domenica 31 gennaio 2016

Rileggiamo con voi - Gennaio 2016

 

Foto di Debora Lambruschini

Buongiorno lettori! 
Eccoci all'appuntamento mensile con i consigli di lettura che ci hanno appassionato, tra best-seller, novità, emergenti, ripescaggi d'autore... Come sempre, insieme alle valide ragioni per leggere questo o quel libro, uniamo il link a recensioni, interviste, ecc., perché capiate al meglio se la proposta è davvero indecente o se non fa per voi. 

Buona lettura, nei "giorni della merla" più caldi da secoli,
La Redazione 


***

#PilloleDiAutore - In famiglia, col sorriso: l’opera intramontabile di Brunella Gasperini

Questo non vuole e non può essere un intervento oggettivo. Non mi propongo di recensire  in modo imparziale un testo appena letto, di descrivere in toni pacati un autore meritevole. Parlerò in prima persona, perché Brunella Gasperini (1918-1979) è una scrittrice che ti invita a dire io, ad esporti, come lei stessa ha fatto instancabilmente, nella propria vita come nella carriera di giornalista e scrittrice.
Le nostre madri la conoscono bene: a partire dagli anni ‘50 è stata responsabile della posta del cuore di riviste come Novella o Annabella, e attraverso le sue risposte ha cercato di educare le donne all’autocoscienza e all’autonomia, all’indipendenza e ad una presa di posizione forte per quanto concerneva la loro vita. Era una persona minuta, estremamente cagionevole di salute, ma si batteva energicamente per ideali progressisti che apparivano all’epoca scandalosi (come la libertà di scelta per quanto riguardava divorzi e aborti), nonché per l’abolizione dei tabù che spesso imprigionavano le sue lettrici. Bollata ingiustamente come autrice di banali romanzetti rosa, Brunella è oggi condannata all’oblio dal mondo editoriale: solo Baldini&Castoldi ha avuto il coraggio di ristampare alcune delle sue opere, che risultano però di difficile reperimento, tanto che il lettore appassionato deve necessariamente confidare sulle biblioteche comunali e sui mercatini dell’usato.

sabato 30 gennaio 2016

#CriticARTe - Tra reportage di denuncia e viaggio emotivamente intenso nel complesso mondo del rapporto uomo - animale





Noi animali – We Animals
di Jo-Anne McArthur
Safarà Editore, 2015

pp. 256
€ 29.90


Traduzione di Cristina Pascotto


“Noi animali -We Animals”, uscito in Italia nel 2015 grazie all'iniziativa di Safarà editore, pone, sin dal titolo, una serie d'interrogativi a chi vi si accosta: quesiti “scomodi” che ci riconducono alla nostra identità di esseri viventi e senzienti, ancorati prima di tutto alle esigenze primarie che sin dall'alba dell'uomo hanno guidato i nostri movimenti e le nostre scelte su questo pianeta e ad altri bisogni, non meno basilari, come la libertà, la possibilità di scelta, la socialità. Necessità, queste ultime, che condividiamo con una moltitudine di altri animali, per non dire tutti: cosa certa è che con un buon numero di essi abbiamo in comune la capacità di emozionarci e di provare dolore, tanto a livello meramente fisico che psicologico. E allora, qual è la linea di separazione tra noi e loro? Risiede forse nella complessità del nostro intelletto e delle emozioni che lo governano? Quella stessa complessità che, se da una parte ci permette di concepire sentimenti sublimi quali la compassione, dall'altra ci spinge a consumare le risorse di cui abbiamo disponibilità fino al loro esaurimento, accontentandoci della soddisfazione del nostro desiderio in un “qui e ora”? E se davvero la nostra prospettiva antropocentrica ci fa sentire migliori delle altre specie, perché non siamo in grado, in virtù delle nostre più evolute capacità cerebrali, di operare con lungimiranza, lasciando qualcosa, un ecosistema ancora abitabile, alle generazioni future?

venerdì 29 gennaio 2016

#CritiCOMICS: Wislava Szymborska. Si dà il caso che io sia qui: nuvole di parole

Wislawa Szymborska. Si dà il caso che io sia qui
di Alice Milani
Becco Giallo, 2015
pp. 121
19  


Ogni inizio 
è solo un seguito
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
(Amore a prima vista, Wislawa Szymborska, 1993)

Il libro di Alice Milani, Wislawa Szymborska. Si dà il caso sia qui, edito da Becco Giallo, non è  una gaphic-novel e neppure un libro a fumetti. Questo libro è un prodotto culturale (utilizzo una terminologia volutamente a cavallo tra un cineforum di Partito Comunista anni Settanta e un social media manager di provincia) che per essere compreso fino alla fine, "va" posseduto. Per una volta, almeno sulle pagine di CriticaLetteraria, ci schieriamo nettamente dalla parte della carta per un motivo semplice: questa è una storia analogica, oltreché simbolica.

«Quando il desiderio incanta il pensiero ti trovi dove non sai»: il nuovo romanzo di Mariapia Veladiano

Una storia quasi perfetta
di Mariapia Veladiano
Guanda, 2016

pp. 237
€ 17,50


«Non caschiamo innamorate, come elegantemente dicono i francesi. Caschiamo e basta. Appese per ore, giorni e mesi a una parola, a una telefonata. Felici di essere ingannate, per un poco. Perché è intollerabile non essere nessuno per nessuno. Comunque un giorno anche questo malinconico aggrapparsi all'illusione di esserci va a logorarsi e morire. E si è sole di nuovo.» (p. 93)
Torna in libreria Mariapia Veladiano, acclamata autrice di La vita accanto. Anche in questo romanzo, i protagonisti si misurano con una società in cui non si sentono pienamente integrati, per quanto potrebbero fare un successo senza precedenti. Il "lui" è un personaggio di spicco, un eccentrico disegnatore di moda, designer di oggetti e tessuti, che ha ereditato e sviluppato la sua fortuna a partire dall'azienda di famiglia. La "lei" è una singolare insegnante di arte, che dipinge meravigliosi acquerelli che basterebbero a ispirare anni e anni di collezioni di abiti, accessori e oggettistica. Un incontro predestinato a grandi cose, dunque, ma un incontro più complesso del previsto: lui è un predatore, come sanno bene i suoi collaboratori e, soprattutto, le collaboratrici, che hanno condiviso anche momenti di intimità per essere poi rimpiazzate. D'altro canto, lei è Bianca di nome e di fatto; porta con sé queste cartellette immacolate che sembrano arrivare da un altro pianeta, e appena qualcuno cerca di indagare sulla sua vita privata, ecco che si irrigidisce e scompare.

giovedì 28 gennaio 2016

Dal Seminario di Scuola Librai: un'esclusiva per voi

In occasione del XXXIII Seminario organizzato dalla Scuola Librai Umberto e Elisabetta Mauri a Venezia, abbiamo il piacere e l'onore di proporvi alcune suggestioni dal discorso che Luca Scarlini terrà nel suo incontro di oggi, alle 12.30


