovuto trarre un articolo, p.77). Nella sua lunga carriera Cinzia si è occupata di cronaca e politica giudiziaria e poi di carriere femminili, soprattutto con "La storia", un progetto di valore inaugurato nel 2000 su Affari & Finanza che ogni lunedì portava in prima pagina le storie di più di 400 donne che avevano sfondato il cosiddetto "soffitto di cristallo" facendosi strada nel mondo degli uomini. 

lunedì 21 novembre 2016

#paginedigrazia - "L'ombra del passato" che perseguita e affranca, parabola del nostro intimo io

L'Ombra del passato
di Grazia Deledda
Ilisso, Nuoro, 2009

prefazione di Dante Maffìa

pp. 304
cartaceo € 11
ebook € 4,90



Nell’Ombra del passato, romanzo che uscì sulla Nuova Antologia nel 1907, troviamo una Deledda diversa eppure fedele, in qualche modo, agli intenti del suo tempo e della sua scrittura. Il tema del romanzo, diviso in due parti, si concentra sull’infanzia e la maturità del protagonista, Adone. Ma attraverso il punto di vista del piccolo e poi maturo uomo di campagna, nato e cresciuto nella bassa padania, si concentrano anche tutte le aspirazioni e le disillusioni di un’intera comunità, a tratti complice, a tratti avversa, sempre amata, pur nelle idee di rinnegata fuga, nella volontà di espiazione, apparentemente cristiana, di un destino che piega i deboli ma che porta, nella sofferenza alla via della conoscenza degli altri e infine di se stessi. Adone rincorre il proprio destino pur nell’esasperata volontà di fuggirgli. 
I temi cari dell’abbandono e dell’ingiustizia sociale, si trasformano nel romanzo in un’epopea corale, è il destino di un’intera nazione quello della piccola comunità sulle rive del Po. E la Deledda conosce bene il sentimento di deprivazione, che il suo soggiorno mantovano non fa che acuire, nell’eterna speranza che andare sia affrancarsi, e nell’assoluta certezza che in nessun luogo si potrà essere felici se strappati alle proprie radici. Ma non sono solo le radici a fungere da eco costante e impietosa, ancor di più è la certezza di una vocazione che nel ragazzo è volontà e sete di giustizia, nel suo sogno infantile di divenire maestro, al cospetto di una povertà che abbrutisce anche i legami parentali, che sottrae beni materiali e cure materne.

#LectorInFabula - Tutti in viaggio (anche la fantasia) con quella strana bottiglia verde

La bottiglia magica
di Stefano Benni
Illustrazioni di Luca Ralli e Tambe
Lizard, 2016

pp. 270
cartaceo € 18


"Tutti coloro che ami sono altro da te. Conoscerai solo una piccola parte dei loro pensieri, e loro non conosceranno i tuoi. Avranno gioie e piene in cui tu non sei compreso, e giorni e notti in cui non sarai presente nelle loro emozioni. La loro storia è piena di ore che ti resteranno nascoste. È meraviglioso averli vicino, ma la loro vita non ti appartiene. Ascolta la pena che provi quando vi allontanate per un attimo, o per lungo tempo. Capirai quanto sarà triste perderli per sempre, o quando loro ti perderanno. Per ciò che manca al vostro amore, amali di più". (p. 25)

Con queste parole di Jep, il piccolo Pin lascia il papà pescatore per andare a cercare un riscatto Diladalmar: in fondo, ha trovato una mappa antica e una bottiglia magica (che non sa ancora bene come utilizzare). Con lui, un adorabile topo da biblioteca, Stoppino, pieno di conoscenze libresche, ma poco calato nella realtà. 
Lontanissimo da Pin, una ragazzina, Alina, viene rinchiusa in Villa Apathia, un college di rieducazione per adolescenti da "correggere" e riportare sulla ritta via della Moda e... Non solo. D'altra parte, i professori sono molto particolari, come potete osservare qui sotto, e anche la compagnia del gatto Mouse, ormai incapace di miagolare perché fin troppo tecnologico e interattivo, fa pensare a qualche cosa di strano... 

