venerdì 16 dicembre 2016

L'irrealtà del momento: Storia della violenza di Édouard Louis

Storia della violenza 
di Édouard Louis
Bompiani, ottobre 2016

Traduzione di Fabrizio Ascari

Pp. 171
€ 17


Che cosa distingue una vicenda particolare da una storia universale? Qual è la differenza tra un fatto privato e un atto di pubblico interesse? Dove sta la linea che separa il diario intimo dal racconto generale? A questi ed ad altri quesiti risponde, magistralmente, l'ultimo libro di Édouard Louis, Storia della violenza, uscito per Bompiani nella traduzione di Fabrizio Ascari. Storia della violenza è giustappunto il racconto di un fatto privato che diventa di interesse generale, verrebbe da dire che fa giurisprudenza per quanto riguarda la storia dei sentimenti. Storia della violenza narra infatti la conoscenza, l'incontro con un ragazzo, l'aggressione, la violenza sessuale, la fuga, il rintracciare e il riconoscere il proprio aguzzino da parte di un giovane scrittore francese, anzi da parte dello stesso  Édouard Louis. Si parte dalla notte di Natale e si arriva a pochi giorni dopo: una vicenda che nasce e si consuma in una manciata di giorni, giorni però bastevoli per ergerla da fatto privato a fatto storico. Una storia esemplare su un fatto che, ne siamo sicuri, i più terrebbero segretamente privato.

Se fosse andato a ricercare il sensazionalismo facile, e un po' becero, di altri libri in circolazione (e di largo successo), Édouard Louis avrebbe affrontato in maniera totalmente diversa l'incontro con Reda, un ragazzo nordafricano conosciuto per caso nel 2012, di ritorno da una serata tra amici mentre lo scrittore (la storia è vera, lo ricordiamo, senza se e senza ma) attraversa una Parigi immobile e deserta, quasi cristallizzata nel tempo-sospeso delle festività natalizie. Ecco che quindi in questo contesto quasi da cartolina, con la città assonnata e sazia, Reda, un immigrato dall'aspetto sensuale e rassicurante, prima avvicina Édouard (che in questo caso utilizza il suo "secondo nome", dopo quell'Eddy Belleguele, il suo vero nome, usato per il libro precedente e che ormai, anche dall'anagrafe, è stato cancellato), poi lo seduce e lo convince a portarlo in casa. I due ragazzi passano la notte insieme e l'algerino racconta la propria vicenda personale: le umiliazioni subite, la storia del padre, il carico di violenza che ha dovuto ingoiare per essere cresciuto "dalla parte sbagliata del Mediterraneo". 

Ma in questi racconti non c'è nulla di forzato, nulla di melenso o che vuole scatenare la lacrimuccia facile: Édouard Louis costruisce un'impalcatura di stile che, fredda e marziale, presenta le vicende nella luce diffusa della letteratura che non aggiunge e non toglie niente, quasi una cronaca, un'autopsia dei sentimenti.

La serata va avanti e qualcosa va storto. Non si capisce fino in fondo quanto premeditato o meno, ma Reda prima tenta di rubare un computer allo scrittore e poi, minacciandolo con una pistola, lo lega e gli usa violenza. Anche questo crinale della storia è trattato con grande eleganza: non si eccede mai nei toni. Édouard Louis, nonostante stia raccontando in prima persona e di se stesso, è come se si ponesse al di là dell'inquadratura, come se volesse volontariamente estraniarsi per poter essere più lucido e sincero nel descriverla. E quindi, nonostante la storia non sia esattamente presentata in senso cronologico, si evolve: si vede prima il giovane francese tentare, goffamente, di "lavare via" i segni della violenza, quindi andare in ospedale, per verificare che non abbia contratto delle malattie e quindi cercare conforto negli amici. Solo dopo andrà al commissariato per individuare e riconoscere il proprio aggressore.

L'evoluzione è lenta ma costante, non lineare ma evidente e quello che sorprende di questo libro, che racconta una storia così difficile da raccontare, è l'assoluta calma, la disperata ed assoluta calma che traspare da queste pagine. Proprio come la letteratura francese più fascinosa dell'ultimo secolo, e il pensiero non può non correre a  Lo straniero di Albert Camus, senza aggiungere un aggettivo o un vocabolo in più, senza mai andare a forzare i contorni della vicenda, il libro ha una forza segreta massiccia e potentissima, che lascia il lettore inchiodato e "costretto" a proseguire. 

Quando è venuto in Italia, per il consueto tour delle interviste, Édouard Louis ha più volte dichiarato come egli scriva "per vendicarsi, perché scrivere significa parlare dell'impossibile, è l'unico modo che conosca per cercare di trovare la verità". Si spiega dunque lo stile e la finalità di Storia della violenza: un racconto esemplare che non vuole insegnare nulla ma che, semplicemente con la forza dei nudi fatti, vuole presentare i sentimenti umani per quello che sono, nelle sue immani bassezze e nelle sue vertiginose asperità. La traduzione, quasi in punta di piedi, di Fabrizio Ascari, è utilissima nel creare quest'atmosfera. 

Anche uno dei sentimenti che gli Antichi avrebbero giudicato come tra i più ferini, ovvero la violenza, se viene sottoposta al racconto, diviene umana, troppo umana per non essere descritta ancora e ancora e ancora. Se la letteratura non è una forma di guarigione forse è l'unico modo, o comunque una tappa necessaria, per trovare la verità e la luce segreta delle cose. 

Mattia Nesto

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