Eleganza priva di gerarchie sentimentali

Tutto quel che è la vita (All that is)
di James Salter
traduzione di Katia Bagnoli
Guanda, 2014 (2013)

pp. 351
€ 13


James Salter è morto lo scorso anno dopo aver vissuto per un bel po’. Precisamente, fino a 90 anni. Ha fatto in tempo a cambiare cognome, al secolo era Horowitz, e a condurre una piacevole esistenza, fra libri, bevute e amori. Tutto lasciava presagire ben altro, magari una carriera di pilota militare ma i destini sono strani e un combattente della guerra di Corea, quale Salter ancora Horowitz è stato, può diventare uno scrittore apprezzato da molti e prestigiosi colleghi. Su tutti cito Richard Ford e Julian Barnes, due che apprezzo particolarmente.

mercoledì 27 gennaio 2016

#GiornataDellaMemoria - Come ho "scoperto" la Shoah con "La Bestia Umana"

 La Giornata della Memoria
per Mattia



Io cosa fosse la Shoah non è che l’avessi poi compreso tanto bene. Voglio dire fatta salvo tutta la letteratura, anche grandissima letteratura, intorno a questo argomento, le trattazioni storiche e le riflessioni filosofiche, io non riuscivo a capacitarmi di come “il popolo più civile d’Europa”, ovvero i tedeschi di inizio Novecento potessero essersi tutti quanti trasformati in “nazi” e avessero improntato la loro “missione divina” nel sterminare un popolo, il popolo ebraico. Brancolavo nel buio, mi documentavo su tomi e tomi che spiegavano, sempre in maniera più dettagliata, tutte le orride persecuzioni che il Partito Nazionalsocialista tra la fine degli anni Venti e la metà degli anni Quaranta fece nei danni degli ebrei. Visionavo tutti i documentari possibili sul “Nazismo e dintorni” e leggendo i romanzi e i racconti, spesso anche italiani, su questo tragico argomento. 

#GiornataDellaMemoria - La verità dietro il cucchiaio

La Giornata Della Memoria 
per Manuela


Le parole che incontriamo nel corso della nostra vita la condizionano irrimediabilmente. Alcune tra le parole che lacerarono di più il mio animo di bambina non giunsero né da un libro né dalla bocca di qualcuno, ma erano incise nel manico di un cucchiaio.
Ricorderò per sempre il giorno in cui chiesi a mia nonna perché il cucchiaio dello stufato portasse dietro una scritta in tedesco. Per la prima volta sentii parlare dei campi di concentramento. Mi spiegò che nonno lo aveva con sé il giorno in cui tornò dalla guerra. Era il suo cucchiaio durante la prigionia. 

martedì 26 gennaio 2016

Vita e morte nell'eterna ambizione della neurochirurgia

Primo non nuocere
di Henry Marsh
Ponte alle grazie, 2016

pp. 330
€ 16,80 (cartaceo)


Un proverbio cinese sostiene: "Se c’è un rimedio, perché te la prendi? E se non c’è un rimedio, perché te la prendi?". Potrebbe sembrare saggio, dunque, per un neurochirurgo accettare pacificamente i propri successi e insuccessi, senza essere pervaso da ansia, frustrazione o, al contrario, eccitazione e felicità. Ma questa "omeostasi" dell'umore medico è impossibile: lo sa bene Henry Marsh, che dopo oltre trent'anni di carriera racconta in un libro i casi che lo hanno scosso maggiormente, nel bene e nel male. 
Non ci sono filtri, ed è ampiamente  condivisibile il commento di Ian McEwan su questo libro: "dolorosamente sincero". Protetti da nomi fittizi e qualche dettaglio narrativo, davanti agli occhi dei lettori sfilano barelle, cervelli aperti, meningi da richiudere; ma anche aspettative tradite, operazioni miracolosamente portate a termine, imprevedibili complicazioni da intervento e loro altrettanto inattese risoluzioni. 

"Non ci rovinate il pranzo. Processo a un partigiano" di Giancarlo Piacci

Non ci rovinate il pranzo. 
Processo a un partigiano.
di Giancarlo Piacci
Redstarpress, 2015

pp. 63
€ 9,00



Giancarlo Piacci, giovane libraio napoletano da sempre diviso tra l'attivismo politico metropolitano e la passione per la storia, esordisce con un'opera teatrale coraggiosa, capace - come testimonia il buon successo della messa in scena napoletana, lo scorso Dicembre - di suscitare l'interesse del pubblico mettendo insieme elementi a prima vista non del tutto omogenei: la prosa diretta, l'impegno politico, il fascino per la sperimentazione letteraria e per le scelte narrative forti. 
In effetti, Non ci rovinate il pranzo non è quello che ci si aspetta. Sin dal sottotitolo e dalla copertina emerge il tema della Resistenza, autentica passione dell'autore (laureato in Storia contemporanea). Già l'ironia del titolo rimanda al complesso tema della memoria, alla questione del perdono e della giustizia, ma soprattutto del destino di vincitori e vinti a fronte del tempo che passa. E in fondo quella di Piacci è un'opera sul tempo, sul tempo che passa ma non viene cancellato, sul passato che non è mai troppo lontano e che nessun futuro può redimere. La storia, raccontata nella bella prefazione della giovane storica romana Ilenia Rossini, è quella dell'ex partigiano Giuseppe Bonfatti, che nel 1990, dopo un esilio brasiliano di decenni, tornò nel proprio paesino (Viadana, in provincia di Mantova) per «farla pagare» a Giuseppe Oppici, ex fascista colpevole di avergli rovinato la vita. L'omicidio, perpetrato per mezzo di una gravina - strumento che ricorda il piccone che aveva già ucciso Trockij - ebbe una certa risonanza al tempo, scatenando un acceso dibattito sulla questione più spinosa del dopoguerra: come seppellire i mille rancori, le recriminazioni, gli odi che per anni hanno divampato tra fascisti e antifascisti?

lunedì 25 gennaio 2016

#LectorInFabula - Tre racconti, per non rischiare di crescere troppo in fretta


Zia Sass
di Pamela Lyndon Travers
Sellerio, 2015

Traduzione di Martina Testa
Illustrazioni di Gilian Tyler
Prefazione di Victoria Coren Mitchell

pp.
€ 12


Quello che scriviamo è più di quello che siamo consapevoli di scrivere. Non sapremo indicare da quali radici nasce il nostro frutto. Improvvisamente ho capito che c'è già un libro dentro il quale la zia Sass, severa e tenera, riservata e fiera, anonima e affezionata, si aggira col suo lungo passo silenzioso.
La troverete qua e là nelle pagine di Mary Poppins.
(p. 41)
Troppa paura di tornare bambini? Non temete, nei tre racconti di Zia Sass di Pamela Lyndon Travers c'è ben altro: manca il paraocchi tutto contemporaneo del lietofine per forza, secondo chissà quale perversa puericultura. Ci sono i grandi temi di sempre: l'amore, la morte, l'amicizia, la famiglia.
Ma la grande peculiarità, degna di sorrisi e cenni di muta approvazione, è la scelta di inserire in un'ambientazione realistica e contemporanea molta stravaganza. Così la zia Sass, protagonista del primo racconto, è un'ironicissima zietta, che si dedica ai nipoti con tutto il suo fare arcigno (in apparenza) e la grande generosità (nascosta). Strappa sorrisi, anche strizzatine d'occhio e la sua forse parziale prevedibilità accompagna il lettore in una continua alternanza di fatti e commenti, dentro e fuori la storia.