domenica 20 novembre 2016

#Criticomics - Dino Battaglia e il suo Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe
di Dino Battaglia
Edizioni NPE, 2016
pp. 95
€ 14.90


Potrà sembrare una frase da comunicato stampa eppure è vero: nessuno è riuscito a tradurre la complessità delle opere di Edgar Allan Poe come ha fatto Dino Battaglia nei suoi adattamenti dei racconti dello scrittore di Boston. Prendete la prima tavola di Re Peste, la storia che apre questo volume edito da NPE (il primo di quattordici volumi che la casa editrice dedicherà al fumettista veneto) e guardate come gli elementi si sovrappongono: due buffi figuri fuggono inseguiti da un'oste inferocita, sono goffi e ridicoli e tutta la scena non può che far sorridere. Attorno a loro regna però la desolazione: è notte e sta piovendo, gli edifici trasudano umidità, il ciottolato è sconnesso e interrotto da pozzanghere nere, e soprattutto una forca torreggia sui personaggi esalando aliti di morte. C'è un'atmosfera inquietante, sottilmente comica, e un'attenzione ai dettagli dell'ambiente e dei costumi, tutte cose di cui Poe teneva gran conto durante la scrittura delle sue opere (e sono lì a testimoniarlo diversi articoli su mobilio, vestiti e gli studi sulla tecnica compositiva di una storia). Dino Battaglia coglie la complessità dello scrittore e la piega, la modifica e la insegue con i suoi disegni, ma anche con sceneggiature fortemente evocative capaci di riassumere in poche pagine racconti lunghi cogliendone l'anima o un aspetto sepolto dalle potenzialità più interessanti della classica interpretazione scolastica di queste storie. 

sabato 19 novembre 2016

#CriticaLibera - When the Music's Over: su "Zero K" di Don DeLillo

 






Requiem...

DeLillo un grande scrittore lo è fin da quando, trenta anni fa molto prima di Underworld, in Italia era letto nelle edizioni Pironti da un manipolo di affezionati. Poi... E’ accaduto qualcosa. Il grande orecchio col passare del tempo è stato circuito dalla passio per le arti contemporanee e dall’idea che l’Apocalisse sia un argomento interessante e non una perniciosa fantasia, da scostare o indagare, Thomas Pynchon docet, con somma ironia. Effuso di stupor artis l’ex ragazzo del Bronx avrà certamente avvertito, negli ultimi venti anni, il depotenziarsi dell’arte sua in un mondo totalmente sovraesposto alle immagini, non più quello dell’adorata cinepoque anni ’70 e ’80 ma l’ipercontemporaneo, completamente differente. Forse ha semplicemente creduto di poter continuare a scrivere d’istinto senza fuggire la nouvelle vogue che lo ha corroso via via fino a fargli partorire quest’opera anestetizzata. Il coraggio nell’aver voluto affrontare troppi temi importanti (tempo, vita, morte, fede, coscienza, tecnologia), strade già sature da una mole considerevole di informazioni a disposizione dell’Every-wired-man con un fornito bookstore nelle vicinanze, non è stato portato al culmine azzardando un affondo; rischiando così di affondare sotto il peso della Convergenza in una medina di viuzze senza uscita che trasmettono la sensazione di un libro zoppicante in partenza.   

#CriticARTe - Un veneziano a Parigi: la maniera impressionista di Federico Zandomeneghi, pittore della vita moderna

L’impressionismo di Zandomeneghi
a cura di Francesca Dini e Fernando Mazzocca
Marsilio, 2016

