giovedì 10 novembre 2016

#paginedigrazia - Quello che resta: "Cenere" di Grazia Deledda

Cenere
di Grazia Deledda

a cura di Paola Pittalis

Ilisso, 2005
pp. 264
€ 11,00 (versione ebook € 4.90)

In Cenere un delitto viene perpetrato: è quello contro la purezza e l'innocenza, contro l'infanzia bruciata anzitempo, contro le speranze alimentate e duramente infrante. La prima vittima è Olì, "ragazza quindicenne, alta e bella, con due grandi occhi felini, glauchi e un po' obliqui, e la bocca voluttuosa il cui labbro inferiore, spaccato nel mezzo, pareva composto da due ciliege" (31). Anania, uomo debole ed egoista, si approfitta della sua ingenuità e la abbandona incinta e sola, costretta a crescere un figlio che è prima di tutto figlio del peccato. Olì perde dunque ogni prospettiva, consuma la sua giovinezza in lunghi pianti e notti insonni, non riesce ad amare davvero la prova vivente del suo peccato. Il bambino che nasce dalla relazione clandestina, a cui la madre impone il nome del padre, è malato d'inquietudine, assetato di giustizia, moralmente integro.
Costretto continuamente ad adattarsi a circostanze determinate dall'agire e dalle scelte altrui, affidato a un padre che riesce a mostrare affetto solo nel buio della notte, il bambino cova nel segreto ambizioni e desideri di fuga e di rivalsa:
Strani sogni di fughe, di avventure, di avvenimenti straordinari si confondevano, nella piccola anima, con l'istintiva nostalgia per il luogo natio, per le persone e le cose perdute; col desiderio della libertà selvaggia fino allora goduta, ed infine col sentimento arcano di pietà e di vergogna, col pensiero costante, col segreto anelito per la madre lontana. (66)
La speranza di ritrovare la madre assente, in particolare, si configura a un tempo come predestinazione e condanna: il giovane Anania lo elegge a propria ineluttabile missione. L'abbandono è un peso che grava sull'anima e impedisce di godersi appieno le opportunità offerte da una nuova vita, la volontà di ritrovare la donna perduta e di salvarla da un destino infelice è il sogno romantico ed epico in cui crogiolarsi durante l'adolescenza. Neppure l'amore per la bella e nobile Margherita basta a riportare il ragazzo con i piedi per terra, alla tranquilla e consueta abitudine dei sobborghi nuoresi: fin dall'infanzia, egli è proiettato verso il Continente e al Continente lo trascina una forza che lo trascende e che Anania non prova neppure a controllare. Due polarità opposte attraggono dunque il protagonista: la fanciulla amata, che per Anania rappresenta la "vita stessa, [...] il passato, la patria, la razza, il sogno" (170), e le radici, torbide e lontane, eppure sempre presenti, quelle che lo fanno sentire "vile, [...] viscido e nero; [...] carne della carne venduta di sua madre, anch'egli delinquente, misero, abbietto" (171).

Cenere è tante cose diverse. Innanzitutto un romanzo di formazione, di allontanamento, di crescita, come dimostra la somiglianza, precisa e certamente non casuale, del congedo di Anania dalla terra natia con l'"Addio ai monti" di Lucia Mondella: 
Addio, addio, orti guardanti la valle; addio scroscio lontano del torrente che annunzia il tornar dell’inverno; addio canto del cuculo che annunzia il tornar della primavera; addio grigio e selvaggio Orthobene dagli elci disegnati sulle nuvole come capelli ribelli d’un gigante dormiente; addio rosee e cerule montagne lontane; addio focolare tranquillo e ospitale, cameretta odorosa di miele, di frutta e di sogni! (113) 
Ma Cenere è anche una grande saga familiare, una riflessione sui legami e sul sangue che unisce e divide. E se il personaggio principale all’interno della trama pare essere Anania, è Olì, ingombrante presenza-assenza, a rubargli continuamente la scena: Olì, la madre che ha fatto quel che ha potuto, ma non ha potuto abbastanza; la ragazza dagli occhi appassionati e le labbra voluttuose diventata fantasma persecutore delle coscienze di chi rimane indietro quando lei se ne va; Olì, il cui destino è quello di scontare sempre la prepotenza degli uomini, di diventare ricettacolo dell'altrui egoismo. Perché, in fondo, egoista è anche il figlio, che preferisce sacrificare tutto alla propria presunta missione, a un dovere che diventa idolatria, in primis di se stesso e della propria nobiltà d'animo: “tu vuoi sacrificarti per il mondo; tu vuoi rovinarti e rovinare chi ti ama, solo per la vanità di sentirti dire: hai fatto il tuo dovere!” (239), rinfaccia – ma giustamente – Margherita al fidanzato. 