Profughi di ieri, di oggi e di domani: Sette anni nel Tibet


Sette anni nel Tibet
di Heinrich Harrer
Mondadori, 1997

traduzione italiana di Guido Gentilli




Nel corso degli anni ho letto recensioni di questo libro, da me molto amato, che accusano l’autore di riportare i fatti con toni troppo asciutti. Mi hanno fatto tornare in mente un brano di Tucidide, all’inizio delle sue Storie, quello dove si scusa per il tono severo e scabro. Ciò che conta, spiega Tucidide, non è la forma, ma che il resoconto storico sia interessante per quanti vogliono scrutare il passato e al contempo il futuro, dato che, per le leggi che regolano il mondo, le vicende narrate si ripeteranno simili, se non identiche, nel corso della tempo. Tucidide aveva ragione, e forse è proprio per le motivazioni da lui addotte che trovo Sette anni nel Tibet un libro di grande attualità. Quella che ci racconta Harrer è una storia di un mondo perdutosi sessant’anni fa, ma la sensazione è che mondi simili vadano perduti ogni giorno.

domenica 24 gennaio 2016

Pillole d'Autore - Shakespeare, i Sonetti tra mistero e sentimento

Foto di Debora Lambruschini
Amore. Passione. Caducità dell’uomo. Arte e vita. E misteri, congetture e problematiche che a distanza di secoli la critica letteraria non ha potuto del tutto svelare. Shakespeare – l’uomo, in primis, e per certi aspetti l’opera – resterà in parte sempre un mistero, qualcosa di sfuggente e fonte di inesauribili speculazioni così come il suo teatro non smetterà mai di raccontare le passioni dell’uomo ed ispirare nuove letture ed interpretazioni. Inventore dell’uomo, ne ha messo in scena vizi, virtù, passioni e tormenti universali, svelandone l’anima complessa e contraddittoria. Celandosi dietro i personaggi infondendo, forse nell’uno o nell’altro, parte di sé stesso e riflettere sul mondo e le passioni che dominano l’uomo.
Controverso e oggetto di indagine critica è anche il canzoniere shakespeariano, composto di 154 sonetti – ognuno di essi strutturato in tre quartine più distico finale - pubblicati, su iniziativa dell’editore londinese Thomas Thorpe, nel 1609 e che ha sollevato non poche problematiche testuali ed extratestuali. Incertezze che riguardano, come nota il professor Serpieri nell’introduzione alla fondamentale edizione Rizzoli da lui curata, la datazione delle liriche (presumibilmente composte tra il 1593-95 o tra il 1598-1601) che rimane un problema irrisolvibile, la sequenza dei componimenti, la scelta stessa di pubblicare testi che rivelano, in alcuni casi, un certo grado di incompiutezza (o, quantomeno, mancanza di revisione finale) e che, soprattutto, non era nelle intenzioni dell’autore – all’apice del successo come drammaturgo - dare alle stampe, in un momento, inoltre, in cui il genere non era più in voga da quasi un secolo. La stessa dedica voluta dall’editore rimane quanto mai enigmatica ed è tuttora impossibile stabilire in maniera inequivocabile l’identità di Mr W.H., ispiratore o procacciatore dei versi.
Mistero che ha appassionato la critica shakespeariana e che, in parte, si lega all’indagine circa l’identità dello stesso fair youth cui sono rivolti i sonetti 1-126, per alcuni aspetti i più intensi ed immortali e, senza dubbio, i più discussi e controversi. A seguire, dal 127 al 154, i sonetti dedicati all’altrettanto misteriosa dark lady, che chiudono la raccolta. Implicazioni omosessuali, amicizia, amore, matrimonio, discendenza, riflessione sulla caducità della vita umana, sul legame tra arte ed immortalità, su verità e finzione, arte e vita: anche nei sonetti, arricchiti del mistero che li circonda, la rappresentazione shakespeariana dell’uomo.

sabato 23 gennaio 2016

Battiato e Sgalambro riscrivono Baudelaire: “Invito al viaggio” (Fleurs, 1999)

Gesualdo Bufalino, grande scrittore siciliano e fine traduttore di testi francesi, ha descritto Invito al viaggio di Charles Baudelaire come il «vangelo d’ogni esotista» [1]. Difficile trovare un’etichetta migliore di questa: i musicali versi di Baudelaire ricreano, con l’occasione di un intimo invito alla donna amata, l’impalpabile immagine di un altrove dorato che chiunque ha carezzato con la mente almeno una volta nei suoi sogni a occhi aperti. «I sogni! per sempre i sogni!», scrive d’altronde lo stesso Baudelaire nell’omonima prosa nello Spleen di Parigi, «e più un'anima è ambiziosa e raffinata, più i sogni la sospingono via dal possibile. Ogni uomo ha dentro di sé il suo oppio naturale, senza posa secreto e rinnovato: e dalla nascita fino alla morte, quante ore conteremo della gioia che dice sì, dell'azione compiuta e risoluta? Vivremo mai in quel quadro dipinto dal mio spirito? Riusciremo a migrare in quel quadro che è il tuo specchio?». Invito al viaggio ha il doppio potere di configurarsi come un’ekphrasis –  la descrizione di un quadro, reale anche se tutto interiore, realissimo anche se disegnato sulla donna amata – e un componimento inequivocabilmente musicale, caratterizzato da un refrain che ricorre alla fine di ciascuna delle tre strofe.

venerdì 22 gennaio 2016

Lu pueta canta pi tutti (anche in inglese). Piero Carbone e la Sicilia come metafora globale

The Poet Sings For All / Lu pueta canta pi tutti
di Piero Carbone
Legas, 2014

ed. bilingue
trad. inglese di Gaetano Cipolla

pp. 90
$ 12 (10)




Il progetto editoriale "Pueti d'Arba Sicula" (poeti d'alba siciliana), voluto e diretto da Gaetano Cipolla per i tipi newyorkesi-canadesi dell'editore Legas, rientra in una precisa strategia che lo stesso Cipolla precisa nell'introduzione alla silloge bilingue del poeta racalmutese (provincia di Agrigento) Piero Carbone, The poet Sings For All / Lu pueta canta pi tutti, tredicesimo volume di questa serie editoriale. Si tratta, come specifica il direttore di collana, "di presentare al mondo anglofono alcuni dei migliori poeti che la Sicilia ha prodotto attraverso i secoli. La giustificazione per la collana deriva dalla mia opinione secondo la quale [...] gli americani e aggiungo con un senso di tristezza, anche molti siciliani, credono che il ritratto stereotipo dei Siciliani tramandato dai media [...] sia rappresentativo della gente che chiama la Sicilia la sua patria". 