pp. 263
euro 35,00



Una figura femminile, dal viso talmente incipriato da sembrare una maschera o una statua, guarda in fuori campo dalla copertina del catalogo L’impressionismo di Zandomeneghi, appena pubblicato da Marsilio in occasione della mostra omonima, a cura di Francesca Dini e Fernando Mazzocca, in corso a Padova presso Palazzo Zabarella. La protagonista di Au café (Coppia al caffè), un pastello su carta del 1885, è Marie-Clémentine (detta Suzanne) Valadon, e il suo ritrattista, Federico Zandomeneghi, non è solo il pittore a cui sono dedicati il volume e l’allestimento in questione, ma proprio lui (non meno cereo, in verità) le siede di fianco a un tavolino del Café Nouvelle Athénes – celebre ritrovo nel quartiere di Montmartre per gli intellettuali e gli artisti di stanza a Parigi alla fine dell’Ottocento – assorto nella contemplazione del candido e grazioso profilo di colei che, oltre che modella, sarà a sua volta pittrice e madre di Maurice Utrillo. In questa scelta editoriale, che mette subito l’accento su uno dei risultati più aderenti di “Zandò” alla lezione impressionista, c’è già tutto il senso della celebrazione di questa figura in quanto esempio poco noto ma significativo degli “italiani di Parigi”, ovvero di quei pittori – Giuseppe De Nittis, Giovanni Boldini, Vittorio Matteo Corcos… – che si immersero nel flusso culturale della Ville Lumière e che adattarono tecnica, repertorio e immaginario alle più aggiornate ricerche estetiche e formali del momento: quelle, per l’appunto, degli Impressionisti, interpreti indiscussi della vita moderna, delle sue nuove mitologie e delle sue irresistibili ritualità.

venerdì 18 novembre 2016

"Dimenticare uno stronzo": un metodo detox in tre settimane

Dimenticare uno stronzo. Il metodo detox in tre settimane
di Federica Bosco
Mondadori, 2016

pp. 244
€ 17




Siamo stati abituati a considerare i rapporti umani come un perenne dualismo di ragione e sentimento, razionalità e istinto che si scontrano. Spesso siamo state spronate, pur di fronte al dolore di un rapporto che non funziona, a seguire il cuore, la parte più autentica di noi, senza lasciare che la ragione bloccasse le nostre pulsioni. 


Si tratta di un dualismo superato e il libro di Federica Bosco ce lo dimostra. Il termine “dimostra” non è casuale, perché c’entra anche la scienza in questo manuale indirizzato alle donne che sono incappate nell’ennesimo tipo egoista. L’autrice ci mostra che l’amore non è solo chimica inspiegabile, quella ricetta misteriosa che nessuno sa indagare: è il risultato di storie familiari non risolte, di personalità che si stratificano nel tempo e sviluppano dipendenze emotive. Dipende soprattutto dalle scelte perché tendiamo a dimenticare che una grossa percentuale di quello che proviamo è direttamente sotto il nostro controllo. 
Non credo si guarisca mai del tutto, perché quelle voci nel profondo del profondo tenteranno sempre di farsi sentire e ricordarti che non vali niente. E vi mentirei se vi dicessi che da un giorno all'altro si diventa delle Anna Wintour, fredde e calcolatrici, se questa non è la vostra natura, ma vi garantisco che piano piano cominceremo a riconoscere quelle voci, a capire che nn provengono da noi, ma sono solo il frutto di un messaggio sbagliato che, malauguratamente, ci è stato inculcato da qualcuno che ha avuto una grande influenza in un determinato periodo della nostra vita, quando cioè eravamo terribilmente vulnerabili e prive di difesa. Difesa che adesso abbiamo eccome! 

"L'uomo è morto", l'uomo è vivo: la scrittura della testimonianza di Wole Soyinka

L'uomo è morto
(The Man Died)
di Wole Soyinka

trad. Carla Muschio
prefazione di Oreste del Buono
con un testo di Luigi Sampietro

Jaca Book, 2016 [1972]

pp. 352
€ 18,00 (cartaceo)



