lunedì 26 dicembre 2016

#Criticomics - Roberta Scomparsa e Francesco Saresin raccontano l'adolescenza


La medusa
di Roberta Scomparsa
Canicola, 2016

pp. 23
€ 8.00



Daniele tra gli alberi
di Francesco Saresin
Canicola, 2016


pp. 18
€ 8.00 







Debutta quest'anno in casa Canicola una nuova collana (dedicata al talento anticonformista dell'illustratore Henry Darger) che vuole proporsi come banco di prova per giovani fumettisti, chiamati a realizzare una breve storia da una ventina di pagine. A tenere a battesimo la collana Henry Darger sono Roberta Scomparsa e Francesco Saresin con due storie legate dal tema comune dell'adolescenza. Lontani dagli stereotipi a cui ci hanno abituato cinema e letteratura (fumetti compresi), i due autori affrontano l'argomento con un'originalità che si mette in mostra attraverso due narrazioni complesse e solide, che lasciano intravvedere due talenti interessanti.


LA MEDUSA di Roberta Scomparsa

Che strano guardare il mare in prima e quarta di copertina, e poi trovarsi davanti al mare di pipì che riempie la seconda e la terza di copertina. Poi c'è subito la spiaggia e l'odore unto e dolce della crema solare. Ne La medusa di Roberta Scomparsa c'è sin dai primi istanti un'attrazione verso i corpi, che l'autrice scolpisce attraverso un acquerello che li modella e che si dimostra perfetto quando ne deve descrivere la materia, ovvero una pelle mai al naturale ma sempre inquinata dall'abbronzatura, dai segni del costume, dai residui di crema solare e dall'unto che ti lascia addosso, dai granelli di sabbia appiccicati, dall'acqua di mare che cola, dai residui salini, dalle scottature. E la Scomparsa non giudica mai quei corpi ma sembra sempre attratta da ogni loro imperfezione, con quella timida ma inarrestabile curiosità tutta pre-adolescenziale il cui sguardo insistito replica con inquadrature ravvicinate, indagatorie ma spesso intimidite. 



Tutto è raccontato con una classica tavola da sei vignette che la Scomparsa utilizza con abnegazione, tant'è che anche nel caso di immagini che si modulano su più spazi, la divisione delle vignette viene mantenuta. La storia mantiene così un ritmo stabile, che la Scomparsa si diverte a far sbandare per qualche istante con vignette rotonde, tagli diagonali, persino una vignetta strettissima che si infila letteralmente tra le tette di una bagnante. È un avanzamento metodico che ci conduce con sicurezza verso il cuore del racconto, che non sta tanto nella scoperta del sesso, quanto l'aver scorto la possibilità che cose strane, ridicole o imbarazzanti possano in qualche modo piacerci. Così le due sorelle protagoniste percepiscono nello stesso istante (un istante che riguarda la puntura di una medusa e la pipì, unico rimedio disponibile per lenire il bruciore) che una cosa imbarazzante, ridicola e strana come fare la pipì addosso a un'altra persona, può rivelarsi interessante oppure divertente. Così mentre la sorella più piccola inizialmente disgustata dalla cosa, si diverte e chiede di poterlo rifare, la sorella maggiore ha un'epifania che in parte la sconvolge e in parte la attrae. Le cose poi tornano alla normalità e gli improvvisi pensieri perturbanti sembrano sparire. O forse si sono messi semplicemente in stand-by. Roberta Scomparsa ci propone una tematica insolita ma la racconta con un'esuberante naturalezza e con la capacità di innestarla organicamente nella storia dei suoi personaggi grazie a uno sguardo che non giudica mai pensieri e comportamenti, ma si rivela essere curioso ed emotivamente partecipe. 



DANIELE TRA GLI ALBERI di Francesco Saresin
Ci sono dei momenti in cui un critico deve prendersi la responsabilità dei suoi pregiudizi, quindi dico con un poco di vergogna ma senza perdere l'onore che, dopo averlo aperto distrattamente, avevo riposto Daniele tra gli alberi in fondo alla pila dei fumetti da leggere, una posizione che solitamente relega i libri in un limbo da cui li può salvare solo una cosa: finire i fumetti da leggere e raschiare il fondo del barile per non andare in astinenza. Lo so, è una cosa brutta da dire, figuratevi da fare. Però ora sono qui e ammetto il mio errore, perché il fumetto d'esordio di Francesco Saresin si è rivelato inaspettatamente bello e non banale come immaginavo.




Mi ero fatto trarre in inganno dai disegni. Quel segno pulito e quegli acquerelli tranquillizzati che all'inizio ritenevo banali, si sono rivelati fondamentali nella descrizione dell'ambiente montano. Saresin ricrea la rilassante stasi della villeggiatura, quella confortevole noia dell'ultima vacanza che probabilmente sarai costretto a passare con i tuoi genitori, attraverso i tocchi leggeri del sole che filtra tra le fronde degli alberi, una pigra passeggiata e una natura che manifesta pacatamente la sua spietatezza attraverso un nobile airone che mangia una rana. In questa atmosfera rilassata Saresin fa scorrere sotterraneamente una tensione sessuale che il protagonista non riesce a sfogare e il cui impulso, dotato di una naturale violenza, diventa sottilmente disturbante (quel Tutti scopano tranne me suscita al contempo compassione e un certo ribrezzo), senza per questo mai sfociare nell'ossessione. Anzi, Daniele tra gli alberi racconta questo sentimento comune a tutti gli adolescenti con una sensibilità notevole, riuscendo sempre a ricondurlo a una normalità che non ce lo rende mai estraneo. E dopo averlo costruito, Saresin lo smonta con una facilità imbarazzante, ridimensionando quella disperazione e quel dolore nel giro di pochi secondi, facendo percepire al protagonista l'effettiva statura di quel suo pensiero.

Matteo Contin
@matteocontin

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