"La lunga vita di Marianna Ucrìa" di Dacia Maraini


La lunga vita di Marianna Ucrìa
di Dacia Maraini
Rizzoli, 1990



Tra le crepe nobiliari e popolane di una Sicilia di metà Settecento, nei luoghi simbolo palermitani, si snoda il romanzo di Dacia Maraini, La lunga vita di Marianna Ucrìa. Il motivo di una rilettura attenta è legato, oltre alle capacità di scrittura dell’autrice che conosciamo, ad una forma di realismo narrativo che ben sottolinea l’enorme divario di una condizione femminile minoritaria, umiliante e per molti aspetti di grave devastazione morale a cui forse non si è riservato il giusto rilievo, all’interno dell’attuale dibattito letterario sociologico e di rivendicazione di un qualche diritto egualitario.
Basterebbe infatti chiedersi se e quanto questo romanzo sia stato incluso nelle antologie letterarie per l’insegnamento e non. I molti temi di carattere storico e sociale, che emergono durante la lettura, danno invece molti spunti di riflessione; contestualizzati e analizzati all’interno di uno studio sulla storia delle donne a partire dalle peculiarità regionali nel contesto storico di riferimento, potrebbero divenire importanti tasselli nel percorso di ricostruzione della condizione sociologica identitaria delle donne nel Settecento.

giovedì 21 gennaio 2016

"La giornata altrove" di Simone Marcelli



La giornata altrove
di Simone Marcelli
Giuliano Ladolfi Editore, Borgomanero (NO), 2015

pp. 48
€ 10


La giornata altrove è l'opera prima dell'esordiente Simone Marcelli, pubblicata nel novembre scorso da Ladolfi.
Già il titolo, ripreso in una poesia che sembra svelarne il senso: «E quando rincaso a sera / e so ancora prima d'entrare che sarà stata altrove / la giornata, non poco pesa questo nostro essere / ininterrottamente qui»[1], colpisce. "La giornata altrove" fa pensare a un'assenza, a qualcuno che c'è e che non c'è allo stesso tempo, a una presenza distante. Chi vive la giornata è certamente l'autore, ma altrove appunto, da lontano, come se si trattasse di un'altra esistenza.
La raccolta si apre con una poesia sulla solitudine, metaforicamente rappresentata da una «palla» «di pelo nero»[2] e prosegue con componimenti in cui questo stato d'animo sembra dilagare.

La norma e l'eccezione secondo Mauro Covacich



Anomalie
di Mauro Covacich
Bompiani, 2015
 


 pp. 192
€ 12,00






Leggere Anomalie dopo aver letto La sposa produce una forte impressione di straniamento. Si percepisce distintamente di aver sovvertito un ordine logico, di aver violato la coerenza sequenziale di un progetto. Le due opere si implicano a vicenda, ma l’ordine di composizione pesa sul materiale narrativo, cosicché la scelta di Bompiani di ristampare il primo volume – pubblicato inizialmente da Mondadori nel 1998 – dopo il successo del secondo confonde le acque, così come il lettore poco attento alla cronologia degli eventi.

mercoledì 20 gennaio 2016

#CritiComics - "Il celestiale Bibendum" di Nicolas De Crécy

Il celestiale Bibendum
di Nicolas De Crécy
Eris, 2015

Traduzione di Fay R. Ledvinka 
pp. 197
€ 22.00 

Diego è una foca da poco sbarcata a New York-sur-Loire, un'immaginaria metropoli fatta di grandi palazzi, grandi industrie e grandi uomini. Al suo arrivo in città, Diego è subito raggiunto da uno strano personaggio che lo trascina con sé sino ai Palazzi del Potere. Qui Diego conoscerà il suo destino: vincere il concorso per il Premio Nobel per l'Amore e diventare con la sua purezza e la sua candida indifferenza il simbolo di New York-sur-Loire.

Diviso in tre tomi realizzati nell'arco di otto anni (dal 1994 al 2002), Il celestiale Bibendum di Nicolas De Crécy e ora finalmente arrivato in Italia grazie alla Eris Edizioni (e con una bella traduzione di Fay R. Ledvinka) è un libro denso e complesso, che innesta divergenze, somiglianze e piccoli corti circuiti tra immagini e parola scritta, con il risultato di una narrazione che pare sempre alla ricerca di una verità inafferrabile, nascosta tra le pieghe della storia.

La modernizzazione e il realismo dell'epica cavalleresca




 I cavalieri della tavola zoppa
di Marie Phillips
Guanda, 2015

pp. 326
18,50 
Titolo originale: The table of less valued knights
Traduzione di Elisa Banfi

- Nella vita di tutti i giorni, rettitudine e coraggio non sono la prima cosa che si nota in una persona. Anzi, chi cerca a tutti i costi di dimostrarsi retto e prode, di solito è un coglione. Fammi il nome di uno che secondo te sarebbe retto e prode.-
Martha ci pensò su e disse - Lancillotto- [] 
- Lancillotto ha il senso dell’onore quando è in sella al suo cavallo, ma non tra le cosce della regina. Valoroso in battaglia, ma non quando finge di essere il migliore amico di Artù.-

Il giovane lettore dentro di noi, quello che si faceva leggere come favola della buona notte le avventure dei Cavalieri della Tavola Rotonda (e ci siamo passati in tanti!), può solo rabbrividire nel leggere queste parole. Perché di una cosa siamo sempre stati sicuri: la rettitudine, il coraggio e il valore dei cavalieri del leggendario re Artù. Chi mai potrebbe voler infangare il buon nome di quel manipolo di eroi che salvava damigelle, uccideva draghi e combatteva guidato dall’onore?

martedì 19 gennaio 2016

Camilleri sfida se stesso: un giallo che non è un giallo, in una narrazione senza narrazione...

Noli me tangere
di Andrea Camilleri
Mondadori, 2016

pp. 180
€ 17 cartaceo


Forse solo Camilleri, oggi, poteva sfidare le regole di "bonton" della letteratura di genere, farcire la trama di sana storia dell'arte, e soprattutto sovvertire persino le regole di una normale narrazione. Il tutto in sole 180 pagine di godibilissima suspense, a caccia di indizi che porteranno a qualcosa di inatteso sia per il lettore, sia per il genere. 