Per il lettore eurocentrico, cioè poco incline, quando si tratta di fatti storici, a uscire fuori dall'ombelico del vecchio continente e ad aprirsi alle nuove ventate (anche epistemologicamente parlando) della World History, è utile ai fini di una comprensione il più piena possibile ricostruire il quadro storico alla base de L'uomo è morto, opera al confine tra il reportage e la narrativa del nobel nigeriano per la letteratura 1986 Wole Soyinka. Utile, ma non strettamente necessario. Perché le vicende tanto drammatiche quanto intricate della guerra civile nigeriana (1967-1970), con il paese africano diviso a metà tra la Repubblica del Biafra a sud-est guidata dal colonnello Ojukwu e il governo centrale di Lagos retto dal colonnello-dittatore Gowon, rimangono sullo sfondo rispetto al cuore del libro di Soyinka che di fatto rappresenta la testimonianza della prigionia dell'intellettuale africano in seguito alla denuncia pubblica della nefandezza della guerra fratricida. Il titolo del libro è rivelatore: il focus è tutto sulla condizione umana ai tempi della tirannia, cioè quando la violenza e l'arroganza diventano strumenti indispensabili al consolidamento del potere politico e "l'uomo muore in tutti coloro che conservano il silenzio di fronte alla tirannia" (p. 27).

giovedì 17 novembre 2016

#paginedigrazia - "Ogni uomo ha la sua storia": "L'Argine", di Grazia Deledda


L'Argine
di Grazia Deledda
Ilisso, Nuoro, 2008

prefazione di Marco Manotta

pp. 207
cartaceo € 11
ebook € 4,90

Stare in casa, lavorare, riposarsi, riprendere il ricamo cominciato, leggere giornali e qualche libro, fare intorno a sé il poco bene che poteva, questa era la linea quotidiana dell’esistenza e della pallida felicità della signora Noemi Davila. Anche quella mattina, anzi più che mai quella mattina, ella si svegliò con la visione di tale strada diritta e chiara davanti a sé. Aveva dormito bene tutta la notte, e al suo primo svegliarsi ringraziò Dio anche di questo. (p. 25)
La vita di Noemi Davila trascorre lungo i binari di un'esistenza tranquilla e abitudinaria, improntata al mantenimento di un rigoroso ordine casalingo e alla totale fedeltà nei confronti del marito ormai morto.
La vedovanza di Noemi, che si dipana dritta e senza sorprese un giorno dopo l'altro, solo di tanto in tanto allietata dalle visite dell'avvocato Franco Franci (innamorato della donna e ormai giunto al capolinea del suo matrimonio con Pia Decobra), viene sconvolta da un episodio che cambierà irrimediabilmente le vite dei personaggi del romanzo: il suicidio della moglie di Franci.
Il tormento e il senso di colpa, annebbiando l'animo dell'avvocato, faranno sì che egli dedichi la sua vita alla realizzazione del progetto filantropico della coniuge: la costruzione di un argine che ripari i campi dalle inondazioni. La vicenda però, si complica ulteriormente, quando le vite dei due personaggi principali, Noemi e Franco, si intersecano con le esistenze di altri personaggi, con la conseguente creazione di un dedalo di percorsi legati dal senso di colpa e dal peccato.

#CriticaNera - Nicola Manuppelli, "Merenda da Hadelman"

Merenda da Hadelman
di Nicola Manuppelli

Aliberti Compagnia Editoriale, 2016
collana The Outlaws

pagine 252




Nei ricordi d'infanzia di chiunque c'è un posto per il solaio dei nonni, quel posto favoloso stipato di bauli pieni di vecchi vestiti, giornali d'epoca e cianfrusaglie di ogni tipo. Nel mio caso i ricordi non tornano a un solaio ma a una cantina, pulita e ordinata, con tanti scaffali da esplorare alla ricerca di oggetti mitici (termine, per una volta, usato a proposito) come il materiale da campo del Regio Esercito per le trasmissioni Morse che il nonno aveva riportato dalla guerra in Jugoslavia nel Quarantadue, con tanto di cuffie e manopola del telegrafo.
Il ricordo di quella cantina, però, va soprattutto alla raccolta di Gialli Mondadori e di altri romanzi polizieschi della zia, appassionata e vera conoscitrice del genere. Roba di primissima scelta, una sequela di copertine a firma di Jacono e Pinter, capolavori su cui l'occhio poteva indugiare per ore intere.
È in quella cantina dove un bambino aveva giocato al telegrafista che, nei tardi anni Settanta, un adolescente scopriva l'esistenza della letteratura poliziesca americana. Ellery Queen, Donald Westlake, John D. Macdonald, Raymond Chandler divennero all'improvviso, e per lungo tempo, le mie letture quotidiane.

