mercoledì 7 dicembre 2016

La moda con la esse privativa: la filosofia Sfashion di Marina Savarese

Sfashion.
La moda come non te l’hanno mai raccontata
di Marina Savarese
Illustrazioni di Enrica Mannari

Morellini Editore, 2016

pp. 174
Euro 12,90

Sulla copertina di Sfashion. La moda con te l’hanno mai raccontata, il manualetto di Marina Savarese appena pubblicato da Morellini Editore, c’è una specie di manichino da sarta, messo sotto una campana di vetro e… “decollato”: laddove ci saremmo aspettati la testa, ecco che spunta un osso, mentre il sangue che, con sorpresa, gronda abbondante da questo mezzo fantoccio inanimato è di un bel rosa shocking, abbinato al crop-top… (altrimenti e saggiamente ridefinito dall’autrice “canotta corta che non copre le reni”). Questo oggettino stilizzato ai limiti del macabro, degno di un cabinet des curiosités, sembra brillare – meglio: sbrilluccicare – con il solo scopo di adescare i suoi osservatori, nella speranza (e forse nella certezza) che solo una minima percentuale andrà oltre tutte quelle paillettes per percepirne le mutilazioni e i lati più abbietti. La metafora visiva, in ogni caso, è più che riuscita, mentre il tratto “pop” dell’illustrazione realizzata da Enrica Mannari dice già molto sul tono brioso e semiserio con cui l’autrice affronterà un tema e una realtà tra le più controverse, ovvero la moda/Moda, la nostra relazione con le sue manifestazioni e la sua profonda incidenza sulle nostre vite. E qualora la posizione dell’autrice non fosse già abbastanza intuibile, basterà girare subito il libricino ancora prima di cominciare a sfogliarlo: sul retro si troverà stampato il Manifesto Sfashionista, un inno alla libertà di pensiero e di espressione in undici punti, nonché un vero e proprio memento mori per ogni fashion victim in attesa di redenzione.

Martina Savarese ha avuto a suo modo coraggio. Non tanto di dire cose di cui è convinta e che ripete da anni, e di cui la sua esperienza come fashion designer e docente Polimoda la hanno sempre più persuasa. L’autrice – che è anche blogger su www.morgatta.wordpress.com e speaker radiofonica su Radio m2o – si è confrontata giocosamente (ma non troppo) con un argomento spinoso che, anche a un livello meramente teorico e speculativo, sembra non conoscere sostanziali vie di mezzo tra fanatici assoluti e rudimentali detrattori. Non è semplice additare e gridare «La Regina (la Moda) è nuda!», stracciarne il velo di Maya e svelarne uno dopo l’altro tutti i trucchi e i belletti (anche perché si corre sempre il rischio di farsi rincorrere con le picche alzate dal suo corpo armato di vestali-ben-vestite). Gli strumenti dell’ironia agrodolce e della leggerezza programmatica si rivelano allora vincenti nell’affrontare questioni importanti che altrimenti rischierebbero di restare sul fondo di questo ipnotico acquario, zavorrate da teorie multidisciplinari respingenti e tali da convincere che certi dibattiti di matrice “modaiola” siano appannaggio dei soliti happy few (in questo caso i dotti e gli studiosi di settore).

In poco meno di 200 pagine ecco che sfilano tutti i “guai” della collezione, da quelli sottospecie di accessorio o capo must-have – ma nella Moda non dovrebbero esistere “doveri”, bensì “piaceri” e “voleri” – a quelli fatti persona: i Fashion blogger e gli Influencer, per esempio, ma anche i variegati Fashion People, che l’autrice distingue in un’esilarante galleria di Seriosi Cavalieri Neri, Servitori della Moda, Superlativi Assertivi ed Evangelizzatori Snob. Ma il risvolto (o il “risvoltino”?) grottesco della faccenda è solo una delle tesserine di questo coloratissimo Cubo di Rubik: Marina Savarese, che parla anche di sé e della sua esperienza di stilista e commerciante, non teme di toccare i tasti dolenti delle spietate logiche economiche che muovono le multinazionali di settore, del vuoto pneumatico tanto spesso imperante in materia di etica o del cinismo a tutto campo che intossica la stampa a tema, innegabilmente complice nella diffusione di canoni di bellezza irreali e fuorvianti. Aiutata dai contributi extra di Mariolina Simone, Sara Piccolo Paci, Anna Venere e Valentina Mancuso – oltre che dalle giocose illustrazioni della già citata Enrica Mannari – è come se l’autrice riflettesse a voce alta con i suoi lettori: alla fine si ha l’impressione di avere fatto una di quelle lunghe e informali chiacchierate capaci di accendere il pensiero, illuminare angoli della nostra mente rimasti semi-bui e proiettare ombre ambigue su quelle che ci sembravano le verità più rassicuranti.

Proprio per il suo tono diretto e divertente, Sfashion è una lettura agile ma non per questo superficiale, perfetta da consigliare soprattutto a un pubblico adolescente (non a caso tra i più corteggiati dalle aziende e dal marketing): chi scrive questa recensione lo regalerebbe, per esempio, a una nipote insicura persuasa di non avere altro Dio oltre la taglia 38,  ma anche a un giovane uomo convinto che le sopracciglia ad ala di gabbiano siano la quintessenza della nuova virilità. E se anche gli accenni a personaggi anticonformisti come Frida Khalo, Anna Piaggi e Mary Quant non gli faranno ridimensionare gli esempi attualmente in auge di “icona di stile”, di certo non falliranno nel ricordare loro la prima e più importante qualità del vero “sfashionista”: c'est à dire, la personalità.

Cecilia Mariani

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