Genuinamente eversivo, Camilleri fa tutto questo solo attraverso dialoghi (in cui non introduce mai il personaggio), e-mail, lettere, sms: insomma, senza adottare la forma tradizionale della narrazione. E, ancor meglio, il lettore non è mai spaesato, si muove per il calendario, tra passato e presente della donna scomparsa e dei tanti uomini che la circondano, con totale tranquillità, senza mai chiedersi chi sta parlando in quel momento. Tanti uomini. Sì, perché la Laura scomparsa, mantiene del famoso sintagma petrarchesco "fera bella e mansueta" solo la bellezza: per il resto, ha in sé un'inquietudine quiescente, che riemerge a ondate, o a ventate (non per niente chiama il suo malumore "ghiblì", nome di un famoso vento del deserto). 

#CritiComics - Costruire il futuro sulle orme del proprio passato

La generazione
di Flavia Biondi
Bao Publishing, 2015

pp. 144 
15,00€ 

Ingozzarsi non è mai la soluzione per godere di un buon piatto. Prenderne un cucchiaio alla volta, masticando lentamente e lasciando che le papille gustative assaporino tutti gli aromi, permettendo agli ingredienti di rilasciare tutte le loro essenze e di penetrare nell’organismo. Questo il vero godimento. La vita è un po’ come un fenomenale piatto di spaghetti ai ricci, va gustato poco alla volta. La degustazione della vita, tuttavia, è più accidentata di quella di un primo piatto. Può capitare ciò che è successo a Matteo: ingozzarsi di nuove esperienze, lontano da una paesino provinciale e in una città bella e stimolante come Milano, per seguire l’amore della propria vita di cui papà Danilo non capisce l’importanza, è di gran lunga più piacevole che fare un passo alla volta. 

lunedì 18 gennaio 2016

#Scrittori in ascolto: La felicità è un diritto di tutti. L'incontro con Giuseppe Catozzella


Martedì 12 gennaio 2016 è stato organizzato presso la Fondazione Feltrinelli di Milano un incontro tra alcuni blogger di riviste specializzate, tra cui noi di CriticaLetteraria, e Giuseppe Catozzella, già autore del fortunatissimo Non dirmi che hai paura, il quale ha presentato il suo ultimo libro, Il Grande Futuro, in uscita il prossimo 14 gennaio. Il Grande Futuro è un libro che, come ha ricordato a più riprese lo stesso Catozzella, "contiene tutto, è un libro nel quale ho cercato di mettere dentro tutto: il romanzo di formazione, il romanzo di avventura, i fumetti, i videogiochi, l'Orlando Furioso, tanto Orlando Furioso e anche Game of Thrones". E da questo patchwork multiforme e multicolore ne viene fuori una storia che è fatta di tante storie, di tanti episodi della vita di un ragazzo. 

L'arte di collezionare mosche

L'arte di collezionare mosche
di Fredrik Sjöberg
trad. Fulvio Ferrari
Iperborea, 2015


pp.224
 16


Che vuol dire essere collezionisti di mosche?
Tutti nell'intimo lo siamo, anche se non ce ne siamo mai accorti, ci risponde Fredrik Sjöberg nel suo L'arte di collezionare mosche, tradotto da Fulvio Ferrari ed edito da Iperborea.
Manuale di entomologia? Guida pratica all'uso dello spillone? Crudele racconto di trafitture e teche polverose?
Le mosche sono un pretesto, un contesto, sono un mezzo anche se sembrerebbero il fine.
Le mosche, o per meglio dire i sirfidi, sono pur sempre «accessori di scena» e «il racconto tratta anche di altro, qua e là. Esattamente di cosa non saprei. Certi giorni mi persuado che il mio scopo sia dire qualcosa sull'arte di limitarsi e sulla sua eventuale felicità. E anche sulla leggibilità del paesaggio. Altri giorni sono più cupi. Specchi dappertutto. Come se me ne stessi in coda sotto la pioggia fuori dal campo nudisti intellettuali della letteratura autobiografica. Livido di freddo.»

domenica 17 gennaio 2016

CriticARTe - Il brivido dell’interpretazione: Bosch secondo Fraenger


Hieronymus Bosch: le tentazioni di Sant'Antonio
di Wilhelm Fraenger
Abscondita, 2007
Traduzione di Irene Bernardini e Enza Gini
160 pp., 18 €


Bosch coinvolge lo spettatore col realismo quasi ossessivo dei particolari, incorporati tra di loro per una resa spesso surreale e onirica. La natura umana viene manipolata e stravolta per realizzare personaggi dalle inquietanti fattezze antropomorfe, degne del più cupo degli incubi: così il peccato distorce l’uomo, che da immagine di Dio ne diventa parodia e scherno. Ma, scendendo più nel dettaglio, cosa si cela dietro alle raffigurazioni visionarie di Bosch? Wilhelm Fraenger ha sfidato il mistero che aleggia attorno alle opere di questo autore: il risultato è una serie di esegesi tra le più ardite – e discusse – del secolo scorso.

sabato 16 gennaio 2016

#CritiCinema - All Hail, MacBeth! All Hail, MacBeth!

Stars, hide your fires,
Let not light see my black and deep desires.
The eye wink at the hand; yet let that be
Wich the eye fears, when it is done, to see.

Hanno osato sfidare la maledizione dell’innominabile “Scottish play” e riportare al cinema uno dei drammi più intensi nati dalla penna di Shakespeare in quello che, probabilmente, è ad oggi il suo migliore adattamento: il regista e sceneggiatore australiano Justin Kurzel (Snowtown, 2011) si avvale di un cast straordinario e interessanti intuizioni per raccontare ancora una volta la tormentata storia dell’ambizioso MacBeth. Da pochi giorni nelle sale italiane, è un capolavoro di immagini e parole che vale però la pena, se possibile, recuperare nell’originale inglese per ritrovare l’immortalità del verso shakespeariano e le intense performance dei protagonisti.
Il play originale, scritto probabilmente nel 1606, trae ispirazione – come buona parte dei drammi storici di Shakespeare – da The Chronicles of England, Scotland and Ireland, che il drammaturgo mette al servizio di un testo piuttosto breve e quasi totalmente in versi, nel quale la rappresentazione storica si intreccia alla tragedia, per raccontare ancora una volta passioni universali. Un testo che, per godere appieno della visione di quest’ultimo adattamento cinematografico, è consigliabile recuperare, così da ritrovare particolari della trama e comprendere meglio il punto di vista scelto dal regista per raccontare la storia.

venerdì 15 gennaio 2016

Il grande futuro di Giuseppe Catozzella: la metempsicosi delle proprie vite

Il grande futuro
di Giuseppe Catozzella
Feltrinelli, gennaio 2015
pp. 259
16 

Luce su luce, dice il testo sacro. Nurun ala nur.
E così fu per me.