Dove c'è censura, la disfonia della storia: "Il rumore del tempo"


Il rumore del tempo
di Julian Barnes
Einaudi, 2016

pp. 194
€ 18.50 (cartaceo)



Il metronomo della storia tiene un ritmo distorto, incontrollabile: a tratti porta grandi accelerati per la paura della morte e il pericolo; talvolta rallenta a dismisura, in un lentissimo che accompagna i personaggi nella routine. Poi, la bacchetta del grande direttore dell'orchestra politica russa ha un guizzo, e tutta la musica torna a pulsare: ma non è una sinfonia, e l'accozzaglia disarmonica della censura e della storia che non risparmia nessuna genialità. 
Ecco cosa accade al grande Dmitrij Šostakovič, che ha avuto la sfortuna di vivere all'epoca della grande censura stalinista. Protagonista indiscusso di Il rumore del tempo, filtra quanto gli avviene in riflessioni impietose sulla storia, sul potere, sull'arte, ma soprattutto sul ticchettio imperioso del tempo. E a noi non resta che seguire Dmitrij Šostakovič nel corso della sua vita, sconvolto dalla paura e dalla minaccia di morte, per opere musicali considerate riprovevoli. Poi, certo, sembra arrivare il perdono, ma ogni volta il Potere risponde a regole che non è dato comprendere, ed è proprio questa incertezza costante a minare la vita del compositore. Ogni riconoscimento pubblico e privato è appestato da supposizioni e timori: le ansie e le manie di persecuzione sono a un passo.

mercoledì 16 novembre 2016

La nostalgia di un'immagine: "Transito all'ombra" di Gianluca D'Andrea

Transito all'ombra 
di Gianluca D'Andrea

Marcos y Marcos
2016

pp. 110
Euro 16,00 (cartaceo)



Nel percorso tra Treviglio e Messina, che sono i due poli geografici del Transito all'ombra di Gianluca D'Andrea, così come è descritto nella poesia Altro viaggio, è possibile (almeno così ci sembra) rinvenire il fantasma o ossessione che sta dietro al titolo di quest'opera poetica. Si tratta, nello specifico, degli ultimi cinque versi della poesia ricordata sopra: "la Sicilia si accende tra le fiamme / più reali nel ricordo, paesaggi / mediterranei attivi del passato, / l'inerzia per cui Treviglio è avvenuta / dentro il ritorno al nostro nuovo approdo". Dunque Treviglio, località dove il poeta messinese attualmente risiede, avviene non nell'hic et nunc del presente ("è avvenuta") ma durante un nostos (che per sua natura già "attiva" il passato), un viaggio di ritorno, uno dei tanti, nella natia Sicilia. Sembra di scorgere non troppo distante l'eco del René Char dei Feuilltes d'Hypnos che, a proposito della poesia, scrive: "si abita solo il luogo che si lascia". Il presente, che è appunto moto continuo, transito tra un prima e un dopo, è abitabile non sotto una luce piena e diretta ma al riparo di un chiaroscuro, di un' "ombra" che appunto ricorda la nostra transitorietà di esseri immersi nel divenire del tempo.

"Derive": l'immigrazione clandestina viene magistralmente messa in scena nel libro di Manoukian

Derive
di Pascal Manoukian
66thand2nd, 2016

traduzione di Francesca Bononi

pp. 241
€ 16 (cartaceo)