Cenere è ciò che resta dopo che tutto è bruciato, sono i brandelli dell'anima sopravvissuta al dirompere delle passioni, i legami familiari consumati fino alla dissoluzione, la vita stessa messa di fronte alla propria caducità. Ma cenere è anche il covo in cui si annida una nuova scintilla, il luogo da cui si può risorgere più forti di prima. Così l'egoismo trionfa, e trionfando diventa forza per rialzarsi, per superare i propri limiti, per comprendere il valore della propria umanità, carica di difetti, di vuoti ad essere, eppure ostinatamente renitente a lasciarsi schiacciare o rinnegare. 
Carolina Pernigo

3 commenti:

Franca Carboni

Cenere è il romanzo che più ci fa capire la raffinatezza di Grazia Deledda nel pennellare (in tutta la sua opera) personaggi con stili di vita apparentemente uguali eppure totalmente diversi nella loro personalità. Anania Atonzu, il protagonista assoluto del libro, nel suo rimuginare per tutta la storia sulla sorte della propria madre e sul proprio destino, potrebbe apparire simile a tanti altri caratteri deleddiani. Tuttavia egli si muove, gioca, ride, cresce e, soprattutto studia e ama. Lungo tutta la storia si evolve, cambia, rivelando così caratteristiche difficilmente ritrovabili nelle depressioni o nelle rimuginazioni ossessive fini a se stesse; Anania esiste come persona che cerca di elaborare il lutto dell' abbandono, della perdita della propria madre, ma non è mai né mai impotente né immobile - al limite è solo concentrato su se stesso e sulla sua esistenza - e non ha un disturbo psicopatologico se non nella misura in cui questo può essere determinato dalla gravità dell'abbandono da parte prima dell'uno e poi dell'altro genitore.
Per bocca di Anania la scrittrice ci dà spunti importanti per comprenderne la sensibilità:"Che aveva egli ereditato da suo padre? L'idea fissa in forma diversa? Era dunque soltanto un'idea fissa, una malattia mentale, il pensiero costantemente rivolto a quella donna?". Nella conversazione a Roma tra lo stesso Anania e il compagno Daga ci sono altre perle sul funzionamento della psiche. Nel commento al comportamento del figlio di zia Grathia (una figura femminile che Anania chiama "nonna"), fattosi frate quasi per contrappasso al banditismo del padre, si legge: "Per lo meno, però, è un monomaniaco. D'altronde anche la pazzia è un mistero psicologico complicato, un albero il cui ramo più potente è la monomania". E ancora: " E finirà con l'impazzire davvero, quel frate. Un uomo cosciente, colto dal malanno di un idea fissa qualunque, deve liberarsene secondandola".
Bellissime le descrizioni del pensiero di Anania che mentre cerca la madre spera, al contempo, di non trovarla, oppure preferirebbe saperla morta, e dunque oscilla fra la disperazione ed un senso di colpa che non si risolverà neanche con la fine tragica di Oli. Proprio Oli, bella giovane e desiderabile, appare invece ferma nella sua crescita mentale, incapace di progredire: anche da donna adulta e ormai disfatta continua a credere alle promesse effimere dei brutti maschi che incontra, come se le sue tristi esperienze e gli stenti patiti abbiano fermato la possibilità di maturazione cognitiva di questo personaggio femminile, capace di compiere per il figlio sia l'enorme sacrificio di abbandonarlo per preservarlo dalla sua infima vita, sia il gesto tanto estremo quanto inutile del suicidio per liberarlo dalla sua presenza.

chenmeinv0

mont blanc ballpoint pen
nike store
coach factory outlet
coach factory outlet
levi's jeans
oakley sunglasses
gucci outlet
michael kors handbags
kate spade handbags
cheap ray ban sunglasses
20172.21chenjinyan

chenmeinv0

mont blanc ballpoint pen
nike store
coach factory outlet
coach factory outlet
levi's jeans
oakley sunglasses
gucci outlet
michael kors handbags
kate spade handbags
cheap ray ban sunglasses
20172.21chenjinyan