La psicostasia, bellissimo nome dato da un greco (il grande storico Erodoto di Turi) è forse uno dei miti egizi più conosciuti e analizzati di sempre. Letteralmente psicostasia significa "pesature delle anime" e indica la cerimonia alla quale viene sottoposto il defunto  prima di entrare nel regno dell'aldilà. Il momento cardine è quando Anubi, il dio infero, pone su di una bilancia una piuma e il cuore del dipartito. Se il cuore peserà quanto la piuma, il defunto sarà decretato dal dio della giustizia in persona, Thot, maa-kheru, ovvero giusto e potrà accedere all'aldilà. Altrimenti precipiterà in un oblio senza fondo.
Allo stesso modo la storia di Alì che divenne Amal, il ragazzo nato due volte nella luce e passato nella tenebra, non è altro che una "pesatura della propria anima" lunga una vita: benvenuti dentro a Il grande futuro, il nuovo libro di Giuseppe Catozzella, edito da Feltrinelli.

giovedì 14 gennaio 2016

Gente di Bergamo: 20 racconti a cura di Paolo Aresi


Gente di Bergamo
di aa. vv.
Bolis edizioni, 2015

€ 14


Bergamo. Città dei Mille di Garibaldi, città di Donizetti e di Palma il Vecchio. E i bergamaschi? Schivi, grandi lavoratori, riservati, forse un po' rozzi – si sa, l'accento - ma in fondo buoni. Ma di bergamaschi scrittori non se ne sono mai visti, fino ad ora.

In effetti Bergamo e la sua provincia hanno dato i natali a personalità rilevanti della cultura italiana, da Donizetti che è già stato citato e che dà il nome al Teatro della città, al pittore Gian Battista Moroni e – anche se ormai pare proprio di no, ma almeno conserva il nome – a Caravaggio (Angelo Merisi da Caravaggio, appunto). E poi grandi letterati quali Giacomo Tiraboschi (autore della celebre Storia della letteratura italiana) e Angelo Mai che scoprì il De republica di Cicerone e per questo si guadagnò la stima (e un componimento) di Leopardi. Anche Tasso passò di lì, ma la sua origine e cultura lo avvicinarono più alla Campania.

Il profumo del mito imperfetto: «Le serenate del ciclone» di Romana Petri

Le serenate del ciclone
Romana Petri
Neri Pozza 2015

pp. 592
€ 18.00


Scrive Umberto Eco che «le terre e i luoghi leggendari sono di vario genere e hanno in comune solo una caratteristica: sia che dipendano da leggende antichissime la cui origine si perde nella notte dei tempi, sia che siano effetto di una invenzione moderna, essi hanno creato flussi di credenze» (Storia delle terre e dei luoghi leggendari, p. 9).
Il libro di Roma Petri crea un flusso di credenza, ma attraverso un processo tutto particolare, inscritto nella sua stessa natura e nella propria genesi. Partendo da frammenti di ricordi veri o immaginati (non c’è invenzione, sia chiaro, quanto piuttosto una mente che ricostruisce con il cuore quello che non ha potuto vedere), la scrittrice riscrive il mito del padre.

mercoledì 13 gennaio 2016

#LectorInFabula - "Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà" di Luis Sepúlveda

Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà
di Luis Sepúlveda
Guanda, 2015

Traduzione di I. Carmignani

€ 10
pp. 112


Dopo i grandi successi di Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico e Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza, arriva la quarta fiaba dello scrittore cileno Luis Sepúlveda Storia di un cane che insegnò a un bambino la fedeltà. Tutti i libri sono brevi di circa cento pagine l’uno, sono scritti in modo chiaro e lineare e hanno come protagonisti gli animali. I testi si ispirano alle favole a sfondo moraleggiante, una tradizione iniziata nell’antica Grecia con Esopo e proseguita nei secoli con Jean de La Fontaine e Charles Perrault, fino ad arrivare ad Richard Bach. Le favole di Sepúlveda parlano di amicizia, di solidarietà, di uguaglianza, di rispetto per il prossimo e per l’ambiente. Riflettono la realtà in uno specchio e offrono immagini che consentano di capirne accenti e sfumature. In questo libro lo scritto è inoltre arricchito da evocativi disegni di Simona Mulazzani.  

Viaggio nel passato con le istantanee di Guccini

Un matrimonio, un funerale, per non parlar del gatto
di Francesco Guccini
Mondadori, 2015

pp. 147
€ 15 (cartaceo)


Questi racconti, come le foto di un tempo, vogliono parlare di persone che sono passate, che ci sono state, che hanno il diritto di essere ricordate.
Viaggiare nel tempo e raccontare: due cose che Guccini sa fare benissimo, e ci ha abituati a leggerlo non solo come cantautore, ma anche come giallista e, più recentemente, come narratore del tempo che fu. Chi, ad esempio, non ha mai almeno sfogliato il suo Dizionario delle cose perdute? Ed ecco che questa raccoltina di racconti porta in meno di centocinquanta pagine a un passato completamente andato, di cui si mantiene la memoria. A volte, a stento anche quella, ed è Guccini stesso ad ammetterlo con qualche "non ricordo più il nome" e similia

martedì 12 gennaio 2016

Se dare voce al dolore è possibile. I miei piccoli dispiaceri di Miriam Toews

I miei piccoli dispiaceri (All my puny sorrows)
di Miriam Toews
traduzione italiana di Maurizia Balmelli
Marcos y Marcos 2015


pp. 368

€ 18



Elf ha un pianoforte di cristallo dentro di sé, sente che il vetro si sta per spezzare in mille pezzi. Yoli non sa più che pesci pigliare con quella meravigliosa sorella che ha deciso di non voler più vivere.
I miei piccoli dispiaceri, da un verso di S.T Coleridgeè l’ultimo romanzo della scrittrice canadese Miriam Toews pubblicato da Marcos y Marcos con la traduzione di Maurizia Balmelli.
Come nelle opere precedenti l’ambientazione è di nuovo tra i Mennoniti, questa volta del Manitoba, nelle praterie canadesi da cui Miriam proviene e che ha lasciato a 18 anni per conoscere il resto del mondo.
Agli anziani Elf non è mai piaciuta, ha sempre avuto qualcosa su cui ribattere, per non parlare dei troppi grilli per la testa. Il pianoforte, per esempio, quella passione esagerata che l’ha resa un’artista celebre in tutto il mondo e chiunque l’abbia sentita suonare, giura, essersi commosso davvero.
Anche Yoli, la sorella minore, ha aspirazioni artistiche: vorrebbe fare la scrittrice, ma per il momento si accontenta di romanzi per ragazzi ambientati nel rodeo. La sua vita non è mai stata come quella di Elf: due figli da due mariti, lavori instabili, sentimenti precari, una vita che somiglia a quella di molti di noi e non può non ammirare il successo di Elf che riesce a fare tutto con la stessa grazia con cui muove le dita sul pianoforte.