Non sempre, nonostante le migliori intenzioni dell'autore, l'incontro tra impegno sociale e narrativa ha esiti meritevoli, soprattutto quando la tematica eletta è quella scottante e quanto mai d'attualità dell'immigrazione. I pericoli sottesi alla trattazione dell'argomento sono molteplici, non ultimo quello di cadere in uno scontato pietismo. Non è il caso di Derive, firmato da Pascal Manoukian, reporter con trascorsi come corrispondente in molte zone di guerra, che mostra di padroneggiare sapientemente la materia di cui tratta e la cui penna appare lo strumento di un autore maturo, dotato di una ben collaudata cifra stilistica. Egli può infatti fregiarsi di un linguaggio asciutto, conciso, in grado di muovere il lettore dal riso alla commozione grazie ad abili variazioni di registro, rendendolo permeabile al susseguirsi degli eventi all'interno della storia narrata. E le storie che qui si snodano  sono tre: quella di Virgil, moldavo fuggito dalla propria terra messa in ginocchio dagli anni di comunismo; la parabola di Assan, che abbandona una Mogadiscio preda degli orrori della guerra civile insieme alla sua unica figlia superstite, Iman; le vicissitudini di Chancal che abbandona Dacca, capitale del Bangladesh, in cerca di un futuro in cui la vita non sia solo sfruttamento nelle fabbriche delle grandi firme e dove le cose e le persone possano permanere un po' più a lungo, senza essere cancellate dalla furia dell'acqua e dei cicloni.

martedì 15 novembre 2016

Scrittori in ascolto | Paolo Cognetti presenta il suo ultimo romanzo, "Le otto montagne"

Foto di ©DeboraLambruschini

Una presentazione che è una festa, piena di amici e di affetto: siamo stati invitati a Milano, da Gogol & Company, per la prima presentazione ufficiale di Le otto montagne, il romanzo di Paolo Cognetti appena pubblicato da Einaudi. A presentarlo, nella libreria gremita di vecchi amici, lettori, famigliari e blogger, Cognetti in dialogo con l'amico Matteo Bianchi, tra riflessioni su scrittura e forme letterarie, influenze, temi e immagini di un romanzo che è già stato venduto in 29 Paesi e sta conquistando il pubblico con una storia intima e lirica, di padri e figli e, soprattutto, di amicizia maschile.


Avevamo già avuto il piacere di conoscere di persona Paolo e dialogare con lui qualche anno fa, in occasione del festival TreQuarti13 dove lo avevamo invitato per presentare Sofia si veste sempre di nero, il romanzo per racconti proprio quell'anno candidato al premio Strega: e colpisce oggi come allora la semplicità e l'intelligenza di un ragazzo che ama profondamente quello che fa, si dona ai lettori raccontando di questo ultimo, intenso lavoro, ma conservando sempre un po' di tenera timidezza, di riserbo, come se in fondo tutto quello che è importante fosse già lì, sulla pagina. A partire dal primo libro pubblicato, dodici anni fa, la bella raccolta di racconti Manuale per ragazze di successo, passando per le storie di New York - tra cui, l'ultima, la raccolta  New York stories - , l'amore per la montagna, gli autori che lo hanno formato, i viaggi, la curiosità verso forme espressive differenti.

Una bella festa, quindi, una lunga presentazione in cui si è parlato con semplicità e coinvolgimento del libro, e che per noi blogger è proseguita in un piccolo locale sui Navigli, a chiacchierare a tu per tu con Paolo, di fronte a un bicchiere di vino. E ti rendi conto, ancora una volta, che la parte più bella e strana di questo lavoro è proprio questa: il privilegio di incontrare l'autore di libri che hai molto amato, in una serata piena di belle persone, emozioni, parole.

#PagineCritiche - Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana

Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana
di Mara Barbuni
Flower edizioni, 2016

pp. 
€ 15 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Chi ci segue più o meno regolarmente credo abbia intuito da tempo la passione che la sottoscritta – insieme ad altri redattori – nutre per l’opera di Elizabeth Gaskell, che ho in diverse occasioni citato come una delle interpreti più interessanti del periodo mid victorian, età straordinaria per la produzione letteraria inglese ma anche epoca di contraddizioni, mutamenti sociali e culturali (ai link le recensioni di North and SouthWives and Daughters e della biografia dedicata a Charlotte Bronte). Se fino a qualche tempo fa in Italia il nome di Gaskell era noto soprattutto in ambito accademico, negli ultimi anni la popolarità della scrittrice britannica sembra aver conquistato anche una buona parte del pubblico, grazie soprattutto alla trasposizione televisiva di alcune delle sue opere principali e alla traduzione in italiano di queste, talvolta inedite per il pubblico nostrano, in un catalogo che ci auguriamo continui ad arricchirsi.
Se è importante mettere a disposizione dei lettori italiani l’opera tradotta di Gaskell, non da meno lo è considerare gli studi critici, fondamentali per orientarsi nella produzione letteraria dell’autrice inglese. In quest’ottica, ho letto quindi con particolare interesse il breve saggio di Mara Barbuni, Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana, un percorso, come si evince dal titolo, nella domesticità nell’opera gaskelliana. Barbuni, con un PhD in Letteratura inglese e una proficua esperienza in traduzione e studi su Gaskell, Jane Austen, le poetesse del Romanticismo inglese, da anni affianca all’attività accademica progetti rivolti al grande pubblico, tra cui la gestione del blog letterario Ipsa Legit e la rivista dell’associazione JASIT (la Jane Austen Society of Italy, che ha contribuito a fondare).

