sabato 10 dicembre 2016

Il lato B della guida, ovvero una raccolta di ottime scuse per fare una gita a Venezia

Conosci Venezia? Tutto quello che devi assolutamente sapere. 450 domande e 450 risposte
di Barbara Colli e Giuseppe Saccà
Edizioni Clichy, 2016

15 €


Sì, lo so. A Venezia siete già stati mille volte. La gita con la scuola, sicuro. Anzi, chi abita al Nord di gite a Venezia ne avrà fatte almeno un paio. Poi siete cresciuti, e vi siete concessi la classica visita cultural-chic, magari alla Biennale. Oppure ci siete ritornati per il Carnevale, maledicendovi mentre venivate inghiottiti, spinti, stritolati dalla morsa della folla, perché Venezia a Carnevale è come una carta moschicida per turisti: l’afflato romantico arriva in tutto il mondo, ma la quantità di gente è tale che finisci per sentirti come invischiato dalla calca. Eppure Venezia è Venezia. Una città che certo non permette zone grigie: o la si ama incondizionatamente, oppure la si detesta con sincero distacco. Ma se fate parte di coloro che la amano, allora questo libro sarà la migliore scusa per tornarci, perché leggendolo vi verrà voglia di camminare ancora una volta per le sue calli e dare un’occhiata a tutti quegli angoli, a quelle targhe e a quei dipinti che non avete mai notato e che invece nascondono un piccolo segreto, un segreto che si svela soltanto agli occhi di chi sa cosa guardare.

Questo libro composto a quattro mani da Barbara Colli e Giuseppe Saccà rappresenta proprio un piccolo scrigno di perle, una raccolta di curiosità che spaziano dalla letteratura alla storia, per attraversare la musica e fatti di cronaca. Una guida sui generis: con 450 domande e altrettante risposte, Conosci Venezia? è una sorta di quiz lagunare.
Al di là di curiosità linguistiche – “ciao” nasce proprio a Venezia, lo sapevate?, gli aspetti più interessanti di questo simpatico volumetto sono gli aneddoti. Per esempio: tra le stanze dell’Hotel Londra, in un lontano dicembre, il trentasettenne Čajkovskij compose la sua Quarta Sinfonia. Nel sestiere di San Polo invece, non lontano da San Silvestro, il Maggior Consiglio aveva stabilito che un piccolo gruppo di case fosse adibito a quartiere a “luci rosse” – termine questo certo ante litteram, dato che il decreto risale al pieno Medioevo.
Il libro racchiude anche gustose, macabre pillole. Qualcuno forse ricorda che a Santa Maria Gloriosa è racchiuso il cuore del Canova, all’interno di quella piramide da lui stesso progettata. Ma in quanti sanno che la riva di Basio deve il suo nome a Biagio Carnico, macellaio che faceva il suo apprezzatissimo guazzetto nientepopodimeno che con carne umana – sì, umana! – e che venne per questo condannato a morte?
Personalmente questo libro mi ha convinta a tornare, ancora una volta, a Venezia per controllare con attenzione le statue della facciata della Chiesa della Madonna dell’Orto. Una tradizione narra che il dodicesimo apostolo ritratto sia Giuda Iscariota e non San Mattia, colui che sostituisce il traditore nell’iconografia tradizionale. L’intruso sarebbe stato volutamente inserito dallo sculture Pierpaolo Delle Masegne poiché segretamente membro di una setta trecentesca di adoratori del demonio. Sarà vero? Non lo so, ma ho pensato di andare a controllare. E la vostra scusa quale sarà?

Manuela Cortesi


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