Le infinite divagazioni dell’anima: tra malinconia e utopia. Le api di Meelis Friedenthal

Le api
di Meelis Friedenthal
Traduzione di Daniele Monticelli
Iperborea, 2015

pp. 250
16,50 €




Le api di Meelis Friedenthal è un libro eccentrico per almeno tre motivi. Eccentrico è l’autore, ovvero Meelis Friendenthal, che prima di essere un narratore/scrittore è anche un ricercatore e docente di Storia delle idee nell’Europa del Seicento presso l’Università di Tartu. Eccentrico è il luogo in cui sono ambientante le vicende, ovvero l’Estonia del Seicento, quando faceva parte del fiorente impero svedese dell’epoca. Ed infine è eccentrico perché eccentrico è il suo personaggio principale, quel Laurentius Hylas di cui non conosciamo al contempo quasi nulla, né dove sia nato, né esattamente quando, e tutto, dato che sappiamo, o meglio veniamo sempre più a conoscere la sua anima.

lunedì 11 gennaio 2016

Conflitti di sangue, conflitti di cuore: La nemica di Irène Némirovsky

La nemica
di Irène Némirovsky
Passigli, 2015
 

pp. 152
€ 10,00
Titolo originale: L’Ennemie
Traduzione di Maurizio Ferrara


È difficile mantenere un punto di vista oggettivo durante la lettura de La nemica di Irène Némirovsky. Il romanzo è molto breve, denso di emotività più che di eventi. La trama è labile, perché ciò che preme all’autrice è descrivere il rapporto complesso ed autodistruttivo che lega indissolubilmente due donne. 

Francine, la madre, è infantile, esuberante, egoista. Amante della vita libertina che si può condurre in una Parigi pettegola e gaudente, trascorre le sue giornate dimentica delle due figlie, Gabrielle e Michette, che crescono sole e selvatiche, fino a quando una tragedia si porterà via la più piccola. La superstite, Gabri, indirizza la propria esistenza in modo da opporsi nel modo più evidente al carattere della madre: tanto l’una è garrula e leggera, tanto l’altra è silenziosa e riflessiva. La sua infanzia è segnata dal trauma della perdita della sorella, così come da una sete di amore infinita e sempre frustrata, che diventa ben presto esigenza insopprimibile di vendetta, “desiderio frenetico di distruzione” (p. 92). Attraverso gli occhi della bambina, la donna viene presentata in toni impietosi e crudeli, come una creatura vuota di sentimenti e patetica nel suo ossessivo attaccamento ad una gioventù presto sfiorita, incarnazione stolida e inconsapevole della regina cattiva di Biancaneve:

L'ambiguo ritratto di una generazione: "Il matrimonio di mio fratello" di Enrico Brizzi

Il matrimonio di mio fratello
di Enrico Brizzi
Mondadori, 2015

pp. 497
€ 22

Spinto dall'ansia dei genitori, Teo sta andando in uno sperduto paesino di montagna a cercare suo fratello maggiore Max, sparito coi suoi due figli dopo aver detto alla ex moglie di sentirsi un pessimo padre (incapace di provvedere agli alimenti) e aver espresso la convinzione di poter essere più utile da morto. Che abbia commesso uno sproposito? Che abbia fatto del male ai bambini?

La struttura dell'ultimo libro di Brizzi alterna brevi momenti al presente dedicati al viaggio in macchina del fratello minore da Bologna al Trentino a capitoli più lunghi che ripercorrono la vita della famiglia Lombardi, a cominciare dall'infanzia dei due figli. Sono veramente piacevoli le pagine iniziali che ci immergono in un mondo fatto di giochi, stupore, paura, estati al mare e della felice inventiva dei ragazzini, che con la fantasia riempiono ogni cosa di emozionanti significati; si tratta delle normali vicissitudini di due figli della media borghesia negli anni '80, dipinte però con profonda capacità descrittiva che consente un appagante ritrovarsi nei riti pre-puberali del giovane Teo, raccontati con un'unione perfetta tra il punta di vista del bambino e il lessico e la sintassi ricca del Brizzi maturo.

domenica 10 gennaio 2016

Pillole d'autore: "Storia di una ladra di libri". Il miracolo delle parole e il valore degli uomini

“Storia di una ladra di libri”, ristampa datata 2014 del bestseller “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak è un caleidoscopio di colori, fotogrammi, sentimenti, accostati l’uno all’altro, ritmicamente cadenzati in 562 pagine da voltare una ad una, con curiosità, accoramento, rassegnazione e stupore.
Ci sono i colori, quelli che la Morte, voce narrante di rara e cupa vitalità (a ossimorico dispetto della sua identità, si potrebbe osservare) nel romanzo, racconta con dettagliata cura e che riguardano  ogni sua incursione sulla Terra: e negli anni Quaranta del Novecento, la Morte ha un gran bel daffare, come ammette lei stessa. È lei ad affermare:

L’interrogativo che devi porti è: che colore assumerà ogni cosa nell’istante in cui verrò da te? Che cosa dirà il cielo?

La gente tende a notare i colori di una giornata solo all’inizio e alla fine, ma per me è chiaro che in un giorno si susseguono un’infinità di sfumature e tinte, in ogni istante. Una singola ora può essere composta da migliaia di colori diversi. Gialli cerei, azzurri plumbei. Tenebrosa oscurità. Nel mio lavoro mi picco di notarli tutti.

sabato 9 gennaio 2016

#CriticArte - Vivian Maier: Una fotografa ritrovata

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata
dal 20 novembre al 31 gennaio 2016

presso Forma Meravigli
(Via Meravigli 5, 20123 Milano)



È il 2007 quando l’agente immboliare John Maloof acquista all’asta parte dell’archivio di Vivian Maier trovandosi di fronte ad opere di rara intensità. Quasi per un bizzarro colpo del destino Maloof e la Maier, sono animati entrambi da sconcertanti doti di catalogazione e ricerca, tipiche di coloro che amano il collezionismo, si incontrano indirettamente a distanza di 50 anni. Sembra quindi naturale che l’uno, intuendo la natura dell’altro e riconoscendone l’intrinseco valore aggiunto dell’operato, venga spinto dalla curiosità ad approfondirne la conoscenza, fino a riscoprirne l’immenso tesoro, nonchè a tributargli il giusto merito sociale ed artistico. La Fondazione Forma per la Fotografia in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano e Contrasto, presentano un’affascinante mostra dedicata all’opera di Vivian Maier: ll caso fotografico che ha conquistato il mondo, a cura di Anne Morin e Alessandra Mauro, realizzata in collaborazione con di Chroma Photography e promossa da Forma Meravigli. 120 fotografie in bianco e nero realizzate dalla Maier tra gli anni Cinquanta e Sessanta insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8, sono i tasselli che animano un’avvincente viaggio alla scoperta dei tratti distintivi di questa tata-fotografa, che non mostrò mai durante la vita i propri scatti, ma consapevole del loro immenso valore, li conservò gelosamente, arrivando al paradosso di non sviluppare la maggior parte dei rullini.

venerdì 8 gennaio 2016

Il Salotto - A Christmas Gif(t) di Bookrepublic: intervista a Viola M. Marconi

Viola M. Marconi
Nell'era dei social media e della lettura digitale la promozione del libro ha bisogno di nuovi mezzi dalla natura "fluida", cioè adattabile non soltanto a diversi device e ambienti tecnologici, ma sopratutto ad abitudini e comportamenti di lettura e scrittura che cambiano costantemente.