lunedì 14 novembre 2016

#paginedigrazia: "La chiesa della solitudine": se l'ultima eroina deleddiana è "un'amazzone di bronzo dorato"...

La chiesa della solitudine
di Grazia Deledda
Prefazione di Giovanna Cerina
Ilisso, 2008

pp. 171

cartaceo: 11, 00 euro
e-book: 4,90 euro



Nel parlare di La chiesa della solitudine, ultima opera di Grazia Deledda pubblicata prima della morte della scrittrice (che spirò la mattina del 15 agosto 1936), è difficile, se non impossibile, glissare sulla macroscopica coincidenza tra arte e autobiografia: come non sottolineare il fatto che il suo principale personaggio femminile, Maria Concezione, è affetto proprio da un cancro al seno, ovvero dallo stesso morbo che fu fatale all’autrice Premio Nobel? La malattia, del resto, non è un dato irrilevante nell’economia del romanzo, al contrario: la coscienza del tumore – che la protagonista, con la complicità della madre, tiene nascosto a tutti anche dopo l'operazione che le ha asportato la mammella – è proprio ciò che impedisce alla pur giovane donna di continuare a vivere con gioia e ottimismo, e dunque, sostanzialmente, di concedersi alle lusinghe dell’amore o di arrendersi a quelle convenzioni socio-culturali che la vorrebbero (più che “moglie” e “madre”) “sposa” e “fattrice”. È, però, proprio la voce del sentimento, modulata ora sottospecie di corteggiamento rispettoso, ora di proposta invadente, ora di vaga infatuazione, a non dare pace alla donna, desiderata e ambita da tutti per la sua bellezza e anche (se non esclusivamente) per la sua ricca dote.

A caccia di originalità: i modi di dire dal mondo, tradotti in parole e immagini

Tagliare le nuvole col naso. Modi di dire dal mondo
di Ella Frances Sanders
Marcos y Marcos, 2016

Traduzione di Ilaria Piperno
Illustrazioni dell'autrice

pp. 120
€ 16 (cartaceo)


Avete presente quei libri che volete tenere a portata di mano, rigidamente in cartaceo? Ecco, Tagliare le nuvole col naso è un bellissimo volumetto, dal taglio insolito, con una carta pregiata e una bella qualità nella resa delle illustrazioni. Ma soprattutto è un libro curioso, fantasioso e originale, che può essere letto a qualunque età, perché riesce in contemporanea a divertire e a informare. 
Ogni volta che girate pagina, trovate un nuovo modo di dire dal mondo, spiegato diffusamente nella pagina di sinistra e rappresentato graficamente in quella di destra. L'ironia regna sovrana, insieme alla capacità di sorprenderci con scelte davvero insolite di proverbi, che spesso riflettono una caratteristica del territorio e delle popolazioni d'origine. D'altra parte, quando i cinesi mandarini dicono "cavallo cavallo tigre tigre" qualcosa sembra sfuggirci: che cosa intendono? O ancora, non ci stupisce che gli svedesi inseriscano nei loro detti dei gamberi, ma restiamo senza dubbio un po' sconvolti davanti all'espressione "pattinare su un panino ai gamberi". Per scoprire il senso del modo di dire, spesso l'immagine non basta, bisogna leggere la spiegazione più dettagliata, e le sorprese non mancano (le risposte a queste forme idiomatiche stanno nelle pagine di Sanders...).

