giovedì 8 dicembre 2016

"Fare architettura scrivendo piuttosto che scrivere di architettura": il pensiero critico e la ricerca di Francesco Garofalo

Cos’è successo all’architettura italiana?
di Francesco Garofalo
A cura di Mario Lupano
Marsilio, 2016

pp. 191
euro 25,00



What Ever Happened to Italian Architecture? Ovvero: Cos’è successo all’architettura italiana? Era questo il titolo di un simposio curato da Reto Geiser nell’autunno del 2010 presso l’Istituto Svizzero di Roma, ideato allo scopo di fare il punto sullo stato della disciplina e della professione nella Penisola da una prospettiva critica e trasversale nel tempo. Francesco Garofalo (1956-2016) – tra le altre cose fondatore dello studio professionale Garofalo Miura (1997), professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana, curatore del Padiglione Italiano all’XI Biennale di Architettura di Venezia nel 2008 – vi avrebbe partecipato con un intervento il cui titolo, Declino e caduta?, era dichiaratamente ricavato dal noto testo di Edward Gibbon The History of the Decline and Fall of the Roman Empire: la sua convinzione era che proprio quella fosse, al tempo (cioè 6 anni or sono), la situazione dell’architettura italiana, e tuttavia si dichiarava deciso a ricercare e proporre nuove soluzioni e prospettive. A tre mesi dalla sua scomparsa prematura (il 16 agosto), l’editore Marsilio ha appena dato alle stampe il suo ultimo libro, ripubblicando anche le note di preparazione di quel famoso intervento; e il volume curato da Mario Lupano, che si sarebbe dovuto chiamare Moderno senza Movimento, scientemente sceglie di privilegiare la traduzione italiana del titolo del simposio elvetico, che tanto bene si presta a fare da comune denominatore (interrogativo) alle riflessioni critiche in esso contenute e che ben testimonia - nelle intenzioni e nelle parole di Garofalo - "la dimensione conflittuale e la presa di posizione politica". 


Cos’è successo all’architettura italiana? è un esempio perfetto di "libro doppio", poiché strutturato come "due libro in uno": quello, per così dire, "ufficiale" si compone di una selezione di dieci interventi di Garofalo, già pubblicati su riviste o in volume, aventi come argomento privilegiato il Modernismo architettonico italiano; e poi c’è quello "ufficioso" – battezzato non a caso Fuoriluogo, inserito al centro del volume come si farebbe con un fascicolo di fogli sciolti, qui contraddistinti dalla colorazione a contrasto in nero e in grigio – rappresentato da appunti, note, recensioni, lettere e e-mail scritte da Garofalo a vari interlocutori, e rimaste fino a questo momento più che altro allo stadio provvisorio tipico dei materiali di lavoro e degli archivi privati.

La figura dell’architetto e dell’accademico critico, del professionista autonomo e del docente appassionato emergono così speculari e complementari: agli affondi sulla scena romana e laziale, sui maestri del Novecento italiano, sul contesto fascista, sugli anni della ricostruzione e sulle criticità sempre attuali della disciplina fanno da contraltare appunti sparsi e brani analitici su questioni più recenti; tra questi, in particolare, si fanno leggere con piacere quelli riguardanti il sistema universitario italiano, caratterizzati da uno tono diretto, ironico e agrodolce che però non basta a celare la profondità delle meditazioni e la coscienza dell’autore delle problematiche di un settore fondamentale quale quello dell’insegnamento: si vedano Uno spettro si aggira per l’Europa (laddove lo spettro è esplicitamente «la formazione accademica italiana»), Lettera ai colleghi universitari, Teoria e ricerca in progettazione e Bibliometrico vs non bibliometrico (sul sistema italiano di valutazione della ricerca).

Utile ai cultori della materia e ovviamente ai professionisti, che a pochi mesi dalla scomparsa improvvisa non hanno potuto non ricordare pubblicamente la figura di Garofalo in chiusura della Biennale 2016 – forse un po’ meno adatto ai semplici appassionati o ai curiosi, che potrebbero trovarlo impegnativo in tutte le sue parti e rimanere delusi nel non trovare una vera e propria risposta alla domanda del titolo, bensì altre interrogazioni e dubbi ancora in attesa di scioglimento – il volume ha forse la sua destinazione ideale proprio nell’approfondimento universitario e di settore: sia per la specificità degli argomenti e il carattere scientifico della loro trattazione, sia per il modo in cui anche la raccolta degli scritti sparsi e estemporanei contribuisce a restituire il pensiero critico dello stesso Francesco Garofalo, maturato in anni di esperienza professionale. E questo, ovviamente, in attesa che il profilo dell'importante architetto e docente, parimenti stimato dai colleghi e dagli studenti, venga esaustivamente ricostruito in un volume monografico prossimo venturo, magari sulla falsa riga della sua formula programmatica preferita, ovvero "fare architettura scrivendo piuttosto che scrivere di architettura".

Cecilia Mariani


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