Bookrepublic, libreria italiana online specializzata nella vendita di ebook, quest'anno ha pensato per i suoi lettori un'iniziativa originale, nata nel periodo festivo ma che ha tutto il potenziale per diventare una nuova tecnica di racconto dei libri sulla piattaforma e sui suoi canali social. A Christmas Gif(t) è un calendario dell'Avvento in cui al posto dei cioccolatini si trovano ebook. Dai classici della letteratura alle ultime novità sul mercato, ogni giorno sono stati offerti ai lettori consigli e titoli in promozione per sole 24 ore. 
La novità sta nella tecnica di racconto dei testi: delle gif animate a metà tra il booktrailer e la video recensione. 
È nata così una narrazione inedita che ha sfruttato uno dei fenomeni social-culturali del momento, le gif animate che popolano il newsfeed di Facebook, la timeline di Twitter e Tumblr e che si rivelano ancora più adatte a social network dall'anima più giovane come Instagram e Snapchat.
Bookrepublic ha portato online le storie, anche quelle più classiche e spesso viziate da una fruizione "scolastica", operando un remix & mashup di contenuti già esistenti, spesso iconici o virali.

Giù dal treno dell'infanzia: Scout torna a Maycomb

Va', metti una sentinella
di Harper Lee
Feltrinelli, 2015

pp. 368
€ 18 (cartaceo)

Il pregiudizio, parola sporca, e la fede, parola pulita, hanno qualcosa in comune: cominciano entrambi là dove finisce la ragione. (p. 262)
Jean Louise prende un treno dopo più di cinquant'anni da quando l'abbiamo conosciuta nell'irripetibile Il buio oltre la siepe: ora ha ventisei anni, vive a New York e torna alla sua Maycomb con una mentalità più aperta, ma con lo stesso attaccamento alla sua terra. Certo, ormai vede la realtà senza l'ingenua fiducia di quando la chiamavano tutti "Scout" e ficcanasava nelle cause di suo padre Atticus. Ma è pur sempre una Finch, e come tale è destinata a ficcanasare di nuovo in una Maycomb che pare più chiusa, sospettosa verso i neri e drammaticamente reazionaria.

giovedì 7 gennaio 2016

#CritiCOMICS: "Qui", il viaggio nel tempo secondo Richard McGuire


Qui
di Richard McGuire
Rizzoli Lizard, 2015

pp. 304
€ 25.00


Avete mai sognato di lacerare i confini temporali e sbirciare cosa è accaduto (o cosa accadrà) nel luogo in cui vivete oppure in un altro spazio, magari particolarmente suggestivo ai vostri occhi, in cui vi è capitato di transitare in un momento qualsiasi dell'esistenza? 
Vi siete mai chiesti se un luogo possa conservare memoria dei fatti e delle persone che vi si sono avvicendati nel corso di quella dimensione, la cui percezione umana è così imperfetta e soggettiva, che è il tempo? 
Se questi interrogativi si sono affacciati almeno una volta alle vostre menti, "Qui," uscito in Italia nel 2015 per Rizzoli Lizard, è il libro per voi. A metà strada tra graphic novel e libro d'arte, esso scardina completamente il modo di pensare ognuna delle categorie appena citate. Il suo autore, il poliedrico illustratore Richard McGuire, aveva già abbozzato la formula - che viene ampliata e formalmente rivisitata in questo volume - con le sue 36 vignette in bianco e nero uscite nel 1989 per "Raw", la storica rivista dedicata al fumetto curata da Art Spiegelman e Françoise Mouly. In questo prezioso antecedente si preannunciava l'idea che anima le 300 pagine a colori di "Qui": annullando completamente l'usuale diacronicità (la quale sopravvive, seppure in minima parte, anche ove vengano utilizzati arditi meccanismi prolettici e analettici) che permea l'arte sequenziale, McGuire accosta, sulla base dello stesso scenario e grazie a un sistema a finestre (pare venisse ispirato in questo da una delle prime versioni del sistema operativo Windows), personaggi, eventi e oggetti provenienti da istanti di epoche diverse. L'effetto è vertiginoso, a tratti inquietante: quale miglior modo, infatti, per mostrare l'impermanenza a cui l'essere umano è destinato, la futilità delle azioni quotidiane di un essere vivente paragonate alla storia universale?

Per un'erotica dell'insegnamento: l'ora di lezione secondo Massimo Recalcati


L'ora di lezione
di Massimo Recalcati
Einaudi, 2014

pp. 162
€ 14


Pensare alla scuola italiana oggi significa fare i conti con una serie di problemi che si concretizzano in alcune parole, rappresentative di una situazione critica. Riforme, tagli, disoccupazione, precariato.
Questo il punto di partenza di Massimo Recalcati che apre il suo saggio con un ritratto desolato della scuola: “Non respira, non conta più nulla, arranca, è povera, marginalizzata, i suoi edifici crollano, i suoi insegnanti sono umiliati, frustrati, scherniti, i suoi alunni non studiano, sono distratti o violenti, difesi dalle loro famiglie, capricciosi e scurrili (...)”.

mercoledì 6 gennaio 2016

Per un'allegoria del contemporaneo: Panorama di Tommaso Pincio

Panorama
di Tommaso Pincio
NN Editore, 2015

pp. 200
€ 13,00



Di Panorama di Tommaso Pincio bisogna dire innanzitutto che è un oggetto bellissimo: NN Editore inaugura la sua nuova collana dedicata ai vizi capitali con un volumetto di meravigliosa fattura, dalla carta pesante e l’ottima impaginazione, con una quarta di copertina suggestiva che da sola vale l’acquisto. Si tratta però, e questo deve essere aggiunto, di un romanzo complesso, che andrebbe letto più volte per dipanare i diversi fili narrativi e cogliere la profondità della riflessione che soggiace ad uno stile elegante ed efficace.