domenica 13 novembre 2016

#CritiCinema | "Fai bei sogni". Bellocchio a nascondino con la morte

Fai bei sogni di Massimo Gramellini l'avevo letto nel 2012, pubblicato da Longanesi, e mi aveva lasciato un'impressione dolciastra (leggi qui la recensione del romanzo). Mi era sembrato un libro emozionale, più che emozionante. Un libro rassicurante, tutto sommato, un libro “buono” come la faccia di Gramellini da Fazio. Un libro “simpatico”. Non mi aveva convinto del tutto, perché il dolore, a me, non è mai sembrato cosa da descrivere con simpatia, con la facilità con cui Gramellini lo metteva nero su bianco – anche se, diamo a Cesare il suo, aveva fatto un percorso, per riuscire a parlare in quel modo lì, di quel dolore lì. Mi sentivo un po' una che sbircia nel diario segreto di qualcuno, che però l'ha lasciato aperto sul tavolo della cucina. E quel diario mi raccontava la storia di un bambino rimasto orfano a nove anni, senza sapere la vera causa della morte di sua madre. L'avrebbe scoperta quarant'anni più tardi, ormai un uomo preda delle sue nevrosi, di una sorta di anaffettività paralizzante e attacchi di panico. Avrebbe anche fatto pace con l'idea che nessuno avesse avuto il coraggio di mostrargli il ritaglio di giornale che strillava “Madre si getta dal quinto piano”. Quando ho letto che Marco Bellocchio, il Bellocchio duro dei Pugni in tasca, de L'ora di religione, di Buongiorno notte, di Bella addormentata, dell'ultimo strampalato e lunatico Sangue del mio sangue, ne aveva tratto un film, presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del Festival di Cannes 2016, sono rimasta stupita. Che c'entra Bellocchio, pensavo, con Gramellini?

"Il faro in una stanza", il primo festival italiano dedicato a Virginia Woolf: intervista a Raffaella Musicò

Dedicare un festival a Virginia Woolf, radunare i lettori per raccontare insieme l'incredibile sensibilità di una delle autrici più grandi del Novecento: perché nessuno ci aveva mai pensato? Raffaella Musicò, libraia di Virginia e Co. a Monza, ha voluto rimediare; con lei le studiose Elisa Bolchi e Liliana Rampello, che hanno pubblicato numerosi saggi e studi su Virginia Woolf. Tre donne accomunate dalla passione per una scrittrice che ha creato infiniti mondi con la sola forza delle parole. Insieme hanno dato vita al festival Il faro in una stanza, che si svolgerà a Monza dal 25 al 27 novembre con l'obiettivo di portare la letteratura di Virginia ovunque, soprattutto nei cuori di chi non la conosce ancora. 

Raffaella Musicò nella sua libreria "Virginia e Co."
Ci sono infinite ragioni per leggere e amare la Woolf. Da tutte le sue opere emerge il tentativo di catturare l’essenza della vita, quel qualcosa che sfugge alle concettualizzazioni e che si raggiunge mediante i sensi; ciò che nella scrittura si riflette in moments of being (momenti dell’essere). La sua scrittura è pura sensibilità, percorsa com’è dall’inquietudine e dal dubbio (“Ho il potere di arrivare a dire la realtà vera?”). È proprio questa tensione, questa continua domanda che molti hanno interpretato come chiusura nei confronti del mondo, che rappresenta invece la più grande forza della scrittura di Virginia. Una forma di ricerca e di vitalità inesauribile. Una gioia che acquista ancora più senso se viene condivisa. Abbiamo rivolto a Raffaella Musicò alcune domande sul festival e sulla sua libreria che porta uno dei nomi più belli che si possano immaginare, con quella "e" che suggerisce condivisione, dialogo, ponti di idee. Ci ha parlato di scrittura, passione, identità femminile, democrazia e naturalmente di Virginia Woolf come faro della sua piccola stanza piena di tesori. Un assaggio di tutto quello che si respirerà per le vie di Monza nell'ultimo weekend di Novembre.